“La poesia bio-politica” e “Poesia. Oggi”. Due riflessioni di Vladimir D’Amora

2 pensieri su ““La poesia bio-politica” e “Poesia. Oggi”. Due riflessioni di Vladimir D’Amora”

  1. C’è un sentimento che vuole comunicare in quanto ho letto, non senza difficoltà per apprenderne il più possibile, data l’ampiezza generosa di questo pensiero. In poche parole, mi è parso più facile sentirne lo sdegno (lo scacco) per questa lettura parziale, cioè per la mia decodifica esistenziale. Il risvolto è, a mio parere, la difficoltà a tradurre in concetti comprensibili a tutti ciò che questa voce critica, un po’ filosofica (i maestri alla francese) ci sta dicendo. Le “cose” intellettuali ( intelligenti, creative) non si muovono più come una volta, ma per paura (o rigetto) della troppo scontata consumazione dei mercati e delle masse, si ritirano in se stesse. Procedere su questi sottili ponti (sono le corde di Kafka non tese a mezz’aria, ma per terra per farci inciampare, noi tutti esseri comuni, un po’ ciechi e un po’ impavidi) è un’ ulteriore complicazione (storica, del periodo). Ho evitato i tuoi discorsi sulla poesia – e oggi – perchè a mio parere condensano molte ipotesi e indicano tante possibilità ma tutte sottoposte allo scacco di cui dicevo in principio. Come se “poesia” fosse tutto e anche nulla, io e non io.

  2. La poesia?
    E’ ciò che non dà a pensare.
    Ma, essa poesia, perché dà da pensare?
    Oppure: quale incontro si ammettono pensiero e poesia – nell’oggi…? Quale configurarsi dell’epoca, la poesia lascia che si legga – la poesia che non si ascolta né si legge, dovendosi ascoltare e potendosi leggere?
    Uscirsene in una mera sottigliezza grammaticale – nello scarto preposizionale: appunto, rispetto all’altro che ogni pensiero, ogni pendenza e gravame sarebbe… -, differenza, questa, di ogni nuda letteralità e presenza che si porterebbe con sé, e per sé, sempre, una piena di predicazione – ciò sarebbe uscire all’aria aperta: all’aria tutta consegnata a livelli di sostenibilità – livelli speciali, livelli praticabili, dunque: livelli politici.
    Ecco, la poesia, proprio nel suo potersi giocare tra inclusione ed esclusione, è l’oggi – l’oggi della poesia, e dalla poesia, fatto come una nave, come il suo pilota, come il suo naufragio, come la sua intelaiatura già di materia – una poesia, cioè, oikonomica… Se la poesia, nella sua dissezionata capacità di tenere qui il semiotico, lì il semantico, ossia di abbandonarsi a tensioni riconoscibilissime… la poesia, cioè, che deve sapersi compiere, sapendosi cominciare… – se la poesia non puoi né affidarla a una collana più o meno di colore specioso, né serbarla come una intensità perspicua quanto peregrina… Allora la poesia non è né abitabile né rende all’abitare… La poesia è una specialità, una fottutissima emergenza, una marcatissima escrescenza, che convive con tutto ciò che essa dà da pensare, e a pensare… La poesia, insomma, è una esistenza alquanto atopica… un’esistenza superflua ma non maledetta: la poesia senza il sacrificio, e senza sacrifici… – e in ciò, in questa suo essere un interveniente più o meno riconoscibile e degno di bando, non sarebbe nulla di recente, tutta quanta arcaica… Ma la poesia, oggi, e l’oggi della e dalla poesia è una richiesta ancora di sospendersi in faccia all’epoca, la poesia-oggi è quell’exprimere – per cui ci vorrebbe una dotazione di animus/anima… – che non coincida né contrasti con l’expromere – il tirar già da scaffali e testi-libri e testi-frastici… – piuttosto la poesia-oggi è qualcosa di scritto che lasci, e lascia, intorno resti che possono, e possano, lasciarla a una convivenza, già col poetico e col poema e col poematico, convivenza che né è né sia problematica. La poesia è una esistenza politica – una politica, però, che sta, ora qui, rispetto a ogni sua eccedenza da essa non proprio foraggiata, ma almeno messa nelle condizioni di riconoscersi.
    Quando un mondo finisce, le parole sono troppe – queste parole sono poetiche – queste poesie sono un mondo di cui si potrebbe fare a meno… Se ne fa a meno?
    Se la poesia lascia l’agio di questa domanda, all’ora la poesia è stata memorata – è stata s-cordata.

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