Silvia Castellani intervista Sonia Caporossi

Sonia Caporossi, “Erotomaculae”, Algra Editore 2017

Di SILVIA CASTELLANI *

Nel Segno

nel segno che incide la carne dei polsi
nel prisma iridato che incarna i tuoi occhi

nel battito esangue del fiato che muore
squassando un delirio che affoga parole

io sento il mio istinto assetato di gioco
io vedo il mio fato forgiato nel fuoco

un significato pretende ben poco
ed altro da sé non sa di che dire

la tua sacra fame mi nutre nel cuore
strappandomi a morsi pietosi il dolore

mi salvi ogni giorno di grazia e calore
io ora contemplo la morte che muore.

***

Malattia

non è una malattia e non ne posso guarire
non è un peccato e non lo posso espiare
questo spasmo irregolare della mia coscienza
l’anomalia di un cuore che sanguina per un sì

Sonia Caporossi
(da Erotomaculae, Algra Editore, 2016)

#

copertina libroLei è docente, filosofa, musicista, poeta e critico letterario. L’elenco non è completo. Come convivono tutte queste anime tra loro e quale spazio occupa la poesia?

La poesia è al centro della mia meditazione e della mia ricerca da sempre. Avendo compiuto studi di estetica filosofica con uno dei massimi filosofi italiani del Novecento, Emilio Garroni, che considero mio maestro e padre spirituale, l’indagine estetica sulle modalità espressive del mezzo artistico della parola sono all’origine dei miei interessi fin dai tempi dell’università. La poesia in senso estetico per me è essenzialmente forma, dato che il contenuto può essere qualsiasi cosa, ed è proprio l’istanza formale che la differenzia sostanzialmente dalla prosa”.

Stilnovo+Futurismo=Bye Bye 900 è il titolo della prefazione a Erotomaculae, a firma di Giovanna Frene, la quale sottolinea come il libro – di cui anche colpisce l’assoluta libertà della veste grafica – sia profondamente stilnovista, nonché filtrato attraverso i toni di voce dell’avanguardia: “tradizione e innovazione, che scontrandosi si sono annullate nella dimensione della pura estetica, un atto primigenio dove ritorna al centro il corpo”. Ci racconti questo corpo-poesia.

L’idea di fondere le modalità stilnovistiche della poesia d’amore per eccellenza con una veste grafica avanguardistica è sorta per una certa stanchezza, provata ogni volta che, negli ultimi anni, ho dovuto assistere al gioco sterile della vetusta querelle des Anciens et des Modernes, oggi rappresentata dall’antitesi tra poesia lirica e di ricerca. I generi letterari, a ben vedere, non hanno ragione categoriale di esistere se non in senso strutturalista e didattico, ché ogni forma di poesia travalica sempre qualsivoglia confine le si voglia porre. Erotomaculae nasce dal bisogno di individuare un medium tra l’istanza programmaticamente lirica determinata dal contenuto erotico dei componimenti (di ascendenza saffica ed omoerotica oltreché, in qualche modo, dantesca, cavalcantiana e persino catulliana) e le modalità sperimentali delle avanguardie storiche, prima fra tutte il Futurismo. Si tratta del tentativo scopertamente polemico di raggiungere qualcosa come il grado zero del poetico. Per quanto riguarda invece il corpo, esso è l’elemento che percorre l’intera natura sensuale di Erotomaculae: le macchie d’amore si raggrumano nella physis estatica del sentimento amoroso e della passione dei sensi in ogni singola pagina, che trasuda carne e sangue.

La lettura di questo suo libro è in certo modo musicale, come ci fosse uno “spartito epidermico” a guidarla, per usare l’espressione, sempre di Giovanna Frene, a riguardo. Quali i suoni di questa silloge?

La musicalità del verso è esigenza primaria, che affonda le radici nella mia seconda natura di musicista. Lo spartito viene detto ‘epidermico’: la figurazione primaria che percorre l’intera silloge è la meditazione sulla corporeità dell’eros come motivo lirico primigenio. L’elemento musicale sottolinea il nesso estetico tangibile tra il corpo come ricettacolo dei sensi e la sensazione fisica che deriva dalla lettura, permeata di una concrezione vivida di tangibilità.

Poche settimane fa ha inaugurato l’antologia permanente Poesia Ultracontemporanea. Di cosa si tratta?

E’ un’antologia permanente di poeti italiani e stranieri dell’attualità più immediata, concepita come enciclopedia del poetabile: ‘Una poesia al giorno, per sempre o quasi‘, recita il motto della rivista. Non vi troveranno posto solo i nomi più noti del panorama letterario ultracontemporaneo, termine che preferisco all’abusato ‘postmoderno’, ma saranno pubblicati anche componimenti di poeti sconosciuti e testi inediti. Poesia Ultracontemporanea rappresenta un’apertura a nuove voci, il tentativo di attuare la cosiddetta emersione del sommerso, ovvero realizzare il progetto che era già di Critica Impura, blog multidisciplinare che curo da sei anni.

Quali sono i suoi progetti poetici futuri, su cosa sta lavorando?

A breve vedrà la luce, per Marco Saya Edizioni, un’antologia di poesia ultracontemporanea incentrata sulla riflessione intorno al principio formale dell’analogia, dal titolo “La Parola Informe”: esplorazioni e nuove scritture dell’Ultracontemporaneità. Conterrà alcuni nomi fondamentali della poesia italiana di ricerca, insieme a enfant prodige e nuove scoperte personali. Per l’anno prossimo ho intenzione di tornare alla saggistica filosofica e chissà, a un nuovo libro di poesie.

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* Intervista pubblicata il 13/10/2017 su ilgiornaleOFF.it

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