Corpo-lettera: arte di estremo desiderio. A Giovanna Sicari e alle scrittrici segrete

Di VITALDO CONTE

1. L’eros estremo può essere espresso con le immagini di un corpo-lettera di desiderio, volendo narrare un’arte dell’esistenza che diviene SottoMissione d’Amore (mio libro del 2007). Le corpo-lettere sono diventate nel mio lavoro Possessione (1982) attraverso il contatto epidermico di parti del corpo femminile con la propria lettera d’amore. Questa è “siglata” dal bacio rosso della bocca della sua scrittrice, che si firma Tua per incarnare una corporea lettera di possessione: «Le dita della fantasia si contraggono in un’apertura sempre più insidiata da te. Tua». In questa espressione la sensualità voluttuosa si congiunge con moti di tenerezza: «Mi piacerebbe però che accarezzandomi nei riccioli del pube mi parlassi come se fossi il bambino che sei stato. Tua».

2. – La trama dei segni si disponga, dunque, sulla carta per la disputa, indifesa e crudele, del senso d’amore. Questo (…) è ovunque, è dentro la stessa mia scrittura che ti rincorre (…) perché ormai sei dentro le mie lettere di segno, la mia stessa grafia. (…) Assente o presente sei tu il mio documento (…). Questa mia mano accarezza, stringe una penna che concatena segni che vogliono iscriverti nella propria possessione, che tu intuisci svelandola nella stessa vocazione a scriverti –.
Questa scrittura “palpita” in Ma una lettera è il ritratto dell’anima, titolo di una mia lettera che vuole divenire narrazione d’amore. Diviene, attraverso la stessa scrittura, una mia corpo-lettera di desiderio: ha il suo inizio con la visibilità delle pulsioni per arrivare alla presenza invisibile che vive nella pagina bianca. Il testo è pubblicato su AA.VV., La moneta di Caronte / Lettere e poesie per il terzo millennio, a cura di Giovanna Sicari (Spirali / Vel, 1993).
– ”Vorrei sciogliermi – scrivesti – alle delizie oculate delle tue lettere. Ti dico di sì, sì, sì, sì molte volte, innominabili sì, scrittori del piacere dell’altro“. (…) A queste pagine voglio conferire grinze, pieghe, abrasioni (…) inestricabile mia possessione. “Ho vocazione di convertirmi – lessi in uno dei tuoi primi fogli – nell’amante di carta che richiedi di vergare con i tuoi desiosi alfabeti” (…). Questa sarà l’ultima lettera, la sfuggente amica delle ultime lettere ancora scritte. Addio amica, un tempo mia, sto incidendo, invisibilmente, su un foglio, un nome per te, prima di entrare nell’assoluto bianco –.

3. Tra le autrici della ‘lettera d’amore’, intesa come genere di scrittura che ha sempre emotivamente coinvolto i letterati, presento, nell’esposizione Eros Parola d’Arte (Biblioteca Prov.le N. Bernardini, Lecce 2010), la tarantina Giovanna Sicari (1954-2003). Espongo un suo scritto manuale con data dietro a una sua foto: «Vorrei che tu arrivassi alle tre di notte / nella mia stanza / (…) / vorrei che arrivassi piano / e mi accarezzassi la testa / svegliandomi / senza parole e discorsi psicosomatici / vorrei che tu sentissi quello / che soltanto tu hai meritato / in carne intima e leggera / soltanto nostra: / e non per gelosia ma per conseguente umanità / e giustizia di sensi / perché così dovrà essere (per noi) / e non per altri. / Giovanna». Le avevo dedicato in precedenza (con sua sorella Lucia) un incontro al Museo civico Lavinium di Pomezia (RM) il 12 settembre 2008: ‘Giovanna Sicari: poesia come ritratto d’esistenza’.

4. Elisa Valdo rappresenta il mio esempio-limite di un corpo che diviene lettera di desiderio. Questa autrice segreta “vive”, per una stagione (negli anni Novanta), la sua vocazione a voler scrivere testi all’amato (che ora confesso di essere io) sulle proprie pagine di pelle come offerta di lettera di estremo amore. Elisa espone il corpo-supporto di segni come sconfinante scrittura, dettata dalla pulsione delle sue relazioni simboliche: il sogno, la visionarietà, la parola in trance. Si scrive sulle gambe, intorno ai seni e sul ventre, per mezzo di un inchiostro rosso che, talvolta, appartiene al proprio sangue mestruale. La pelle accoglie la dettatura di questi testi di voluttà: fino all’arrossamento, al limite della ferita. Vive la creazione come diletto estremo che non vuole essere svelato, se non da chi entra in relazione con lei.
Scrive Elisa Valdo: «Queste pagine sono i risvolti del mio sottopelle, le bruciature e abrasioni del desiderio, i segni delle vibrazioni interiori. Costituiscono un magma infuocato che, a un tratto, esplode, fuoriuscendo da me. Ho liberato il piacere imprimendolo su questo corpo di carta. La scrittura riveste il mio libro-pagina di carne, su cui poggio una morbida rosa con le spine. È rossa come la mia pelle lettera d’amore».
Una delle poche persone che conosce questa segreta pratica di piacere, anch’essa una giovane donna, mi scrive un biglietto nel momento in cui Elisa decide di entrare nel silenzio: «Questa notte mi sono svegliata all’improvviso… Avevo dei richiami lontani. Sembravano degli echi e delle mani addosso che mi aprivano come se fossi stata uno scrigno. In fondo c’era una rosa rossa… Mi sono sentita Elisa. Era fuoco. Voleva bruciare nei desideri più intimi. Ho desiderato di essere il bianco di un libro per essere segnata anch’io come lei. Ho cominciato a scrivermi sul corpo, fra i seni e poi più giù… Ero in trance, mentre scrivevo il testo del desiderio segreto con il rosso. Ho capito che anch’io ero diventata Elisa. Voglio vivere ora nella tua scrittura di lussuria come corpo di una lettera d’amore…». La chiamo Extreme Elenoire mentre si accarezza le labbra con i petali di una rosa rossa, donata da me. Elisa rivive dunque sulla pelle di Elenoire con la sua rossa grafia. Rivivranno poi sulle corpo-lettere delle mie donne-rose rosse: tutte come Estreme E, che vivono ora nella mia manipolazione grafico-fotografica, nelle mie scritture sull’arte del desiderio.

5. Ricevo un giorno il biglietto profumato di rosa di una mia amante segreta, una giovane scrittrice. Le parole sono scritte in rosso con una calligrafia irregolare, macchiata con il colore, che costituisce essa stessa un disegno sulla carta. La scrittura termina con la firma di un bacio rosso a forma di O: sempre O come un ulteriore anello di legame d’amore: «Amore mio, allontanarmi da te è come morire… Ci rincontreremo forse in un’altra vita. Abbracciami nei sogni perché lì continuerò a essere sempre legata al tuo sonno, avvinta al tuo corpo… Non considerare il mio addio un addio ma un arrivederci in altri corpi d’amore. L’amore non ha confini di tempo, né di spazi… Ciao amore mio eterno. Abbracciami nei sogni…». Ti rispondo con un biglietto bianco, che bacio più volte prima di chiuderlo in una busta per spedirtelo. Quella carta esprime il nostro ultimo corpo-lettera di arte desiderante.
“Teatralizzo” quella ultima lettera nella mia azione performativa Ritual Estremo Amore, a Roma (Atelier Montez, 2 dicembre 2016), che ripercorre scenari di miei eventi sull’arte del desiderio. Dopo aver offerto a questo percorso alcune rose rosse, scrivo la parola desiderio, con un pennarello rosso, sul corpo di tre donne partecipanti all’evento. Le firmo come frammenti della mia corpo-lettera di desiderio, in cui la scrittura teorica si congiunge sulla pelle con quella dell’arte per diventare narrazione di Eros Ritual Legami.

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