“Invasioni”: l’Italia imperialista nel nuovo libro di Enzo Cicchino, intervista di Sonia Caporossi

Enzo Cicchino

Di SONIA CAPOROSSI

Enzo Antonio Cicchino, l’autore di Il Duce Attraverso il Luce e Il Carteggio Mussolini Churchill che collabora con RAI TRE per La Grande Storia, è tornato con Invasioni (MnM Print Edizioni, 2017), il suo nuovo libro di argomento storiografico che scandaglia l’avventura coloniale italiana, il quale verrà presentato in anteprima nazionale Sabato 18 novembre 2017 alle ore 17:30 presso la Città dell’Altra Economia (Roma) con gli interventi del prefetto Annamaria Cancellieri, già ministro di Grazia e Giustizia e dell’Interno e del professor Raffaele Squitieri, già presidente della Corte dei Conti. Abbiamo intervistato Enzo Cicchino che ci ha fornito un quadro complessivo della sua nuova fatica.

Sonia Caporossi: Un romanzo? Un reportage? Un saggio? Come possiamo classificare quest’opera?

Enzo Cicchino: Come scritto in quarta di copertina, si lascia al lettore il compito di classificarla, perché effettivamente la si può leggere sia come un romanzo, sia come un libro di indagine storica, sia come un reportage, dato l’ampio spazio dedicato a testimonianze raccolte dalla viva voce dei protagonisti.

SC: La ricostruzione dell’avventura coloniale dell’Italia imperialista avviene nel corso delle pagine del libro con puntualità e rigore storico uniti a scorrevolezza e facilità di lettura. Come mai il suo interesse si è accentrato proprio su questa parte meno nota e anche meno felice della storia italiana postunitaria?

EC: Perché ritengo sia venuto il momento, anche alla luce delle drammatiche vicende odierne (terrorismo, migrazioni epocali), di guardare in faccia alla nostra Storia contemporanea con spirito il più possibile imparziale e inquadrarla nella giusta ottica rispetto alle più ampie dinamiche delle vicende storiche mondiali del Novecento, che hanno plasmato il mondo globale nel quale viviamo.

SC: La riflessione sulla condizione attuale economica, politica e sociale dei popoli del Mediterraneo sorge spontanea: quale è il giudizio dell’autore sul loro destino in seguito alle modificazioni forzate occorse a causa del colonialismo?

EC: L’Africa continuerà ancora per un ventennio a soffrire brutalmente, ma si riscatterà. La crescita economica proprio degli stati subsahariani, i più poveri e motore dei flussi, è in percentuale da due a tre volte quella europea. Solo questione di tempo, anch’essi raggiungeranno la soglia dei cinque dollari al giorno pro capite: reddito medio della fascia mediterranea. Beh, certo, per la Repubblica Centrafricana – con 600 dollari annui a testa – sarà dura! Tuttavia, è tra gli stati che crescono di più. E ancora, avranno le rimesse in euro dei poveracci che sono sbarcati in Italia e in Europa, denaro che otterranno tramite accattonaggio, aiuti solidali, o trovando un vero e proprio lavoro. Tutto ciò si unisce all’inarrestabile e naturale migrazione verso un’Europa sempre più spopolata. Se fingessimo di fermare i flussi migratori fino al 2100, fra ottant’anni  constateremo un’Africa che ha raddoppiato gli abitanti in due miliardi e quattrocento milioni, e un’Europa che ne ha persi settanta milioni, ridotta a 630. Di sicuro, avremo un Occidente molto colorato! Quanto all’Italia, non dimentichiamo che, tra denatalità ed emigrazioni definitive, perde ogni anno circa trecentomila persone. Un deficit neppure colmato dagli sbarchi. Con chi copriremo questo minaccioso vuoto? …con gli africani, almeno in buona parte. Nel momento in cui almeno metà dei clandestini si saranno inseriti nel sano giro economico, l’Italia cambierà di riflesso. Allo stato dell’arte, in termini globali, i cinque milioni di non italiani da noi residenti producono l’8,7% del PIL/annuo, circa 120 miliardi di euro. Per un costo dovuto a rimesse all’estero e spese varie, come quelle per gli sbarchi, di meno di dieci miliardi. Tornando all’Africa, lo stato presente non è allegro, ma i meccanismi socioeconomici globali sono inarrestabili. Sarà costretta a migliorare. Non dimentichiamo, che le oltre trenta guerre ancora oggi roventi in Africa sono combattute con armi fornite dall’Occidente. E se tornasse la pace?

SC: Il libro contiene interviste esclusive ad Annamaria Cancellieri, Raffaele Squitieri, Salvatore Marino, allo storico Mauro Canali e ai rimpatriati dalle colonie e loro discendenti, presso AIRL, Associazione italiani rimpatriati dalla Libia. Come si è ottenuto il contatto dei testimoni di questa pagina di storia e cosa hanno raccontato ai fini dell’ermeneusi dell’imperialismo concorrenziale di cui siamo stati portatori?

EC: Nel volume è confluita l’enorme quantità di materiale raccolto per la produzione di un documentario del ciclo de La Grande Storia (Raitre): scritture, correlazioni, idee, fatti ed eventi, l’analisi degli stessi, in minima parte utilizzati per il prodotto televisivo finale. Va da sé, che tale mole di informazioni trovi il suo sviluppo naturale nella nascita di un libro. Riguardo il racconto dei testimoni, è stato un viaggio, a tratti commovente, sulle orme dei destini di intere generazioni alle prese con un fenomeno storico, quello delle colonie italiane, a dir poco sfaccettato e zeppo di implicazioni sociali, politiche, economiche e culturali con le quali ancora oggi ci troviamo a fare i conti.

SC: La domanda è di rito: quali sono i suoi progetti scrittori per il prossimo futuro?

EC: Tanto più sono i progetti, tanto meno è il tempo per condurli a termine. Potrebbe essere un racconto, un romanzo, un saggio. Troppe cose nella mia vita sono abbozzate; parrebbero totalmente perse nella loro incompiutezza. Invece, ogni anno ne va in porto una. E mi sorprendo.

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