Davide Foschi
Davide Foschi

Di SONIA CAPOROSSI

Ho intervistato per Critica Impura l’artista Davide Foschi, autore e promotore della nuova filosofia artistica del Metateismo, per tentare di penetrare insieme a lui il senso estetico e concettuale della sua ricerca.

SC: Come è stato generato il filone di ricerca del Metateismo? Attraverso quali esperienze e suggestioni della tua vita personale?

DF: Provengo da una famiglia di artisti da generazioni e generazioni, almeno fin dal ‘500. In un ambiente simile per me è stato naturale armarmi di matita, pennello e penna e disegnare, dipingere e scrivere fin da piccolo. Il Foschi bambino era il classico prodigio che ha iniziato a leggere e scrivere poco dopo il seggiolone e che quando disegnava e dipingeva veniva circondato da decine di innamorati delle sue visioni raffigurate per raccontare storie e vicende. Tutto questo non si sarebbe pero’ trasformato in quello che poi ho denominato Metateismo se non mi fosse capitato quell’episodio determinante per la mia vita descritto nel libro del giornalista de La Nazione Alberto Sacchetti intitolato “Il segreto di Foschi: l’artista tra luce e mistero”. A dodici anni ( i particolari sono raccontati minuziosamente nel libro) mi ritrovai fra la vita e la morte a causa di un incidente. Uscitone illeso iniziai un percorso che solo 7 anni dopo, ai tempi dell’università, maturò in una serie di esperienze di approfondimento del pensiero determinanti per la mia formazione. Iniziai a scavare nel passato per poi immaginare il futuro, a spaziare tra Occidente e Oriente. I frutti di questa mia grande ricerca sono sintetizzati nel Manifesto del Metateismo, scritto negli ultimi giorni del 2012 e pubblicato nel 2013, con l’inaspettata accoglienza di migliaia e migliaia di sottoscrittori, in Italia e all’estero, che hanno visto in questi dieci princìpi una sorta di nuovo codice deontologico dell’essere umano del XXI secolo. Ecco perché si parla di Metateismo “per un Nuovo Rinascimento”, ecco perché il Rinascimento cinquecentesco ne è l’antico modello tra armonia e sincronicità delle diverse discipline, come l’arte, la scienza, l’economia e la cultura in genere a 360 gradi. Quasi un secolo dopo il Futurismo, l’Italia ha trovato un nuovo grande movimento culturale capace di incidere in tutti i campi della nostra società, con la grande differenza di non cercare risposte nel futuro disintegrando letteralmente il passato ma, all’inverso, andando a cercare nelle nostre “Origini”, personali e collettive, la nostra vera essenza e indirizzandola al futuro cercando un nuovo tipo di linguaggio adatto all’essere umano contemporaneo. Ed ecco perché il Metateismo si rivolge a tutti, a partire dalla dicotomia fondamentale “Teista” e “Ateo” ( il suffisso “Meta” sta proprio ad indicare l’andar oltre i due schieramenti ideologici) nella convinzione che occorre ripartire dalla centralità dell’essere umano per risolvere il problema moderno sulla malattia sociale e culturale in cui viviamo, quella che amo definire come “Medioevo tecnologico”: che non sia la tecnologia a dominare l’uomo ma che questi diventi capace coscientemente di usare la tecnologia come strumento.

SC: Ogni artista visuale possiede delle intuizioni concettuali proprie, delle correnti estetiche di riferimento o, ancora, degli artisti a cui è più o meno esplicitamente legato. Quali sono le radici storiche del tuo concetto di Metateismo?

DF: Nelle mie opere, che siano dipinti, sculture, installazioni riaffiora sempre in modo più o meno esplicito la ricerca della origini, fulcro del manifesto del Metateismo, nonché la porta spalancata sul mistero, chiave delle nostre vite. C’è sempre un viaggio nel tempo e nello spazio, anche dal punto di vista estetico ( basti pensare al fondo oro delle mie “Icone Dinamiche” che riprende l’eternità dei mosaici medievali in forma nuova) ma soprattutto sostanziale: la ricerca cromatica che ho utilizzato per la nota “Madonna col Bambino” era volta a creare un ponte tra Raffaello e Goethe, per attraversare i secoli fino a Boccioni e Balla e trovare una rivoluzionaria formula estetica capace di infondere un nuovo senso del sacro, un sacro laico e spirituale allo stesso tempo, un inno alla maternità e all’origine dell’universo. In altri casi i riferimenti a Leonardo sono quanto mai espliciti, eppure sempre tesi a dialogare con il sommo maestro per farlo parlare oggi, per sentire cosa ha da esprimere oggi, all’alba di un nuovo millennio. Così è stato per “La Nuova Cena” dove nella già spinta dinamica del suo cinquecentesco cenacolo porto una luce che diventa parola travolgente e capace di far condividere non solo ai presenti ma anche a tutti i fruitori il messaggio di un mondo ancora tutto da scoprire e costruire. Le superfici di Cezanne, la luce di Monet e Turner, il romanticismo solitario di Friedrich, l’energia eterica di Van Gogh, l’astrattismo di Kandinsky, La metafisica di De Chirico e il dinamismo dei futuristi: tutto questo e tanti altri riferimenti sono il cuore del mio dialogo, continuo, con l’osservatore.

SC: Quale è il tuo concetto di Arte in una parola sola?

DF: L’arte è anche comunicazione, quando questa è rivolta all’evoluzione della coscienza. Lo sapevano bene nel Rinascimento, lo insegnava Leonardo. Non si può trasmettere un messaggio solo con l’arte visiva, ci sono quella plastica, quella architettonica, e poi la musica, la parola, la scienza. L’artista è tale quando si trova in mano un pezzo di legno e ne fa un’opera, tale da esprimere un significato, esteticamente significativo, interiormente evoluzionario. I futuristi furono gli ultimi a comprenderlo e ad applicarlo in tanti campi dello scibile. Un accenno fu quello di Warhol, poi tutto si è perso nei meandri dell’egoico tentativo in epoca moderna di mischiare per provocare. Oggi siamo arrivati alle soglie di un’epoca dove si richiede una nuova iniziazione, un nuovo sviluppo di coscienza. Occorre l’ispirazione di uno e la condivisione di mille. Siamo in un’era dove il Noi attivo deve essere accompagnato dall’Io responsabile e prendere il posto di un Ego che vuole semplicemente avere un Voi come massa indifferenziata passiva.

SC: La ricerca di una poetica personale è sempre un travaglio artistico di grande intensità, che spesso procede per bruschi tagli, ripensamenti, follie, rinsavimenti insperati, illuminazioni improvvise. Sei d’accordo con questa mia visione?

DF: La ricerca è la base di un vero processo creativo ma in genere evolutivo. Occorre trovare la formula che ne è alla base, ognuno ne ha una personale che poi trova riscontro, se vera, in una generale oggettivamente atta ad incidere sulla società e sull’individuo; poi tutto vien da sé. Una poetica personale è il frutto di questo enorme lavoro analitico filtrato da un percorso sintetico profondo e allo stesso tempo semplificatorio. Ricordiamoci che ciò che è “semplice” non è “facile”, anche se erroneamente si tende a sovrapporne i significanti. Come insegnava Picasso, occorre una vita per tornare bambini. Il gioco del “levare” è la chiave di una costruzione sana, solida ed esteticamente bella, nel vero senso del termine, ossia “incline al senso della meraviglia”, risultato che puo’ essere ottenuto anche esprimendo il tormento come l’estasi, la malinconia come la speranza. Oggi confondiamo il piacere e il dispiacere con la valore dell’oggetto che affrontiamo. Niente di più sbagliato, niente di più diretto a rendere inerti le anime degli individui. Io posso amare immensamente ciò che non mi piace. Il mio gusto personale non deve e non puo’ decidere sul valore della realtà. Il piacere e il dispiacere sono semplicemente mezzi personali per un approccio individuale che pero’ deve essere capace di andare al di là del gusto, figlio di tradizioni, di comportamenti, di dna; non certo figlio della nostra Coscienza.

DF: Di quale progetto in particolare ti stai occupando attualmente?

DF: Dopo la stesura del Manifesto del Metateismo e dei manifesti pluridisciplinari da lui nati ( economia, alimentazione, profumo ecc), dopo la fondazione del Centro Leonardo da Vinci di Milano ( che in pochi mesi è arrivato ad essere definito dalla stampa nazionale come uno dei luoghi artistici e culturali più interessanti della città) e le grandi mostre personali nelle principali istituzioni italiane, a maggio 2016 ho ideato il Festival del Nuovo Rinascimento, un’agorà aperta alla cittadinanza per la creazione di un nuovo tessuto connettivo nel nostro paese. Arte, cultura, economia, alimentazione, teatro, musica, cinema, medicina, enti pubblici e privati: durante la prima a tappa a Milano, in 12 giornate di tavole rotonde, concerti, mostre e conferenze, il successo è stato enorme, sia di critica che di pubblico. Abbiamo avuto il piacere di veder partecipare le istituzioni politiche più importanti di Milano, noti personaggi del mondo della cultura italiana come ad esempio il grande Pupi Avati. Nel 2017, opo le richieste dei sindaci e degli assessori alla cultura di tante importanti città, porterò il Festival in giro per l’Italia. I tempi sono maturi per creare una grande rete nazionale che sia capace di risvoltare questo nostro straordinario e contraddittorio paese come un calzino: senza partire dal mondo economico o da quello politico, un paese cambia davvero solo con una grande base culturale. Questo è il Nuovo Rinascimento che ho sognato, che ho ideato e che sto portando avanti con la condivisione di tanti e tanti italiani.