Verità, scienza e potere: incursioni filosofiche fra vecchi e nuovi paradigmi nello stato d’emergenza del Terzo Millennio. Pars destruens

 

Neuroni
Neuroni

Di LENI REMEDIOS

 

“Non a me dando ascolto, ma al logos”

Eraclito

“Ciò che noi chiamiamo progresso scientifico non è nient’altro che l’espansione delle scienze specializzate, le quali si scindono sempre di più e ci rivelano sempre di meno”

Raimund Panikkar

 

Il fatto che una cultura sia dominante non significa necessariamente che sia vera. È un tema complessissimo, che merita l’attenzione e l’approfondimento che qui non possiamo dare. Tuttavia, caro lettore, vorrei che tu lo tenessi presente come filo fondamentale del ragionamento che mi appresto ad intrecciare.

Per il momento solo alcune riflessioni a riguardo, giusto per gettare almeno un po’ di luce. Prima di tutto nella scelta delle parole: quando noi parliamo di cultura dominante ci riferiamo implicitamente ad una verità che, per l’appunto, domina. Ma siamo davvero sicuri che fra le caratteristiche precipue della verità ci sia la volontà di dominare? Non sarà forse un inganno della nostra mente il ragionamento per cui, in parole molto banali, la ragione è dalla parte del più forte?

Guardando sia alla sapienza dell’Oriente che alle antiche radici filosofiche dell’Occidente, con le dovute distinzioni, vien da chiedersi invece se la Verità sia qualcosa presso la quale porsi in ascolto, da accogliere come un ospite illustre. Chiunque abbia masticato un po’ di filosofia si ricorderà che Socrate si rivolgeva allo schiavo di Menone non per impartirgli la lezione di geometria bensì, attraverso le domande ed il dialogo, per far emergere dall’interiorità dello stesso schiavo la dimostrazione dei teoremi di geometria. Si chiama metodo maieutico: il far emergere il sapere da noi stessi, quasi un processo di risveglio, attraverso l’uso corretto della ragione.

Eppure l’Occidente (e l’Oriente occidentalizzato) non è andato in quella direzione ed in particolare la filosofia, la quale “[…] viene solitamente interpretata come la caccia della verità con il “fucile della ragione”, benché molte volte non sia che un inseguire la chiarezza con “la pistola del calcolo”[1].

“Come funziona la ricerca? Oggi il ricercatore autonomo che ha una grande idea, magari anche di grande interesse sociale, come può accedere ai fondi per la ricerca?” chiese Milena Gabanelli, giornalista, a Giuliano Preparata, fisico teorico[2]: “Praticamente non ha nessuna chance”. “Ma allora sbagliano tutti? Qualcosa di giusto ci sarà?” “No. La scienza, nel corso di questo secolo, è diventata un fatto socio-economico importantissimo, cosa che non era all’inizio di questo secolo […]. Il vero aspetto della scienza, che provoca poi tecnologia, è che è filosofia naturale, è investigazione della natura e io spesso dico ai miei studenti che l’investigazione della natura, la ricerca scientifica non può essere una carriera, deve essere una sorta di missione. Perché se uno ha in mente la carriera ha in mente altre cose per cui, giustamente, se una cosa dà fastidio ai grandi poteri non si fa”[3].

Ho voluto indagare. Ho voluto capire se quel che diceva Preparata, quasi un canto di morte della Verità e della Libertà in ciò che paradossalmente viene ritenuta l’era delle libertà conquistate, fosse mera esagerazione, frutto magari di una frustrazione personale, o se fosse la spia di un disappunto reale presente all’interno del mondo scientifico. E a questo punto il problema si è inevitabilmente allargato. Non rimane, non può rimanere un dibattito solo interno al mondo degli addetti ai lavori o degli appassionati in materia.

E non solo perché l’apparato tecnico-scientifico sia, volenti o nolenti, invasivo di ogni aspetto della nostra vita quotidiana.

Mi son ritrovata ad un certo punto a ripercorrere i binari della fusione fredda[4], attratta dall’innumerevole quantità di problemi filosofici, politici, concettuali, aperti da questa straordinaria vicenda scientifica e umana. 

Essa farà un po’ da guida in questo excursus, per tre ragioni fondamentali: 1) prima di tutto per avere un esempio concreto su cui riflettere, senza perderci in un eccesso di speculazione. 2) Perché, dopo ventiquattro anni dall’annuncio di Fleischmann e Pons, se ne può finalmente parlare in termini relativamente più sereni, complici anche il battage mediatico sul nostrano e-cat e soprattutto grazie al riconoscimento della teoria da parte del paese che l’aveva stigmatizzata, ovvero gli Stati Uniti, primariamente da parte della NASA. Si dirà che questo tipo di parabola sofferente riguardante l’introduzione di una nuova teoria è stata alquanto ricorrente nella storia della scienza. Ci occuperemo di quanto di ciò sia vero e di quanto ci sia invece di distorto. 3)La terza motivazione è quella più importante: come dicevo, mi sono resa conto di come la “fusione fredda” s’inserisca in un quadro concettuale più ampio, di cui essa è solo “la punta di un iceberg” come scrisse lo stesso Preparata[5].

Vorrei cioè invitare il lettore a fare lo sforzo di uscire dallo schema semplicistico che legge in questo episodio della nostra storia “solamente” la scoperta di una nuova fonte energetica. Si tratta anche di questo, ma non solo di questo. Si tratta di nuovi paradigmi scientifico-concettuali che, sulla base delle ultime frontiere della fisica quantistica, sconquassano certezze culturali date ormai per stabilite e quasi irremovibili. Andiamo anche oltre: non si tratta solo di nuovi paradigmi, di nuove teorie: ma anche di un cambiamento radicale nell’approccio con la realtà, un nuovo modo di considerare il rapporto io-mondo e che riguarda quindi non solo l’osservatore scientifico, bensì tutti noi.

Chiariamo subito un aspetto che riguarda soprattutto le parti critiche: non mi propongo qui di propinare una verità o di dimostrare la veridicità o meno di certe posizioni, non ne ho le competenze e non è nemmeno il mio intento, come si evince dalle suddette premesse. Tuttavia accolgo la lezione pasoliniana nel sottolineare il dovere, per un intellettuale, di esercitare al massimo grado la propria capacità critica e d’indagine e tentare di ristabilire “[…] la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”[6].

Sia nella pars destruens che nella pars construens, costituenti questo saggio, saranno ampiamente presenti due attori: il pensiero filosofico, che sta invero alle fondamenta di tutto il ragionamento e lo stato d’emergenza in cui versa la nostra civiltà. Si tratta di un’emergenza multiforme: energetica, economica, culturale, osiamo anche la parola spirituale (in un senso ulteriore rispetto a quello strettamente confessionale. Vedremo che quest’ultimo aspetto emergenziale fa in modo di accelerare doverosamente processi culturali che in realtà non sono nuovi all’umanità, ma appunto lo stato non più prorogabile in cui ci troviamo aiuta a ri-considerarli e a re-investirli di nuova luce, proprio “alla luce” delle nuove scoperte scientifiche e di un nuovo modo di stare al mondo, supportato da un pensiero filosofico finalmente rinnovato. Infine, il lettore è caldamente invitato a verificare le affermazioni che seguono ed a mettere in moto a sua volta il proprio spirito critico, anche e soprattutto nei confronti di questo scritto.

PARS DESTRUENS: zombie science, discredito patologico, pseudo-scetticismo ovvero come la Scienza ha tradito se stessa

Pochi mesi fa è uscito nel Regno Unito un volume dal titolo Nemmeno ci provano: la corruzione della vera scienza a cura di Bruce Charlton, professore di Medicina Teorica all’università di Buckingham. In questo libro riprende, argomentandolo ampiamente, un tema che aveva già affrontato in precedenti articoli e cioè lo stato di estrema corruzione in cui versa l’establishment scientifico attuale. Nel 2009 coniò la definizione di zombie science per definire il fenomeno e lo spiega così: “Quando una branca della scienza basata su teorie incoerenti, false o finte sta servendo uno scopo utile ma non-scientifico può essere mantenuta da continue trasfusioni di denaro da parte di coloro i cui interessi non-scientifici essa serve. Tale gruppo di interesse si muove, tuttavia non è veramente vivo, agisce con intenzione ma non può essere ucciso; è un non-morto senza sensibilità, animato esternamente dai fondi: una scienza zombie”[7].

Più di un decennio prima Emilio Del Giudice, fisico teorico, già scriveva: “Questa prospettiva di progresso impetuoso della scienza nasce però nell’epoca storica in cui le esigenze poste dalla struttura economica della società ad una scienza, i cui ricercatori si sono vincolati ad aderire alle richieste di profitto dei capitali già investiti che richiedono stabilità di prospettive, hanno ingessato la sua dinamica interna, vincolandola a restare abbracciata alla sua carne morta, al suo cadavere, a quello che ha prodotto in un momento storico dato e che deve restare in vita finché i capitali investiti non abbiano fruttato fino all’ultima goccia”[8].

Ma non basta. Per mantenere questo status lo “zombie” deve fare piazza pulita, utilizzando metodi compatibili con l’assetto sociale democratico, di persone e teorie che potrebbero scompaginare i suoi piani. Il modo più semplice è quello di ridicolizzarle. Immagino che il lettore attento s’indispettisca, ritenendo quest’ultimo un atteggiamento inammissibile, molto poco scientifico.

In effetti Roberto Germano, ricercatore indipendente che si è occupato in maniera approfondita di fusione fredda, definisce quest’aspetto pseudo scetticismo, rifacendosi al concetto di discredito patologico coniato dal premio nobel Brian Josephson. Quest’ultimo aveva osservato che, così come succede che scienziati troppo entusiasti e poco attenti diano eccessivo credito a scoperte che poi si rivelano non-reali (fenomeno definito dal chimico Irving Langmuir scienza patologica), allo stesso modo può succedere che fenomeni reali siano rigettati dalla comunità scientifica sulla base di pregiudizi. Ovvero, spiega Germano, le nuove teorie non vengono falsificate attraverso gli appositi procedimenti e gli opportuni controlli, bensì vengono rifiutate per partito preso. Oppure, nel caso in cui siano state verificate, i risultati semplicemente non vengono pubblicati, quindi non sono nemmeno sottoponibili alla revisione dei pari comunemente utilizzata per ratificare una teoria[9]. Il tutto rimane così in preda a congetture, insulti, satira, generalmente nel web o nei media in generale. L’uomo della strada è talmente abituato al modello mediatico delle discussioni urlate, dei dibattiti in cui chi più insulta vince, che in tutto questo non ci vede nulla di strano, ed accetta il verdetto della comunità scientifica come un decreto istituzionale[10].

A questo punto è utile introdurre l’esempio della fusione fredda, illustrante un paradigma “comportamentale” che potrebbe avere punti in comune con molti altri casi, conosciuti e non. Nel marzo del 1989 due elettrochimici, l’inglese Martin Fleishmann ed il suo allievo americano Stanley Pons, indirono una conferenza stampa presso l’Università dello Utah, in cui annunciarono al mondo i risultati di esperimenti scientifici autofinanziati durati cinque anni: “la fusione nucleare, con una produzione utilizzabile di calore, si poteva generare facendo una semplice elettrolisi di acqua pesante, con elettrodi di Palladio e Platino; senza temperature stellari, senza costi stratosferici e senza fisici nucleari”[11].

Se si pensa che venne proposta in laboratorio una replica di quanto avvenga ordinariamente nelle stelle a temperature elevatissime, si considera inevitabile che una teoria del genere fosse destinata ad un normale, iniziale scetticismo di fondo, come ben spiega lo scienziato Eugene Mallove in un’intervista del 1998[12], lui scettico fra gli scettici. Ma dal normale e sano scetticismo, che sempre accompagna l’introduzione di una nuova teoria, si passò rapidamente ad un vero e proprio accanimento e lo si notò nel progressivo indurirsi delle parole: da pseudoscienza e scienza patologica si passò a definizioni come “fiasco scientifico del secolo” e addirittura al termine “frode”.

Le accuse giunsero in prima battuta dall’American Physical Society: si trattava pur sempre di due chimici che ritenevano di aver fatto una scoperta sensazionale laddove i fisici, trainati dal grande e dispendioso carro della fusione calda, stavano fallendo. Non è un particolare da poco. In questo esempio ci sono due fondamentali questioni in ballo: due specializzazioni scientifiche che sembrano non comunicare propriamente fra loro (lo vedremo quando si affronterà il tema della frammentazione del sapere) ed il flusso dei fondi già prestabilito in una certa direzione[13].

Poi accaddero molti episodi “oscuri”, dei quali ricordiamo il più lampante. Il prestigioso Massachussetts Institute of Technology, MIT, che nella persona del suo direttore Ronald Parker aveva bollato la fusione fredda come “frode”, rese pubblici i propri esperimenti in merito, nei quali non si verificava eccesso di calore e quindi si decretava la proposta di Fleischmann e Pons come menzognera. Ricordiamo che gli scienziati del MIT si occupavano di fusione calda nelle loro ricerche. Eugene Mallove, allora caporedattore scientifico dell’ufficio stampa del MIT, si accorse che i dati dei grafici erano stati manomessi: dove stava la vera frode? Indignato dalla vicenda e da altri episodi collegati, Mallove si licenziò dal MIT. Da allora divenne un acceso sostenitore della fusione fredda e fondò Infinite Energy, una rivista che diresse  per circa quindici anni, fino alla cruenta morte nel 2004 in seguito ad un’aggressione. Molti sospetti sono stati sollevati verso questo triste frangente, e per aumentare il carico di complottismo diciamo pure che ad un certo punto Fleischmann “scopre di avere una parte di intestino aggredita da centinaia di piccoli tumori, che potrebbero essere compatibili con un avvelenamento da polvere radioattiva molto localizzato”[14] e riesce a salvarsi in extremis con un’operazione in patria. Diciamo pure che la stessa identica cosa accadde al nostro Giuliano Preparata, ma per lui fu troppo tardi: ne morì nel 2000. Lascio al lettore la facoltà di indagare ulteriormente e di decidere se si tratti di paranoia complottista o altro[15].

Dopo la fatidica conferenza stampa del 1989, gli esperimenti si moltiplicarono in tutto il mondo, a livello esponenziale, anche e soprattutto nel nostro paese e sempre di più con il passare degli anni. La campagna denigratoria verso la fusione fredda in generale, complice lo stato di “acriticità diffusa” dei media[16], oggettivamente dipendenti, per ignoranza in materia, dai cosiddetti esperti, è stata così forte ed efficace da provocare un effetto psicologico che dura ancora oggi: l’induzione del pensiero “aprioristico” che occuparsi di fusione fredda porti alla ridicolizzazione e che, quindi, sia opportuno non occuparsene[17].

Si capisce bene quindi che l’ordine degli interrogativi a questo punto si sposta. La domanda non è più “perché così tanta resistenza ad una nuova teoria?” bensì, riprendendo le parole dello stesso Fleischmann “chi potrebbe volere il successo di questa ricerca”? Tuttavia, come disse lo stesso Mallove, “L’hanno solo rallentata, ma non possono fermarla”[18].  Io invece mi fermo qui con questo caso, ma solo per ora.

Come si è arrivati a tutto ciò? Intendo, come si è arrivati ai comportamenti degenerativi che si evincono certo da questa vicenda ma che sembrano caratterizzare l’ambiente scientifico in generale? La storia della scienza è relativamente recente. Per come la conosciamo, essa ha poche centinaia di anni. È soprattutto a partire da fine Settecento che essa ha iniziato un cammino in ascesa, con una velocità sempre crescente in termini di nuove scoperte e di affinamenti metodologici. Poi è arrivato il grande intreccio col potere politico ed economico, che aveva fiutato negli scienziati un serbatoio d’idee utile alle proprie ideologie, soprattutto quelle militari. E così si è giunti alla Big Science, che si fa generalmente coincidere con la seconda guerra mondiale e con lo sviluppo del famigerato Progetto Manhattan, programma di ricerca finalizzato alla realizzazione delle prime bombe atomiche: centinaia di menti e migliaia di lavoratori coinvolti in uno dei più grandiosi laboratori di morte che la storia abbia mai contemplato.

Più o meno da quel momento in poi le scienze e gli scienziati hanno progressivamente perso sempre di più il legame con la Verità per seguire quello dei fondi, tramutandosi in un gigantesco apparato burocratico autoreferenziale, dove il ricercatore persegue i programmi che sono più papabili di stanziamento di denaro e dove il riconoscimento delle teorie avviene non tanto nell’ambito dei test e delle verifiche, quanto nella pubblicazione ufficiale stessa consacrata dal meccanismo della peer review, che non è altro che un giudizio, da parte di colleghi più anziani ed esperti, certamente, ma pur sempre un giudizio, molto spesso condizionato da centri di potere collegati ad alcuni membri componenti la stessa commissione giudicante.

Insomma, da cercatore della Verità lo scienziato si sarebbe trasformato in un burocrate professionista disonesto; preferibilmente dall’intelligenza mediocre e dalla personalità non troppo accentuata, poiché gli si chiede di adeguarsi ad un piano, non di procedere secondo le sue brillanti intuizioni[19]. La Scienza poi, colei che si è liberata dalle autorità religiose in nome di una ricerca laica e scevra da condizionamenti, colei che ha riposto una fede granitica nel metodo ipotetico deduttivo e che impugna il principio popperiano della falsificabilità, insomma proprio lei, ha finito con l’inchinarsi al principio d’autorità: una teoria è vera o falsa perché lo dico io. Da sistema di teorie verificabili o falsificabili a dogma.

Ma facciamo un passo indietro. Apparato tecnico-scientifico, civiltà della tecnica, etc.: sono, giustamente, argomenti ricorrenti nei dibattiti filosofici degli ultimi anni. Secondo la visione di Emanuele Severino, uno dei nostri più grandi filosofi, l’attuale stato della scienza e della tecnica, chiamato appunto apparato, è la conseguenza naturale, il frutto di un terreno che è stato seminato, preparato dalla filosofia stessa, precisamente quella filosofia che, a partire dai Greci, ha interpretato il divenire degli enti (il loro nascere e morire) come un venire dal nulla e ritornare nel nulla. Di fronte ad una precarietà così radicale dell’esistente, che genera angoscia, l’umanità ha avuto bisogno di volta in volta di fare riferimento ad un Immutabile, che fosse al contempo garante di questo divenire e rimedio all’angoscia provocata dal divenire stesso: gli dei, Dio, le ideologie, i vari sistemi economico-politici, ed infine l’apparato tecnico-scientifico il quale, progressivamente, ha scalzato tutti gli Immutabili portatori di Episteme (Verità incontrovertibile) affermandosi come la vera e propria ideologia dominante.

Anche quando le altre ideologie (politiche, economiche, religiose) si servono dell’Apparato, prosegue Severino, in realtà s’illudono, poiché sono esse stesse, semmai, a servire l’Apparato, diventato, da mezzo che era, scopo[20]: “Sulla scacchiera, cioè all’interno dell’essenza dell’Occidente, preparata dal pensiero greco, l’Apparato scientifico-tecnologico è il nuovo rimedio contro il dolore provocato dalla fede nel divenire. È l’ultimo Dio”[21].

La differenza fondamentale con le altre forme di dominio è che l’Apparato tecnico-scientifico non si pone come Verità Assoluta Incontrovertibile, al contrario: poggiando saldamente sul metodo ipotetico-deduttivo, essa si rende disponibile ad essere smentita. È questo, potremmo aggiungere, lo status fondamentale della scienza: l’essere in continua evoluzione, il rimettersi in discussione senza affossarsi su rigidi dogmatismi. La distruttrice di ogni episteme quindi, finalmente libera dal giogo delle autorità religiose, politiche, economiche, s’impone sulla civiltà umana come la massima espressione della fede nel divenire, ovvero la fede nel fatto che tutto venga dal nulla e torni nel nulla. Gli enti (le persone, le cose, gli elementi della natura) in questo modo vengono concepiti come assolutamente precari, in preda alla voracità del nulla. Ed è la loro estrema precarietà a renderli manipolabili, dominabili: l’Apparato tecnico-scientifico procede come uno schiacciasassi, macina sempre nuove scoperte, teorie, paradigmi e pone sempre nuove finalità. Nulla può fermare questo processo, che sembra senza limiti: “E tale potenza […] non è qualcosa di statico, ma  indefinito potenziamento, incremento indefinito della capacità di realizzare scopi”[22]. La sempre crescente parcellizzazione del sapere è funzionale alla volontà di manipolare, dominare le cose: più io isolo una cosa dal contesto più posso esercitare su di essa la mia volontà manipolativa. La scienza-tecnica si pone come supremo demiurgo in grado di manipolare tutto, anche la vita (umana e non), in nome del suo progresso. Essa è scopo, non più mezzo, ricordiamolo.

Ora, si può anche non essere d’accordo sull’interpretazione di Severino, io stessa mi trovo titubante di fronte ad una lettura esclusivamente metafisica della  realtà, con la titubanza reverenziale che si ha nei confronti di un grande pensiero. Tuttavia la chiave di lettura è preziosa ed offre uno squarcio di verità che, a prescindere dalle premesse ontologiche, è ormai terreno comune di molte sensibilità filosofiche: ho sentito intellettuali porsi per esempio il problema di come la scienza stia diventando sempre più “produttrice di senso”, non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il cosiddetto uomo della strada[23] e “solo” questo è sintomatico della superiorità nei confronti di tutte le altre forme di dominio, che sia politico, religioso o quant’altro.

Tutto ciò s’inscrive nel quadro già citato di sempre maggiore frammentazione del sapere, che si può ormai considerare un’evidenza del nostro tempo, un’evidenza problematica. Con una puntualizzazione: come viene spesso sottolineato, la specializzazione non è un male in sé, anzi: “In effetti, lo studio di qualsiasi campo inizia con un atto naturale di astrazione, al fine di focalizzare determinati ambiti d’interesse”[24] affermano David Bohm e David Peat, sottolineando la naturalità del focalizzare lo sguardo al fine dell’indagine. Tuttavia, se esso perde il contatto con l’insieme, finisce per snaturare la vera essenza di ciò che indaga. Infatti, storicamente, questa naturale inclinazione umana ha preso una pericolosa piega, come spiega bene Charlton: “Per un po’, perciò, la specializzazione ha portato a grandi conquiste all’interno delle sue divisioni, divisioni attraversate ancora da un’integrazione sufficiente a mantenere l’unità ed a controllare l’errore. Ciò nonostante, la specializzazione è andata avanti oltrepassando questo punto ottimale e passando in una sempre meno funzionale frammentazione – così che la scienza ha perso l’unità e gli specialismi hanno perso l’abilità di servire come mutui controlli. La scienza si è gradualmente mutata in null’altro che micro-specialismi isolati ed irrefutabili”[25]

Mi preme sottolineare l’azione disturbante del Potere in tutto questo (intendo con questo termine il coacervo inscindibile di poteri politici, economici, finanziari, militari intimamente connessi uno con l’altro), un’azione che si frappone in questo processo come un vero bastone fra le ruote e, per quanto nella visione di Severino esso sia in realtà al servizio dell’Apparato tecnico-scientifico, voglio indagare un po’ più a fondo la sua forza d’azione, che ritengo ancora molto pesante e gravida di conseguenze.

Ciò nonostante – e questo è un altro aspetto intrigante della questione – ritengo pure che il Potere, proprio perché all’apice della sua espressione in termini di sfruttamento delle risorse e dispiegamento delle forze repressive, proprio per questo sia disperato. E d’altra parte cos’altro si può fare una volta raggiunto l’apice se non iniziare a cadere? Un’alternativa può essere quella di imparare finalmente a volare. Ma invece il Potere si sta aggrappando alla cima, come una vecchia aquila ostinata a non voler volare.

Voglio approfondire ulteriormente questo punto: fin dove si è spinto questo meccanismo? Qual’è l’ultima soglia, il non plus ultra della nostra civiltà all’apice del Potere (e quindi sul ciglio dell’abisso)?

Noi, che ci consideriamo il baluardo del genere umano; noi che abbiamo santificato, su un immaginario altare laico, i diritti inalienabili dell’individuo, le libertà individuali di ogni tipo, compresa la libertà della ricerca scientifica. L’intuizione filosofica di fondo qui è che, alla base dei vari collassi che l’umanità sta attraversando proprio in questa precisa fase storica, pulsi la stessa matrice concettuale. Una matrice che ha spinto l’umanità, usando le parole di Romano Màdera, ad uno “[…] stupefacente balzo in avanti della coscienza morale collettiva di specie”[26].

In cosa consiste questo balzo in avanti? La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, del 1948, è stato forse il conseguimento più alto nella storia dell’umanità in termini di salvaguardia dei diritti di ogni singolo individuo, eppure “una comune mentalità si va formando, di tale forza da costringere anche i responsabili di crimini seriali contro l’umanità a tentare di giustificarsi come vittime di qualche sopruso. Chi viola la carta dei diritti dell’umanità  fa implicito o esplicito riferimento a essa per giustificarsi”[27]. Eccolo lì, il balzo in avanti. Un corto circuito, un cerchio che si chiude in maniera perversamente geniale.

Tutti noi ricorderemo l’esultanza del pianeta di fronte ad un capo di stato occidentale, Barak Obama che, circa due anni fa, proclamò di aver fatto uccidere il suo massimo nemico[28]. Un episodio chiave del nostro tempo, indicante l’atteggiamento di fondo, la matrice dicevamo, che domina incondizionatamente ogni campo del reale, e potremmo declinarlo in mille direzioni: in nome della mia libertà individuale io, in quanto donna, rivendico il mio diritto ad essere mercificata; in nome del progresso scientifico, che promuove il benessere dell’individuo, sono pronto a sperimentare sulla vita di esseri viventi, umani e non[29]; infine, parafrasando le parole di Màdera: chi viola la libertà della ricerca scientifica fa implicito o esplicito riferimento, per giustificarsi, ai principi della scienza e a coloro che furono perseguitati in nome di quella libertà. Scrive ad esempio Giuliano Preparata, riguardo al vero e proprio accanimento verso coloro che si occuparono di fusione fredda: “[…] gli scienziati (una moltitudine impressionante) e le istituzioni scientifiche che hanno reso e rendono la vita impossibile allo sparuto drappello di coloro che hanno preso sul serio il messaggio di Fleischmann e Pons, sono gli stessi che ci ricordano ad ogni pie’ sospinto il grande debito che l’umanità ha nei confronti di quei coraggiosi (Galilei, Bruno, Copernico, ndr) e di chi, sfidando Inquisizione, comunità accademica e varie istituzioni politico-economiche del tempo, li volle seguire”[30].

Di nuovo evochiamo il mantra negativo del nostro tempo: in nome del diritto alla difesa e della libertà individuale, io ti sopprimo. In nome della scienza e di chi l’ha costruita, io ti zittisco. In nome della legge io, legislatore, violo la legge. Al culmine del nostro sviluppo come civiltà umana troviamo l’esultanza del boia, il compiacimento dell’inquisitore,  la sfacciataggine del legislatore disonesto che recita la parte della vittima. A questo punto è chiaro che il quadro sia disperante per colui o colei che si trova anche solo minimamente ad indagare la realtà con occhi sinceri e cuore affrancato. È una sensazione quasi di afasia paralizzante: il rovesciamento è massimo, oltre questa soglia non si può andare, oltre questa soglia solo il baratro, un punto di non ritorno.

Come se ne esce? Come si esce da un orizzonte così avvilente, in cui la onnipervasività di questo modus vivendi et operandi sembra non lasciare spazio a qualsiasi modo di pensare altrimenti? È forse qui e adesso che il pensiero filosofico può ridiventare protagonista di una renovatio, di un cambiamento radicale di prospettiva rispetto alla cultura dominante? La mia riflessione mi ha portato a dare una risposta affermativa a tale questione, con una correzione aggiuntiva: sì, ma non da sola. O meglio: riprendendo il suo legame con “la domanda sul senso”  e con il “senso del tutto”[31]. Che è un legame antico, non nuovo. Ma dimenticato, smarrito anch’esso –  e travolto – nell’oceano della microspecializzazione. Occorre oggi riprendere le fila del senso e del tutto, in un necessario  dialogo profondo, anzi, rubando l’espressione da Panikkar,  “in mutua fecondazione” con gli altri saperi[32].


[1] R. Panikkar,  Pace e disarmo culturale (1993), Rizzoli, Milano, 2003  p. 35.

[2] Per un buon profilo biografico si veda http://www.accastampato.it/tag/giuliano-preparata/ (magazine on line redatto da studenti e giovani ricercatori).

[4] Sarebbe più corretto chiamarla fusione nucleare a basse temperature, conosciuta con l’acronimo americano LERN, ma per comodità continueremo a chiamarla fusione fredda.

[5] G. Preparata, Prefazione a R. Germano, La fusione fredda. Moderna storia d’inquisizione e d’alchimia, Bibliopolis, Napoli, 2003, p. 17.

[6]P.P. Pasolini, Cos’è questo Golpe?Io so, Corriere sella Sera, 14 novembre 1974.

[7]B. Charlton, Not even trying: the Corruption of Real Science, University of Buckingham Press, Buckingham, 2012, Kindle Edition, location 1575, traduzione mia.

[8] E. Del Giudice, Prefazione a G. Preparata, L’architettura dell’Universo. Lezioni popolari di fine secolo su ciò che la scienza è riuscita a capire sulla struttura dell’Universo,Bibliopolis, Napoli, 2001, pag. 14.

[9] Per quanto l’uso della peer review, ovvero un giudizio da parte di esperti della stessa materia, sia molto discutibile, come osserva Charlton e come vedremo, ma in ogni caso non viene nemmeno utilizzato in quanto non si arriva alla pubblicazione.

[10] Si veda al proposito l’intervento di R. Germano al convegno Verso una rivoluzione energetica non inquinante, organizzato dall’Università degli studi di Palermo il 2 luglio 2012 a Roma presso la Sala Mercede della Camera dei Deputati; consultabile qui http://www.youtube.com/watch?v=Qg8ewbUh22w.

[11] R. Germano, op.cit., pp. 41-42.  Dallo stesso volume provengono in buona parte le informazioni che fornisco in questa sezione.

[13] Le accuse, in particolare, consistevano nella non-riproducibilità degli esperimenti, un refrain ossessivo che trovò terreno fertile per molti anni, e l’assenza di fenomeni che rendessero conto di una reazione nucleare. Per motivi di spazio non posso scendere in dettaglio, ma in buona sostanza le accuse di non-riproducibilità erano legate ai tempi di caricamento: per caricare il palladio col deuterio ci volevano settimane, talvolta mesi, ma i detrattori decretarono la fallibilità degli esperimenti dopo pochissimo tempo: era ovvio che essi risultassero fallimentari! Riguardo alla seconda obiezione: non è solo la presenza di neutroni a decretare una reazione nucleare, ma anche quella di elio 4, come avviene effettivamente  nella fusione fredda.

[14] M. Torrealta, E. Del Giudice, Il segreto delle tre pallottole,  Edizioni Ambiente, Milano, 2010, Kindle Edition, location 665.

[15] Fra i molti altri episodi anomali accenno ad altri tre, rinviando per approfondimenti il lettore ai testi citati di R. Germano e di M.Torrealta/E. Del Giudice: la strana telefonata che Fleischmann ricevette da parte di Edward Teller, il padre della bomba all’idrogeno (colui che ispirò il personaggio del “Dottor Stranamore”); la vera e propria persecuzione subita dal fisico J. Bockris; il modo incredibile in cui si pose fine alle fruttuose ricerche del gruppo ENEA di Frascati, in cui tra l’altro lo stesso Premio Nobel Carlo Rubbia, che ne aveva parzialmente curato il progetto, sparì all’improvviso senza spiegazione alcuna.

[16] R. Germano, op. cit., p. 54. Qui l’autore, molto saggiamente, non punta il dito contro i media tradizionali, ma individua delle difficoltà oggettive nella comunicazione fra essi e mondo scientifico, distinguendo quest’ultima dalle effettive responsabilità legate alla complicità dei media con i centri di potere.

[17] Si veda il paragrafo “Fusione raffreddata” o timore del ridicolo? In R. Germano, op. cit. , pp. 131-133.

[18] Intervista consultabile qui: http://www.youtube.com/watch?v=avpoIAKvYmU.

[19] Si veda il capitolo From real Science to generic Bureaucracy, in B. Charlton, Not even trying, op. cit.  Quello sulle individualità è un bel punto sottolineato da Charlton, a cui qui non possiamo dare spazio, ma che spiega la carenza di personalità geniali in ambito scientifico nell’ultima porzione della nostra storia.

[20] Per un approfondimento su senso greco del divenire, episteme e destino in Emanuele Severino si veda in particolare E. Severino, La filosofia futura, Parte Prima, Capitolo I, 1989, BUR, Milano, Prima edizione digitale 2012 dalla edizione BUR  saggi 2006. Per approfondire il legame fra questi temi, previsione scientifica ed  Apparato tecnico-scientifico si vedano, sempre dalla stessa edizione, la Parte seconda Capitoli VII e VIII, nonché, a cura dello stesso autore, il volume Il destino della tecnica, BUR, Milano, 1989-2009.

[21] E. Severino, Il destino della tecnica, op. cit., p. 185.

[22] Ibid., p. 9.

[23] Ernesto Galli della Loggia, discorso introduttivo al Convegno Scienza e società. Aspetti etici, politici e cognitivi, 30 Settembre 2006, Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele (Milano), consultabile qui: http://www.youtube.com/watch?v=B_hOZXXB4CM.

[24] D. Bohm and D. Peat, Science, order and creativity (1987), Routledge, London, 1989, pp. 16-17.

[25] B. Charlton, op. cit., Kindle Edition, location 278-281.

[26] R. Màdera, Filosofia come esercizio e come conversione, in R. Màdera, L.V. Tarca, La filosofia come stile di vita, Bruno Mondadori Editori, 2003, op.cit., p. 5.

[27] Ibid., p. 5.

[28] La riflessione qui posta esula dal fatto che tale omicidio fosse reale o meno.

[29] Vedi i neonati morti in seguito alle sperimentazioni sui vaccini operate dalla Glaxo, episodio che ho già riportato con i riferimenti in un mio precedente saggio su Lovecraft, si veda Leni Remedios, L’orrore fenomenologico di H.P. Lovecraft. Il sogno e il nichilismo, il fascinans ed il tremendum, in http://www.criticaimpura.wordpress.com.

[30] G. Preparata, Prefazione a R. Germano, op.cit, pp. 15-16.

[31] R. Màdera, Filosofia come esercizio e come conversione, op. cit., p. 3.

[32] Panikkar utilizza questa bella espressione in riferimento al dialogo fra le diverse religioni. 

6 pensieri riguardo “Verità, scienza e potere: incursioni filosofiche fra vecchi e nuovi paradigmi nello stato d’emergenza del Terzo Millennio. Pars destruens

  1. Riprendo qui anche alcuni commenti apparsi sul gruppo facebook di critica impura e cerco di dare ad essi un contributo esaustivo.
    Il significato delle parole e’ importante per capirsi, e da questo punto di vista penso sarebbe interessante che Rosso, il quale ha introdotto il termine ‘umanesimo’ e che invita a darne una definizione, dia per primo lui la sua definizione. Tuttavia credo che attorcigliarsi troppo attorno al senso di una parola non porti a molto, c’e’ il rischio del solito dibattito filosofico in cui si stendono fiumi d’inchiostro attorno ad un concetto ed alla sua interpretazione. Sono dell’idea che bisogna un po’ uscire da questa forma mentis…Nando si e’ avvicinato in maniera simpatica a quel che cerco si esprimere (e che in parte approfondisco nella seconda ‘pars’, ma non anticipo nulla eh eh).Riprendo qui le sue parole:
    “Rosso: l’umanesimo è la soluzione che tu consideri buona in base a come la pensi. la tua è una sorta di proiezione storica, una tua speranza, è ciò che tu ritieni giusto..è ciò che per te costituirebbe e garantirebbe una nuova dignità, come per i problemi personali, esistenziali. ma cosa accadrà davvero nella vita e nella storia? noi ragioniamo in base alla nostra formazione e tempo. abbiamo bisogno di pensare che andrà bene. ciò che tu consideri la soluzione del problema è ciò che costituisce e riguarda il tuo modo di pensare, intendere e volere: ciò che speri indica le categorie e i valori del tuo pensare che ovviamente sono storici e sono la storia ma non del tutto e’ per sempre..come ciò che vivi e consideri la vita, ma è ciò che ora senti, ti preme, è il tuo modo ora di dare un senso all’esperienza ma non è tutta la vita.. per fortuna. allora tu dici: ora ho un problema e la soluzione è questa..ma la vita potrebbe continuare proprio eliminando o mettendo da parte ciò che ora senti e concepisci come la soluzione..proprio come la storia..non lo dico per cinismo, anche se ovviamente ci sarà una componente e istanza autogiustificatoria”
    Il suo discorso, attenzione, non vuol dire relativismo. E’ molto assonante a quanto insegna il buddismo (non so se in maniera consapevole, non conosco Nando) e, se possiamo avvalerci in maniera genuina del confronto interculturale, vedremo che, in questo caso, considerare i concetti, le correnti culturali, etc nel loro contesto, nella loro storicita’, senza ‘attaccarci’ eccessivamente ad essi, aiuta a mantenere un approccio piu’ sereno nell’indagine del reale. Noi siamo subito pronti ad attaccare le nostre categorie preconfezionate, in un certo senso siamo stati educati cosi’. E’ molto interessante ed anche divertente, perche’ per esempio, nel corso della stesura e meditazione di questo saggio, non mi ha mai attraversato la mente la parola ed il concetto di Umanesimo, o forse mi ha influenzato indirettamente, per formazione, ma non in maniera esplicita; mentre e’ intrigante il fatto che altre persone abbiano dato, a seconda del loro percorso, questo tipo di lettura. Cosi’ come risulta inetressante il concetto alla base di ‘Illumanesimo’ che introduci tu, Roberto, grazie per il contributo.
    Oggi pomeriggio mi e’ venuta in mente un’altra ‘immagine’ che forse puo’ aiutare meglio a togliere di mezzo eventuali fraintendimenti su rischi di relativismo: ogni sistema di valori, che sia una religione storica, l’impianto teorico di questo o quell’altro filosofo, etc hanno un loro preciso valore che li identifica e fa in modo che non siano confusi con qualcos’altro (qui la validita’ del principio di non contraddizione e’ importante, altrimenti tutto e’ caos e anarchia). Secondo il mio punto di vista che, apprendo con piacere, sembra essere condiviso da molti, l’errore in cui incorriamo spesso sta non certo nell’abbracciare questa o quella teoria/religione/approccio scientifico, quanto nell’assolutizzarla. Nel momento in cui due o piu’ soggetti assolutizzano il proprio punto di vista, quando si confronteranno non ne verra’ fuori altro che una guerra, non puo’ che essere cosi’. Quando invece dei soggetti (individui o gruppi che siano) incontrano altri soggetti portatori di idee o credi diversi con un’attitudine non assolutizzante, disposti anche a farsi contaminare dall’altro (senza con cio’ snaturarsi) allora ecco che puo’ nascere un vero confronto, un vero dialogo foriero di istanze molto piacevoli e, talvolta, molto sorprendenti.
    Bellissimo. Andate avanti cosi’ che mi piace!

  2. Riporto qui un lungo ed interessante dibattito scatenatosi nell’ottimo sito facebook di Fallacie Logiche, curato da Silvia Mole’. Ho omesso solo gli scabi che non riguradano direttamente l’articolo: S. L. quest’articolo è oltraggioso. lo provai a leggere tempo fa ma non ci sono riuscito. ci sono scritte tante di quelle stupidaggini che le mie budella si sono impiccate. Silvia Molè a noi interessano poco le tue budella e gli slogan. Ma se desideri puoi criticare nel dettaglio. La filosofia del gruppo è questa. Silvia Molè PS. proprio in quanto mi interessano i dettagli sto ordinando il libro citato. Silvia Molè da parte mia potrei portare innumerevoli esempi, tratti dal “quotidiano”, non solo dal passato : http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1392264/ Credibility of Scientists: Conflict of Interest and Bias http://www.ncbi.nlm.nih.gov S. L. gli episodi singoli non giustificano una critica generale alle scienze! Silvia Molè PS. attenzione, non stiamo criticando la scienza o il metodo scientifico in generale (per carita, che più di noi ne sostiene l importanza, addirittura estendolo oltre la scienza stessa…), ma quello che consideriamo il tentativo in gran parte riuscito dei forti poteri economici di asservire determinati ambiti della scienza. Silvia Molè http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=195843 Aggregating the results of these articles showed a statistically significant association between industry sponsorship and pro-industry conclusions JAMA Network | JAMA | Scope and Impact of Financial Conflicts of Interest in Biomedical ResearchA Sy jama.jamanetwork.com S. L. Coloro che non conoscono il mondo scientifico e la ricerca sono sempre affascinati da questo mito del “Ricercatore Autonomo” che in ogni leggenda metropolitana è quello che scopre le cose più rivoluzionarie e pensa sempre fuori dagli schemi. Ovvio che non è così. che senso ha fare il “Ricercatore autonomo” quando puoi farlo in una Università? o in una azienda privata. Per quale motivo lo stato dovrebbe finanziare i ricercatori autonomi se hanno meno possibilità di far avanzare la ricerca rispetto ai ricercatori “dipendenti” ? Poi se un ricercatore autonomo ha “Una grande idea” la comunica all’università o ad una azienda e si fa pagare. La formazione Scientifica seria è indispensabile ed è tutt’altro che quello che vedono gli umanisti. Coloro che non studiano le scienza credono che le grandi invenzioni vengono ignorate dalla comunità scientifica per via dei paraocchi. La comunità scientifica invece riesce a capire che determinate “Invenzioni” sono pura cialtroneria. E non vale la pena finanziarle. Come ad esempio la fusione fredda.. Questa critica alla scienza che diventa una “prostituta dei capitali” è faziosissima. Da un lato ci sono le scienze pure che si occupano di ricerca che non potrà di certo far fruttare i capitali investiti. si pensi all’astrofisica, la matematica pura, la biologia o la fisica teorica.. Poi ci sono quei settori in cui è ovvio aspettarsi i frutti del capitale investito. si pensi all’ingegneria, la medicina, la matematica applicata.. poi ci sono i finanziatori privati che si aspettano di avere un brevetto per la propria azienda. e questo è normalissimo. pensa anche alle Start-up: le collaborazione Università aziende e tutte le iniziative di servizio della ricerca nei confronti dei privati. Lo scopo è fare brevetti. e non ci vedo nulla di male. Per quale motivo non si dovrebbe indirizzare la ricerca verso scoperte che potrebbero migliorare la vita (e contemporaneamente fruttare economicamente)? Il 99% dei casi in cui sono dei “ricercatori indipendenti” a fare una scoperta, si tratta di una bufala che viene sistematicamente usata dalle varie teorie del complotto per screditare la comunità scientifica. “Ricercatori Indipendenti scoprono la cura per *inserire malattia a caso* ma la comunità scientifica non li considera”; “Davide Vannoni inventa cura a base di cellule staminali ma gli scienziati sono inorriditi”; “Nikola Tesla inventa il generatore magnetico che genera energia infinita ma le lobby del petrolio….”; “I metodi alternativi alla sperimentazione animale esistono ma gli scienziati sono pagati dalle case farmaceutiche per vivisezionare i poveri animali…”; “Il sismologo Giuliani riesce a prevedere i terremoti ma la comunità scientifica non ascolta le sue idee”; “Il sign. Keshe inventa una nuova tecnologia che rivoluzionerà la fisica, la medicina, l’economia… ma il web lo deride…”; “Di Bella inventa una cura per il cancro ma la comunità scientifica lo ignora” … Ecco cosa sono per la maggior parte dei casi i tanto amati “Ricercatori Indipendenti”. Nient’altro che cialtroni inaffidabili che si autoproclamano gli scienziati del secolo per aver fatto presunte scoperte di cui però non forniscono mai informazioni dettagliate. quando la comunità scientifica chiede loro le prove della loro scoperta e i metodi dei loro studi di solito non rispondono o non rispondono completamente. Duqnue La comunità non essendo in possesso della procedura usata non può fare le prove dovute! Non è possibile il peer review a questo punto e di conseguenza lo pseudo-scienziato viene ignorato. E’ successo con la fusione fredda (in quel caso si dettero alcune informazioni ma nessuno riuscì a ricreare quell’esperimento), è successo con il metodo Vannoni, con il sismologo Giuliani, con Keshe, con Di Bella… Ma secondo te se veramente una di queste scoperte fosse stata vera nessuno avrebbe avuto l’interesse di approfondire la cosa? cioè stiamo parlando di rivoluzioni epocali non di una scoperta da 4 soldi. Se fossero vere quelle scoperte, gli scienziati si metterebbero in fila per sviluppare la tecnologia che frutterebbe un casino di soldi. Questi ricercatori vengono derisi e beffeggiati sul web? Menomale per loro che vengono solo derisi. Dovrebbero essere arrestati per tentata frode! “La peer review è solo un giudizio” e cosa dovrebbe essere allora? è lo strumento più potente ed efficace per decretare “ciò è scientifico” e “ciò non è scientifico”. Sono gli scienziati a decidere cosa è vero e cosa no. non i “poteri forti”. essi sono indipendenti e hanno una carriera di esperienza alle spalle. Non c’è nulla che possa fare ciò meglio del meccanismo in vigore. Ciò è quanto più lontano sia possibile dal principio di autorità. Proprio perchè a parlare non sono gli scienziati ma gli esperimenti che MOLTI scienziati esperti e indipendenti fanno. non conoscendo gli uni i risultati degli altri. dai risultati di questi esperimenti, fatti da chi meglio non poteva essere a farli, si evince se una pubblicazione, un brevetto, una scoperta è affidabile o meno. L’interpretazione di Severino è puro delirio. Non riesco a commentare un ragionamento così astratto. per me non significa nulla: “ho sentito intellettuali porsi per esempio il problema di come la scienza stia diventando sempre più “produttrice di senso”, non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per il cosiddetto uomo della strada” non capisco proprio dove si voglia arrivare. La critica all’eccessiva parcellizzazione del sapere scientifico è sterile. La parcellizzazione esiste perchè in ogni campo del sapere sappiamo molto più di quanto non si sapesse 200 anni fa. Nessuno può riuscire nella ricerca di un determinato aspetto scientifico se non si focalizza esclusivamente in quell’aspetto. poi è ovvio, serve una preparazione generale di base a cosa sia la scienza e un’ infarintura di ogni campo del sapere scientifico è sempre gradito. ma se si vuole fare ricerca in un determinato campo è in quel campo che bisogna specializzarsi e non in tutti i campi della scienza. il fatto che ” se esso perde il contatto con l’insieme, finisce per snaturare la vera essenza di ciò che indaga” … è puro vaneggiamento di chi non conosce la ricerca e non sa di cosa parla. “in nome del progresso scientifico, che promuove il benessere dell’individuo, sono pronto a sperimentare sulla vita di esseri viventi, umani e non” E qual è l’alternativa bloccare la ricerca? se si sperimenta su umani o animali non è per il progresso scientifico ma per il progresso dell’umanità! Si vaneggia totalmente quando si fa riferimento a Bruno e Galilei. “In nome della scienza e di chi l’ha costruita, io ti zittisco.” esatto. la scienza dice che devi avere prove per dire ciò che pensi. non esiste la “Libertà di opinione” nel mondo scientifico. pertanto è giusto che se non hai le prove di ciò che dici tu venga zittito. Silvia Molè innanzitutto mille grazie per il tempo che ti sei preso. Mi riempie di orgoglio vedere come posizioni differenti possano essere espresse con sobrietà e rispetto reciproco in questo gruppo. E come sempre queste discussioni ARRICCHISCONO, solo con il confronto reciproco si puo valutare seriamente la propria posizione. Sul ricercatore autonomo penso di poter concordare, nel senso che oggi la ricerca avviene e ha successo principalmente attraverso il lavoro di equipe e anche l’interdisciplinarietà. questo non significa che non si debbano maggiormente finanziare equipes di ricercatori autonomi, non finanziati dall industria. Ammettiamo pure che nell articolo si facciano generalizzazioni indebite, che non sia la “maggior parte” della scienza ad essere colpita dai conflitti di interesse, questo non significa che non si debba essere vigili ed estremamente critici ogniqualvolta ci imbattiamo in tali conflitti e che non bisogna minimizzare (vedi questione aspartame, che ho postato qui ieri, se hai voglia leggi sia il commento che l ultima ricerca al proposito). Questo come compromesso tra le nostre “due”posizioni. Solo se hai tempo leggi questo contributo sul tema: http://www.fallacielogiche.it/index.php?option=com_content&task=view&id=201&Itemid=209 Silvia Molè PS. sulla sperimentazione animale nell’ultimo link che ho riportato trovi molti peer review sull’argomento! tesi antiscientificita di questa. S. L. beh, ho sentito parlare di questa vicenda ma non ho approfondito perchè in questi casi non so discernere cosa sia credibile e cosa no.. o meglio non so bene quali fonti sono attendibili e quali meno. se non altro mi ci vorrebbe molto tempo per verificare tutto perchè non so distinguere in questo campo quali aspetti siano normali e quindi “fidarmi” della fonte e quali invece siano strani e quindi approfondire… Cosa che invece ho fatto in questo articolo. S L. questo link http://www.fallacielogiche.it/index.php?option=com_content&task=view&id=201&Itemid=209 o questo? http://jama.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=195843 Silvia Molè si, al numero due peer reviews sperimentazione animale. S. L. Per favore mi linki i peer review? a me sembra di trovare solo opinioni in merito alla sperimentazione animale in toto che non sono per nulla convincenti. Se i peer review ci sono saranno riferiti soltanto a determinati modelli di animali usati per determinati esperimenti. se è stato dimostrato tramite peer review che il coniglio non è un modello adatto per studiare il sistema nervoso questa dimostrazione vale solo per il coniglio e solo per il sistema nervoso… E’ impossibile dimostrare tramite peer review che tutta la sperimentazione sia antiscientifica e improduttiva perchè ci sono talmente tanti tipi di animali e tanti tipi di esperimenti, e talmente tante cure ricavate dalla sperimentazione animale (la totalità degli attuali medicinali e farmaci) che non si può dare questo giudizio. Se è vero che prima l’insulina veniva estratta dai cani e funzionava (ed è vero) allora sarà vero che non tutti gli animali sono non idonei alla sperimentazione. (NB: adesso l’insulina si riesce a sintetizzarla artificialmente senza l’uso dei cani. un passo avanti sia dal punto di vista economico, sia etico. per quale motivo se ci fossero i metodi alternativi si dovrebbero usare gli animali che portano via tempo e soldi inutilmente?) Le cose che ho letto tra i vari link (tra cui il caso del Talidomide, il fatto che il 90% delle cure testate sugli animali falliscono sull’uomo, e la storia dei metodi alternativi) sono state ampiamente smentite da questi ragazzi: http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/about/ Silvia Molè ecco tutti i peer review (in mezzo anche uno o due contributi di altro tipo), la antiscientificita della sperimentazione animale è ampiamente documentata (comunque qui non vi sono solo interessi industriali di mezzo, il discorso è più ampio). ERano al punto 2 della voce : Scienza o Multinazionale. http://www.bmj.com/content/328/7438/514 http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000245 http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0007824 http://www.jameslindlibrary.org/illustrating/articles/why-animal-studies-are-often-poor-predictors-of-human-reactions http://storiadossier.blogspot.it/2012/06/linutilita-scientifica-della.html (interessante per gli esempi concreti) http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17032985 http://www.novivisezione.org/info/vivis_ls1.htm http://www.bmj.com/rapid-response/2011/11/01/systematic-reviews-demonstrate-poor-clinical-utility-animal-experimentatio “These systematic reviews clearly do not support the opinions of advocates that animal experiments are beneficial in the development of human therapeutic interventions and the assessment of human toxicity. On the contrary, they consistently demonstrate that animal experiments are of low clinical utility. In fact, no systematic review has been published in a peer-reviewed biomedical journal demonstrating that animal experiments are as beneficial in combating human diseases as advocates frequently claim. To persist with such claims contrary to this consistent and growing body of evidence is unscientific.”(Andrew Knight) http://www.pnas.org/content/early/2013/02/07/1222878110 (lo studio piu recente) http://www.ilcambiamento.it/vivisezione/vivisezione_test_topi_inattendibili.html http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1781970/ (Comparison of treatment effects between animal experiments and clinical trials: systematic review) http://www.galileonet.it/articles/4c32e14d5fc52b3adf000dc5 http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-ca58642d-40f8-4ca5-8f78-243b5c2be9ce.html?refresh_ce http://www.peh-med.com/content/4/1/2 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9555760 ( effetti collaterali di medicine testate su animali) e http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/india-1300-cavie-umane.aspx http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000245 http://ihcp.jrc.ec.europa.eu/our_activities/alt-animal-testing/alt_test_reach http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/027205909090157F http://www.nature.com/news/2011/110928/full/477526a.html http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/come-nasce-un-farmaco http://speakingofresearch.com/2008/07/25/92-of-statistics-are-taken-out-of-context/ Se qualcuno per cortesia puo leggere con attenzione e darmi il suo parere. Riassumo: circa il 90% delle medicine testate sugli animali falliscono successivamente negli esperimenti su umani. Lo scrivente dice: in realtà non è vero, in quanto vi sono anche prove in vitro e il fallimento dovrebbe quindi essere imputato anche a queste. NON mi risulta, i quanto NON TUTTE le prove in vitro sono idonee allo scopo, e oggi proprio in questo senso si sta lavorando, con buoni successi mi pare. Inoltre la riprova del fallimento assoluto è fornito dallo scrivente stesso che cita la necessita di animali geneticamente modificati per assicurare maggior successo!!! E per il restante 10% deve essere ancora dimostrata l’utilità… Where is the evidence that animal research benefits humans? | BMJ http://www.bmj.com Assessing animal research Despite the lack of systematic evidence for its effect…Visualizza altro Silvia Molè PS. come potrai vedere la maggior parte dei peer review che ti ho portato riguardano la sperimentazione animale in toto. e anche se risultasse che solo un 5% è necessario, ipotesi per assurdo, sarebbe gia un primo passo eliminare il 95% di sperimentazione pericolosa e truffa anche per l’uomo. Con tutto il rispetto, ma la tua fonte è soltanto un blog. Uno degli studi da me riportati indica chiaramente che “These systematic reviews clearly do not support the opinions of advocates that animal experiments are beneficial in the development of human therapeutic interventions and the assessment of human toxicity. On the contrary, they consistently demonstrate that animal experiments are of low clinical utility. In fact, no systematic review has been published in a peer-reviewed biomedical journal demonstrating that animal experiments are as beneficial in combating human diseases as advocates frequently claim. To persist with such claims contrary to this consistent and growing body of evidence is unscientific” Alessio D’errico http://www.lescienze.it/news/2013/02/08/news/i_buoni_e_i_cattivi_dell_editoria_scientifica-1497374/ questo potrebbe sistemare un pò le cose Leni Remedios Grazie mille per i commenti e le critiche, sono molto contenta di aver sollevato questa discussione. Silvia Molè grazie a te carissima Leni, in assoluto uno degli articoli più belli che ho letto da un anno a questa parte. Leni Remedios Per ora ho il tempo di toccare solo un paio di punti. Intanto le seguenti aprole di Silvio sono un ottimo spunto di riflessione, cito: ” Per quale motivo non si dovrebbe indirizzare la ricerca verso scoperte che potrebbero migliorare la vita (e contemporaneamente fruttare economicamente)?” . Nel caso della fusione fredda – di cui, tra l’altro, ci sono stati e ci sono numerosissimi studi in giro per il mondo, come no, con brillanti risultati, ti rimando al libro di Roberto Germano per questo, dove sono elencati con precisione e con tutte le referenze e bibliografie necessari – la risposta alla tua domanda e’ evidente, o forse la posso formulare con un’altra domanda: in una societa’ basata sul merctao dei combustibili fossili e con ingenti capitali gia’ immessi ed investiti sulla fusione calda (con relative migliaia di posti di lavoro implicati, guerre, etc) pensiamo per un attimo cosa vorrebbe dire la conversione ad una societa’ in cui i citatdini possono ricavare l’energia da una fonte pulita e a poco prezzo (questo e’ proprio il punto fondamentale: proprio il fatto che NON frutterebbe economicamnete come invece il sistema vigente). Poi rigiro un attimo la domanda: se cosi’ non fosse, perche’ quelli el MIT avrebbero avuto interesse nel modificare i dati dei grafici? Poi comunque sia, pur non essnedo una fisica, ti devo rettificare: guarda che la fusione fredda (o meglio LENR ) viene attualmente utilizzata nei laboratori NASA, soprattutto nei progetti spaziali. Quindi, lo dico senza polemica, ti inviterei a rileggere un po’ meglio quanto ho riportato, perche’ il fatto che la fusione fredda sia una cialtroneria l’hanno disconosciuto pure certe istituzioni che prima abbracciavano l’atteggiamento ufficiale. Poi cerco di trovare il link nasa in cui si parlava specificamente di questo. Un’altra cosa che vorrei precisare: l’articolo non vuole essere un’apologia A PRIORI delle tesi cosiddette “cospirazioniste” (uso questo termine pur non amandolo, ma tanto per capirsi). Sono d’accordissimo sul fatto che ci siano anche i cialtroni in giro, ed infatti -sempre nell’articolo – se ti sei accorto riporto anche la definizione di scienza patologica, coniata da Langmuir. Il principio di prudenza vale sempre. Comunque bene cosi’, chiariamoci. Credo che ci sia il bisogno di un bel confronto franco su queste cose. A piu’ tardi S. L. Silvia Quei link che mi hai mandato li avevo gia trovati. ti ho chiesto quali sono i peer review perchè quelli che ho visto mi sembrano tutt’altro che le prove peer reviewed di cui parli. tra i vari link non sono “uno o due” i contributi di altro tipo ma il 100%. Leggo siti come Jameslindibrary, storiadossier, novivisezione, il cambiamento, galileonet, report.rai.it, avvenire. Dei restanti siti c’è una buona percentuale di siti che dicono l’esatto opposto di ciò che tu affermi. ovvero che la sperimentazione animale viene abbondantemente utilizzata e laddove sia possibile viene sostituita da metodi alternativi più economici. Desumo che non hai la minima idea di ciò di cui parli e ti prendi la briga di linkare articoli che neanche tu comprendi. Ti consiglio di farti prima un’idea precisa di cosa dice l’altra campana. ma non da pubblicazioni scientifiche. non capiresti nulla. (sarebbe poi una gara a chi linka la pubblicazione più bella senza capirci niente). Passa su quel blog invece.. e se c’è qualcosa che vuoi approfondire ci sono i relativi link. Leggi ciò che linki la prossima volta ti farà evitare figure come questa. -http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/come-nasce-un-farmaco nella sezione “La sperimentazione preclinica” nell’ultimo rigo leggo “Soltanto quando si è appurato in laboratorio che la molecola possiede potenziali effetti terapeutici si può passare alla sperimentazione sugli animali (studi “in vivo”). ” -http://ihcp.jrc.ec.europa.eu/our_activities/alt-animal-testing/alt_test_reach Qui si parla dei famosi “metodi alternativi” che vengono applicati, lo ripeto fino alla nausea, laddove sia possibile. c’è il cosiddetto principio delle 3R che i ricercatori seguono: ovvero “Replace, Reduce, Refine” che è citato in questo link: “One of the main tasks of EURL ECVAM is to validate alternative methods that can replace, reduce and refine the use of animals in scientific testing. The work carried out by EURL ECVAM is essential in reducing the volume of animal experiments in the EU. ” ciò non significa che il modello animale è antiscientifico, ma l’esatto opposto. -http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000245 Su questo articolo hai preso una cantonata bestiale! Qui non si sta discutendo sulla validità della sperimentazione animale! l’articolo parla del perchè e percome alcuni esperimenti che avevano dei modelli animali non hanno funzionato nel passaggio da fase preclinica a fase clinica. insomma è una spiegazione dei motivi per i quali alcuni esperimenti (che dovevano andare bene) non sono andati bene. alcuni pezzi presi dall’articolo: “Systematic review and meta-analysis of animal studies may aid in the selection of the most promising treatment strategies for clinical trials.” e ancora.. “Several studies have suggested that in patients the relation between infarct volume and functional outcome is moderate at best [37],[38]. Finally, the usual time of outcome assessment of 1–3 days in animal models contrasts sharply with that of 3 months in patients [19]. For these reasons, it is not surprising that, except for thrombolysis, all treatment strategies proven effective in the laboratory have failed in the clinic.” -l’articolo di “avvenire” non dovrei neanche commentarlo se non fosse per il fatto che è clamorosamente pro-SA. a giudicare solo dal titolo dell’articolo.. -http://www.peh-med.com/content/4/1/2 In quest altro articolo si cita il Talidomide. Cavallo di battaglia degli animalisti ma che gli si ritorce contro. il talidomide è un medicinale per donne gravide che è stato testato sugli animali e ha dato, nonostante la sperimentazione animale, conseguenze disastrose perchè i bambini nati dalle mamme che hanno assunto questo medicinale sono deformi. non ricordo la malattia come si chiamava. Ciò che gli animalisti non dicono è che gli animali su cui il farmaco è stato testato NON ERANO GRAVIDI. successivamente, dopo che fù ritirato dal mercato, fù testato sugli animali gravidi e nacquero cuccioli deformi. contenta? altra grande “vittoria” della sperimentazione animale. http://www.pnas.org/content/early/2013/02/07/1222878110 (lo studio piu recente) Basta leggere il titolo per capire che non c’entra nulla con ciò che tu vuoi dimostrare. …continua… S. L. … http://www.bmj.com/rapid-response/2011/11/01/systematic-reviews-demonstrate-poor-clinical-utility-animal-experimentatio Questa che mi hai linkato è la RISPOSTA all’articolo. NON l’articolo! Riguardo alla tua citazione: http://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Knight ecco chi cavolo è “Andrew Knight” un giornalista! e perchè la sua parola dovrebbe meritare un solo minuto del mio tempo?? -http://www.plosone.org/article/info:doi/10.1371/journal.pone.0007824 Qui vale lo stesso discorso che ho fatto sopra. basta leggere le prime 5 righe per capire che è esattamente il contrario di ciò che tu vuoi dimostrare: “For scientific, ethical and economic reasons, experiments involving animals should be appropriately designed, correctly analysed and transparently reported. This increases the scientific validity of the results, and maximises the knowledge gained from each experiment. A minimum amount of relevant information must be included in scientific publications to ensure that the methods and results of a study can be reviewed, analysed and repeated.” -http://www.bmj.com/content/328/7438/514 Prime 2 righe: “Much animal research into potential treatments for humans is wasted because it is poorly conducted and not evaluated through systematic reviews” Risposta: non è ciò che tu vuoi dimostrare. poi vorrei spendere una parola per quell’ articolo di Speaking of Research. Il 90% delle cure passate sugli animali non passano sull’uomo. Lo scrittore di SoR scrive che queste malattie sono passate attraverso la sperimentazione in vitro prima di arrivare agli animali. dunque se hanno avuto risultati positivi sugli animali allora li hanno avuti anche sulle cellule in vitro! perchè tu sai, che se non si supera il test in vitro non si passa alla sperimentazione IN VIVO. quindi dobbiamo concludere che secondo questa logica perversa anche le sperimentazioni in vitro non sono per nulla predittive! perchè il 90% delle cure non passa sull’uomo ma passa sulle cellule in vitro! La verità è che questo “misero” 10% di possibilità di successo è il 10% tra i farmaci testati E AVENTI SUCCESSO SULL’ANIMALE! ma non si parla di tutti i farmaci che invece non erano stati efficaci neanche sugli animali e che quindi sono stati scartati dalla sperimentazione sull’uomo! questo 10% senza la sperimentazione animale diventerebbe lo 0,00…001% ! è spiegato tutto molto chiaramente qui: http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/04/28/elementi-di-probabilita-per-babbei/ ah approposito. sì, è solo un blog, ma non c’è bisogno di linkarti 20 pagine di ricerche che neanche tu comprendi (a quanto pare). ti basta leggere una cinquantina di righe per capire concetti semplici e avere chiarimenti logici su questi determinati temi. Ciò che ti ho linkato NON E’ UNA FONTE. è una serie di articoli che sono stati scritti per contrastare la forte disinformazione che c’è. ma lo fanno semplicemente analizzando le affermazioni degli animalisti e facendo null’altro che l’analisi logica. Quando si cita qualcosa o un riferimento si mettono gli opportuni link. per i nostri scopi questo blog è esaustivo. “e anche se risultasse che solo un 5% è necessario, ipotesi per assurdo, sarebbe gia un primo passo eliminare il 95% di sperimentazione pericolosa e truffa anche per l’uomo” anche se risultasse che… ma se viene applicata in tutti i campi della ricerca biomedica, farmacologica, comportamentale e neurologica… se grazie agli animali sono stati fatti i primi trapiani, sono stati testati i vaccini, sono stati vinti tutti i premi nobel della medicina da una ventina d’anni ad oggi… per quale assurdo motivo non dovrebbe essere uno strumento valido? ciò che è assurdo poi è che si considera antiscientifica la sperimentazione di un farmaco su un topo, mentre è più scientifica la sperimentazione dello stesso farmaco su una colonia di cellule in vitro. Ciò non ha senso. se si blatera che l’animale è molto diverso dall’uomo quindi non riuscirebbe a emulare gli stessi meccanismi fisiologici umani (falso) potrebbe riuscirci una colonia di cellule???? ma non scherziamo dai! Come si fa a fare esperimenti sulle malattie neurodegenerative come il Parkinson, la sclerosi, l’Alzhaimer… senza usare gli animali? prima di addentrarsi in un oceano di pseudo pubblicazioni è bene farsele le domande base. S. L. @Leni “con ingenti capitali gia’ immessi ed investiti sulla fusione calda (con relative migliaia di posti di lavoro implicati, guerre, etc)” Guerre?? quali guerre?? per approvvigionarsi di cosa? “pensiamo per un attimo cosa vorrebbe dire la conversione ad una societa’ in cui i citatdini possono ricavare l’energia da una fonte pulita e a poco prezzo” la fusione calda è altrettanto pulita. e in ogni caso stai tranquilla che tra prima di 50 anni non la vedremo sfruttata a livello industriale. Quindi se ci sono probabili posti di lavoro riguarderanno i nostri nipoti. “questo e’ proprio il punto fondamentale: proprio il fatto che NON frutterebbe economicamnete come invece il sistema vigente” e questo che vorrebbe significare? Tu non sai che si sta buttando l’anima per cercare le fonti di energia più economiche possibili! Secondo te l’ENEL ha interesse a farci pagare poco o tanto la bolletta? e Lo stato invece? Si ha interesse ad avere energia ad alto o a basso prezzo? perchè se l’enel avesse interesse a farci pagare poco non brucia la benzina nelle centrali termoelettriche, invece del metano (più economico)? Perchè secondo te volevano installare le centrali nucleari? per farci pagare di più? o forse perchè l’energia nucleare è la più economica sul mercato?? Che ti piaccia o no la tua visione del mondo è cospirazionista. Sul giallo degli esperimenti truccati e gli scienziati misteriosamente uccisi sinceramente non so che dire. viene usata dalla NASA? mmm.. qualcosa di ufficiale ? Silvia Molè S. L., sono allibita, nel senso che prima riporti un blog (!!!) a sostegno delle tue teorie e poi dici che le revisioni paritarie da me riportate , di cui tu non conoscevi neppure l’ esistenza perche sei mosso da pregiudizi ideologici che con la scienza nulla hanno a che fare, non dicono quello che dicono in questo gruppo sono tutti assai preparati da poter giudicare da soli. Silvia Molè http://www.bmj.com/content/328/7438/514 Where is the evidence that animal research benefits humans? | BMJ http://www.bmj.com Assessing animal research Despite the lack of systematic evidence for its effect…Visualizza altro 5 maggio alle ore 6.31 • Mi piace • Silvia Molè http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000245 PLOS Medicine: Can Animal Models of Disease Reliably Inform Human Studies? http://www.plosmedicine.org PLOS Medicine is an open-access, peer-reviewed medical journal that publishes ou…Visualizza altro Silvia Molè Ps. Ho letto per intero i tuoi ultimi attacchi ad hominem, per cui reputo inutile continuare, , a riconferma della disonestà intellettuale e della VIOLENZA cui ricorre chi non sa difendersi con gli argomenti “non capisci nulla ….”. Se ti può consolare e una tecnica usata anche in diversi gruppi di pseudo scienza qui su FB, asserviti alle multinazionali, dove vengono censurati oppure omessi gli studi scomodi e modificati a posteriori i thread(cancellazione commenti interlocutori) per fare “ordine”. E attaccati personalmente e violentemente tutti coloro che dissentono. Infatti avevi cominciato con le budella. Un metodo molto scientifico direi. Sappi che scienza e logica vanno di pari passo. Insieme all onesta intellettuale. È puoi volentieri continuare a pensare che le revisioni paritarie non dicono quello che dicono, fatto e’ che animal experiments are of low clinical utility. In fact, no systematic review has been published in a peer-reviewed biomedical journal demonstrating that animal experiments are as beneficial in combating human diseases as advocates frequently claim. To persist with such claims contrary to this consistent and growing body of evidence is unscientific”. AXIOMATIC : http://www.bmj.com/content/328/7438/514. Where is the evidence that animal research benefits humans? | BMJ http://www.bmj.com Assessing animal research Despite the lack of systematic evidence for its effect…Visualizza altro Silvia Molè Ancora una cosa…se veronesi scrive anche su un giornale non significa che sia solo un giornalista….. gli attacchi ad hominem senza verifica alcuna gettano nel ridicolo. Dovresti smettere di studiare da wikipedia, qui non lo fa nessuno http://www.animalconsultants.org/consultants/knight_andrew.html. E non per nulla pubblica su AUTOREVOLI li riviste scientifiche, ma forse ha stuprato la cameriera, se cerchi ancora un po’ su wikipedia Andrew Knight BSc. (Vet. Biol.), BVMS, CertAW, DipECAWBM (WSEL), PhD, MRCVS, FOCAE http://www.animalconsultants.org Andrew Knight S. L. E si è visto come siete “preparati”. Tu mi linki roba PRO SA pensando che fosse “La prova peer reviewed”della tua tesi ANTI SA… ti ho spiegato mille volte per quale motivo ho citato un blog. il blog è solo un punto di partenza perchè trovo controproducente fare ciò che avrei potuto fare più logicamente, cioè cercare una serie di cure inventate dalla S.A. che non potrebbero essere testate diversamente e riportarti i peer review. non l’ho fatto perchè ritenevo più costruttivo dialogare invece di fare una guerra di link. ti ho citato il blog dicendo “qui quello che ti ho appena detto lo spiegano meglio, perchè sono medici/biologi/veterinari e queste cose le sanno meglio di me”. Non ti ho detto “La fonte di tutte le informazioni è questo blog.” è un punto di partenza per instradare un buon ragionamento logico sulla questione e non affidarsi esclusivamente alle pubblicazioni scientifiche! certo che dico questo! tu mi linki a pagine che secondo te dimostrerebbero le tue tesi ma invece dicono tutt’altro! cosa dovrei desumerne? che non le hai lette! http://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Knight Mi sa che ho sbagliato Andrew Knight. questo è del 39.. Per giornalista era sottinteso “Giornalista Economico” che nulla può sapere di scienza. non è un attacco ad hominem ma la sacrosanta verità! Fatto sta che ciò che hai riportato, come ti ho fatto notare, è il suo commento su un articolo. Non è l’articolo! (il quale,mi dispiace deluderti, non è neanche Peer Reviewd ed è stato scritto da Pandora Pownd, un’attivista per i diritti degli animali. altro attacco ad hominem, guarda un pò…) Hai di nuovo linkato quest articolo che non dice nulla: http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000245 se ti prendessi la briga di leggerlo con attenzione ti accorgeresti che è un ricettario degli errori che vengono fatti in laboratorio e che spiegano per quale motivo la S.A. a volte non funziona. E’ probabile che questi articoli abbiano scoperto l’acqua calda. Perchè probabilmente è vero che gli animali non sono un modello totalmente predittivo. Infatti c’è un buon 90% di differenza (dati animalisti) tra ciò che funziona sugli animali e ciò che non funziona sugli uomini. Però ti ho spiegato prima che gli animali servono lo stesso a simulare determinati meccanismi fisiologici (i beagle sono un ottimo modello per il sistema cardiocircolatorio. cambia poco tra il loro funzionamento e il nostro). Dunque si cavalcano queste analogie in modo da sfruttarle al meglio. Ti ho già detto che quel 90% senza l’uso degli animali che fanno da setaccio la percentuale salirebbe esponenzialmente! è pura statistica! Tu non credi alla S.A. perchè hai trovato queste 2 pubblicazione che ti dicono che è giusto non crederci oppure perchè ci sono altre cose che hai letto/sentito in merito (che potrei smontarti una ad una) ? se è la prima ipotesi non ti sei chiesta per quale motivo se esistono queste pubbliazioni i medici, i ricercatori, gli scienziati e le case farmaceutiche non fanno totalmetne a meno della S.A? che interessi hanno a praticare qualcosa che porta via soldi e tempo inutilmente? la SA non è un Buisness (da dove entrerebbero i soldi?) ma un costo per chi sperimenta! quindi tutti hanno l’interesse di abolirla. primi tra tutti gli scienziati. Cioè credi di essere l’unica ad aver trovato queste pubblicazioni? quindi se io trovo delle pubblicazioni che mettono in difficoltà la teoria dell’evoluzione avrei ragione di dubitare di essa? S. L.i Ah poi un’altra cosa. Tu stessa hai scritto “e anche se risultasse che solo un 5% è necessario, ipotesi per assurdo, sarebbe gia un primo passo eliminare il 95% di sperimentazione pericolosa e truffa anche per l’uomo.” se così fosse allora vuol dire che i tuoi link non servono a nulla! se risultasse che un 5% è necessario vuol dire che i tuoi bei link vanno a farsi friggere perchè dicono (direbbero) che la S.A. non è un buon modello e bla bla bla. ma dato che ti ho riportato un solo esempio (che basta per distruggere ciò che tu affermi) ovvero l’insulina che prima veniva estratta dai cani allora mi devi spiegare come è possibile conciliare i tuoi link con questo dato di fatto. Francesco Pelillo È un mondo difficile… che non prevede il settarismo in nessuna delle scelte che si fanno in vista della sua evoluzione… Da un punto di vista strettamente scientifico, nulla sarebbe più efficace della vivisezione umana, ma diciamo che si è (forse…) soprasseduto per ragioni di compromesso con l’etica dominante alla quale si perviene per convenzione. Quindi, continuiamo così, dibattiamo e evolviamo, ma sapendo già che la prossima etica che ne deriverà sarà ancora da abbattere… Leni Remedios “la fusione calda è altrettanto pulita”, S. L., io capisco la passione nel difendere le proprie posizioni, ma potresti per cortesia apportare spiegazioni a questa frase? S. L. Francesco Purtroppo la devo correggere. La sperimentazione direttamente sull’uomo (vivisezione è un termine inappropriato) non solo è inconcepibile sul piano etico ma anche su quello scientifico è inpraticabile! le faccio degli esempi: 1)I topi hanno un ciclo di vita accelerato rispetto al nostro, quindi la potenziale tossicità delle sostanze somministrate si evince nel corso di uno o pochi anni, mentre nell’uomo eventuali reazioni avverse potrebbero manifestarsi anche dopo decenni, perciò comprenderai che la ricerca verrebbe notevolmente rallentata dall’aumento dei tempi richiesti. 2)L’ideale è ricercare su diverse specie di animali, perché è esattamente dall’osservazione della diversità di strutture che se ne intuisce la funzione. Potremmo citare la guaina mielinica degli assoni dei neuroni (si è capito a cosa serve con il confronto tra il sistema nervoso dei Molluschi Cefalopodi e quello dei Vertebrati), oppure il glomerulo ed i nefroni dei reni (se n’è intuito il funzionamento attraverso la comparazione di specie che vivono in ambienti a diversa reperibilità di fonti d’acqua e a diverse gradazioni di salinità). 3)una cavia è il risultato di molteplici incroci fra parenti per ottenere l’omologia necessaria ed è tenuta tutta la vita fino all’età adulta in ambiente sterile. Essere umano ha un passato genetico variegato e vive molti anni nella società prima di subire sperimentazione. Leni Certo che posso spiegartelo! la fusione calda non è altro che la fusione degli atomi di idrogeno in atomi di elio. il prodotto della fusione (le scorie nucleari) sono ELIO cioè un gas inerte! quello che metti nei palloncini per intenderci. niente radioattività niente rifiuti tossici.. niente di niente. l’idrogeno viene estratto dall’acqua e non c’è alcun rischio lontanamente paragonabile a quello delle centrali a fissione. attualmente in uso. Hai bisogno di peer review per avvalorare questa mia affermazione? 5 maggio alle ore 11.22 • Mi piace Francesco Pelillo S.L., non metto in dubbio una sola parola degli aspetti tecnici che sollevi, ma resto convinto che l’integrazione tra la sperimentazione su animali con quella sugli esseri umani favorirebbe il raggiungimento di risultati più efficaci. Questo, naturalmente, a prescindere da ogni valutazione etica… S. L. Aspetti, se parla di integrazione il discorso è diverso. infatti ciò che mi preme sottolineare è che la sperimentazione sulle cavie umane si fa già. tra gli articoli linkati da Silvia ce n’è uno che spiega molto bene l’iter procedurale di sperimentazione di un farmaco: http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/come-nasce-un-farmaco in breve: “Queste ricerche […] si articolano in diverse fasi: studi “in vitro” e “in vivo” sugli animali (sperimentazione preclinica) e studi cosiddetti di fase 1, di fase 2 e di fase 3 eseguiti sull’uomo (sperimentazione clinica). ” si fanno prima le simulazioni coi modelli informatici e/o sulle cellule in vitro. se la sperimentazione ha successo si passa agli animali (di solito si usano 2 specie diverse). se la fase “in vivo” ha successo allora si passa alla fase di sperimentazione sull’uomo. Francesco Pelillo Sapevo di queste procedure che tengono conto dell’etica attualmente condivisa. Ma dobbiamo convenire che questi codici sono approntati proprio per limitare le ricerche condotte segretamente perché più convenienti e “efficaci”. Mi sembra che il fatto che vi sia la necessità di regoalmentare e di adottare un codice etico confermi la mia tesi. Purtroppo i Mengele non sono scomparsi con il nazismo… S. L. Il codice etico esiste ed è la normativa europea in vigore. Questa normativa impone di non poter usare un animale per 2 esperimenti consecutivi, di usare sempre l’anestesia (a meno che non si tratti di fare un esperimento meno stressante di somministrare l’anestesia stessa oppure nel caso in cui l’anestesia inficierebbe il risultato dell’esperimento…), impone di tenere gli animali in condizioni piacevoli e di evitare stress e frustrazione nella loro vita in cattività. (anche perchè in questo senso i risultati sono migliori). Questa normativa è stata firmata dopo un tavolo di trattative tra scienziati, medici e animalisti. Se i ricercatori non seguono questa normativa per conseguire più profitto di fatto non otterrebbero nulla. perchè sono tenuti a descrivere in toto nelle loro pubblicazioni tutto l’iter procedurale che hanno adottato. e se la procedura non rispecchia le norme del citato documento la presunta pubblicazione non sarà valida! S. L. le ricerche tenute in segreto credo che non servano a nulla sul piano commerciale.. Francesco Pelillo Allora sono dei pazzi quelli che le fanno. Evidentemente le fanno solo per passione… Allora che bisogno c’è di promulgare leggi e di definire codici etici? S. L. ma chi è che le fa? se sono tenute in segreto poi come fa lei a conoscerle? in ogni caso i codici etici e le leggi servono per tutelare agli animali dai casi in cui a dei ricercatori venisse in mente di fare esperimenti “fuori dagli schemi”. Improbabile, sì, ma una legge deve pur sempre esserci. Francesco Pelillo Ho capito che non serve continuare. Chiudo qui. Silvia Molè Allora, io ascoltò volentieri le opinioni di tutti, ma vorrei una revisione paritaria sull utilità della sperimentazione animale. Possibile? http://antoniogenna.com/2013/02/07/edicola-le-scienze-n534-febbraio-2013-fidarsi-di-big-pharma/ Edicola – “Le Scienze” n°534, febbraio 2013: “Fidarsi di Big Pharma?” Silvia Molè http://www.bmj.com/content/328/7438/514 Where is the evidence that animal research benefits humans? | BMJ http://www.bmj.com Leni Remedios Eccomi, finalmente. No, non e’ una peer review quello che voglio,S.L., non so quanto sia utile una discussione dove ci si azzuffa a colpi di peer review, forse ci stiamo un po’ smarrendo, molti non andranno a leggere i singoli link che postate. Cerco di delucidare alcuni punti sollevati, lo faccio con piu’ post piccoli, di modo da non appesantire troppo l’intervento. Prima di tutto io ci tengo a ribadire quanto gia’ apposto nella premessa del saggio: io mi ritengo un’ignorante, non rientro affatto nella categoria dei ‘molto preparati’ (non ricordo bene il termine usato, mi sembra questo), a cui tu ti riferisci. Io so di non sapere. Leni Remedios Il mio saggio non invita ad essere tuttologi (Dio, o chi per esso, ce ne scampi dai tutttologi!!), una singola persona non puo’ occuparsi approfonditamente di tutto, e’ umanamente impossibile. Non e’ proprio questo che cerco di dire nel mio saggio, ma forse con la seconda parte verra’ chiarito meglio, lo spero. Io credo molto, e penso che sia fondamentale, in un dialogo profondo e in una collaborazione non superficiale fra le reciproche competenze. Per questo sono ben lieta di ricevere delle critiche attente da una persona come te che, immagino, ha delle competenze specifiche nel campo. Il dialogo e’ proficuo se s’intende, con la critica, apportare miglioramenti, correzioni all’argomento. Se nasce invece dall’intenzione di averla vinta sull’altro, mi spiace, questo non e’ la mia intenzione, io ho gettato un sasso nello stagno e vorrei cercare di capire insieme. Leni Remedios Mi metto un po’ piu’ a nudo: non sono una scienziata, sono un’autrice, di fiction e di critica letteraria, dalla formazione filosofica, una laurea in filosofia con un approfondimento in particolare della psicologia analitica junghiana. Questa e’ il mio percorso. Percio’, quando ho accostato questi argomenti, e ritengo pregnante e doveroso farlo per un filosofo, da ignorante l’ho fatto affidandomi non certo a blogger invasati dalla tastiera facile: in tal caso le tue budella avrebbero tutte le ragioni del mondo ad attorcigliarsi. Gli autori che ho preso in considerazione hanno tutti un percorso ed un’esperienza tali da avere pochi dubbi quanto meno sulla loro intenzione: Bruce Charlton e’ professore di un’universita’ inglese, ha svolto ricerca in campo UFFICIALE (non autonomo) per circa 25 anni, in campi diversi, mi permetto di pensare che dica le cose con una certa cognizione di causa. Stessa cosa per quanto riguarda Giuliano Preparata: prima di passare alla ricerca autonoma ha svolto una lunga carriera nelle universita’ italiane ed americane (e continuava ad insegnare alla Statale anche durante gli anni di ricerca autonoma), ha lavorato al CERN, lui stesso, assieme a Del Giudice e a Germano, hanno lavorato al progetto Enea, finanziato dallo Stato (progetto a cui, penso saprai, anche Carlo Rubbia partecipo’, ne curo’ i progetti, fino a che’ spari’ improvvisamente dalla scena senza pronunciar favella, su questo puoi consultare la bella inchiesta di rainews24 dove intervistano sulla vicenda la fisica Antonella De Ninno ed in cui forniscono i documenti e i riferimenti necessari, riscontrabili tranquillamente in rete). Quindi tutte figure delle istituzioni, non ‘nerds’ che improvvisano laboratori nel garage e se la pigliano ogni cinque secondi con le multinazionali, non so se mi spiego Leni Remedios Sulle scorie: sono molto colpita e confusa, la tua posizione mi sembra addirittura OLTRE quella ufficiale. Nel senso che la presenza di scorie radioattive e’ un fatto di cui si e’ sempre parlato, si parla, negli ambienti ufficiali. Io non posso entrare nel merito del trizio e dei neutroni, ripeto, non ne ho le competenze: rimando anche per questo al libro di Germano che ho ampiamente citato nel saggio, preziosissimo perche’, per ogni argomento, fornisce la bibliografia di riferimento (ufficiale) Leni Remedios Entro nel merito invece in una questione su cui mi hai non poco sorpreso, devo dire la verita’, perche’ qui la logica ne soffre: mi lascia alquanto perplessa cio’ che affermi riguardo alla peer review, ovvero al fatto che non ci sia nessun problema nel fatto che una teoria sia ratificata o meno dal GIUDIZIO dei membri di una commissione, poiche’ quel giudizio e’ saldamente vincolato ad anni di esperienza. Non e’ principio di autorita’ questo? Vediamo di ragionare insieme, senza polemica. Secondo i principi della scienza, dimmi se sbaglio, una teoria e’ convalidata o falsificata dalla PRASSI rigorosa degli esperimenti. Solo in base alla sperimentazione sul campo si puo’ effettivamente riconoscere una teoria vera o falsa. In questo caso invece il sillogismo conclude: il tizio A e’ un esperto del campo X; una teoria rientra nel campo X; percio’ A puo’ ratificare o falsificare la teoria in base alle sole sue conoscenze. Non ti pare un pochino antiscientifico? Se fosse cosi’ saremmo forse fermi ai tempi di Galileo, dovremmo concludere che anche coloro che lo giudicarono avevano ragione, data la loro esperienza. E ammettiamo pure che sia cosi’, e sia, benissimo, la teoria e’ vera o falsa perche’ tale professor A ha detto che e’ vera o falsa: a maggior ragione, data la sicurezza totale del soggetto di riferimento, non ci dovrebbe essere alcuna ritrosia nel confrontarsi pubblicamente con gli esperimenti che si svolgono in giro per il mondo, tanto confermeranno solo l’illustre opinione, giusto? Perche’ allora spesso non e’ cosi’? (rimando per questo nuovamente al paragrafo sulla fusione fredda citato in articolo, in cui si elencano tutti gli studi ed esperiemnti svolti, con i riferimenti bibliografici) Con questo mi sembra che basti per oggi, e comunque grazie a tutti per l’opportunita’ di confronto. Buona notte. Leni Francesco Pelillo Grazie a te Leni, tutto chiarissimo. Purtroppo il fondamentalismo non è solo religioso… Leni Remedios gia’ ma vale sempre la pena provare a dialogare S. L. Al di là delle accuse di fondamentalismo (non so da dove provengano, dal momento che ho risposto a tutte le domande di @francesco e di @silvia.) quello della peer review è una battuta ironica alludendo all’accanimento di Silvia nei confronti dei peer review. Approposito la rispondo: —per Silvia — Silvia, quello che stai continuando a linkare come cavallo di battaglia (mi fai tenerezza) non è una ricerca peer reviewed. Mi spiace deluderti. è lo sfogo di un’animalista (Pandora Pound) che dice che alla sperimentazione animale è stata data troppa importanza. E’ bello vedere come salti abilmente le domande che ti faccio buttandoti a capofitto sui peer review (che non esistono). Sei talmente attaccata a dover avere la “prova scientifica” che la S.A. è funzionante che non vuoi ascoltare le ragioni più logiche in supporto ad essa. Cioè è come se io leggessi da qualche parte una pubblicazione credibile di qualche revisionista storico il quale afferma che l’olocausto non è mai esistito apportando una serie di argomentazioni mediamente convincenti. quindi vengo qui e chiedo al primo appassionato di storia le prove dell’esistenza dell’olocausto altrimenti nessuno mi scardinerà dalla convinzione che è stata tutta una montatura. Beh, se vuoi i peer review non posso aiutarti perchè semplicemente non so quali sono e non so neanche come cercare. Non sono uno studente di discipline Bio-mediche dunque ciò che posso fare è un confronto con argomentazioni pratiche. Le pubblicazioni e le prove scientifiche che stanno alle fondamenta di tutto non so dove cercarle. Però nonostante ciò ti ho fatto una domanda sopra. sei pregata di rispondere. ——– Mi ritengo un ignorante anchio. è che mi faccio prendere dai toni quando si attaccano le istituzioni scientifiche in generale. ma non ho mai detto di essere un tuttologo. anzi non ritengo di avere competenze specifiche neanche nel campo dell’ing. meccanica (che è un campo vastissimo) che sto studiando. Però in linee generali sono appassionato un pò quasi a tutto il campo scientifico. Non avevo dubbi sulle alte figure istituzionali che hai preso come esempi. Però ti devo ricordare che ciò non basta. nel senso che si può cercare un bel gruppo di persone per avvalorare le tesi più disparate che vengono in mente. ad esempio si può prendere un professore con un curriculum di tutto rispetto come il prof Fedi per raccogliere il suo disprezzo nei confronti della sperimentazione animale. oppure un Zichichi per raccogliere la sua posizione anti-evoluzionistica. o non so c’è un gruppo di scienziati molto preparati che ha firmato contro le prove del riscaldamento globale.. c’è di tutto e di più. Guarda non so cosa dica questo Germano ma ti posso assicurare che la tecnologia della fusione (se mai venisse resa “stabile”) sarebbe la miglior fonte di energia di tutti i tempi. http://www.ecoage.it/energia-nucleare-fusione-nucleare.htm E se lo dicono addirittura gli ambientalisti c’è da fidarsi (ironico ma vero). NB: vengono prodotte, sì, delle scorie radiattive ma in quantità talmente minore e hanno radiattività talmente bassa e con un’estinzione talmente veloce (in 100 anni la radiattività è terminata) che non sono lontanamente paragonabili alla fissione nucleare (il separamento di atomi ultra-radiattivi di Uranio in elementi ancora più radiattivi). Questione Peer review: Il tizio A 1) non è l’unico tizio a disposizione. 2) prende le decisioni NON in base alla sua esperienza ma in base all’esperimento che riproduce. mi spiego: L’esperimento che era stato fatto dal ricercatore B viene riprodotto dal tizio A (e dagli altri). e A decreta la verità o falsità della teoria in base al risultato dell’esperimento (se non è riuscito allora ci riprova…). se l’esperimento non riesce in alcun modo allora A conclude che B si sbagliava perchè l’esperimento non è riuscito. Se B conclude con successo l’esperimento invece deve decretare se le conclusioni a cui è arrivato B si sposano con l’esperimento (se insomma l’esperimento può essere spiegato in modo diverso)… Solo A che ha esperienza può prendere la relazione di B, leggerla, individuare eventuali errori o incongruenze, fare l’esperimento, arrivare a conclusioni… Questa è l’antitesi del principio di autorità. Ed è una cosa indispensabile. Se non ci fosse tutte le pubblicazioni sarebbero prese per buone e il primo ricercatore senza esperienza che si trova a fare una ricerca e fa 1000 errori è preso allo stesso livello di un premio nobel.. Il principio di autorità invece si verificherebbe se NON CI FOSSE la peer review. infatti essendo tutte le ricerche sprovviste di revisione allora si tenderebbe (aprioristicamente) a dare per ottime le ricerche dei premi nobel e “non affidabilissime” quelle dei ricercatori alle prime armi. Ecco cos’è il principio di autorità. “data la sicurezza totale del soggetto di riferimento, non ci dovrebbe essere alcuna ritrosia nel confrontarsi pubblicamente con gli esperimenti che si svolgono in giro per il mondo, tanto confermeranno solo l’illustre opinione, giusto? Perche’ allora spesso non e’ cosi’?” assolutamente no mai detto che il soggetto A è infallibile. ci sono probabilità (molto basse) che anche il soggetto A si sbagli. è per questo che di soggetti A ce ne sono tanti, indipendenti, che fanno la stessa cosa. Leni Remedios mmm….e’ un tantino diverso pero’, Silvio, quel che sostieni ora sulla peer review, cioe’ che NON sia solo un giudizio, da quel che hai scritto precedentemente (cito: “La peer review è solo un giudizio” e cosa dovrebbe essere allora? è lo strumento più potente ed efficace per decretare “ciò è scientifico” e “ciò non è scientifico”. Sono gli scienziati a decidere cosa è vero e cosa no),in cui – se ho capito bene – ratificavi il fatto che fosse solo un giudizio e che va bene cosi. A questo punto bisognerebbe confrontarsi con chi e’ stato/e’ ricercatore ufficiale, come Bruce Charlton,e per molti anni, il quale asserisce che invece la peer review non sia assolutamente una commissione che si prende la briga di eseguire gli esperimenti, semplicemente si esprime in merito. Gli scrivero’, e’ bene sciogliere una volta per tutte questo nodo. Un po’ di contraddizioni anche sulla fusione fredda: ma come, non l’avevi sopra inclusa fra le cialtronerie? Claudio Cardone Aggiungo alcune considerazioni, perchè mi pare che nel discorso si siano persi dei punti importanti. Personalmente, ho studiato neuroscienze, ho fatto esperimenti con gli animali e ho anche effettuato una peer review per conto del mio capo, prima di abbandonare il dottorato. Quello che posso dirvi è che: – per la mia esperienza limitata, ho l’impressione che capiti spesso che la review non venga fatta riproducendo l’esperimento. Questo tuttavia non limita la cosa al “principio di autorità”, perchè anche se non viene fatto un controllo fattuale, spesso credo venga fatto almeno un controllo formale (controllare coerenza di disegno sperimentale, analisi dei dati, conclusioni, ecc.) – Sono favorevole all’idea che la sperimentazione animale sia poco utile in alcuni (o tutti?) i trial clinici. D’altra parte per la ricerca di base è stata davvero molto utile. E’ grazie allo studio di molluschi, cefalopodi, ratti, gatti, cani, scimmie che ad esempio io posso avere una idea abbastanza chiara di come funzionano i riflessi o, ad esempio, la corteccia visiva umana. Ma se un “modello animale” è un modello per la fisiologia, cioè per capire come funziona il nostro organismo – perlomeno da un punto di vista scientifico – perchè non può esserlo per la patologia? Quindi per la questione dei trial clinici andrebbe capito “caso per caso” qual è l’affidabilità o l’utilità di un modello. Questo mettendo da parte tutte le questioni etiche, mi riferisco alla sola e pura “utilità scientifica”. Inoltre, spesso le “meta-analisi” sono molto allettanti, ma sono altrettanto pericolose, perchè essendo sintesi di lavori altrui, sono forse le cose più difficili da fare, si rischia di arrivare a conclusioni assolutamente approssimative e fuorvianti. Anche questo lo dico per esperienza. Preciso che non ho letto tutte le vostre fonti, ho solo dato un’occhiata agli abstract. Però mi sembrava che nella vostra contrapposizione verbale si fosse persa un po’ una possibile mediazione fra le due tesi opposte.Silvia Molè Grazie Claudio, questo e un modo intelligente di,esporre un parere diverso, e qui ammetto,che vi possano essere margini di discussione. Davide Benasso claudio sei stato perfetto. nessuna preclusione. un’analisi attenta dei risultati attesi e poi tentare la strada migliore. poi sinceramente chi siamo noi per poter affermare che una patella sente meno dolore di un topo? Leni Remedios Ciao Silvia, un’ultimissima cosa, che mi sembra doverosa, me ne ero completamente dimenticata: un punto sollevato dal pseudo Silvio o quel che e’ (ma che potrebbe esser sollevato da chiunque) e’ quello sulla NASA e fusione fredda. In effetti nel mio articolo io ho cercato di essere attenta nel fornire piu’ note possibili di approfondimento per sviluppare i temi scientifici, ma non ho apportato nessun riferimento su questo. Basterebbe anche solo andare nel sito ufficiale della nasa, direte, am comunque la precisione non e’ mai troppa. Mi spiace non esser riuscita a trovare la pagina esatta che avevo consultato mesi fa, li’ era interessante perche’ lo scrivente esplicitava (vado a memoria, ma il succo era questo) che non si puo’ piu parlare della fusione fredda come un’eresia, questo appartiene al passato, e che e’ stata finalmente sdoganata come un campo di ricerca ufficiale. Qui sotto un documento nasa che ho trovato sulle ricerche in corso, non l’ho letto tutto perche’ si entra nei dettagli squisitamente tecnici, su cui ho non ho competenza, comunque sia e’ utile darci un’cchiata: ihttp://www.grc.nasa.gov/WWW/sensors/PhySen/docs/LENR_at_GRC_2011.pdfIeri alle 11.20 Vero e’ che in altri articoli alcuni scienziati NASA sono ambigui a riguardo: vi sono ricerche sulle LENR (low energy nuclear fusion) ma poi prendono le distanze, dicendo che NON sono quel che intendevano Fleischmann e Pons… che compaiono pero’ in bella vista in cima al pdf ufficiale che vi ho postato! Qui servirebbe l’opinione di un fisico esperto per capire bene. Comunque la si veda, pur con tutte le ambiguita’ del caso, siamo ben distanti dal giudizio di “cialtroneria” decretato nel 1989, e che e’ rimasta inchiodata in alcune menti – rimaste ferme all’epoca – Quanto meno i punti di partenza sono riconosciuti e ci fanno ricerca sopra.

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