“Rosso, verde, blu e bianco un po’ in ritardo”, un racconto di Salvatore Enrico Anselmi

4 pensieri su ““Rosso, verde, blu e bianco un po’ in ritardo”, un racconto di Salvatore Enrico Anselmi”

  1. Il tuo lungo racconto e segnato da una cesura che lo divide in un “prima ” e un”dopo”. La prima parte è uno splendido racconto di stampo verista con personaggi e scene del migliore neorealismo cinematografico italiano. La cadenzata intermittenza delle luci fa da sfondo alle considerazioni della protagonista e ne determina le decisioni . La secondo parte è caratterizzata da un ripiegamento interiore, un indulgere nel ricordi. L’ inserimento delle vicende della compagna di vita, mi sembra abbia tolto snellezza e vigore alle immagini. Avrei chiuso il racconto prima, perché perfetto!!

  2. Ti ringrazio Lucia per l’attenzione riservata alla lettura di “rosso, verde, blu e bianco un po’ in ritardo”. Denota un approccio partecipato e non banale. Sono lieto che tu abbia ritenuto opportuno istituire un raffronto tra racconto e suggestioni veriste, tra narrazione e istanze di riferimento a un clima, a una temperie, a un contesto che ho voluto mantenere oggettivo benché secato, nel contempo, da prospettive di chiara individuazione da parte dall’io narrante, tuttavia non invasive. Il raffronto con pagine di certo neorealismo costituiscono a ragione un ulteriore riferimento ineludibile.
    Apprezzo anche che tu abbia individuato un meccanismo ritmico e di correlazione.
    Il dialogo interiore, l’introspezione e il cedere spazio al ricordo nascono dall’intento di alimentare il substrato emotivo, la sedimentazione di una decisione, quella di troncare con la vita presente, come scelta repentina e nel contempo meditata. La consapevolezza dell’involuzione dell’indole etica della protagonista attraverso la dialettica tra le tracce di vita che non consentono un viatico, e rimangono come pietre d’inciampo, e la contemporanea svolta da quell’inciampo.

  3. Interessante il dibattito che si è creato intorno al racconto. Ritengo giustificate e condivisibili le considerazioni dell’autore circa le dinamiche che hanno condotto la protagonista a prendere la decisione di cambiare vita radicalmente. Una decisione, meditata e difficile, questa che scaturisce dagli esiti di un dialogo interiore, condotto tra quanto è stato, e quanto è. In questo senso, secondo me, il ricorso al ricordo è funzionale alla narrazione ed è lo strumento del quale Assunta si serve per poter chiarire a se stessa l’avvenuta involuzione di vita che la opprime. Pertanto il ritmo, pur continuando a essere serrato, si arricchisce di una più completa ed esaustiva giustificazione narrativa. Articolazione e analisi stratificata dei sentimenti rappresentano infine la modalità di approccio narrativo che fa dell’introspezione un collante tenace.

  4. Grazie per il commento, Loredana. Sono davvero lieto per la sintonia interpretativa del racconto e per la condivisione della prospettiva d’osservazione.

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