L’arte popsurrealista e disturbante di Paolo Pomati

La Folie, olio su tavola, 50x 70, maggio 2015
La Folie, olio su tavola, 50x 70, maggio 2015

Biografia a cura di SONIA CAPOROSSI

Paolo Pomati è un artista contemporaneo nato a Mantova il 06/02/1975.

La sua visione completa dell’arte nel tempo l’ha portato a rivolgersi non solo verso la pittura ma anche verso forme artistiche e concettuali differenti come la poesia, la scultura, la fotografia, la filosofia, la musica, la cinematografia e il teatro, in ciò che lui stesso chiama “la naturale esigenza di plasmarsi, concedersi e fondersi per perdersi  nell’intensità dei sensi”, “poiché l’arte va vissuta in ogni sua forma e sfumatura, tutto è collegato”.

In questi ultimi anni, dopo innumerevoli esposizioni nel territorio mantovano e zone limitrofe, ha lavorato a fondere le istanze dell’arte pittorica e della poesia

Lucida Follia, acrilico su tela, 100x90, 2008/2010
Lucida Follia, acrilico su tela, 100×90, 2008/2010

riuscendo a realizzare con le proprie forze diversi progetti. Nel 2008 ha creato un’importante esposizione intitolata “Ultima fase del processo poetico”, riuscendo a coinvolgere tantissimi poeti e scrittori italiani, tra cui anche il cantautore Umberto Giardini in arte Moltheni. L’esposizione era divisa in quattro gironi esistenziali (solitudine, dolore, sesso e passione) ognuno composto da quattro dipinti accompagnati da quattro poesie: due circolari e due orizzontali; successivamente ha realizzato pannelli decorati e colanti che fungevano da leggii illuminati a candela. Il tutto si fondeva con le pareti, decorate a tema, della stanza che ospitava la mostra, creando così una sorta di “anticamera del pensiero”(come se gli spettatori passeggiassero nella sua mente). Questo progetto ha rappresentato l’occasione per  far  uscire allo scoperto il suo talento. L’anno successivo, a giugno del 2009, ha partecipato ad un concorso internazionale dove hanno gareggiato più di quattrocento artisti italiani, riuscendo a posizionarsi tra i quindici migliori artisti emergenti, che hanno esposto nella showroom Toyota(adibita a galleria d’arte) a Fukuoka, in Giappone. Questo evento ha consentito uno scambio culturale e artistico tra Italia e Giappone, permettendogli di presentare le sue opere ad una conferenza-stampa promossa da Alessandro Maugeri nella città del Vaticano e successivamente di esporre nella prestigiosa galleria “La Pigna”. Nel 2011 è stato selezionato dai critici della famosa galleria internazionale “sexy art gallery” di Amsterdam, per la quale figura in catalogo. Nel 2012 ha partecipato alla mostra collettiva di arte contemporanea “Masquerade, solo tu sai chi sei davvero”  alla galleria ARTE SAMAN di Roma.   

Simbiosi, olio su tavola, 60x80, dicembre 2013
Simbiosi, olio su tavola, 60×80, dicembre 2013

Critica di ANDREA GRANDI 

L’opera di Paolo Pomati non è di facile decrittazione,      non è neanche descrivibile nei termini classici con i quali si traducono le opere d’arte.

Non sta nè di qua nè di là e neanche nel mezzo; sta sospesa in un ordine caotico, primordiale sia per forma che per contenuti.

E’, per usare dei parallelismi, tra il cinema di Tarantino e Bergman; tra la scrittura di Burker e Melville. E’ un continuo mettere in ordine per poi fagogitare e vomitare il tutto.

C’è il divenire, la distruzione e la distribuzione; c’è l’esplosione e poi l’implosione. Ci sono momenti altamente lirici e momenti prosaici.

E’ una continua evoluzione; nel momento in cui pensi di averlo afferrato è da tutt’altra parte senza illusionismi ma per il flusso di coscienza che l’opera emana.

Proviamo a fare un lavoro di disseccazione, come se assistessimo ad un’anatomia patologica di queste opere che ricoprono un arco di tempo relativamente

La Quarta Chiave, olio su tavola, 20x25, marzo 2015
La Quarta Chiave, olio su tavola, 20×25, marzo 2015

breve,19 anni, ma sufficientemente lungo per la vita di Paolo.

C’è colore forte primario, c’è grigio, c’è macchia, c’è figura, c’è pura riconoscibilità del soggetto e c’è nel contempo graffitismo non urbano ma preistorico.

Si va dallo smalto alla tempera, dalla china al pennarello, alla guazza, all’olio, fino all’uso della macchina da scrivere e al collage. Si possono intravedere degli spunti da Mondrian o da Pollock, da De Chirico o dalla pop-art ma tutte si intravedono non come scuola ma come filone di ricerca.

La Settima Chiave, acrilico su tavola con installazione, 50x70, gennaio 2015
La Settima Chiave, acrilico su tavola con installazione, 50×70, gennaio 2015

Ci sono richiami ma c’è sempre la volontà di andare oltre, perché la pittura diventa un pretesto per raccontare altro, il segno è come un mezzo psicanalitico per raccontare la propria coscienza.

Un sogno nella veglia, una veglia nel sogno, ma senza che diventi pittura onirica, ma anzi si trasforma in realtà per l’artista.

In alcuni momenti terrificante, quasi come un paesaggio post-atomico, in altri estremamente consolatoria e uterina; in alcuni momenti angosciante tanto quanto

rilassante. Ma poi non è la vita che analizzandola profondamente è così? Non è fatta di barlumi di felicità, in un mare di angoscia?

Non è solo la fotografia di un Occidente in preda alle proprie paure che cerca il rifugio in un momento amoroso anche se solo sognato. E’ come vedere tutto ciò che ci circonda attraverso lo spiraglio di una persiana, un piccolo fascio di luce che ci permette di vedere una piccola verità rispetto ad una grande menzogna. Non è un’arte facile e consolatoria, ogni lavoro di Paolo Pomati è frutto di un lungo lavoro, sulla materia e dentro se stesso. Ma si tratta di arte vera perché trascende dal tempo, dal luogo ed anche dalla spazialità in se stessa. Che comunque resta per dare ordine al caos e caos all’ordine.  

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