Amare, amore: una dimensione di vita

Di VLADIMIR D’AMORA

Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.

Caina attende chi a vita ci spense”.

Queste parole da lor ci fuor porte.

Amare, amore: una dimensione di vita: la vita assume una misura di vitalità: amando ci si sa e sente e ci si può: (come) vivi.

E non è uno stato raro: lo stato di immobilità della persona: sebbene amante e amato possano cadervi poi, nella riduzione reciproca a una consistenza meno uniduale, che penosamente critica: sempre l’amore è risucchiato e risucchiante in un’orbita (lager), per cui condizioni e finalità incapaci di copulare tra loro, si definiscono e si determinano in una reciprocità come in una contingenza: come meta cui dover-giungere: perché potrebbe anche sempre non accadere – che ci sia ami!

Amare, amore: una nascita inaugura (soltanto fa crescere…): destina ad afferrarsi in una reciprocità bisognosa di essere e compresa e fissata: troppa violenza rischia di essere generata negli amanti, nell’amore: dall’amore e dagli amanti. Il rischio è la bellezza che un desiderio passi e trascorra e duri una destinazione capace soltanto di mettervelo, un materiale di intenzione e desiderio, nell’essere lanciato al suo appagamento… E ferire, rompere questa unidualità dell’amore, per cui amante e amato, amata e amante sono incapaci di non essere ciascuna se stessa e l’altro e di non staccarsi dalla possibilità di uno scambio ininterrotto di ciò che si può essere e fare e di ciò che si fa e si sente e si pensa: insieme – ferire ciò è sottrarre all’amore lo spazio, entro cui possa cadere il gioco di questa temporalità (propria solo?) di amore: ossia di un passato, di questa anteriorità tale da poter essere vissuta per: in vista di: come dono a.

Amante e amato: amata e amante: essi comunicano: e che cosa si comunicano? Il desiderio? L’appagamento? La reciprocità stessa? Come ci si può dare e controdonare non questo proprio essere o quell’altro avere, ma una reciprocità propria? Ciascuno è all’altro e all’altra: una ‘bella figura’ – tra amante e amato, per cui amandosi si amano, scorre non altro che l’essere, in una interrotta copulazione, l’arresto di questa stessa copulazione: scorre, cioè, accade una immagine cadente sempre: si ama e ci si ama in immagine: l’amore è il far terminare il tempo proprio della lontananza, in un possesso tale da evacuarsi: da compiersi nel suo stesso possedersi: l’amore è il darsi-a-vedere in un non abbandono – o è un abbandono sempre di nuovo possibile perché ci si abbandona al possibile stesso. La reciprocità d’amore non è il costringere l’amore entro le leggi di prestazione e competenza, per cui in una temporalità tutta inchiodata alla presenza e alla attualità ci si lascia obbligare a fallire e peccare come a eludere il comando che vieta: che lasci non altra vita, se non quella di eludere il comando stesso. La reciprocità è un blocco di mediazione: tra me e l’altro scorrono immagini: interruzioni: possibilità di reciproco uso delle nostre vacue potenze: ci possiamo in una destituzione ininterrotta dei nostri muri reciproci ai quali affiggiamo il cartiglio: Sono questo: voglio essere questa… Vogliamo: possediamo questa dote: assumiamo questo compito…!

Amarsi è irresponsabilità: è fare delle leggi una materia di possibile: usare le leggi attuali e passate (e il futuro come legge…) come esigenza della loro stessa morte: la morte della legge, il suo spegnersi nel suo chiuderci in una immagine di noi come esseri imperfetti da vestire e potenziare di nuova fame di possesso e di desiderio – in amore si muore nella legge: ci si tiene a un suo di sé e dell’altro nella ineffettualità più incapace di produrre effetti visibili reificabili tesaurizzabili: i guadagni di amore non sono crediti da abbandonare, ciascuna ciascuno, nelle tasche dell’altro: sono viventi pratiche di misure di vuoto: sono-come: sono delle virgole che come soffi e aspirazioni spezzino una continuità sempre identica: sempre mitizzabile perché sempre scissa tra una memoria solo piena e un oblio soltanto vuoto.

Amare amore – è cadere sì: ma (soltanto) come corpo morto cade.

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