53539

A cura di SONIA CAPOROSSI

E’ uscito da poco più di un mese al cinema, grazie alla distribuzione di I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection, il film d’animazione Le stagioni di Louise del regista francese Jean-François Laguionie, storia appassionante e delicata, incentrata, come ci racconta l’autore, sulla figura commovente di Louise, “una donna anziana e tenace che, dopo aver perso l’ultimo treno della stagione che l’avrebbe riportata a casa, si ritrova completamente sola nella ormai deserta località balneare dove ha trascorso le vacanze. Calata in un contesto sempre più surreale, la protagonista tornerà a rivivere la sua infanzia e i momenti più significativi della sua vita, rileggendoli con occhi nuovi. Unico compagno in questa insolita avventura sarà… un cane parlante”.

Il film è stato selezionato per la sua anteprima italiana fra le proiezioni occorse nell’ambito della recente Festa del Cinema di Roma in collaborazione con Alice nella Città; ha inoltre già vinto il Grand Prize for Best Animated Feature nel corso dell’ultima edizione dell’Ottawa International Animation Festival. «Sono rimasta molto coinvolta dalla profondità che mostra Louise nell’affrontare l’avventura e la solitudine», ha commentato Piera Degli Esposti, doppiatrice d’eccezione del personaggio di Louise: «La bimba che è in lei è ancora viva. Lagouionie ha girato un film profondamente concreto che nello stesso tempo ha una forte dimensione di gioco, e a me piace molto il gioco. Le stagioni di Louise è un grande dono, un film che spazza via la morte: la vita vince». La voce dell’attrice, che ha già lavorato in passato con grandi del cinema come Pier Paolo Pasolini, Lina Wertmüller e Marco Bellocchio, riesce compiutamente a fondersi con l’intensità emotiva del lavoro d’animazione del regista, in una commistione di rara pienezza espressiva e interpretativa, ottenendo ciò che potremmo definire una sorta di nuovo intimismo del cinema d’animazione francese. Leggiamo insieme le note di regia dell’autore, Jean-Francois Laguionie:

“Le stagioni di Louise è probabilmente la pellicola più intima che ho realizzato. Senza dubbio è anche quella realizzata in modo più minuzioso e complesso, a partire dall’assurda situazione in cui Louise si viene a trovare e passando per le avventure che vive all’età di otto anni in cima alla scogliera e nel bosco misterioso dopo lo scoppio della guerra, momenti di cui anche io ho avuto esperienza. Per me è stato difficile descriverle e rappresentare i villaggi della costa della Normandia in cui ero solito trascorrere le vacanze. Nella mia mente rappresentano ancora un luogo ideale per una tranquilla vacanza spensierata, sono luoghi in cui mi sento protetto dalla miseria del resto del mondo e in cui mi sento protetto e isolato in un luogo privo di confini temporali dove le abitudini borghesi sono ancora intatte e tengono lontane le angosce esistenziali, come l’invecchiamento e le maree.

Per sviluppare il personaggio protagonista della storia, ho immaginato qualcuno che potesse rappresentare all’apparenza tutte le piccole fragilità tipiche di questi villaggi costieri e che alla fine del racconto emergesse come una figura infallibilmente forte. Louise è una donna senza età. Si ritrova da sola nel villaggio, senza nessuno con cui parlare al di fuori di se stessa (almeno prima di incontrare il cane Pepper), quindi l’idea di tenere un diario di bordo dei suoi giorni solitari è una scelta pressoché inevitabile e troppo allettante per essere ignorata. Questo espediente è utile per comprendere il punto di vista della protagonista e confrontarlo con ciò che intuiamo e supponiamo stia veramente accadendo nella realtà.

I suoni e i rumori tipici dei paesaggi marittimi, assieme al suono del mare e il richiamo degli uccelli sono sicuramente una parte fondamentale nella costruzione di un contorno musicale credibile e ben strutturato. I suoni naturali sono elementi necessari per dare credibilità alla situazione di abbandono della protagonista; la musica del piano di Pierre Kellner crea invece un’interessante contrapposizione volta a rappresentare la spensieratezza, l’ottimismo e la gioia di vivere di Louise. Le musiche intonate dall’orchestra di Pascal Le Pennec, il quale ha composto “The Painting” (“Le tableau”), supportano la rappresentazione delle memorie e dei sogni più intimi e profondi di Louise. Anche le voci, tanto quanto le musiche, sono state fondamentali per la costruzione del film e la sua animazione. È stato necessario determinare tutti questi elementi prima ancora di iniziare a realizzare il film e decidere quale sarebbe stata la struttura della narrazione.

Lo sviluppo dello stile grafico è venuto in seguito e in modo graduale, anche se avevo già impresso in mente quale doveva essere l’aspetto dei personaggi: Louise doveva essere un po’ tozza, ma apparire ancora estremamente in gamba per la sua età, mentre il suo compagno di avventura sarebbe stato arruffato e trasandato. In una seconda fase ci siamo occupati dell’animazione e delle immagini e poi della loro rielaborazione per far sì che corrispondessero ai caratteri dei personaggi.

Il mio gusto personale per la pittura e lo stile grafico del ventesimo secolo emergono molto nel film, così come la mia passione per i paesaggisti come Jean-Francis Auburtin e Henri Rivière, artisti capaci di ricreare sulla carta paesaggi marittimi particolari unendo la tecnica del wash-drawing a disegni a matita e ad acquarello. Quest’unione di tecniche differenti permette la realizzazione di un disegno caratterizzato da un tratto delicato tipico delle animazioni classiche e che ben si sposa con un’ambientazione marittima e le numerose sequenze ventose. Desideravo che si avvertisse in tutte le immagini un senso di libertà e che la pellicola ne fosse totalmente intrisa, come se quest’ultima fosse stata interamente disegnata a mano. Questo effetto è stato reso possibile grazie a Lionel Chauvin, figura essenziale per la realizzazione del film, e grazie a tutto il team di JPL Films.”

Jean-Francois Laguionie

 

Advertisements