27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2012. La banalità del male e la memoria salvata.

9 pensieri su “27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2012. La banalità del male e la memoria salvata.”

  1. Con Lotman, a rigore, niente di presente in natura può essere considerato avverso ad essa. Di conseguenza, l’hitlerismo in quanto atrocità è “naturale” nel senso lotmaniano, semiosferico, perché fa parte della natura umana, altrimenti, all’interno di questa semiosfera, non si sarebbe manifestato in forma storica; l’adversum humanitatem, de facto, humanum est. E l’antiumanismo, di fatto, è umanista.
    La vera atrocità è QUESTA.

    Sonia Caporossi

    1. Spesso capita di riflettere sulla vera natura umana e i risultati sono inquietanti.
      L’ uomo è senza dubbio il piu’ aggressivo e il piu’ violento animale che popola numeroso questa terra. E’ suo il primato perchè usa la “ragione” che lo porta ad infliggere con sottile compiacimento ogni tipo di abominio sempre giustificato.
      Spiace ammetterlo ma è proprio questa sua malvagità che gli ha permesso di vivere, moltiplicarsi, diffondersi in ogni luogo anche il piu’ inospitale a spese di altre creature meno “dotate”. L’ eterno dibattito “eros e tanathos” su cui anche Freud è inciampato. Avete notato che le popolazioni piu’ ricche e industrializzate sono anche le piu’ guerrafondaie? Oggi si chiamano ONU, NATO, EU…intervengono armati ovunque ci sia qualcosa da accaparrarsi in nome della pace e della democrazia. ..
      Francesca Marchiori

  2. Condivido le tue riflessioni, profonde e puntuali, a cui aggiungo una punta di amarezza di fronte ai tanti, troppi, segni di indifferenza e di anestesia della coscienza disseminati nella nostra società e nella nostra cultura.

  3. Cari lettori,in riferimento a coloro che fanno a brandelli i documenti, agli assassini della memoria, ai revisori delle enciclopedie, ai cospiratori del silenzio…Io ci aggiungerei tutti i scrittori nonchè intellettuali e storici che sono bravissimi ha ricordare le proprie vittime senza accennare nulla alle alle proprie responsabilita avute in merito, e comincerei dalle varie rivoluzioni armate, vedi quella FRANCESE fatta da certa borghesia per la brama economica e di potere, poi quella RUSSA vinta dal BOLSCEVISMO, continuata ed esportata con il marchio di qualita del COMUNISMO STALINISTA-TITOISTA-MAOISTA-HOXISTA-CASTRISTA-ecc.ecc.ecc e visto che cio non ci basto’ va aggiunto tutte le DITTATURE FRANCESI ANGLOAMERICANEecc..ecc. I bravi pennivendoli non ricordano mai i gulag russi (circa 200) i logai Cinesi Le prigioni RUMENE SLAVE e di TUTTI i Paesi occupati dai distributori di pace e richezza e felicita a fucilate. Pertanto quando si parla di vittime non si puo’ fare differenze,non ci sono critiani ebrei neri o bianchi uomini o donne, ci sono solo vittime. Il dettaglio di chi ha primeggiato nella morte conta meno ed di certo ha vinto il comunismo,e adesso seguira’ il nuovo FREEDOM COLONIALISMO.
    UN viandante pensante.

  4. io credo che la bestialità umana è direttamente proporzionale al tentativo di castrare l’istinto…l’uomo non è più malvagio degli altri animali; non è l’unico che uccide anche se non ha fame…l’unicità dell’uomo è nella coscienza del passato che lo rende capace di distaccarsi dal proprio istinto…ma se ci si distacca troppo, se ci si dimentica della nostra natura, ecco che l’istinto sopito alla prima occasione riemerge come fiume in piena, col suo carico di bestialità

  5. Splendido articolo. Il fatto però io lo vedo da un’ottica differente. Viviamo una società fondata su una enorme dose di violenza. La violenza vissuta, anche se, potremmo dire, a bassa frequenza, fatta di razzismo dei mediocri, di bullismo in forma blanda, di prevaricazioni di partito; La violenza importata, quella della desensibilizzazione imposta dai media; ma soprattutto la violenza-scambio, nel rapporto tra paesi sviluppati e resto del mondo, fatta di importazione di domanda (quindi esportazione commerciale) ed esportazione di guerra e terrorismo. La domanda è come il genere umano riesca solo a sopportare (non dico a dare l’arrogante nome di “civiltà”) ad un sistema brutale fino alla crudeltà, competitivo fino all’annichilimento, automatizzato fino alla meccanizzazione ed esposizione meccanica di ogni emozione. Uno degli elementi portati, o forse quello centrale sta, credo, non nella cancellazione della memoria (la memoria, anche se in senso archeologico, come reperto anche se tratta di fatti recentissimi è anzi abusata) ma nella dialettica tra logicizzazione tramite parola (e quindi memoria) ed etica. Si parla moltissimo del nazismo, la documentazione è sconfinata, ma nulla si dice della violenza come elemento fondante dell’uomo e della società stessa. Il processo di elaborazione del Nazismo ha comportato questo enorme (irreparabile?) strappo, questo binario bene/male che molto ha a che fare anche con l’apporto intellettuale della Arendt e di Croce, che lungi dall’idea di congelare la dinamica della riflessione sul male, hanno però trattato quest’ultimo come una metastasi, un tumore estraneo al corpo da prendere, tagliare ed espellere, perché il corpo E’ sano. Hanno quindi ottenuto lo stesso medesimo effetto. Hanno logicizzato, hanno trasformato in parola il nazismo e quindi ne hanno annullato le prospettive catartiche, sotterrando sotto un nome un fenomeno molto più complesso e sostanzialmente non definibile. La riflessione sul nazismo, come una fotografia, come memoria, nega, sembra paradossale, l’etica stessa. Non occorre una riflessione sul nazismo, occorre l’etica e la responsabilità di lasciare le cose un po’ migliori di come le si sono trovate, una responsabilità che prima che storica è individuale. La memoria contro l’etica, solo perché l’atto nel mondo necessità di una continuità con il sistema, senza rinchiudere la riflessione in un passato che, alla fine, non è che una diversa configurazione dell’oggi.

  6. Antonella cara,
    Kijk, kijk!
    Heerlijk! Hoe gaat het met je? Bedankt voor alles een ik wens je het allerbeste.
    Dit is een zeer goed “pezzo” su Shoah.
    Ci manchi tanto e soprattutto le tue parole e le tue lezioni.
    Grazie
    Marteen

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