Anatomia e medicina nell’Iliade di Omero

Di CARMELO URSO *

 

Per gli eroi omerici il corpo è il bene che l’uomo ha di più prezioso. L’eroe è il suo corpo e tutto perde quando perde il corpo. Quando con la morte l’energia vitale che risiede nei tessuti (thymòs) si disperde, l’anima (psyché), disgiunta dal corpo, è solo un’ombra, un fantasma inconsistente che rimpiange in eterno la vita, perché al corpo sono legati tutti i valori dell’eroe omerico (bellezza, valore, onore e gloria). Nell’Iliade il corpo è protagonista assoluto e i riferimenti a parti del corpo umano vi sono particolarmente frequenti.

Allo scheletro osseo della testa si fa riferimento nel IV libro, quando Antiloco, figlio di Nestore, uccide Echepolo, figlio di Talisio. Il riferimento è all’osso frontale (IV, 460-461) :

nella fronte si conficcò, penetrò dentro l’osso la punta di bronzo…

Il rapporto tra le cavità orbitarie e cranica è accennato allorché il beota Peneleo uccide il troiano Ilioneo, figlio di Forbante (XIV, 493-495):

sotto il sopracciglio lo ferì, nel cavo dell’occhio, strappò via la pupilla; la lancia attraverso l’occhio alla nuca passò…

Riferimenti ai rapporti della cavità buccale con la base dell’encefalo (attraverso il rinofaringe) mediante il diaframma osseo costituito dalla parte basilare dell’osso occipitale si trova nell’episodio della morte del troiano Erimante per mano del cretese Idomeneo (XVI, 345-349):

…alla bocca col crudele bronzo colpì; la bronzea lancia attraverso passò sotto l’encefalo, ruppe le bianche ossa; saltarono via i denti, si riempirono entrambi di sangue gli occhi;…

Il termine enképhalos del v. 347 è un aggettivo che, sottinteso il sostantivo myelòs (midollo), indica la sostanza contenuta nel neurocranio, all’incirca equivalente a quello che con questo termine indichiamo oggi (cervello, cervelletto, ponte e bulbo). L’encefalo è menzionato anche nel libro XX, allorché Achille toglie la vita a Demoleonte (XX, 397-400) :

colpì alla tempia attraverso i rinforzi dell’elmo; né l’elmo di bronzo resistette, ma attraverso questo la punta scagliata ruppe l’osso, l’encefalo dentro tutto si spappolò…

L’osso qui fratturato dal colpo di Achille è l’osso temporale (kròtaphos). Un secondo cenno allo stretto rapporto spaziale esistente tra cavità buccale e regione occipitale del cranio si trova quando il capo acheo Mege colpisce il troiano Pedeo, figlio di Antenore (V, 73-74):

lo colpì al capo, sulla nuca con l’acuta asta; attraverso i denti il bronzo tagliò la lingua.

Della lingua e del rapporto di questa con le strutture del cavo orale si accenna anche nell’episodio del memorabile colpo, col quale Diomede uccide Pandaro (V, 290-293):

… l’arma guidò Atena al naso presso l’occhio, passò i bianchi denti. La radice della lingua tagliò il bronzo spietato, la punta uscì fuori dal mento.

Ancora alla lingua fa cenno il testo quando Ettore colpisce l’acheo Kerano (XVII, 617-618):

lo colpì sotto la mascella e l’orecchio, i denti divelse la punta dell’asta, la lingua tagliò a metà.

La regione anatomica qui indicata come “sotto la mascella e l’orecchio corrisponde alla regione laterocervicale, ove i colpi, provocando la recisione dell’arteria carotide esterna, risultano sempre fatali: così Paride uccide l’acheo Euchenore (XIII, 671-672) e Merione il troiano Laogono, figlio di Onetore (XVI, 606-607):

lo colpì sotto la mascella e l’orecchio; rapida la vita fuggì dal corpo, l’odiosa tenebra lo prese.

Di un altro vaso del collo si trova riferimento nell’episodio dello scontro tra Antiloco, figlio di Nestore, e il troiano Toone (XIII, 545-547):

Antiloco Toone che si voltava vedendo a colpirlo si lanciò, la vena di netto troncò, che sul dorso correndo fino al collo giunge.

L’identificazione di questo vaso è problematica, ma pare identificabile, seguendo le indicazioni del testo, con l’aorta, che giunge al collo mediante una sua diramazione (arteria carotide esterna). Della trachea, nella sua porzione cervicale, si trova un cenno quando Ettore è colpito a morte da Achille (XXII, 327-329):

da parte a parte il delicato collo passò la punta; ma la trachea non tagliò la lancia di pesante bronzo così che poté proferire qualche parola.

Ancora della regione del collo e particolarmente dell’articolazione del cranio con la colonna vertebrale si trova menzione quando Aiace Telamonio uccide il troiano Archeloco, figlio di Antenore (XIV, 465-466) :

lo colpì della testa e del collo alla giuntura all’ultima vertebra, entrambi recise i tendini.

Il termine usato (astràgalos), che posteriormente designerà un osso del piede, in Omero indica le vertebre (specie cervicali). Appare noto ad Omero l’esistenza del midollo spinale (myelòs) dentro la cavità formata dalle vertebre (qui indicate col termine sphòndylos). Achille, tornato in battaglia dopo la morte di Patroclo, decapita il troiano Deucalione (XX, 481-483):

…con la spada al collo colpendo lontano con tutto l’elmo la testa scagliò; il midollo allora dalle vertebre schizzò…

La clavicola (kleìs), che partecipando alla costituzione del cingolo dell’arto superiore, delimita inferiormente la regione cervicale, è menzionata in vari luoghi, allorché Ettore ferisce Teucro con una grossa pietra (VIII, 325-326):

colpendo alla spalla, dove la clavicola separa il collo e il petto…

o durante il duello tra Achille ed Ettore (XXII, 324):

… dove le clavicole dalle spalle il collo separano

Riferimenti al torace ricorrono molto spesso per la relativa ampiezza della sua superficie, offerta come bersaglio alle armi. L’area toracica più spesso menzionata è la regione mammaria, lì Aiace Telamonio colpisce Simoesio (IV, 480-482):

… al petto, presso la mammella destra; da parte a parte attraverso la spalla la bronzea lancia passò…

Ma anche alcuni organi interni del torace risultano noti al testo. Poco dopo l’episodio precedente, Toante di Etolia uccide il tracio Piroo (IV, 527-528):

…il fuggitivo colpì colla lancia al petto sopra la mammella, penetrò nel polmone il bronzo

Il cuore (kradìe) col suo movimento ritmico è menzionato nell’episodio della morte di Alcatoo, figlio di Esiete e cognato di Enea (XIII, 438-444):

… in mezzo al petto lo ferì colla lancia l’eroe Idomeneo, ruppe attorno la corazza bronzea, che a lui lontano dal corpo teneva la morte; ma allora essa mandò uno schianto, squarciata dall’asta. risuonò egli cadendo, l’asta nel cuore era piantata, che palpitante l’impugnatura faceva oscillare della lancia…

Il fegato (hépar) risulta ben noto, è spesso menzionato e appare ben conosciuto il rapporto che la sua faccia superiore contrae con il diaframma (prapìs). Il tessalo Euripilo (XI, 579), il troiano Deifobo (XIII, 412) e l’acheo Licomede (XVII, 349) colpiscono, rispettivamente, Apisaone di Fausio, Ipsenore e Apisaone di Ippaso:

al fegato sotto il diaframma…

Le ferite in questa sede risultano mortali,aprendo contemporaneamente le cavità toracica e addominale. Al fegato ancora Achille colpisce Troo che lo supplicava di risparmiarlo (XX, 469-471):

con la spada lo ferì al fegato; fuori il fegato scivolò e nero sangue da questo la veste riempì…

La regione addominale è spesso bersaglio di colpi mortali. Diversi eroi sono uccisi mediante ferite in questa sede: Deicoonte da Agamennone (V, 538-539), Anfio da Aiace Telamonio (V, 615-616), Trasimelo da Patroclo (XVI, 463-465), Areto da Automedonte (XVII, 518-519). Questa stessa regione è menzionata nel libro XIII attraverso una espressione che prende altri due riferimenti anatomici (XIII, 567-568):

Merione lui che fuggiva inseguendo colpì con la lancia tra i genitali in mezzo e l’ombelico…

L’ombelico (omphalòs) è menzionato anche più tardi, quando Achille uccide Polidoro, assieme all’intestino (énteron) (XX, 413-418):

lo colpì in pieno con la lancia il piede veloce divino Achille al dorso, mentre correva, dove delle cinture le fibbie auree si univano e spessa era la corazza; da parte a parte passò fino all’ombelico dell’asta la punta in ginocchio cadde gemendo, una nube l’avvolse nera, tenne gli intestini con le mani abbattendosi.

Si tratta senza dubbio delle anse del tenue fuoriuscite dalla ferita. L’intestino tenue viene anche indicato in un altro passo con il termine di cholàdes, allorché Achille uccide Asteropeo (XXI, 180-181):

al ventre infatti lo colpì presso l’ombelico, fuori tutti si rovesciarono a terra gli intestini…

Nel seguito del racconto si trova una cruda immagine con un riferimento anatomico al grasso perirenale (capsula adiposa del rene). Achille lascia il cadavere di Asteropeo sulla sponda del fiume Scamandro (XXI, 203-204):

a lui anguille e pesci intorno si affollarono il grasso divorando sui reni e sbranando.

L’accesso degli animali alla loggia renale era permesso dall’ampia ferita che dal dorso si portava all’ombelico attraverso la regione lombare. Tra gli organi pelvici è menzionata la vescica (kystis), allorché il cretese Merione colpisce Fereclo con la lancia (V, 66-67):

colpì al gluteo destro; dritta da parte a parte la vescica sotto l’osso passò la punta

e poi Arpalione con una freccia (XIII, 651-652). Le due traiettorie passano in entrambi i casi attraverso i muscoli glutei, la cavità ischio-pubica, la vescica; l’osso menzionato è l’arcata pubica. L’articolazione dell’anca è menzionata nel libro V, quando Enea viene ferito da una grossa pietra tagliente scagliatagli contro da Diomede (V, 305-308):

con quella colpì Enea all’anca, nel punto ove la coscia coll’anca si articola, che chiamano cotilo; gli spezzò il cotilo, rompendo entrambi i tendini lacerò la pelle la tagliente pietra…

La frattura riguarda l’acetabolo o cavità cotiloide (kotyle) dell’osso dell’anca (osso innominato) formata dalla confluenza di ileo, ischio e pube.

* * *

L’analisi del testo dimostra che i riferimenti anatomici dell’Iliade sono numerosi. Quasi tutti gli organi principali sono menzionati: l’encefalo e il midollo spinale, la trachea e il polmone, il cuore, il fegato e l’intestino, la vescica urinaria, la lingua. Per il rene il riferimento è indiretto tramite la menzione della capsula adiposa che avvolge l’organo. Non sono invece menzionati organi posti profondamente nell’addome, come il pancreas e le ghiandole surrenali, forse perché non conosciuti o perché difficilmente accessibili ai traumi esterni. Anche la milza, benchè abbastanza voluminosa e generalmente esposta ai traumi, non è menzionata da Omero. I riferimenti alle ossa e alle articolazioni invece sono comuni, naturalmente, per la frequenza dei traumi connessi alla guerra in corso: le ossa frontale, temporale e occipitale, le vertebre, l’articolazione vertebro-occipitale, la clavicola, l’osso pubico, l’acetabolo dell’osso dell’anca, l’articolazione dell’anca. I riferimenti ai vasi sono pochi, limitati all’arteria carotide esterna e all’aorta. Non essendo l’Iliade uno scritto medico, i riferimenti anatomici del testo si limitano, ovviamente, ad accenni brevi, dai quali non si può ricavare quanto esattamente era noto della morfologia delle strutture menzionate, ma spesso invece emerge molto chiaramente la conoscenza dei rapporti tra organi e varie strutture (ossa, cavità, articolazioni, tendini e vasi).

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* Da C. Urso, Riferimenti anatomici nell’Iliade di Omero, Pathologica, 89, 26-30, 1997.

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