Fantastico Trans-Futurismo: Immaginari Altri

 

Di VITALDO CONTE

“Noi stiamo per assistere alla nascita del Centauro e presto vedremo volare i primi Angeli”

(F.T. Marinetti)

La Creazione Fantastica non significa necessariamente una evasione dalla realtà. Questa può costituire la possibilità di sperimentare e vedere qualcosa che potrà poi divenire realtà. Il campo del fantastico è talvolta anticipatore di futuro, anche quando il suo manifestarsi, visivo o simbolico, sembra una follia nel proprio tempo. Il suo significato può anticipare profeticamente una “scoperta”, anche interiore. Questa possibilità accende la visionarietà di artisti e scrittori che hanno usato e usano il Fantastico come linguaggio, facendolo diventare una narrazione immaginale: anche protendendosi verso il mondo virtuale o gli spazi dell’oltre.

La nota scrittrice americana Ursula K. Le Guin, scomparsa recentemente, amava e praticava la fantascienza, ritenendola l’unico genere letterario in cui l’autore poteva sentirsi autenticamente libero: senza imposizioni da parte della critica e di accademie formali. Ciò bastava per incontrare lo sguardo giudicante degli “illustri colleghi” che non volevano prendere sul serio le opere di un autore fantasy, soprattutto se questo era una donna. I suoi temi, tra cui il femminismo e l’utopia, hanno contribuito a diffondere i suoi romanzi oltre il tradizionale circolo di lettori del genere. Persa, fra le foreste aliene dei suoi pianeti, mano nella mano con i suoi personaggi fantastici ma anche intrinsecamente umani, Ursula riusciva a esprimere così una realtà.

Dalmazio Frau (illustratore, saggista) ritiene che oggi “il Fantastico come letteratura alta e nobile in Italia, pur avendone i presupposti, non ha mai avuto fortuna, al contrario dei suoi cugini di genere come Il Noir, Il Giallo, L’Erotico. È rimasto ed è considerato ancora un genere secondario, adatto ad adolescenti, a lettori di gusti semplici. In effetti a giudicare dal baratro senza fondo nel quale il Fantastico è precipitato in Italia, ormai da oltre un ventennio, salve alcune eccezioni che però restano di nicchia.  Il variegato mondo del Fantastico, qui da noi, è da sempre oppresso da personalismi di varia natura e dall’ormai ubiqua assenza di Fantasia. Siamo ancora fermi a barbari nordici seminudi tra le nevi innevate delle vette nebbiose alle prese con risibili stregoni (…) ancora elfi tirati giù di peso da Tolkien o dai suoi peggiori epigoni”.

La Creazione Fantastica può entrare all’improvviso nella nostra esistenza. Come è accaduto a me nel 2009, in prossimità del centenario del Futurismo. Percepivo che qualcosa di sopito, giovane e avventuroso, voleva fuoriuscire: da me, dalle apparenze e dai ruoli sociali. A ciò dovevo solo permettere di vivere, lasciandomi guidare dal fluire delle pulsioni. Pensai per comparazione ad Artaud, quando aveva la persistente convinzione che presenze extraterrestri s’intromettevano nella sua vita. Le parole non gli erano sufficienti per esprimere l’incombente attraversamento. Avvertivo che i miei testi teorici esigevano uno sconfinamento nell’azione.

Un giorno uscì imprevedibilmente Vitaldix, il mio avatar. Questo, come ho scritto impersonalmente nel racconto V – Solstizio d’Estate (2009) in un numero della rivista ‘IF’, dedicato al Futurismo come Fantastico (Ed. Odoya, n. 21, 2017), incarnava una figurazione che, pur creata da me, poteva vivere di vita autonoma. Fra le sue connotazioni c’era la ricerca di poetiche sfide, fino al pensiero del folle volo verso l’azzurro del cielo. Quello d’Icaro poteva esprimerlo in maniera eloquente. Vitaldix era un’identità plurale variabile, fluttuante fra un arcangelo nero dalla provenienza imprecisata e un poetico, anacronistico supereroe, ammiratore dei poeti d’azione come quelli del Futurismo. Ma era anche un mistico cultore dell’estremo desiderio. L’occasione del suo evento di nascita fu un volo/poema, che si svolse presso una scuola di paracadutismo per celebrare, con avventurosi compagni, il solstizio d’estate. Intendevo omaggiare, nel contempo, il centenario del Futurismo e alcuni suoi protagonisti da me ammirati: Marinetti, Guido Keller e Valentine de Saint-Point, che era divenuta la mia immaginale ispiratrice di desiderio. Come fantastica narrazione aggiungo ora. Nota al riguardo Giuseppe Siano: “Vitaldix può essere interpretato come un cibernauta del racconto, che ogni volta si costruisce attraverso la spinta di un’energia, o desiderio… d’amore”.

I voli di V, lettera iniziale del mio nome in azione grafica, erano diventati in passato Impronte eolovisuali: titolo di una mia antica cartella di poesia visuale. Carlo Belloli (poeta concreto, critico) ne intravedeva, nell’introduzione, uno sviluppo della stessa aeropittura futurista: “Conte ci suggerisce un modo diverso di ascesa virtuale dove il volo è già protostoria tecnologica e lo spazio extraterrestre non ospita l’astronauta militarizzato ma impossibili colibrì angolati”.

Il critico d’arte Lidia Reghini di Pontremoli, testimone delle mutazioni di Vitaldix, annota:  “Spirito errante, nomade, eretico/transerotico, solitario per somma aspirazione. (…) Non c’è niente da capire, è necessario lasciarsi trascinare dall’azzardo e della sfida di quest’eroe irrequieto che si dilegua come un assassino silenzioso nelle notti bagnate e insonni. (…) in lui/lei sopravvive lo spirito ascetico di un Pan  che non ha flauti ma solo tamburi, incensi e candele per chiamare chi è nell’invisibile. (…) Vitaldix predilige il gioco e l’oscuro. Duchamp avrebbe giocato a scacchi con lui smarrendosi nei meandri della dissimulazione (…). Oltre il ritual Vitaldix demiurgo percepisce i desideri della luna, si fa musico poeta segnando una via là nella radura notturna dove i passi femminili si perdono in un flebile sospiro. (…) Con lui tornano a sorridere le Rose”. Come le T Rose: sue compagne di arte-vita.

In una giornata di studio sul Fumetto, a Catania (2010), attraversai, nel mio intervento, Valentine de Saint-Point, l’autrice del Manifesto futurista della Lussuria, in cui auspicava l’avvento di una superfemmina. Questa poteva essere un’amante luciferina, votata alla lussuria e all’esaltazione del desiderio sessuale, libero dai fardelli sentimentali.

Mentre parlavo di Valentine ebbi una specie di allucinazione desiderante. Lo sguardo e il corpo di questa avventurosa autrice si stilizzava nella mia mente in una visione. Un po’ alla volta era “ricreata” in una dimensione vicina a quella virtuale. La rividi in una storia di fumetto. La raffinatezza del corpo, disegnatosi, la fece assomigliare nelle forme a quelle di un’altra Valentina da me ammirata: quella uscita dalla mano grafica di Guido Crepax. Questa donna virtuale ma, nello stesso tempo, seducente si allungava verticalmente per accentuare la grazia e la sensualità del suo essere. Il corpo felino, stilizzato, entrava in relazione con il ricamo minuzioso dei suoi indumenti e accessori, come tracciati dalla mano del morboso Klimt o dell’art nouveau. Nel leggere la genesi di Valentina ero rimasto intrigato dal fatto che avesse avuto come suo compagno, Philip Rembrandt, un critico d’arte. Questi era in realtà un supereroe, sotto le vesti di Neutron, dotato di sovrannaturali poteri con lo sguardo. Le due creature Valentine/Valentina si fusero naturalmente nella mia immaginazione, armonizzandosi in un unico seducente corpo di donna multipla. Lo sguardo, la storia di Valentine entrarono nel casco e nell’erotica sagoma di Valentina. Entrambe curiose, indipendenti, sensuali, alla ricerca di continue sfide.

Roberto Guerra, visionario autore trans-futurista, intravede una traslazione erotico-virtuale tra la Valentine futurista e Moana (Pozzi), quasi come se quest’ultima fosse la possibile erede. In una sua intervista a Mauro Biuzzi (referente dell’archivio dell’attrice), questo risponde, in tal senso: “In comune ci sono certamente l’Eros come fiamma, l’idea di virilità nel femminile, il rapporto necessario tra donna e crudeltà. Le lacrime di Eros, direi”. Le lacrime dell’Eros Futurista continuano a esprimere dunque una fantastica Lussuria di Arte-Vita: attraverso Valentine, che vive doppiata ancora in un’altra immagine di donna. La realtà e la fantasia si contaminano nell’espressione, divenendo una creazione unica.

Roberto Guerra, che auspica una rete “scientifica, dionisiaca ed essenzialmente libertaria, sempre pronta a sfidare le Stelle”, è curatore (con l’ass. cult. Hyperion) dell’ebook Futurologia della vita quotidiana. Transhumanist Age (2017) con testi di futuribili italiani (tra cui il mio) e dell’americano transumanista Zoltan Istvan, riferimento del nuovo gruppo.

Istvan scrive: “Sei pronto per un futuro transumanista? (…) di lenti a contatto che vedono al buio, di arti artificiali fissati all’endoscheletro che sollevano una mezza tonnellata e di impianti di chip cerebrale che leggono i tuoi pensieri e li comunicano istantaneamente agli altri. Sembra folle? (…) Tuttavia, arriverà presto (…). La telepatia è passata dalla fantascienza alla realtà. (…) è l’affascinante cultura dei biohacker, dove gli inventori e gli innovatori estremi stanno aprendo la strada innestando chip di tracciamento RFID nei loro corpi, cuffie wireless permanenti vicino ai loro timpani e magneti nelle loro dita (…)”.

Ritengo che oggi la narrazione fantastica possa costituire uno degli elementi più innovativi delle attuali poetiche di attraversamento futurista.

Il 29 aprile 2017, a Taormina, nell’ambito de Il Futuro Sopravvenuto, una significativa mostra sul Futurismo (a cura di G. Carpi e G. Stagnitta), si svolge un evento sulla narrazione performativa trans-futurista, attraverso la creazione di avatar fantastico-virtuali. Oltre al mio sconfinamento in Vitaldix con le T Rose – Laura Baldieri, Tiziana Pertoso, ecc. – c’è l’incontro con 7tn4CC, entità “fuoriuscita” da Antonio Saccoccio nella sua Retealtà Net.Futurista. Questa “vive” appunto nella comunicazione del Net.Futurismo, che ha voluto rinnovare l’avanguardia futurista attraverso la rivoluzione informatica e digitale. Il movimento (nato nel 2005) vede il contributo teorico e oltre-artistico di Saccoccio, Stefano Balice, ecc.

 “(…) In seguito all’ultima mirabolante SOLAZIONE notturna ­decido di affidare ciò che resta della mia immagine pubblica a una sintetica polimorfa proiezione della mia esuberante identità: il verdAVATAR 7tn4CC, profilo mutante tra rete, reale, virtuale. (…) Inizio a spogliarmi completamente della mia immagine fisica. Divento verde e invento il mio avatar senza confini. (…) Sento in me finalmente il vulcanico strafottente coraggio di Marinetti. Indietreggiare MAI! (…)” (A. Saccoccio).

L’Avatar Narrazione oscilla tra il visibile reale e l’invisibile, tra il fantastico e il virtuale.

Il movimento del Futurismo continua a vivere nell’immagine-azione dei Primitivi del Futuro che vogliono affermare sempre: “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!” (F.T. Marinetti).

Giovanni Sessa (filosofo, saggista) “rilegge” nei tempi gli Immaginari del Fantastico: titolo del dibattito che coordina al Gran Caffè Michelangelo di Fiuggi (FR), il 17 marzo 2018, con le proposte di tre nuove riviste – ‘Antares’, ‘Dimensione Cosmica’, ‘Diònysos’ – e con gli interventi di Gianfranco de Turris, Max Gobbo, Vitaldo Conte.

“(…) In pieno Barocco, ne ebbe sentore Giambattista Basile con il suo Lo cunto de li cunti. Nei suoi quarantanove racconti si susseguono alterazioni della catena casuale, che rendono possibile l’esplicarsi del ‘mondo alla rovescia’. Esso ha i tratti di uno specchio deformante che, in realtà, è profonda descrittiva della vita, del suo mistero, molto più di quanto lo sia qualsiasi resoconto di fatti reali. La fiaba e il racconto fantastico risultano massimamente ‘veri’ in misura inversamente proporzionale alla loro plausibilità. Il fantastico delucida la flebile distanza che distingue l’esperienza dalla fantasia, dicendo come il noto contenga sempre l’ignoto. Il Barocco e il fiabesco, per Massimo Donà, invitano a rovesciare il quadro sistematico approntato da Platone e da buona parte della filosofia classica. Nel Seicento, nella letteratura del secolo d’oro, nel Don Chisciotte torna a darsi ciò che Bruno sapeva: è la natura ‘individuale’ a mostrare il sigillo divino” (G. Sessa).

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*Parti del testo sono pubblicati in: Vitaldo Conte, Fantastico Trans-Futurismo, AA.VV., L’Arte Fantastica, ‘Dionysos’ n. 4, Ed. Tabula Fati, Chieti 2018.

 

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