Maurizio Cinquegrani, “Caligola a Castanea delle Furie”

Di GABRIELLA VESCHI

Se “la creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura” (A. Einstein), Caligola a Castanea delle Furie, testo teatrale in due parti del medico e scrittore messinese Maurizio Cinquegrani (Guido Miano, Milano, 2021) è un chiaro esempio di come anche dal terribile e inquietante periodo di pandemia che l’umanità intera sta attraversando possa germogliare in ambito artistico qualcosa di veramente bello ed utile.

 “Il sapere è un dono […] che dovremmo offrire a chi non ha avuto la fortuna di riceverlo”, sostiene Cinquegrani nella Premessa del suo testo liberamente ispirato a Caligola di Albert Camus.

E il sapere è qui incarnato da due personaggi, il Narratore composto ( “un gruppo di persone che condivide le proprie idee, forse un tribunale che processa se stesso […]”) e il Coro che ha funzione di “osservatore”, ma anche di voce della coscienza, nel tentativo di “stimolare le nuove generazioni a riflettere sulla storia”, come scrive E. Concardi nella sua Prefazione.

Il Prologo iniziale si configura come una lunga riflessione sul genere umano scritta sotto forma di dialogo filosofico, attraverso tre domande che presuppongono risposte attorno alle quali si sviluppa la narrazione e su cui si trovano a riflettere gli altri personaggi (I cittadini e il Popolo): se il non credere più nel futuro possa condurre alla non osservanza delle leggi, quali furono i veri motivi della scomparsa di Pericle e di Atene, qual è il rapporto dell’uomo con l’Universo.

Molti sono dunque gli elementi innovativi che caratterizzano l’opera, come il particolare utilizzo delle categorie spazio – temporali indicate dallo stesso autore nella Premessa: il tempo della storia si estende dalle “Idi di Marzo (15 marzo) 41 d.C. in un periodo fluido sino al futuro presente, quello della pandemia covid-19 marzo 2020 d.C.”. Il passato è concepito bergsonianamente come il succedersi di istanti che si ripetono nel presente, attraverso evidenti analogie con cui si attualizzano i vichiani corsi e ricorsi della storia: “Ma oggi il passato è ancora il presente e nessuno alza più gli occhi per guardare avanti, per timore di vedere l’Oscurità incisa nel proprio futuro.”. Lo snodarsi della vicenda sia sull’asse sincronico che su quello diacronico evidenzia i numerosi i parallelismi tra il primo secolo d. c. e il nostro ventunesimo secolo, così come il luogo scelto, Castanea delle Furie è “omonima di un contemporaneo fronte di confine di migranti siriani in Grecia, (Kastanies) […] dove si immagina che l’imperatore avesse posseduto una villa” (E. Concardi, cit.).

La Storia dell’uomo è al centro di questo dramma dell’assurdo in cui viene messa in scena una società a tratti distopica, con città deserte, uomini in preda al terrore, epidemie, in un’atmosfera onirica quasi surreale, ma in cui noi stessi ci riconosciamo, accomunati da uno stesso destino che ci lega indissolubilmente ai nostri avi.

Segue il primo atto, costituito da una sola scena, ambientato all’interno della villa dove Caligola riceve un senatore che non comprende il modus operandi del suo sovrano, deciso a privare il Senato dei propri privilegi.

Se nella tragedia di Camus Caligola, dopo la morte della sorella – amante prova il sentimento dell’ assurdità della vita, costantemente minacciata ed è preda del nichilismo che lo induce a distruggere tutto ciò che lo circonda, per Cinquegrani la pazzia, in una prospettiva straniata, diviene proiezione dell’uomo contemporaneo. Si potrebbe dunque accostare l’imperatore romano descritto da Cinquegrani ai personaggi dei drammi pirandelliani, dove il folle è colui che scardina le convenzioni e smaschera l’inconsistenza e le mistificazioni della società, come accade ad esempio in Enrico IV. La vera follia è in realtà quella di coloro che fanno coincidere la sanità con le presunte certezze in un delirio di onnipotenza, ma che di fronte alle migrazioni, alle guerre, a microscopici virus rivelano a se stessi l’estrema fragilità e gli invalicabili limiti che imprigionano l’esistenza. Caligola appare folle agli occhi degli altri uomini, ma in realtà è lui il più saggio: “Non hai mai considerato che la guerra miete molte più vittime fra i giovani che la combattono? Perdere i giovani vorrebbe dire distruggere il nostro e i loro futuro” […].

Cinquegrani affronta attraverso le battute dei personaggi innumerevoli tematiche, anche di carattere politico ed economico, ma è chiara l’esortazione a non ripetere gli stessi tragici errori attraverso l’arma più efficace, la conoscenza, l’unica che può garantire la conservazione di diritti acquisiti con molta sofferenza attraverso i secoli fino ai nostri giorni.

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Maurizio Cinquegrani

Caligola a Castanea delle Furie

prefazione di Enzo Concardi

Guido Miano Editore, Milano 2021

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