Lucianna Argentino, estratto da “La parola in ascolto”

Di LUCIANNA ARGENTINO*

Il silenzio è ascolto

L’ascolto è il terreno su cui nasce la parola poetica perché il silenzio è per l’anima ciò che lo spazio è per il corpo. Apertura. Esercizio. Intimo movimento di ciò che dà voce all’essenziale.

Il silenzio è l’etimologia della parola poetica e l’essere poetica della parola dipende dal silenzio su cui è innestata. Lo sanno i poeti in bilico tra parola e silenzio personali, claustrali, che creano dialogo, esprimono – fanno intimità. E parola e silenzio impersonali, mondani, che creano confusione, distanze – impediscono legami o li recidono.

La poesia, infatti, più che disciplina della parola è disciplina del silenzio che è il  non detto che la sostiene. Il non detto che spetta all’interlocutore. La parola poetica creando silenzio ci induce al silenzio e quindi all’ascolto. Ascolto che chiede collaborazione, partecipazione perché ci sia lavoro interiore, cammino – moto di rotazione attorno all’asse del cuore.

Silenzio sempre conteso tra la parola e l’abisso del vuoto che s’affaccia sul nostro essere, quello che certe parole portano con sé quando nascono da silenzi inagrestiti, disabitati. Per questo s’affida ai poeti, per sfuggire al vuoto che non gli appartiene, perché se il silenzio non nasce alla parola e al pensiero non è silenzio. Profonda e vera l’affinità che, in tedesco e in inglese, c’è tra la parola pensare – denken/to think – e la parola ringraziare – danken/to thank. Pensare come ringraziare e ringraziare come pensare in un reciproco compenetrarsi che ci avvicina alle fonti del silenzio e della parola per fare di noi stessi ascolto. Espressione dell’esser grati così da allontanare da noi l’ombra pesante del risentimento. Così come il silenzio è la gratitudine della parola poetica.

Il silenzio dei poeti è una presenza che si fa presente e fa le cose presenti. Le per-dona.

Le dona per

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* (Da L. Argentino, La parola in ascolto, Manni Editore 2021)

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