Dante e l’imago erotica della donna angelicata


Di SONIA CAPOROSSI*

Il concetto centrale dello Stilnovo, la Gentilezza che nella poesia cortese (trobadorica e siciliana) era vissuta sotto l’egida di una relazione feudale decisamente formalizzata, tra la Donna intesa come Domina (nel senso latino del termine “Signora”, “Padrona”) e il Cavaliere dedito al già elegiaco e classico servitium amoris, si colora vivamente di un’accezione nuova, tipica dell’ambiente borghese del Comune: la nobiltà, in questa nuova dimensione sociale laicizzata, non consiste più nella discendenza di sangue, bensì trova la propria sede confacente nell’organo eletto a topos erotico fondante, il cuore. A mettere in atto un tale processo di elevazione spirituale è proprio quell’Amore personificato che così compie la propria parabola letteraria cominciata con Andrea Cappellano e giunta, trasfigurata metafisicamente, fino a Dante. In questo senso, l’imago erotica della donna angelicata, che di per sé non risulta essere neanche figura nuova, bensì già siciliana (la si trova, ad esempio, in Jacopo da Lentini[1]), assume il valore cristianizzato di una vera e propria beatrice (il nome della donna amata da Dante è il più “parlante” della storia della letteratura mondiale): la Donna svolge funzione beatificante tramite il sentimento che suscita nel cuore del poeta, permettendo così la purificazione dell’anima e l’ascesa nella sfera del Bene Morale attraverso un vero e proprio processo di nobilitazione spirituale, colto nell’atto del suo teofanico ed epifanico fieri. (Sonia Caporossi)

[1] Cfr. l’opus di Jacopo da Lentini XXXI, 1, vv. 3-4: «Angelica figura […] di senno e d’adorneze – sete ornata / e nata – d’afinata gentileze». Ma c’era anche Guittone, potremmo dire insospettabilmente a causa della sua avversità all’argomento amoroso e allo Stilnovo, 49, 11: «ch’angel di Deo sembrate in ciascun membro». Tuttavia, come ha notato giustamente Aurelio Roncaglia, «di donne angeliche formicola già la poesia italiana anteriore allo Stil Novo. «Angelica figura» ha la donna del Notaro, «angeliche bellezze» quella di Mazzeo di Rico, «angelico viso» quella di Monte Andrea, «angelica sembianza» quella di Guittone, addirittura «sovrangelica sembianza» quella di Pucciandone Martelli. Ma il paragone non ha altro significato che materiale; altro non pretende che esaltare la bellezza fisica, corporea, della donna […]» (A. Roncaglia, “Precedenti e significato dello Stil Novo dantesco”, in Dante e Bologna nel tempo di Dante, Bologna, Commissione per i testi di lingua, 1967, pp. 13-34).

* Estratto da La gentilezza dell’angelo. Antologia ragionata dello Stilnovismo, Marco Saya Edizioni 2019.

Testo esemplare di questa concezione dello Stilnovismo è da sempre Tanto gentile e tanto onesta pare del nostro Poeta Nazionale. Lo riportiamo oggi per festeggiare insieme il DanteDì. Buona lettura.

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente e d’umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

2 pensieri su “Dante e l’imago erotica della donna angelicata

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