Claude Lévi - Strauss

Il ritorno di Democrito: schizzo per una rinnovata impostazione della storiografia filosofica 5/5

Claude Lévi - Strauss
Claude Lévi – Strauss

Di LUIGI CHIAPPINELLI

L’ETA’ MODERNA E CONTEMPORANEA

G.B. Vico, partendo dal presupposto che “verum factum est”, mette al centro della ricerca intellettuale la storia dell’uomo; le esperienze compiute sono il campo di cui la ragione umana, che ne è stata artefice, può trovare le leggi costituzionali ed evolutive. In questa ricerca essa trova altresì le leggi del proprio funzionamento. La realtà storica umana si offre come oggetto conoscibile all’intelletto: questo a sua volta si riflette specularmente, in una linea di sviluppo nella costruzione che ha elevato.

La polemica giurisdizionalistica sostenuta da P. Giannone porta l’autore a grado a grado alle radicali conclusioni del Triregno. Alla religione del Vecchio Testamento fa da contraltare quella del Nuovo. La rivendicazione dell’autonomia della ragione umana nei confronti delle narrazioni dei Testi Sacri richiama da vicino Galileo23.

E’ nella Germania vivificata dalla libertà di pensiero introdotta con la Riforma che queste posizioni radicali assumono uno sviluppo in senso ateistico.

Nella Storia di Gesù D. F. Strauss, attraverso una tecnica filologico-comparativa, esamina i passi dei quattro Evangelisti riferentisi ai medesimi avvenimenti e dimostra che il “miracolo” è un evento naturale, anche se relativamente raro, che un cumulo di circostanze fa apparire come incredibile e incomprensibile.

L’ammissione della grandezza di Cristo non è in discussione: ma è una grandezza umana. Giunto alla conclusione del suo immane lavoro, l’autore si chiede con un senso di vertigine che cosa rimarrà all’uomo defraudato della certezza nel divino, per rispondere che egli dovrà avere una nuova fede nella potenza della ragione.

Per L. Feuerbach la religione è una evasione dal mondo della necessità storica, una sublimazione di istinti e necessità represse.

Per Hegel “la logica si compone di tre grandi parti, intitolate rispettivamente Dasein, Wesen e Begriff, che equivalgono a tre fasi nel divenire di un sistema, il quale comincia col reagire a segnali esterni, per poi reagire a simboli che rappresentano questi segnali, per reagire infine a segnali che vengono da se stesso… Si tratta così di tre stadi nel divenire di un sistema, che comincia con l’essere passivo e determinato, per poi modificare ciò che lo determina e finire per determinare attivamente se stesso” (L. Apostel, op. cit.). Le frasi di Monod caratterizzano con brevità ed efficacia il ruolo capitale della dialettica in Hegel [“poiché il pensiero procede dialetticamente, sono dunque le “leggi della dialettica” a governare tutta la Natura”] e successivamente, anche se intessuta di contenuti diversi, nel marxismo [per Marx ed Engels “il modo di esistere della materia è il movimento evolutivo dialettico. La conoscenza vera dell’universo si ottiene solo nell’interazione, anch’essa evolutiva e causa di evoluzione, tra l’uomo e la materia (o più esattamente il “resto” della materia). Ogni conoscenza vera è quindi “pratica”. La coscienza è vista in rapporto a questa interazione conoscitiva. Il pensiero cosciente riflette, di conseguenza, il movimento dell’Universo stesso”], J. Monod, op. cit.

Per Marx non sono più, come in Hegel, le personalità d’eccezione a mutare il volto della Storia, ma il mutare delle condizioni economiche, dei rapporti di produzione. E’ la struttura a determinare la sovrastruttura (arte, religione, filosofia, ecc.).

Le condizioni fanno gli uomini quanto gli uomini fanno le condizioni.

La prassi deve essere Umwalzende, “rovesciante”; deve essere guidata dalla teoria, concepita come strumento duttile, capace di rettificarsi nel contatto continuo con i problemi che si pongono alla prassi.

Instaurata attraverso la rivoluzione la proprietà sociale dei mezzi di produzione, aboliti il plusvalore e l’alienazione conseguente al distacco fra produttore e merce prodotta, si creeranno le condizioni per lo sviluppo di una società comunista. In essa ad ognuno sarà dato secondo i suoi bisogni, ognuno lavorerà secondo le sue possibilità24.

Per Nietzsche l’uomo è una corda tesa verso il superuomo. La vita consiste nella volontà di potenza. Il cristianesimo e le teorie socialiste rappresentano rivolte della coscienza servile, tentativi dei deboli e degli imbelli di coalizzarsi contro gli aristocratici, i dominatori.

L’ideologia cristiana ha prodotto stravolgimenti anche nel lessico: il “buono” equivalente a generoso, caritatevole, nella tavola dei valori cristiani è tutt’altra cosa dal bonus precristiano, che è l’appellativo dell’uomo coraggioso, valoroso, dominatore. Per far riaffiorare la “bionda belva”, bisogna rimuovere le incrostazioni e le mistificazioni sedimentate per effetto della civilizzazione, o meglio, del distorto e deforme processo che questa è andata assumendo.

La scienza e la filosofia non possono essere sistemi definiti, concezioni statiche: chi parla troppo di concezione “scientifica” spesso non copre altro che il più giusto attributo di “meccanica”. Chiusi nei loro ristretti campi di indagine, gli specialisti identificano senz’altro la disciplina da loro coltivata con la Scienza.

I “romantici della conoscenza” si contraddistinguono per quell’incondizionata volontà di verità che avrebbe  caratterizzato la giovinezza dello stesso N.: Th. Mann parla in proposito di “nausea della conoscenza”.

Nel 1859 C. Darwin, On the Origin of Species… dava la rivoluzionaria dimostrazione che le specie si evolvono e non sono fisse nel tempo. I processi adattativi degli organismi viventi provocano un incremento nelle loro chances di sopravvivenza.

Nei Beitrage zur Analyse der Empfindungen (1886) E. Mach avanzò il concetto che, ogni conoscenza derivando dalle sensazioni, nessun asserto scientifico è ammissibile se non è empiricamente verificabile.25

Freud instaura una concezione dinamica e differenziata della psiche. Questa si evolve durante tutta la vita dell’individuo. E’ la risultante più o meno armonica di due gruppi opposti di pulsioni: l’Es, coacervo di quelle istintuali spesso inconsce, e il Super-Ego, modello di comportamento ideale imposto dalla civiltà e dalle convenzioni sociali. Il progresso della civiltà è stato, è, e sarà possibile solo attraverso una serie di repressioni istintuali, di coazioni al lavoro. Il principio del piacere viene così rigorosamente incanalato.

Non si possono separare nel nostro io gli aspetti coscienti da quelli inconsci. La soglia della coscienza – punto di divisione con l’inconscio stabilito dalla vecchia psicologia – è illusoria.

Questa rivoluzione nelle concezioni psicologiche trova riscontro, a livello letterario, nella Recherche, anche se Proust nomina una volta sola e incidentalmente Freud. Il tempo passato è perduto per sempre se ricordi e associazioni involontarie fra sensazioni non lo fanno resuscitare per noi. Solo tenaci sforzi di auscultazione interiore e pazienza nella decifrazione dei segni possono far affiorare dalla degustazione di una madaleine la casa, la strada, i volti di Combray. I personaggi non sono uguali all’inizio, nello svolgimento e alla fine del ciclo romanzesco; vediamo mutare nel tempo i loro caratteri, la loro condotta. Non possiamo non sorprenderci quando, per es., apprendiamo delle “inclinazioni particolari” di Albertine o del barone di Charlus. Pure i personaggi di Proust sono “costruiti” con schemi che ce ne restituiscono un’ immagine estremamente complessa, ma pur sempre organica.

Per James la vita psichica dell’io è riportabile ad un flusso di esperienze che non ha niente in comune con ciò che sostanzializziamo con il termine di pensiero. Questo flusso di esperienza (materia neutra) è più radicale della tradizionale divisione fra spirito e materia: il flusso è al fondo dei due
campi. 

E’ proprio la registrazione, operata senza mediazioni, senza filtri che tradiscono la presenza dello scrittore, del flusso della coscienza dei personaggi che, nell’Ulisse, segna un salto di qualità non solo rispetto alle precedenti opere di Joyce, ma  soprattutto rispetto alla letteratura di impianto ottocentesco.

I contributi più cospicui nel campo della psicanalisi dopo Freud sono quelli di Reich e di Marcuse. Secondo Reich, Freud ha ben individuato il nesso che lega repressione istintuale e progresso della civiltà, ma non ha tratto le conseguenze rivoluzionarie sul piano sociale che si imponevano sulla base delle sue scoperte.

Occorre, scrive Reich, una modifica radicale della coscienza di massa per passare dalla repressione – stato psicologico su cui trovano facile impianto tutte le forme di dominazione totalitaria dall’alto – ad una più libera estrinsecazione delle pulsioni – irruninciabile premessa per un superamento della “peste emozionale” che ammorba la psiche sociale e per qualsiasi mutamento progressista di tipo politico. Questo è il nucleo potentemente rivoluzionario della psicanalisi che Freud e i suoi discepoli hanno annacquato e obliterato, rendendo così la dottrina innocua sul piano sociale. Viceversa, la trasformazione in senso progressista della coscienza di massa è l’unica istanza che possa collegare in un finalismo convergente psicanalisi e marxismo.

Lo stesso Marx – mette in risalto Reich -, soprattutto nelle sue opere giovanili, aveva più volte e chiaramente espresso l’esigenza di un recupero dell’essenza totale, e quindi anche biologica, dell’uomo dall’alienazione.

Strettamente collegato a questo filone di pensiero è Marcuse: Eros e civiltà (1942) è una critica della civiltà come repressione ed un contributo recato a una definizione critica dei rapporti fra marxismo e psicanalisi.
L’uomo a una dimensione (1964) è quello condannato all’alienazione dalla cosiddetta civiltà industriale avanzata, ma non senza possibilità di liberazione legata sia alla massa di beni materiali che essa produce, sia allo smascheramento e alla lotta contro la repressione totalitaria che essa attua. Il filosofo dimostrò un orientamento più fiducioso e ottimistico con il Saggio sulla liberazione (1969).

In psicologia si impongono nel secolo scorso due orientamenti: uno ispirato alla teoria della “Gestalt” per cui la forma è ciò che noi percepiamo di primo acchito in un fenomeno, mentre gli elementi singoli di questi non sono che il risultato di astrazioni compiute successivamente partendo dalla struttura, dalla configurazione globale (ciò che è designato appunto dal termine “Gestalt”). L’altro è ispirato alla teoria del behaviorismo, accentrata sull’analisi oggettiva degli atteggiamenti che costituiscono il comportamento – stimolo: risposta – di un individuo di fronte ad una data situazione26.

Secondo Peirce i cosiddetti ‘fatti esterni’ costituiscono  un reticolo di segni da interpetrare , ‘relazioni segnico-interpetrative’( V. Scienza e Filosofia. Problemi teorici e di storia del pensiero scientifico – Studi in onore di Francesco Barone, a c. di S. Marcucci, Pisa 1995 [Studi Barone]).

 De Saussure elabora con la distinzione fra “langue” – patrimonio sociale – e “parole” – atto linguistico del singolo, più o meno inventivo e inno­va­tivo nei confronti della “langue” – un concetto chiave che si rivelerà fecondo in altre scienze umane. Così, in sociologia psicologica, sono le iniziative individuali che creano le novità; queste si trasmettono in seguito all’insieme del gruppo con l’imitazione/tradizione, l’imitazione/consuetudine e l’imitazione/moda. L’organizzazione sociale in generale viene studiata attraverso il principio dell’interdipendenza del collettivo e dell’individuale considerati come due aspetti di uno stesso fenomeno. Ogni cultura presenta dei “patterns” o modelli a cui si conformano con reazioni significative i differenti atteggiamenti individuali secondo il meccanismo dell’imitazione e dell’invenzione creativa. Ogni cultura presenta una “personalità di base” che è come “una particolare configurazione psicologica, propria dei membri di una data società” su cui gli individui intessono le loro varianti personali.

 Lo strutturalismo, sviluppatosi dal ceppo dell’eredità saussuriana, considera, a livello di morfemi, le singole unità significanti motivate come tali solo dalle relazioni reciproche di esse con l’insieme della “langue”; a livello di fonemi, questi ultimi determinano il significato soltanto in base alle loro relazioni strutturali27.

Il Lèvi – Strauss ha esteso il metodo strutturale agli studi antro­pologici.

Secondo il Positivismo logico, sviluppatosi intorno al Circolo di Vienna (1923 – 1938), cui aderirono, distaccandosene successivamente, sia L. Wittgenstein che K. R. Popper, il significato di un enunciato è il metodo della sua verificazione (=esistenza di conseguenze controllabili). R. Carnap (1891-1970) tentò  ridurre la logica ad una pura questione di sintassi, cioè ai rapporti fra i segni nelle proposizioni.

Del 1935 è la  Wahrscheinlichkeitslehre di H. Reichenbach, di cui si v., in traduzione, La nascita della filosofia scientifica, Bologna 1966. 

Popper sosterrà che le congetture scientifiche – e tutto il nostro sapere non è nient’altro che un sistema articolato di congetture, nella formulazione delle quali le assunzioni teoriche hanno la priorità sui dati osservativi (metodo ipotetico – deduttivo) – devono avere la capacità di essere non verificate, ma falsificate dall’esperienza. Si v. M. Pera, Popper e la scienza su palafitte, Roma – Bari 1980.

La riflessione sul linguaggio ha permeato altresì la riflessione f. di L. Wittgenstein (1889-1951). Le Philosophical Investigations, pubblicate postume (1952) sostengono in definitiva che l’intero mondo di un uomo è costituito dalla sua esperienza linguistica e suggeriscono che tutta la filosofia è critica del linguaggio. Tale posizione è in linea con quanto l’A. aveva sostenuto nel suo Tractatus Logico – Philosophicus (1922) che la f. deve essere scientifica, producendo la chiarificazione di un pensiero che intenda sottrarsi alle trappole del linguaggio. Formulazioni concettuali quali quelle di contesto d’uso, contesto culturale, appaiono innovative in quanto relativizzano l’impiego del linguaggio, e con ciò stesso riorganizzano   la realtà, dal punto di vista dell’individuo o dei gruppi sociali. Anche  l’analitica esistenziale di M. Heidegger trova un approdo nella centralità del linguaggio (“autentica dimora dell’essere”). Ne deriva un rinnovato interesse per l’ermeneutica, che negli sviluppi più recenti – H. G. Gadamer, R. Rorty – si porrà come il processo fondamentale del pensiero. Per N. Chomsky la universalità di certi aspetti del linguaggio (gli ‘universali’) rimanda necessariamente alla presenza di strutture mentali innate.

Osserviamo il cammino della biologia e della fisica-chimica, per sommi capi, prendendo le mosse dall’ingresso nella ricerca scientifica del metodo sperimentale.

In biologia: nel sec. XVI si estende la pratica delle dissezioni umane; nel sec. XVII viene dimostrata la circolazione del sangue e si rivelano i microrganismi al microscopio; nel sec. XIX vengono formulate da Lamarck e Darwin la teoria dell’evoluzione, da Haeckel la teoria secondo cui l’ontogenesi è una ricapitolazione sintetica della filogenesi. Si giunge ai progressi della genetica dopo il 1900: embriologia sperimentale, endocrinologia e ormoni sintetici, strutturazione della materia vivente e stato colloidale, virologia, sintesi artificiale delle sostanze organiche.

La biologia molecolare ha mostrato, ad esempio, che la forma del futuro organismo adulto è contenuta nel DNA, ma è anche tradotta in una ben diversa configurazione, RNA, quasi un messaggio di proposte per progressive modificazioni delle strutture. Per l’epistemologia genetica – Biologie et connaissance di J. Piaget è del 1967 – l’organismo è una struttura aperta che assimila continuamente materiali nuovi per produrre energia. I processi di costruzione e di autoregolazione – adibiti cioè a conservare un sistema di interazioni attraverso un flusso di trasformazioni – sono comuni allo sviluppo sia dell’organismo biologico che delle funzioni cognitive. (Si v. anche  J. Piaget, Logica e conoscenza scientifica (1967); F. Jacob, La logica del vivente. Il gioco dei possibili, Milano 1983; J. – P. Changeux, L’uomo neuronale, Milano 1990, e sul riduzionismo che tale visione sembrerebbe implicare, Id. – P. Ricoeur, La natura e la regola. Alle radici del pensiero, Milano 1999. Anche per E. Bellone, Saggio naturalistico sulla conoscenza, Torino 1992, le assegnazioni di significato e l’assunzione di referenti sono fondati su condizioni biologiche). 

La mappatura del genoma è stata completata in periodi recenti e impatti enormi ne discenderanno per la profilassi e la cura di varie malattie.

In fisica-chimica tappe fondamentali nei secoli antecedenti il nostro sono le scoperte della pressione atmosferica, della compressibilità dell’aria, dell’ottenimento del vuoto mediante la macchina pneumatica, dell’elettricità, delle leggi di gravitazione, dei meccanismi della respirazione. Con la rivoluzione relativistica (Einstein) “massa ed energia cessavano….di essere due entità distinte e divenivano due aspetti della stessa realtà. Più precisamente la massa apparve come l’inerzia di una certa quantità di energia: la massa di un corpo in quiete rappresenta l’inerzia della sua energia interna”. “Planck introdusse per l’energia una struttura granulare simile a quella già ammessa per la materia o per l’elettricità, con la differenza che i granuli, o “quanti” di energia di una radiazione hanno un valore che dipende dalla frequenza della radiazione stessa” (Vaillard – Dumas, Nascita e sviluppo della scienza classica, pp. 761-62 in Daumas). Nella fisica, l’applicazione sempre più perfezionata del metodo sperimentale, ha condotto alla scoperta dell’infinitamente piccolo28. Ma la ricerca sui costituenti ultimi della materia – che ha messo in luce la natura elettrica di questi e ha consentito il nascere di una teoria elettrica della materia stessa – non comporta un dissolvimento della struttura nel tentativo di mettere in luce dei puri elementi di essa; al contrario si scoprono volta a volta delle microstrutture soggiacenti a quelle considerate in partenza. Compito impegnativo del ricercatore diventa quello di correlare le reciproche caratteristiche.

Ora, attraverso i principi di invarianza che si armonizzano benissimo con la meccanica quantistica, e alcuni dei quali sottostavano già alla fisica classica, anche la fisica dell’infinitamente piccolo soddisfa a quella esigenza di contatto con il punto di vista della struttura in grande che già si è riscontrata presente in altre  forme, nella biologia molecolare. (D’altronde non aveva già detto Anassagora: “Nulla è isolato, e in tutto c’è una porzione di tutto”?). Il 1948 inizia il lungo cammino della rivoluzione cibernetica con la Cybernetics di N. Wiener (1894-1964) “who captured the imagination of his contemporaries to an extent unusual in one of his profession” (dal necrologio su The Times, intitolato Men, Machines and Mathematics). Infine qualche cenno sulla metodologia della ricerca scientifica: dopo la popperiana Logica della scoperta scientifica (in cui è noto come la deduzione abbia un ruolo centrale, perchè anche le osservazioni sono cariche di teoria), al centro de La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962) di Th. Kuhn, sta la nozione di paradigma, a cui si legano quelle di scienza normale, e scienza rivoluzionaria, ovvero, rispettivamente ,adeguata ad una certa fase storica / bisognevole di mutamenti metodologici. La tesi centrale del pensiero di P. K. Feyerabend (1924-1999) si deduce agevolmente dal titolo: Contro il metodo: abbozzo
di una teoria anarchica della conoscenza
(1975). Piace qui citare da Scienza come arte dello stesso A. (con introduz. di M. Pera e replica di F.), Roma – Bari 1984, un passo che trova particolarmente d’accordo chi scrive: “…non esistono “scienze” nel senso dei nostri razionalisti, esistono solo scienze umane. Le “scienze” come qualcosa di contrapposto alle scienze umane esistono solo nei sogni dei filosofi”. Si v. anche I. Lakatos.
(1922-1974), La metodologia dei programmi di ricerca scientifica. Scritti filosofici I Milano 1985.

Se l’impostazione di fondo qui proposta potesse essere giudicata suscettibile di approfondimenti ed integrazioni ed aver sbocco, con la collaborazione di una équipe di studiosi, in un manuale di “Storia del pensiero filosofico” meglio rispondente alle esigenze di formazione dei giovani, tale manuale non potrebbe ignorare figure di scienziati nei quali più  risalta l’intreccio  fra campi di indagine scientifica e posizioni epistemico –filosofiche. Trascelgo ,ad es. , quelle di Monod,  di Lorenz e di Prigogine, prescindendo dagli aspetti più specificamente tecnici  delle loro opere. Sotto l’angolo visuale che qui interessa, mi preme far rilevare la convergenza su alcuni temi cruciali: principio di oggettività; funzionalità degli apparati teleonomici; riproduzione del mondo esterno all’interno del sistema nervoso centrale.

Il caso e la necessità (titolo ispirato dal pensiero di Democrito: “Tutto ciò che esiste nell’Universo è frutto del caso e della necessità”) più volte già cit di J. Monod è volto fondamentalmente ad illustrare i rapporti fra la teoria molecolare del codice genetico e il quadro complessivo del pensiero moderno, come esplicita il sottotitolo: Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea. Le alterazioni del testo genetico iscritte nel DNA sono accidentali, soltanto il caso è l’origine di ogni novità nella biosfera: ma, una volta che siano state accettate dall’apparato teleonomico e al tempo stesso dall’ambiente esterno – condizioni iniziali entrambe di selezione – entrano nell’ambito della necessità, delle più inesorabili determinazioni; esse verranno automaticamente e fedelmente replicate e tradotte. Il comportamento, cioè l’insieme delle prestazioni teleonomiche, è l’agente che orienta le pressioni selettive, lo sviluppo di determinati organi la prova di come la scelta iniziale di un certo tipo di comportamento abbia impegnato la specie a perfezionare le strutture e le prestazioni che di tale comportamento costituiscono il supporto.

Ma gli elementi del comportamento non sono o innati o appresi, in quanto gli elementi acquisiti dall’esperienza si innestano su un programma che è geneticamente determinato. Verso la conclusione, l’A. ci dice come l’antica alleanza fra uomo e natura sia definitivamente infranta. L’uomo è solo “nella immensità indifferente dell’Universo, da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino non è scritto in nessun luogo”.

Unica etica possibile è quella della conoscenza.

Non è casuale che L’altra faccia dello specchio di K. Lorenz si apra con una citazione da Il caso e la necessità, forse spia di quella coincidenza nelle premesse epistemologiche di cui si diceva. Qui l’etologia, di cui L., Premio Nobel 1973 per la fisiologia, è stato notoriamente uno dei massimi rappresentanti, non è l’oggetto primario del discorso, ma è ovunque presente sotto forma di vastissimo inventario di esperienze, dati acquisiti, che consente all’A. di tracciare le linee di una storia naturale della conoscenza come un continuum di forme che da quelle più elementari del regno animale si svolgono senza soluzioni a quelle più evolute e complesse. Anche per L., come già per M., vale l’assunto generale che all’interno dei sistemi viventi, dai più semplici ai più complessi si forma una riproduzione del reale mondo esteriore29. Ad un livello inferiore di organizzazione agiscono, in alcuni organismi vitali, processi – come la reazione ameboide, la cinesi, la reazione fobica e la tassia – non in grado di immagazzinare informazioni, ma che permettono agli organismi stessi di agire in modo appropriato alle condizioni spaziali del loro ambiente e che tutti, presuppongono l’esistenza di un’eccitabilità dell’organismo. Le forme più semplici di modificazioni adattative del comportamento sono la facilitazione dei processi motori e la sensitivizzazione dei processi di recezione. L’apprendimento consiste in una “sequenza di processi che soddisfino una pulsione appetitiva” in cui il successo finale dell’azione messa in modo ridetermina il processo comportamentale in modo positivo, in quanto le informazioni acquisite sono in grado di indurre nell’organismo un adattamento più favorevole all’ecosistema. Ne deriva la tesi – centrale nel libro e di rilevante spessore epistemologico – che la vita è energia in trasformazione e, per una parte costitutiva della sua essenza, processo conoscitivo indefinito, in una circolarità per cui “ogni nuova acquisizione di sapere aumenta le chances di procurarsi energia e, con ciò, anche le probabilità di un ulteriore apporto di sapere.

 Anche il titolo del libro di Ilya Prigogine, Premio Nobel per la Chimica nel 1977, La nuova alleanzaUomo e natura in una scienza unificata, Torino 1981 (ediz. originale 1979; ediz. ital. più recente: La n.a.: metamorfosi della scienza, Torino 1993) sostiene che la rottura dell’antica alleanza animistica tra uomo e natura – approdo inevitabile del principio di oggettività scientifica – implica la necessità di stringerne una nuova.

Per P. all’equilibrio e vicino ad esso, i sistemi vanno verso un disordine collettivo (aumento dell’entropia).

Lontano dall’equilibrio termodinamico i sistemi evolvono verso una strutturazione permanente che viene mantenuta grazie al continuo rifornimento di energia e di materia (“strutture dissipative”). Questi sistemi termodinamici aperti possono dar luogo a dei processi antientropici: dal disordine all’ordine, definito come “ordine mediante fluttuazioni”. Con tale teoria è possibile interpetrare l’ordine delle strutture biologiche. Nel testo di P. sono riportati anche interventi e dibattiti intorno alle teorie dell’Autore fra cui quelle dell’epistemologo L. Apostel, collaboratore di Piaget al centro di epistemologia genetica di Ginevra, di cui nel 1968 è stato pubblicato il Materialismo dialettico e metodo scientifico già cit.

_______________________ 

23 Ma bisogna tener presente la circostanza che il Triregno apparve postumo, nell’ultimo decennio del sec. XIX e le sue tesi, pur se formulate con quasi un secolo di anticipo, furono conosciute quando già da decenni erano state pubblicate le opere di Strauss e Feuerbach. Parallelamente solo sullo scorcio del sec. XIX avvenne la diffusione in Italia del Capitale di Marx. Analogo ritardo, rispetto ai tempi di pubblicazione, si deve registrare per le opere di Freud, il cui tramite originario di diffusione furono gli psicanalisti (Weiss, Musatti) e letterati (Svevo) triestini.

24 Anche per V. U. Lenin, Quaderni filosofici, trad. it. a c. di L. Colletti, Feltrinelli, Milano 1958, p. 216 “la dialettica è lo studio della contraddizione nell’essenza stessa degli oggetti…”. Sia qui consentito aggiungere che il crollo dei regimi comunisti storicamente determinati è stato generalmente inteso come una smentita obiettiva della Storia a queste teorie; ma ciò non basta, a sommesso parere di chi scrive, a suonare come condanna dei valori incarnati nell’utopia.

25 Per la revisione del positivismo, andrebbero ricordati almeno anche Poincaré e Duhem.

26 Feconde e originali le applicazioni del metodo sul piano della terapia psicoanalitica (B. Skinner) e medica (B. G. Melamed, L. J. Siegel, Medicina comportamentale, trad. ital., Milano 1983).

27 Il concetto di struttura è così definito da J. Piaget, Lo strutturalismo (1968): “In una prima approssimazione, una struttura è un sistema di trasformazione che comporta delle leggi in quanto sistema in opposizione alle proprietà degli elementi e che si conserva o si arricchisce grazie al gioco stesso delle sue trasformazioni senza che queste conducano fuori dalle sue frontiere o facciano appello a elementi esterni”.

28 Queste nozioni sono attinte da un ciclo di trasmissioni radiofoniche del terzo programma degli anni sessanta “Le scienze dell’infinitamente piccolo”, a cura di E. Agazzi. Per qualche titolo bibliografico di carattere complessivo su questa sezione finale, cfr. L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Milano 1970ss.; K. Popper, Scienza e filosofia, Torino 19764; Storia della scienza moderna e contemporanea diretta da P. Rossi, 3 vol. in 5 tomi, Torino 1988 (recenz. di M. Torrini “Il Mattino”, 23 sett. 1989); D. Gillies, G. Giorello, La filosofia della scienza nel 20simo secolo, Bari 1995. Possono risultare utili inoltre I. Asimov,   Le parole della scienza,  Mondadori, Milano 1976; Dizionario del sapere moderno di A. Bullock, O. Stallybras, Mondadori, Milano 1982.

29 Su ciò si v. più recentemente la “teoria dei sistemi autopoietici” di H. Maturana – F. Varela, per i quali l’attività cognitiva “consiste nella generazione progressiva di sempre nuove connessioni, tramite regole di modificazione parziale suggerite dall’esperienza e dalla riflessione”… “il sistema vivente determina la direzione e la modalità di cambiamenti di stato interni, in funzione della conservazione dell’invarianza sia della propria organizzazione, sia della corrispondenza con l’ambiente, cioè della stabilità degli scambi con quest’ultimo”,  S. Tagliagambe, La critica dell’impostazione tradizionale dei rapporti tra conoscenza e azione, in Studi Barone cit.

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