Fabio Strinati, Tre poesie

Fabio Strinati

Di FABIO STRINATI

Voce

C’è una foto, delicata in viso
che mi ricompare tutta
nel suo catino fin giù le ossa
e nel midollo;
membrane, fruscio nelle meningi
pensando voce un oltre nascosta.

Risuona dentro, dietro il vario
che mi pervade al tuo rifugio,
a ogni peso di parola
le mie virgole s’affettano
sul foglio fumigante.

Scarpe

A terra i passi forti della donna che s’invola
alla vita in un petto d’alloggio e un chiaro
segno che nel cielo un lago vi discende,
le ore libere che nel tempo
sguazzano al domani corni e fiati
in un bosco al buio dell’ovatta
il tuo notturno incedere nei passi
una lacrima.

Ora rassegnato

È col mestolo a volte, che giro i miei ricordi, la mia storia
di vita che sembra come appassita. Un tempo che mi sfugge,
come una lepre tra le macchie di montagna.
Vorrei capire un’ora di passato, ricordare l’alba, incrociarla
mentre sale e domandarle il mio nome;
lo stupore di un suono di luce piovigginoso ad arricchire
i pini negli aghi di una vita ora sfiorita. Un tempo
antiquato che lentamente corre la sua marcia. Una vita
vissuta poco perché povera di quei giorni privi
di un flebile scorcio di futuro ora rassegnato.

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