I cavalli di Ezio Gribaudo

Di VICTORIA SURLIUGA *

Ytali.com, 6 aprile 2020

Nel 1968, Ezio Gribaudo, editor delle Edizioni Fabbri, pubblicava De Chirico, a cura di Isabella Far e, cinque anni prima, nel 1963, I trionfi nel primo Rinascimento di Giovanni Carandente per la ERI (Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana), per i Fratelli Pozzo Salviati Gros Monti. Inoltre, nella serie Omaggio all’Ariosto del 1974, Gribaudo elaborava una serie di riflessioni sui testi epici rinascimentali, quali L’Orlando innamorato (1495) e L’Orlando furioso (1516).

Piero Della Francesca, Trionfo di Federico, Duca di Urbino, 1472, particolare
Ezio Gribaudo, Logogrifo “Omaggio all’Ariosto”,1974, 46 x 59 cm
Ezio Gribaudo, Logogrifo “Omaggio all’Ariosto”,1974, 46 x 59 cm

L’impatto del cavallo come soggetto iconografico risulta tra i più significativi nell’opera di Gribaudo. Sia de Chirico sia Gribaudo inseriscono le figure dei cavalli in una parte consistente della loro opera: come per il de Chirico de I cavalli antichi (1958), Gribaudo umanizza i suoi cavalli, attribuendo al loro sguardo un’eleganza armonica che stempera la rigidità dell’animale come simbolo di potere quando è alla testa di un cocchio o in presenza di un cavaliere. Anche in Napoleone (1984) un cavallo dalle fattezze umanizzate accompagna l’imperatore francese i cui tratti somatici sono però, in questo caso, irriconoscibili. In molti dipinti del Seicento/Settecento, sembra esserci una corrispondenza posturale tra cavallo e cavaliere come ad esempio in Princess Amelia Sophia di James Seymour (1740).

Giorgio de Chirico, I cavalli antichi, 1958
Ezio Gribaudo, Napoleone, 1984, tecnica mista, 65 x 55 cm
James Seymour, Princess Amelia Sophia, 1740

Nell’intervista del 2016 inclusa in Ezio Gribaudo: The man in the middle of modernism (Surliuga 2016)qui riportata nella versione originale in italiano, Gribaudo illustra la funzione dei trionfi in pittura: “Una volta i pittori erano dei cronisti. Bisogna pensare che Napoleone Bonaparte portò con sé Eugène Delacroix, i vedutisti e gli orientalisti, che andarono anche nelle campagne d’Africa e ritraevano i condottieri” (115). In uno scambio riportato da Francesco Forte in Amiamo l’Africa, Gribaudo continua la sua riflessione sui condottieri con queste parole: “È importante che si illustrino non solo le imprese di guerra, ma anche le imprese di pace, non solo soldati e battaglie e trionfi, ma anche speranze, savane, popolazioni, atti di fratellanza. L’Italia ora ha realizzato alcune di queste cose, è importante che vengano raffigurate, descritte, illustrate e che restino” (179-180). Ivan Fassio spiega così il significato dei cavalli nell’opera di Gribaudo: “Traghettatore dei sogni e dell’inconscio, simbolo di energia vitale, istintività e aristocrazia dell’animo, il cavallo è testimone inconsapevole del viaggio, struttura del ritorno” (Ezio Gribaudo 2010).

Gribaudo, in un’intervista del 2020, ricorda come, quando si diceva “el caval del Gondrand”, ci si riferiva a un grosso cavallo da tiro dell’omonima ditta di trasporti, la Società Nazionale Trasporti Fratelli Gondrand di Torino in Via San Francesco da Paola 15 con omonima scuderia in Via Bologna 118. In seguito, secondo Antonio Ghini (Dal detersivo alla Ferrari. 100 modi del comunicare), questo cavallo diventò l’emblema corporate della Ferrari, trasformato in un purosangue. Gribaudo commenta così, sempre nella stessa intervista del 2020, la funzione del cavallo come suo tema ricorrente: “Il cavallo rappresenta la perfezione e l’eleganza, e il culmine del potere dei condottieri. Accompagna i conquistatori”. L’artista si riferisce ai film del genere peplum, tipo Quo vadis (1951), dove i generali romani sfilano in parata davanti all’imperatore mentre guidano il loro cocchio, come ad esempio Marco Vinicio (Robert Taylor) davanti a Nerone (Peter Ustinov).

Nel 2010 Gribaudo espone i suoi cavalli nella mostra Ezio Gribaudo a cura di Ivan Fassio, presso la Galleria d’Arte Contemporanea di Asti (2010). Diversi quadri sui cavalli vengono anche esposti nel 2016 al Louise Hopkins Underwood Center for the Arts di Lubbock (Texas) nella mostra Ezio Gribaudo’s Theaters of Memory (2016) a mia cura e anche nel mio libro di poesie apnea (2015), pubblicato da disegnodiverso di Paola Gribaudo Editore.

Ezio Gribaudo, Cavallo, 1990, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm
Ezio Gribaudo, Cavalli, 1990, tecnica mista, 100 x 100 cm
Ezio Gribaudo, Cavalli, 2011, tecnica mista su tela, 100 x 70 cm

* Estratto da Victoria Surliuga, Omaggio a Ezio Gribaudo / Homage to Ezio Gribaudo, Coordinamento editoriale: Ian Barba and Heidi Winkler, Texas Tech University Libraries. Lubbock: Texas Tech University Libraries, 2020; Venezia: ytali.com, 2020. 266 p. ISBN: 978-0-578-75986-9. Ebook Open access.

Questo e-book raccoglie gli scritti di Victoria Surliuga in italiano e inglese sull’artista Ezio Gribaudo, pubblicati nel corso degli ultimi sei anni (2014-2020) in diverse riviste e giornali (Ytali.com, L’Osservatore Romano, Edizioni Gli Ori, Carte Allineate, Ekecheira, etc.)

L’e-book è disponibile attraverso il DSpace Open Repository delle Texas Tech University Libraries in Open Access: https://ttu-ir.tdl.org/handle/2346/86521

Download diretto a questo link.

Crediti fotografici: Per gentile concessione dell’Archivio Gribaudo.

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