Due prose oniriche di Lorenzo Fava

Di LORENZO FAVA

I

Sono piccolo. Provo le prime pedalate su una bici senza rotelle. Vedo la scena in terza persona. Avverto una figura spingermi da dietro. Le prime immagini sono sfocate, ma pian piano la realtà acquista nitidezza. Vedo colori di un giardino, la casa di mia madre. Qualche fiore di tonalità viola qua e là, ai lati delle ruote. C’è il sole di mezzogiorno e il rumore di inizio estate. Non sento alcuna voce, e non so chi abbia dato la prima spinta alla bicicletta. Acquisto sicurezza, tengo l’equilibrio. Poi faccio forza sulle gambe di bambino e mi alzo sui pedali. Vado forte, sento il vento venirmi incontro. Sono sempre più veloce e ora i tronchi degli alberi sulla fronte del cortile sembrano infiniti, i colori tornano a confondersi nella mia velocità. Sembro non cosciente del fatto che sto per schiantarmi sulla ringhiera in fondo al prato. Eppure, senza sapere come, la bici salta il confine del giardino. Un attimo dopo riacquisto la mia prospettiva. Sono a terra e sanguino dal naso, ho ferite ad un gomito e ad entrambe le ginocchia. La bici è a terra a fianco a me, davanti al palazzo vicino. Ho volato per più di dieci metri. Mi rialzo, dolorante. Faccio un segno di trionfo alla figura che ha spinto la bici. Ora la distinguo, seppur distante lo spazio del mio volo. “Grazie!” urlo, e l’eco si perde nel risveglio.

IX

Guardo da un angolo del soffitto una stanza grande e spoglia. Sulle piastrelle a scacchi solo un letto matrimoniale azzurro, una scrivania e un piccolo armadio di legno. Si apre la porta. Lei è con un uomo che avrà più o meno la sua età. Indossa solo un paio di mutandine e un tacco alto. Sento appena il rumore del vento, mentre loro sembrano muti. Si distendono e iniziano a toccarsi, mentre io inizio a sentire dolore alla testa. Ora lei è sotto. Mi fa strano vederla così, da una visuale altra rispetto a quella che fu. La cosa preoccupante è che più si avvicina al piacere più io avverto dolore. Non sento più nemmeno l’aria fuori dalla stanza, il mio udito è azzerato come in un film senza volume. Solo questo implacabile dolore che va di pari passo al suo piacere. Poi lui, di cui io continuo a vedere solo la nuca, la gira. La prende da dietro con veemenza. Lei sembra goderselo come io le ho insegnato, senza remore, senza riguardi. Provo, insieme al dolore che sta per mandarmi in frantumi, un misto di invidia e pietà. Mentre lui le finisce dentro, io mi sveglio in un urlo.

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