La globalizzazione: temi e problemi ancora irrisolti

Mario Arcelli

Di MARIO ARCELLI *

“Una società non può essere riconciliata quando sussista uno sviluppo disarmonico tra la sfera economica, quella civile o socio-culturale e quella politica. L’attuale fenomeno di globalizzazione del mercato esprime la tendenza verso questa disarmonia. In particolare, la tendenza da parte della sfera economica a potenziare la propria efficienza a scapito dell’autonomia delle altre. Siamo davvero di fronte a un dilemma che sembra insuperabile: o sviluppo economico nella libertà politica ma senza coesione sociale, oppure sviluppo economico e coesione sociale, ma senza libertà politica. Il problema non è solo quello di quadrare il cerchio, che è e sarà il problema di sempre, ma anche di trovare il centro del cerchio. Il centro è l’uomo: nel centro c’è la società civile, nel centro c’è una cittadinanza animata da un forte movimento ideale. E’ molto importante fare tutto il possibile perché benessere economico, coesione sociale, libertà politica possano coesistere e mantenersi stabilmente anche con la mondializzazione dei mercati. E’ urgente, perciò, ripensare la relazione stessa tra mercato, Stato e società civile. La sfida che oggi ci si pone è quella di riuscire a combinare in modo nuovo questi tre vertici del triangolo, superando le esasperazioni dei vecchi modelli. Ciò che è in gioco in ognuna delle tre realtà considerate è l’uomo ,è la relazione tra gli uomini. La realtà unitaria a cui economia, società e politica fanno riferimento, da cui esse nascono, per la quale esse esistono e operano è la realtà della persona umana. Dunque il problema non è solo di come riuscire a combinare insieme le tre realtà. Più globalmente, è quello di riuscire a rispettare e a salvare ogni singolo uomo e la realtà intera” (intervento di Carlo Maria Martini al Forum Europeo 14-3-97, Roma).

“La globalizzazione sta producendo quindi un altro, epocale fenomeno politico che dev’essere analizzato attentamente, perché carico di conseguenze importanti: la vera e propria liquidazione dello Stato e del suo ruolo regolatore in campo economico, sociale e politico. La globalizzazione presuppone -o meglio, impone- la progressiva riduzione dell’intervento statale nell’economia. La conseguenza più grave di questa situazione è il declino della democrazia. La più acuta contraddizione della nostra epoca risiede nel fatto che i problemi dai quali dipende il destino dei popoli, come il controllo della sicurezza e dell’economia o la protezione dell’ambiente, hanno assunto dimensioni internazionali, un terreno dove non esistono istituzioni democratiche, mentre la democrazia si ferma tuttora ai confini degli Stati, entro i quali si decide ormai su aspetti secondari della vita politica. Così, il controllo delle questioni determinanti per l’avvenire dei popoli, sfuggito alle istituzioni democratiche, sta saldamente nelle mani delle grandi potenze e delle gigantesche concentrazioni capitalistiche multinazionali. La parola d’ordine è: “Meno stato, più mercato”, ma pochi si interrogano sulle conseguenze di questo nuova “ideologia”(Siniscalchi Sabina dal mensile Mani Tese del 1998).”

* Estratti da Mario Arcelli, Globalizzazione dei mercati e orizzonti del capitalismo, Laterza 1998.

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