Tre sogni. Prose inedite di Lorenzo Fava

Di LORENZO FAVA

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A casa abbiamo un gatto. È atipico, buono, affettuoso, con un morbido pelo grigio. L’ho chiamato Sicane. Gli voglio bene. Da qualche giorno però ho notato che un altro gatto, con un pelo molto simile, si intromette nel nostro giardino e infastidisce Sicane. La cosa che desta la mia attenzione è che questo gatto ogni giorno si presenta con nuove ferite sul pelo, come venisse picchiato. Un giorno, all’ora di pranzo, mentre Sicane è in giardino, il seccatore ritorna. Osservo la scena. Sicane lo guarda come guarda un suo pari. Per una frazione di secondo sembra quasi sorridere al suo simile. L’altro si avvicina. Mi coglie un presentimento. Faccio in tempo a formularlo ed eccolo avverarsi: il gatto ferito salta addosso a Sicane e lo graffia dappertutto. Lo scontro é violentissimo. Sicane é ferito gravemente, perde molto sangue. Una rabbia, un istinto mi coglie. Prendo un manico di scopa ed esco in giardino. Sicane, ferito, è quasi identico al gatto assalitore. Li guardo entrambi negli occhi, e riconosco il mio cucciolo: è l’unico innocente. Prima che venga ucciso, sbatto la scopa con violenza addosso all’altro gatto, scaraventandolo via.”Sicane!” grido controllando le sue condizioni. Non posso permettere che muoia. Ma per ora riesco a portargli solo dell’acqua fredda. La stessa che mi sveglia, col buio e la pioggia che sta entrando nella mia camera.

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Sono con la mia famiglia e delle amiche di mia madre in un van da sette posti, viaggiamo su una stretta strada che costeggia un torrente. Abbiamo appena pranzato sul lungofiume. A tavola si sono accesi vecchi dissapori tra me e mia sorella. La discussione si inasprisce, e benché io tenga un tono pacato, il male prende la via della violenza se dici il vero guardando negli occhi. Lei si mette a urlare, costringe a rallentare, scende dal furgone. C’è paura. Cerco di calmarla, é in lacrime, e la rabbia le ruba il contatto col giudizio. Unisco i piedi, e con le mani all’altezza delle spalle spalanco le braccia. Come crocefisso. Lei mi sputa in faccia. Io rimango impassibile. Una statua di marmo. Le altre persone sono paralizzate. Mia sorella, preda del delirio, nella frenesia dei movimenti inciampa e rotola nel fiume. La corrente la trascina. Sciolgo la posa statuaria, col viso rigato di sputi e lacrime, ormai anche mie. Mi getto. Sott’acqua vedo per la prima volta le ragioni del suo odio. Scorgo a malapena la sua sagoma, ma tenendo a mio favore la corrente riesco ad afferrarla. Mi aggrappo con la sinistra ad una radice e torniamo annaspando in superficie. Risalgo il greto, credo lei sia svenuta. O forse é annegata. Non mi é dato saperlo, per ora. Si é fatta sera. Il tempo é un tiranno.

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Gioco a basket in un campo all’aperto, pieno di ghiaccio. É buio, ma una luce gialla di lampioni mi permette di vedere. Nonostante diversi centimetri di neve a terra, riesco anche a palleggiare in maniera agevole. Fra un tiro e l’altro, progetto ad alta voce il discorso da fare alla mia famiglia ed ai parenti da lì a poco, in occasione del mio compleanno.
“Le persone vanno -dico sbagliando un tiro da tre punti – le persone muoiono.” Tiro ancora, segno. Poi urlo, solo in quel campo chissà dove: “Dobbiamo essere forti, stare uniti. A cazzo duro sulla scena!”. È freddissimo, e ora nevica violentemente. Corro per scaldarmi, su e giù per il campo, da una linea all’altra. La neve cade sempre più copiosa. Un ronzio mi circonda la testa, come se una vespa gigante mi stesse inseguendo a pochi centimetri dalla nuca. Corro sempre più veloce, mentre la neve quasi mi fa perdere la vista. Tutto si confonde. Il ronzio si fa violenta vibrazione fino a perdersi nel risveglio.

Un pensiero su “Tre sogni. Prose inedite di Lorenzo Fava

  1. Nei tre brani si percepisce un crescendo angosciato ma anche desoltamente impassibile, in cui la narrazione s’incentra sull’implacabilità della violenza che ci accerchia e con cui non possiamo che combattere a viso aperto.
    L’apparente pacatezza del dettato lascia comunque trasparire la tensione che il tema produce in chi racconta e la partecipazione commossa ricercata in chi legge.
    Una prima prova interessante.

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