Sei poesie da “La nostra classe sepolta. Cronache poetiche dai mondi del lavoro”

Da La nostra classe sepolta. Cronache poetiche dai mondi del lavoro, a cura di Valeria Raimondi, Edizioni Pietre Vive 2019

A cura di VALERIA RAIMONDI *

 

BENNY NONASKI

.Condizione fisica.

 

Pensa ad un’arancia pressata
tra le spirali di uno spremiagrumi.
Una mano l’ha frazionata in due parti
e nessuno ha battuto ciglio:
se l’arancia ha urlato,
se il coltello ha provato pietà,
se i compagni dentro il sacchetto
hanno proferito le ultime preghiere:
non c’è stata la giusta attenzione
dei telegiornali, il Capo di Stato
nella solita tiritera
della disgrazia annunciata,
delle vittime su vittime,
degli epocali problemi della bilancia,
tutti a rotolare per mangiare,
cadendo dagli alberi,
cadendo nella notte che viene,
nel brivido del silenzio
che impone la mano.

Quando la mano spreme l’arancia
il sangue è pura automazione;
elemosina per il mutuo della casa,
elemosina per l’assenza del sogno.

Chi è come me vaga in uno spazio definito
dove le porte sono tutte sbarrate.
Bussiamo ad ognuna di essa.
(Dicono che siamo frutti da spremere)
Tutte le chiavi che abbiamo acquisito
nei nostri stadi evolutivi
si spezzano nelle serrature.

Serviamo a qualcosa? Anche questo uccide.

Quando il sangue, quando il succo rosso
è ormai una goccia che si esaurisce;
la mano getta ciò che resta dell’arancia.
Buccia vuota come corpo finito.

Schiacciati da disumane attese
Infiniti disprezzi
Umiliazioni
Disperazioni(1)

e ce ne andiamo così, tutt’in un sorso.

(1) dalla poesia I miei compagni sulla torre di Ferruccio Brugnaro.

 

FOUAD LAKEHAL
Lavoro

 

Alluminio liquido, forno a Settecento.
Tuta in amianto, sali di condensa.
Passa il padrone: Io vi frusto!
Mi fermano i colleghi (l’avrei sciolto).
Venerdì è la nostra notte,
ci fermiamo per mangiare qualcosa,
succede da sempre alle tre di notte.

Alluminio fuso, forno a Settecento.
Tuta di amianto, sali di fusione.
La pressa s’infuria, l’orologio la rincorre,
le nostre facce stravolte sono sbiadite
come la carta della busta paga.

Eravamo affiatati, solidali,
ci sosteneva lo scherzoso spirito di sfida,
ci si sfidava tra noi allo sfinimento.
Raffreddavamo le bibite
sotto il getto d’acqua arrugginita,
comunicavamo coi gesti,
parlavamo a intermittenza
tra un colpo e l’altro della pressa.

Mangiavamo panini ossidati dall’usura,
riscaldati sui bordi dei forni aspettando le sei.
Una gioia quando arrivava il camionista francese
che ci portava sempre una bottiglia:
mi piaceva sbirciare l’orologio
quando erano le cinque e quarantasei.

Alluminio fuso.
Tuta di amianto.
Forno a Settecento.
Io c’ero dentro.

 

CLAUDIA ZIRONI

 

Ho sentito che la Walt Disney avrebbe licenziato
qualche migliaio di persone.
Ho comperato un pugno di azioni
e in giornata ho guadagnato i miei trenta denari.

 

MARIA NARDELLI
La vita non è il lavoro che facciamo

 

Tranquilli solo a volte
nelle nostre case sufficienti
congegni di modernità assistono
i nostri affanni quotidiani.
Ansiosi pure bruciamo
materia grigia in sostanze ci diamo
pensieri inutili eccessi razionali sul lavoro sicuro
diretti al sabato sera fatti
a fette d’arance nell’aperitivo guardare
la vita è un giro di boa e al buio nel mare
metalline d’argento galleggiano
più delle fragili nostre sicurezze.
Ci sarebbe un mondo da sgombrare
stadi e strade di erbacce da tagliare
buche da coprire di sabbia e petizioni
per sentire meno colpe
in cause civili dirsi operosi.
Potremmo brandire la parola
suonarla nella banda cittadina
curare gesti a casaccio sorridere dire
di quel che restituisce
la gratitudine prima di morire.

 

ALESSANDRO SILVA
Se dobbiamo vivere ancora

 

Lei sa poco, io so molto di meno.
La dottoressa spiega: «Una scintilla
spenta di estrogeni nelle cellule
che baciano l’ovulo e lo portano
dolci a maturazione è la causa
del vostro essere sterili».

Lei ha un sorriso infranto, commiato
di mano che porge una rosa e si vede
sgomenta di un petalo caduto, bianca
fiammella di cero sul pavimento.

Un tocco di morte ci prende e spegne
i passi in corsia. C’è un sussulto
tagliato di luce sul vetro opaco
di un bicchiere nella stanza davanti
aperta dove dalla notte al giorno
su un fianco, un corpo fasciato ci prova

a sgusciare dal secco destino e deviare.
Lei sa poco, io so molto di meno.
Ci rinnega la terra ora, come fece
il canto di un gallo in epoca antica.

 

ED WARNER
Ninna nanna per l’Italia

 

Piangi pure, bambina.
Il mio tempo te l’ho dato.
Di quello buono tagliato bene
di spalle aperte e sicure
di fronte imperlata, sudori gibbosi.
È il mio di tempo che se n’è andato via
passato direttamente dalle Marlboro
alla droga pesante
del cambiare canale.

’Fanculo bambina.
’Fanculo a te e al tuo pianto.
Alle borse svuotate.
Alle falde degli occhi
per un terzo turno
che assapora polvere e amianto.
Almeno tre figli al giorno
impolverano un’alba già nera.
Non piangi per loro
caduti in battaglia per difendere te?
E allora piangi bambina
quando sarai madre io t’abbraccerò

 

________________________________

* Da La nostra classe sepolta. Cronache poetiche dai mondi del lavoro, a cura di Valeria Raimondi, Edizioni Pietre Vive 2019.

________________________________

 

Valeria Raimondi vive a Brescia. Attualmente è vicepresidente dell’Associazione culturale Movimento dal Sottosuolo.
Nel 2013 con il MDS cura il Festival Sconfinatementi, gemellaggio con i poeti dell’Università di Kragujevac.
Nel 2016 esce per Gilgamesh ed, un’antologia bilingue a cura di Valbona Jakova, con testi suoi, di B.Costa e J. Hirschman presentata in Albania; nel 2018 un’antologia italo-brasiliana a cura di Rosana Crispim da Costa, che contiene una decina di sue poesie presentate a San Paolo, Brasile.
Con Donne A(t)traverso propone un recital narrativo sulle origini della violenza di genere: Prigioniere delle trame, liberate dalle Reti.
Una decina di inediti sono contenuti in Distanze, Fara Ed, e alcune invettive nella Gazzetta dei Dipartimenti del Collage de ‘Pataphysique. Una sua poesia è intro dell’album musicale dei DUNK.
Nel 2011 pubblica IO NO (Ex-io), Thauma ed. e nel 2014 la silloge Debito il Tempo, Fusibilia, opera vincitrice del Premio Eros e Kaìros, entrambe ripubblicate con Pellicano ed.
L’opera collettiva La nostra classe sepolta, cronache poetiche dai mondi del lavoro, di cui è curatrice, esce a maggio 2019 per Pietre Vive Edizioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...