John G. Kemeny, Il filosofo e la scienza

John G. Kemeny

 

Di JOHN G. KEMENY *

C’era una volta un piccolo bruco, brutto. Tutti gli altri animaletti gli sfilavano intorno impettiti lisciandosi le penne variopinte o mettendo in mostra smaglianti pellicce, mentre egli confuso dalla vergogna cercava di nascondersi. Poi un giorno il piccolo bruco decise che non si sarebbe dato pace finché non si fosse trasformato nel bruco più bello del mondo. Si dibatté, si gonfiò, si tese nello sforzo quasi fino a scoppiare, ma riuscì. « Guardatemi – gridava sono davvero un bel bruco. » Ma gli altri animali ridacchiavano burlandosi di lui alle sue spalle. Alla fine un vecchio gufo, un saggio che aveva seguito tutta la vicenda dall’alto, disse al piccolo bruco sgonfiato: «Guarda che gli altri non ridono di te perché tu non sia bello. Un bruco bello non esiste, dovresti saperlo. Tu ti sei trasformato in una farfalla. » Ogni filosofo deve imparare la lezione di questa favola. Per quanti sforzi faccia per scoprire le leggi della natura, nessun filosofo ne può scoprire alcuna, per la semplice ragione che, se vi riuscisse, lo si chiamerebbe uno scienziato. Spesso si fa notare che tutta quanta la scienza è uscita dal grembo della filosofia. Chi legga intorno all’antica Grecia, troverà un gruppo di filosofi alle prese con domande le cui risposte costituiscono la base della nostra scienza. Per molto tempo essi non seppero far altro che sollevare domande e darsi a congetture più o meno ingegnose o geniali, poi a poco a poco si istituì il metodo scientifico moderno, il quale fini col dare a tali domande risposte precise e ben fondate. A poco a poco il filosofo venne a trovarsi di fronte a un dilemma: se poneva una domanda, era filosofo; se le rispondeva, era scienziato. Questo non è un libro di scienza (science book). Vi sono molti libri eccellenti e di piana lettura che spiegano i risultati della scienza moderna. Questo è un libro di filosofia della scienza. E qui sorgerà la domanda: «Vi sono ancora domande alle quali la scienza lascia che sia il filosofo a rispondere?» Certamente sì, vi sono. Approssimativamente parlando, il filosofo si occupa di quelle domande alle quali lo scienziato o non risponde o non può rispondere. E fortunatamente alcune delle domande più interessanti rientrano in queste categorie. Ma io mi sono posto una restrizione ulteriore: non solo questo è un libro di filosofia, ma altresì un libro di filosofia della scienza. Perciò mi devo attenere a domande filosofiche che sorgano in rapporto alla scienza. In altre parole, questo non è un libro di scienza ma intorno alla scienza. Non si tratta di una distinzione tanto sottile quanto si potrebbe supporre. Un bel quadro è un’opera d’arte; ma un libro che spieghi la tecnica usata dall’artista, è intorno all’Arte, non necessariamente esso stesso un’opera d’arte. Allo stesso modo, se compiamo un esperimento e ne registriamo i risultati, ci comportiamo da scienziati. Quando invece trattiamo i problemi più generali implicati nella sperimentazione, stiamo scrivendo intorno alla scienza. E quali sarebbero i problemi intorno a cui gli scienziati non scrivono (sempre che, naturalmente, non càpiti loro di comportarsi da filosofi)? Si tratta di problemi che includono discussioni sul metodo scientifico, sui concetti e gli assunti fondamentali della scienza, sul suo oggetto (subject matter) e i suoi limiti, su ciò di cui essa fa uso e su ciò per cui essa viene a sua volta usata. In generale, si tratta di un tentativo di dare un quadro unitario della natura della scienza. Deluciderò questa distinzione prendendo come esempio la teoria della relatività. Se noi domandiamo che cosa questa teoria ci possa dire intorno al moto dei pianeti, ci poniamo una domanda scientifica; se invece ci domandiamo perché gli scienziati accettino tale risposta,. allora la nostra domanda riguarda il metodo scientifico e appartiene alla filosofia della scienza. Se vogliamo vedere come la teoria venga dedotta da alcune ipotesi fondamentali, ricorriamo a un trattato scientifico – e certo non vi è trattazione migliore dello stesso resoconto di Einstein. Ma se vogliamo sapere come si possano giustificare (fondare) le ipotesi fondamentali, allora sarebbe meglio chiederlo a un filosofo. Se vogliamo informarci sui metodi matematici usati in Fisica, un qualunque dipartimento scientifico universitario ci fornirà quanto chiediamo; viceversa spiegare in che cosa consista propriamente il rapporto fra matematica e scienza, non è già piu affare loro. Anzi, allo scienziato medio faremmo bene a non porre domande di questo genere perché può darsi benissimo che egli non sia in grado di risponderei. Tutta la sua vita è dedicata a un compito che lo assorbe completamente e che può essere piu di quanto è realizzabile da un solo essere umano. Questa è, forse, la ragione per cui a molte di tali domande tremendamente importanti e interessanti si lascia che risponda il filosofo. In questo libro noi cercheremo di trattare domande di questo tipo e dar loro una risposta.
Dividere il libro in parti è difficile perché il mio proposito fondamentale è presentare un quadro unitario della scienza. Posso però indicare la traccia che ho seguito. Comincio con certe questioni che sono presupposte dalla scienza. Da ciò passo a trattare della scienza stessa, e finisco con certi problemi che ne emergono. Il primo capitolo tratta il problema del linguaggio e la sua attinenza alle varie questioni discusse nell’opera. Da ciò passiamo a dire della matematica., ossia del linguaggio che si è dimostrato il più utile per la scienza. E poiché spesso si è sostenuto che l’uso di tale linguaggio comporta delle assunzioni di fondo, nel terzo capitolo si prendono in esame tali presunte assunzioni. A questo punto siamo quasi pronti per passare a una trattazione della scienza stessa; resta da introdurre ancora un solo strumento, le probabilità. La trattazione della scienza vera e propria incomincia con un capitolo sul metodo scientifico. Dopo di quello si pongono quattro questioni di fondo, le quali scaturiscono dalla trattazione del metodo scientifico, e a ciascuna è dedicato un capitolo. Il che ci porta al capitolo decimo, che è una trattazione di che cosa sia scienza. Poi vi sono le questioni emergenti dalla scienza (dal fatto che vi è un sapere scientifico). Viviamo in un universo completamente determinato? Che cosa è la vita? Quale è la natura della nostra mente? Qual è lo status dei valori? Qual è la natura delle scienze sociali? Con ciò arriviamo all’ultimo capitolo, che cerca di riassumere quanto precede. Come già dice il piano dell’opera, essa s’intende rivolta al lettore non specialista, al profano che nutra interessi in proposito. Tuttavia non dispero che il quadro unitario qui presentato e l’impostazione del terzo capitolo – su cui si fonda il resto del libro – possano interessare anche lo specialista. Un quadro unitario tracciato in così poco spazio non può non essere solo un primo abbozzo, e quindi alla fine di ogni capitolo ho accluso alcuni suggerimenti per altre letture. Ho anche cercato di adattare e organizzare tali suggerimenti in modo che i testi citati si possano trovare subito e sia facile vedere quale testo indicato risponderà alla domanda del lettore. Se lo si usa da manuale introduttivo, questo libro andrebbe integrato da qualche buona opera divulgativa di scienza. Se invece lo si adotta in corsi superiori, andrebbe usato in congiunzione con qualcuno dei libri citati alla fine dei vari capitoli. In tal caso questo libro offrirebbe la continuità, e le opere indicate aggiungerebbero via via particolari sui quali il libro non si sofferma. Solo un ultimo avvertimento. Abbiamo già notato il fatto che i filosofi sollevano molte più domande di quelle a cui sappiamo rispondere. Io credo che porre una buona domanda, chiara, sia una delle cose più importanti che mai possiamo fare. Nella storia vuoi della scienza vuoi della filosofia incontriamo molti casi in cui una domanda restò senza risposta per secoli finché qualche genio non venne a riformularla, e allora tutt’a un tratto si trovò che anche la risposta era molto semplice da trovare. Perciò in quest’opera si dedica molto tempo al chiarificare questioni non chiare, e molto spesso ciò è quanto di meglio io possa fare. Il libro si muove nella convinzione che il chiarire un· problema difficile sia un grande passo avanti. Senza dubbio la chiarificazione evita molte discussioni inutili, manifestamente interminabili; quindi purifica l’aria per un lavoro fecondo e per la soluzione del problema. Con tutto ciò, spesso siamo inevitabilmente di fronte a una domanda a cui non è possibile rispondere. Tanto di ciò che vogliamo sapere resta ancora aperto e tante sono le incertezze che ci restano di fronte intorno a quello che sappiamo, che a volte accade persino di domandarci se abbiamo imparato davvero molte cose. Forse quello che abbiamo appreso fin qui, in realtà è molto poco. Ma quando consideriamo che il perseguire la conoscenza per se stessa, lo sforzo per rispondere a queste domande fondamentali, è stato una delle spinte maggiori in tutte le ricerche intellettuali – allora è confortante notare che con ogni probabilità tali domande, o almeno molte di esse, resteranno senza risposta per sempre.

________________________________________

* Introduzione a Il Filosofo e la Scienza, Il Saggiatore 1972.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...