Quattro estratti da “Nell’abisso del lager. Voci poetiche sulla Shoah” a cura di Giovanni Tesio

“Nell’abisso del lager. Voci poetiche sulla Shoah. Un’antologia”, a cura di Giovanni Tesio, Interlinea, Novara 2019

A cura di GIOVANNI TESIO* 

Da Nell’abisso del lager. Voci poetiche sulla Shoah. Un’antologia, a cura di Giovanni Tesio, Interlinea, Novara 2019

PRIMO LEVI

Il superstite

Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c’è.
«Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno è morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non è mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni».

4 febbraio 1984

QUINTO OSANO

Il viaggio

Rumore pesante di tacchi,
ordini secchi si incrociano nell’aria.
La notte è fonda
Dalle celle aperte del braccio
lungo le ringhiere delle sue balconate,
si affacciano visi sconvolti, ansiosi.
Poi una voce con accento straniero
rompe il silenzio improvvisamente.
Nome cognome: presente
Nome cognome: presente
Nome cognome: presente.
Sotto al piano terreno,
si forma una lunga e larga colonna.
Fuori nel cortile, mezzi militari
inghiottono i miseri prigionieri;
la colonna si avvia nella notte buia.
Corso Vittorio, Via Sacchi, Porta Nuova,
nella stazione semi deserta,
un treno merci, una fila di carri sui quali si legge:
«cavalli 8, uomini 40»
a calci, a pugni, a frustate, ci fanno salire.
La porta si chiude con rumore assordante,
non c’è posto a sedere.
Stupito, mi guardo attorno, conto…
siamo in ottanta!! su quel carro.
Il treno s’avvia pian piano,
tu tum, tu tum, tu tum, tu tum,
sempre più veloce.
Tu tum, tu tum, tu tum, tu tum,
le ruote girano sferragliando sulle lunghe rotaie,
portandoci sempre più lontano
dalle nostre case,
dalle nostre famiglie,
dai nostri affetti.
Le ore passano lente
tu tum, tu tum, tu tum, tu tum,
niente cibo, niente acqua,
solo odore… stagnante, nauseabondo
di feci, di orine umane,
che il piccolo finestrino
sbarrato da una selva di filo spinato non riesce
ad arieggiare.
Il treno si ferma ad una stazione:
siamo ancora in Italia,
leggo sul cartello «Casarsa della Delizia»
sembra un paradosso!!
Poi scende la sera
il lungo convoglio si muove nuovamente,
tu tum, tu tum, tu tum, tu tum
si intravede, tra il filo spinato
l’ultimo scorcio
delle nostre montagne,
del nostro ben cielo.
Tarvisio è passata,
il confine è lontano,
quando il treno si riferma
siamo in terra straniera.
Dalle porte socchiuse dei carri
ci passano un po’ di zuppa fumante.
Nel grigiore della notte
scorgo il nome del posto: Villah.
Poi ancora una volta
il treno riparte
tu tum, tu tum, tu tum, tu tum,
ma quando avrà fine questo viaggio angoscioso,
questo viaggio infernale?
Passa il giorno, si fa ancora notte
quando il treno si ferma per l’ultima volta.
Si sente il rumore di porte aperte,
incrocio di ordini in lingua straniera.
Scendendo intravedo,
alla fioca luce di un lume,
scritto sul muro della stazione
Mauthausen …………

il viaggio è FINITO.

 

ROBERT DESNOS

Il lascito

Ed ecco, Padre Hugo, il tuo nome sulla muraglia!
In fondo al Pantheon ti puoi rivoltare
Per sapere chi l’ha fatto. Chi l’ha voluto fare!
Chi è stato? Hitler, Goebbels… feccia, gentaglia,
Un Laval, un Pétain, un Bonnard, un Brinon,
Chi sa tradire e far gozzoviglia,
Chi andrà alla giusta rappresaglia
E non sono poi così tanti nomi.
A questi tipi di siffatto ingegno e cultura
Servono alibi nella loro sporca avventura.
Hanno detto: «Il brav’uomo è morto. Non si ribellerà»
Sì, il brav’uomo è morto. Ma prima
Dal notaio ha chiarito che lascito offriva:
Il notaio si chiama Francia, e il lascito Libertà.

PAUL CELAN

Todesfuge
Fuga di morte

LATTE NERO DELL’ALBA lo beviamo di sera
lo beviamo a mezzodì e al mattino lo beviamo di notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba per aria lì non si sta stretti
Vive un uomo nella casa lui gioca coi serpi lui scrive
scrive in Germania all’imbrunire i tuoi capelli
d’oro Margarete
lo scrive ed esce fuori e brillano le stelle fischia
ai suoi mastini qua
fischia ai suoi ebrei fuori fa scavare una tomba per terra
ci comanda suonate ora si balla
Latte nero dell’alba ti beviamo di notte
ti beviamo al mattino e a mezzodì ti beviamo di sera
beviamo e beviamo
Vive un uomo nella casa lui gioca coi serpi lui scrive
scrive in Germania all’imbrunire i tuoi capelli
d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba
per aria lì non si sta stretti
Grida scavate di più il terreno voi altri cantate e suonate
piglia il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi
sono azzurri
affondate di più le pale voi altri suonate ancora si balla
Grida suonate più dolce la morte la morte
è un maestro tedesco
grida archeggiate più scuri i violini così salirete
per aria come fumo
così avrete una tomba tra le nuvole lì non si sta stretti
Latte nero dell’alba ti beviamo di notte
ti beviamo a mezzodì la morte è un maestro tedesco
ti beviamo di sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti centra con palla di piombo ti centra preciso
vive un uomo nella casa i tuoi capelli d’oro Margarete
ci aizza contro i suoi mastini ci dona una tomba per aria
gioca coi serpi e sogna la morte è un maestro tedesco
i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Notizia sul curatore

Giovanni Tesio (1946), già ordinario di letteratura italiana presso l’Università del Piemonte Orientale A. Avogadro, ha pubblicato alcuni volumi di saggi (l’ultimo, La poesia ai margini, per Interlinea, nel 2014), una biografia di Augusto Monti, una monografia su Piero Chiara, molte antologie. Ha curato per Einaudi la scelta dall’epistolario editoriale di Italo Calvino, I libri degli altri (1991); più recentemente la conversazione con Primo Levi, Io che vi parlo (2016), e più recentemente ancora, presso Interlinea, un altro volume di considerazioni su vita e opera di Levi, Primo Levi. Ancora qualcosa da dire (2018). Sempre presso Interlinea un pamphlet in difesa della lettura, della letteratura e della poesia, I più amati. Perché leggerli? Come leggerli? (2012), un “sillabario” intitolato Parole  essenziali (2014) e l’antologia poetica Piture parolà. Arte  in poesia (2018). La sua attività poetica, dopo esordi lontani, è sfociata nella pubblicazione di un canzoniere in piemontese di 369 sonetti, intitolato Vita dacant e da canté  (Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, Torino 2017). È stato per trentacinque anni collaboratore della “Stampa”, al cui inserto, “Torinosette”, collabora tuttora. Di quest’anno, uscito presso Lindau, il suo primo libro narrativo, Gli zoccoli nell’erba pesante. È tra i fondatori e direttori della collana di poesia “Lyra”.

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