Jacques Le Goff: la donna, l’artista e colui che vive al margine

Jacques Le Goff

Di JACQUES LE GOFF *

Nello schema della società trifunzionale la donna non aveva un posto. Se per gli uomini del Medioevo c’è una categoria «donna», per un pezzo la donna non è caratterizzata da distinzioni professionali, ma dal suo corpo, dal suo sesso, dalle sue relazioni con determinati gruppi. La donna si definisce come «sposa, vedova o vergine». È stata la vittima delle costrizioni che il parentado e la famiglia a lungo hanno imposto all’affermarsi delle donne come individui dotati di una personalità giuridica, morale ed economica. Nella documentazione del Medioevo, frutto di una società dominata dai maschi, la voce delle donne si fa sentire di rado e il più delle volte proviene dagli strati più alti del ceto più alto. Ma grazie ai recenti apporti dell’antropologia sociale, Christiane Klapisch-Zuber fa rivivere la donna in seno alla famiglia. La donna è un oggetto fondamentale dei legami che si contraggono in seno all’aristocrazia feudale. Occasione d’ascensione sociale per lo sposo, in genere è declassata nei matrimoni che risultano da queste strategie. Il trasferimento fisico e di ricchezza che si effettua attraverso di lei mette capo alla sua espropriazione e la spirale inflazionistica delle doti porta a una svalutazione della donna nel corso del Medioevo. Tuttavia, grazie alla Chiesa, l’obbligo crescente del consenso dei due sposi alla conclusione dei matrimoni è una rivoluzione che eleva lo statuto della donna, come la pressione dei giovani dà un timido aiuto all’affermarsi del matrimonio d’amore.

Ma «l’ordine familiare» porta a un ritardo dell’età matrimoniale degli uomini. La donna si sposa giovanissima con un uomo che si avvicina ai trenta, e una diecina d’anni separa la coppia. La donna è un ventre, vittima di una grande fecondità che prima dei quarant’anni le fa passare la metà della vita da una gravidanza all’altra. Tenue compenso il potere che le è accordato sulla casa al centro della quale è situata la camera coniugale. Signora dello spazio domestico, la donna è l’economa della famiglia. Sottomessa ai suoi doveri di sposa, tenuta alla fedeltà al marito e alla sua autorità, trova solo dei compensi limitati nell’amore per i figli affidati per lo più a nutrici nei primi anni e decimati dalla terribile mortalità infantile. Nell’Alto Medioevo alla morte naturale si aggiungeva l’infanticidio. Di solito, in seguito sostituito dall’abbandono dei neonati. I «trovatelli» pullulano nella Cristianità del Basso Medioevo e le donne «sono rimaste un ingranaggio subordinato alla riproduzione familiare».

Enrico Castelnuovo parte da un paradosso: la grandezza dell’arte medievale e l’anonimato che occulta la maggior parte dei suoi creatori. Il Romanticismo ci ha visto la sparizione dell’individuo in seno alla creazione collettiva, ma è una prospettiva intellettualistica. Bisogna piuttosto constatare che, come del resto nell’Antichità, l’artista dell’Alto Medioevo si muove tra il disdegno della società per un personaggio vicino al complesso dei lavoratori manuali e il suo desiderio orgoglioso di affermare la sua gloria, la sua notorietà per lo meno entro una cerchia ristretta di committenti e di amatori, il che lo spinge a mettere una firma sulle sue opere. Questi nomi, che si trovavano nell’Antichità, erano scomparsi nell’altissimo Medioevo. In Italia ricompaiono nel secolo VIII. La prima biografia d’artista è, del secolo VII, la vita di sant’Eligio scritta dal discepolo sant’Ouen. In lui è lodato l’orafo, l’artista per eccellenza per via del pregio del materiale trattato. Ma sant’Ouen è anche un prelato, un vescovo, il consigliere del re Dagoberto. La sua arte sarebbe bastata a stimolare un biografo? E, se l’orafo ha un suo prestigio, Marc Bloch ha fatto osservare che le chiese spesso facevano fondere i loro tesori e i loro pezzi d’oreficeria non attribuendo nessun valore all’opera dell’artista.

Prima del Trecento non c’è un termine per designare l’artista, come non c’è per designare l’intellettuale. Divide con l’artigiano il termine artifex, dato che la parola latina ars riguarda più il campo della tecnica e del mestiere che quello della scienza e quello non individualizzato che l’Occidente chiamerà più tardi l’arte. Nel Medioevo c’è tutta una gerarchia di questi artisti anonimi. Sempre di più, accanto all’orafo, è l’architetto a porsi al sommo di questa gerarchia. È in Francia e in età gotica nel secolo XIII, che l’architetto si atteggia a maître (maestro) e anche a intellettuale, a maître ès-pierres (maestro di pietre). Ma ancora nel secolo XIV sul cantiere della cattedrale di Milano, si contrappone alla «scienza senza arte» degli architetti francesi «l’arte senza scienza» dei muratori lombardi.

Frequenti nel secolo XII, le firme e le menzioni di artisti (si pensi agli artisti di Modena, Lanfranco e Wiligelmo, e di Parma, Benedetto Antelami) che beneficiano forse della promozione delle arti meccaniche a fianco delle arti liberali, diventano curiosamente più rare nel secolo XIII, quando il prestigio dell’artista, aiutato dal ritorno all’Antichità, cresce, in particolare in quell’Italia dove le strutture comunali favoriscono la glorificazione degli artisti che le città si contendono perché monumenti e opere d’arte alimentano il gusto dei cittadini per il prestigio e per la bellezza.

Effettivamente, a ritardare l’emergere dell’artista nella società medievale c’è solo l’ambiguità del suo statuto. C’è anche la lentezza del processo che dalle nozioni e impressioni di grandezza, d’ordine, di ricchezza trae l’idea e il sentimento della bellezza.

_____________________________________

Da L’uomo medievale. Introduzione, Economica Laterza 1993.

Un pensiero su “Jacques Le Goff: la donna, l’artista e colui che vive al margine

  1. Grazie, è bello leggere di temi cosí interessanti e molto vicini alla vera realtà Umana, che meraviglia, grazie ancora.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...