Moby Dick, il capolavoro di Melville stasera a Modena nella messa in scena della Compagna Teatro dei Venti

Di SOFIA SALVATORE

Mercoledì 6 giugno alle ore 21.00 in Piazza Roma a Modena nell’ambito dell’Estate modenese 2018 va in scena in anteprima nazionale il nuovo spettacolo di strada del Teatro dei Venti, “Moby Dick”, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Herman Melville.
Con Alessio Boni, Oksana Casolari, Marco Cupellari, Daniele De Blasis, Alfonso Domínguez Escribano, Federico Faggioni, Talita Ferri, Francesca Figini, Davide Filippi, Hannes Langanky, Alberto Martinez, Amalia Ruocco, Antonio Santangelo, Felix Pacome Tehe Bly, Mersia Valente, Elisa Vignolo.
Ideazione e regia Stefano Tè, adattamento drammaturgico Giulio Sonno, consulenza alla regia Mario Barzaghi, assistenza alla regia Simone Bevilacqua, direzione musicale Luca Cacciatore, Igino L. Caselgrandi e Domenico Pizzulo, costumi a cura di Teatro dei Venti, Luca Degl’Antoni e Beatrice Pizzardo, scenografie e macchine di scena Dino Serra e Massimo Zanelli in collaborazione con Teatro dei Venti.
Una produzione Teatro dei Venti, co-prodotta da Klaipeda Sea Festival (Lituania) e realizzata con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Modena, della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, con il contributo del Comune di Dolo (VE) in collaborazione con l’Associazione Echidna.

Uno spettacolo-evento che porta in piazza la nave del capitano Achab e la sua ossessione per la Balena bianca, insieme a tutto l’equipaggio e alla sua brama di riconoscimento sociale. Un nucleo di 25 artisti, tra attori, musicisti, acrobati e tecnici, al quale si integra la partecipazione di membri della comunità locale: 30 bambini del Centro di Formazione Teatrale, 30 anziani, 15 detenuti delle carceri di Modena e Castelfranco Emilia, 15 richiedenti asilo, espressioni della comunità stratificata che si relaziona quotidianamente con la compagnia modenese. Il Teatro dei Venti prosegue la sua ricerca artistica negli spazi urbani con uno spettacolo di strada che entra in relazione con le comunità e con i temi di un classico della letteratura mondiale. L’ambientazione marinaresca ed epica del romanzo di Melville incontra il suono arcaico delle botti della tradizione campana. Un lavoro costituito dalla riflessione filosofica sull’ignoto, dalla contaminazione tra linguaggi da occidente a oriente e dall’uso di grandi macchine teatrali.
Moby Dick è, come scrive Pavese nell’introduzione al romanzo con la sua traduzione, “l’allegoria della spasmodica ricerca, della sete di conoscenza e di vendetta, del rapporto tra bene e male, della ferocia e forza devastante della natura e dell’uomo”.

Moby Dick è un’illusione. Tutti credono di sapere cosa sia eppure nessuno lo sa. Se ne parla. È una balena? Un capodoglio? Un mostro bianco? Pochissimi in realtà hanno letto il romanzo fino in fondo: quasi tutti a un certo punto abbandonano. La natura del libro infatti è assai diversa da ciò che film, illustrazioni e antologie raccontano. Pagina dopo pagina la vicenda deraglia dai binari dell’azione, la furia del Capitano Achab esonda i sentimenti della vendetta, la sua caccia impossibile assume un respiro metafisico, e il lettore, confuso, si smarrisce: qualcosa non torna. Cosa? La meta di questa impresa.

Perché un gruppo di uomini decide di mettersi in viaggio? Se Melville trasse ispirazioni dalla sua esperienza diretta su una baleniera, dai racconti di mare e dalla letteratura occidentale, egli si nutríìaltresì di quel nascente spirito americano che sognava la democrazia. Si può costruire un nuovo modello di società o la massa («the Mob») è condannata alla sopraffazione? Moby Dick diventa allora il «genio della folla», la sintesi impossibile, il leviatano spietato di Hobbes che divora il trascendentalismo di Emerson.

Ma per quanto ogni civiltà sia destinata a scomparire tra le ruote della storia, la tensione al viaggio sempre sopravvive, sempre un giorno un gruppo sparuto di uomini deciderà di spingersi su acque incerte per scoprire se un altro modo di vivere sia possibile. Così la caccia di Moby Dick diventa l’inseguimento di un’illusione.

L’adattamento del romanzo cerca di recuperare alcune delle voci che animarono la scrittura di Melville (si potranno riconoscere echi dalla Bibbia e dal Faust di Goethe, nelle traduzioni di Ceronetti e Fortini) per restituire un respiro iniziatico al viaggio delle genti a bordo del Pequod. Un carro-palco che sia arca, porto e indimenticato relitto al di là del tempo. Il celebre incipit in fondo è un invito al teatro: call me Ishmael, come a dire, facciamo che oggi sono Ishmael e vi racconto una storia, facciamo che un sogno di umanità torni a rivivere, facciamo che quest’illusione domani diventi realtà.

Ingresso gratuito.

La compagnia

La compagnia Teatro dei Venti nasce a Modena nel 2005, svolge la sua attività in quattro ambiti diversi, ma correlati: produzione di spettacoli, progettazione in ambito socio-culturale, formazione e organizzazione di festival e rassegne. Ha sviluppato una propria ricerca artistica con una particolare attenzione al Teatro negli spazi urbani, approfondendo l’utilizzo di trampoli e di scenografie mobili di grande impatto. Con gli spettacoli “Il Draaago” , “Simurgh” e “Pentesilea” ha realizzato tournée in Italia e all’estero, in Francia, Polonia, Serbia, Croazia, Spagna, Romania, Taiwan, India.
Membro del Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna, svolge laboratori permanenti presso la Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia e il Carcere di Modena. Sempre in ambito sociale promuove progetti di Cooperazione Internazionale (Mozambico, Serbia, Senegal) e nel campo della Salute Mentale in collaborazione con Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Modena. Dal 2012 organizza Trasparenze > Festival e Residenze Teatrali per la promozione della scena teatelae contemporanea. Dal 2015 al 2017 ha portato avanti il progetto “Urban Theatre Experience” con il sostegno di Funder 35 – fondo per l’impresa culturale giovanile. Dal 2016 fa parte del Progetto FAIDRA sostenuto da Creative Europe con partner provenienti da diversi paesi europei. Dal 2017 tiene un laboratorio con un gruppo di richiedenti asilo del progetto “Mare Nostrum” con il sostegno di Caleidos Cooperativa Sociale, con il quale nel 2018 ha vinto il bando MigrArti.
“Moby Dick” è l’ultimo progetto in ordine di tempo, una sintesi del lavoro sviluppato dalla compagnia fin dalle sue origini: l’utopia del teatro negli spazi urbani e a contatto con le comunità.

 

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