Maria Chiara Rafaiani, poesie dalla silloge inedita “Tempeste”

Di MARIACHIARA RAFAIANI

***

Le prendano le nubi
le domande inutili
di questa mezzo mattino
spezzato senza pietà
dall’agguato dei sentimenti
Cara terra novembre ti chiama
e tu devi rispondere
o sfaldarti
ti obbliga a riconoscere
la strada attraverso cui il pericolo
t’avvicina a Dio

Dio non ci vede
ci regala questo tempo
non nostro, queste notti
non nostre
in cui la memoria
sembra l’ultimo baluardo
dell’umanità concessa

Corriamo dritti
verso i pioppi
che il temporale non porti via
l’acido dalla nostra pelle
indistinta
tu mi hai preso la mano
tremante fermando la pioggia
non eri più arrabbiato
per la porta rotta
ero io ferma a quel punto del mattino
dove ho visto le possibili distanze
l’uomo e la donna
la necessità ed il desiderio

Milano non è dritta
ma capovolta negli assetati
tesa ad inseguire le macchine
o i cavalieri che ogni giorno
vanno dal Duomo al Castello Sforzesco

come Paride resto in secondo fila
prendo ciò che amo
e con ciò che amo
cerco di trarmi in salvo
ma non ho nessuno
pronto ad impugnare la spada
nella polvere
contro il più glorioso degli eroi
incurante del dubbio
contenuto da ogni immortalità
perché anche nell’umano resistere
la gloria sottostà alle leggi
del caso e del tempo

perché rubiamo immagini
agli anni ma non cantiamo
e la memoria ormai
riconosce solo ciò che è nostro:
una ferita, un “no”, un “forse”,
un “ci vediamo domani”

***

Dakhao non era per i morti tristi
ma per i vivi che nell’abbandono
offuscato dei giorni inseguono
l’artiglio del dolore

Che resti qualcosa
di quella giornata piovosa
dove il verde non era
né ricordo, né presenza
né suggellava né ingannava
l’arrivo

ma ciò che resta non è mai
volere o fuoco, non è mai
speranza, o frutto, o ragione
di spazio ma frastuono capovolto
di ciò a cui non si è fatto attenzione

così avanzano le cose dagli anni
sulle ferrovie di Dakhao
ruggine ed enormi viti
resistite fine a trafiggermi il femore
anche se non so parlare
o essere vera

quando il reale è un brandello
che hai tenuto e non tenuto in mano
saputo e non saputo
a cui sei andato incontro
più o meno volentieri

ma feroce
con le bende

 

La storia non ha pietà
è la Storia e non sente
il singolo, il singolo corpo
fracassato e gettato
al margine della strada
trascinato dalle correnti
fino al mare

Questo è l’uomo, così
la storia in cui è immerso
sperso in un punto dell’universo
con così poco tempo
da non vederne l’instabilità

in tutto è la bellezza
del cielo
da osservare al buio
nelle sere, in silenzio
ricordarsi delle stragi
e del dolore
dilatare il tempo
affermando l’amore
e la sofferenza

***

A Sofia

Parliamo scendendo dal Castello
superato il parco, verso la città
Ricorderemo o non ricorderemo?
Difficile stabilirlo

Ci assalgono i venditori
accendini, piccoli souvenir di Praga
e la luce quasi acquamarina
ci tiene in pugno

su questi selciati
dove sono morti
e passati gli esseri e la storia
dove passerà questo momento
della nostra vita
di unione e ingenuità

C’è un frastuono colorato
nel quartiere ebraico
confonde
mentre il cimitero
e la sinagoga sopraffatta dai nomi
ti attendono all’angolo

loro erano ciò che siamo
occupavano il nostro posto
la nostra sagoma d’aria
nell’intercapedine dei giorni
frustrati
noi saremo ciò che qui
il verde possiede e cancella

e senti dovunque volgi lo sguardo
“sarei dovuto essere”
“avrei potuto possedere”

vedi il dramma storico
sarebbe stato comunque dramma
nonostante mentre mi sfilano davanti
tutti i luoghi visti e pieni di vita
nessuno mi pare migliore
di questo silenzio assetato
susseguirsi di tombe
dove qualcuno ha posato un sassolino
fra gli alberi

non c’è potere, non c’è sofferenza
pulviscolo d’aria
nebbia
Praga magica perché morta
cosa sarebbe se non fosse stata?

Ci rinchiudiamo in un bar
dietro Piazza dell’Orologio
dove due volte al giorno
un corteo di statue sfila

prendiamo due bicchierini d’assenzio
amica mia, perché senza saperlo
stiamo rincorrendo qualcosa
che l’immaginario ci ha promesso

forte solo nelle immagini
e così consueto nella vita
dove tutto accade
e inizia ad esistere
molto più tardi
quando siamo già troppo distanti
per capire chi
e fino a che punto
abbiamo amato

arancio, verde, blu
il locale è uno scrigno
del passato
non so se esiste ancora
o non è mai esistito
come esisti tu
in una realtà immensa
a cui non si accede
se non con strategie di compromesso

_______________________________________

 

Mariachiara Rafaiani è nata a Recanati nel 1994. Ha conseguito la maturità classica presso il Liceo “Giacomo Leopardi” di Recanti nel 2013. Ha vinto diversi premi di poesia, fra i quali InediTO Torino e Premio Poesia Marche. Le sue poesie sono apparse in diverse riviste ed antologie. Nel 2016 ha conseguito con il massimo dei voti la laurea triennale in Filologia Classica presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Suoi contributi sono apparsi in blog e riviste online, attualmente collabora stabilmente con SulRomanzo, L’indiscreto e MidnightMagazine. Nell’aprile 2018 esce la sua prima raccolta poetica Dodici Ore (Edizioni la Gru).
Vive e studia a Milano, dove frequenta il corso di laurea magistrale “Filologia, letterature e storia dell’antichità” presso l’Università degli Studi di Milano.

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