Di quale situazione stiamo parlando? Sette domande di Antonio Porta sulla questione poetica

Di ANTONIO PORTA *

Di quale situazione stiamo parlando? (Domande non incluse nel testo pubblicato)

Ogni questionario nasconde sempre dietro l’ordine e la qualità delle domande un percorso in qualche modo già delineato e un orientamento approssimativamente preciso: è questo un fatto inevitabile se si vuole “costringere” a risposte su argomenti prefissati. Resta ovvia la libertà di ognuno di rispondere nei modi voluti o di abbandonare il percorso delineato; altrettanto ovvio è che nel lavoro poetico e negli scritti di ognuno sono già contenute le risposte al questionario il cui unico scopo è quello di riportare all’oggi il significato delle scelte fatte.
1. La produzione letteraria che in questi anni ha – all’apparenza – contato di più, che è stata più immediatamente “monetizzata”, ha avuto carattere prevalentemente saggistico (storico e letterario). Nello stesso tempo sono però venute meno quelle teorizzazioni che da diversi punti di partenza giungevano a sostenere la cosiddetta “morte dell’arte” e sono state riproposte forme di analisi e di espressione a carattere “creativo”. Quale è stato in questo periodo lo spazio della poesia e quale sembra essere in prospettiva?
2. In ogni fase di rivolgimenti economico-sociali l’oggettività storica mira alla “dissoluzione del soggetto”, l’esperienza individuale tende a ripiegarsi su se stessa e a diventare testimonianza,”rifugio della storia”. In questa fase di violenta privatizzazione e deprivatizzazione dell’individuo esiste ancora una funzione che il poeta viene ad assolvere?
3. T.S.Eliot in una conferenza del 1953 parlò di tre voci della poesia e disse: “La prima voce è quella del poeta che parla a se stesso, ovvero a nessuno. La seconda è la voce del poeta che si rivolge a un uditorio, grande o piccolo che sia. La terza è la voce del poeta quando tenta di creare un personaggio drammatico che s’esprima in versi…”. Queste “voci”, oggi, si possono ancora ascoltare? Qual’è l’importanza della memoria? E’ possibile uno spazio per il “fantasticare”? E per creare personaggi drammatici? Esiste un pubblico della poesia?
4. E’ stato detto che il grande poeta “esaurisce” la lingua, ma solo una lingua capace di “esaurirsi” è in grado di produrre un grande poeta: è possibile oggi “esaurire” la lingua
-intesa in termini saussuriani – ed esiste una lingua in grado di “esaurirsi”? Quali sono i rapporti tra lingua e poesia?
5. La distinzione tra lingua comune e lingua letteraria è una costante precisa della nostra storia – pure con le trasformazioni cui le forme letterarie sono state sottoposte -. Quali sono oggi i segni di questa differenza? In che modo si strutturano in linguaggio poetico? Esistono elementi che permettono di riconoscere in un messaggio verbale una poesia?
6. Ridurre l’avanguardia ad arte di museo è un’idea che è stata comune ad ogni  avanguardia storica, almeno da Pound in poi. Oggi alcune esperienze poetiche -da quella “storica” di Zanzotto, fino a quelle di Bellezza, Vassalli, Viviani – e la riproposizione dei testi teorici del “Gruppo 63, raccolti e annotati da appartenenti stessi al gruppo, sembrano avere fatto entrare per davvero in museo l’avanguardia che, a sua volta, sembra avere definitivamente abbandonato quel ruolo di oppositore e disordinatore delle istituzioni culturali e politiche che essa stessa si era assunta. Quale bilancio è possibile trarre, cosa rimane e cosa è andato perduto di quella esperienza?
7. Le istituzioni sociali e gli istituti letterari hanno sempre cercato di ricalcare sull’immagine del poeta aspetti in qualche modo spettacolari, da quello di poeta maledetto a quello di poeta vate. Ora ci troviamo di fronte ad un drastico ridimensionamento della figura del poeta, mentre proliferano esperienze di tipo poetico che invadono spazi tradizionalmente a loro interdetti – manifestazioni politiche di vario tipo, pagine di quotidiani, trasmissioni radiofoniche – e che tendono ad esprimere comportamenti soggettivi in dimensione collettiva. Come giudicate questi tentativi, quale significato vi si può attribuire? Quali sviluppi si possono prevedere o auspicare?

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* In “il verri”, rivista di letteratura diretta da Luciano Anceschi, sesta serie, numero 1, settembre 1976, pgg. 135-139.

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