Chi è la più bella del reame? Antonio Porta su Andrea Zanzotto

Andrea Zanzotto

Di ANTONIO PORTA *

Chi è la più bella del reame?

A una settimana dalla morte di Eugenio Montale un autorevole quotidiano ha tempestivamente definito Andrea Zanzotto “il maggiore poeta italiano vivente”.

La mossa era preparata e attesa da tempo, dunque tutti hanno tirato un sospiro di sollievo: era fatta, ecco il nuovo papa. Un amico mi disse che ci voleva più coraggio e che l’effetto positivo che si voleva raggiungere sarebbe stato di gran lunga maggiore se si avesse avuto l’ardire di affermare che Andrea Zanzotto “è l’unico poeta italiano vivente”. L’effetto della radicalizzazione potrebbe manifestarsi in una serenità generale, tutta a favore della poesia. Gli altri poeti, infatti, liberati dall’incubo di essere o non essere “il maggior poeta vivente” si possono dedicare con più tranquillità allo scrivere versi, ma ogni paura o timore reverenziale scomparirebbe del tutto se si fosse davvero convinti che c’è sempre solo “un unico poeta vivente”. Una serena accettazione della realtà cancella ogni pericoloso narcisismo e si può pensare molto meglio ai problemi del linguaggio e della comunicazione poetica senza l’ingombro oppressivo della figura del poeta. Ne basta uno per tutti.
Questa serenità salutare è stata invece solcata da un fulmine a ciel sereno, appunto. Un poeta, di nome Dario Bellezza, ha scritto una prefazione alla raccolta di poesie di un altro poeta, di nome Biagio Arixi, dal titolo Diverse giovinezze, Lucarini Editore in Roma, e detta prefazione così comincia: “Posso dire con molta umiltà, ma con sincera sincerità che Biagio Arixi è uno dei più grandi poeti italiani viventi? Lo dico sapendo di sfidare il conformismo dei manuali storici degli anni Settanta, delle riviste alla moda, e dell’editoria ‘maggiore’ che si occupa, ahimé, quasi sempre se tutta la poesia è metalinguistica) e trascura la poesia che ha qualcosa da dire, il poeta che ha un messaggio da raccontare.”
Ho riprodotto fedelmente il testo a stampa e se dopo quel “quasi sempre” si nota qualcosa che non si dice vuol dire che è saltata una riga e che nessuno se ne è accorto in bozze. Ma non è questo il punto. Una volta che si accetta per la serenità generale e per le migliori sorte della poesia che vi è “un maggiore poeta italiano vivente” o anche meglio “un unico poeta italiano vivente” non si può più barare con tanta disinvoltura. Ma come, oltre a Andrea Zanzotto dobbiamo aggiungere Dario Bellezza e Biagio Arixi, che “ha un messaggio da raccontare”? Se non si rispettano le regole i giochi vanno a puttane, lo sanno pure i bambini sciocchi. È vero che quella di Dario Bellezza è chiaramente un’autoproclamazione ma come si fa con Biagio Arixi che è proclamato da un collega umilissimo?
Ci fosse un Consiglio Superiore della Poesia e dei Poeti Italiani il caso dovrebbe essere discusso con urgenza. A presiedere questo possibile Consiglio Superiore propongo che venga nominata senza altri indugi la Nonna, come viene chiamato con affetto dagli intimi Alberto Moravia.

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* in Il Cavallo di Troia, trimestrale della cooperativa scrittori e lettori. Numero 2, Primavera 1982. Edizioni Intrapresa, Milano. Pagg. 40-42.

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