“Nemesis” o l’abiezione geopolitica dell’infosfera: intervista ad Eva Milan

Di SONIA CAPOROSSI

Abbiamo intervistato Eva Milan, musicista, poetessa, scrittrice e analista politica, in merito al suo ultimo lavoro scrittorio, il romanzo-saga distopico  Nemesis, in cui figurativamente vengono evocati, fra le altre cose, lo scenario geopolitico mondiale ultracontemporaneo e la deformazione dell’informazione nell’era ultratecnologica con un piglio a metà fra il fantascientifico e l’analitico. Vediamo di saperne di più dalle parole dell’Autrice.

S.C.: Nemesis è un romanzo seriale in 4 Libri pubblicati in un unico volume che appartiene genuinamente al filone distopico fantapolitico di più nobile memoria: esso descrive infatti una società futuribile alternativa, scissa in due possibili visioni del mondo perennemente in lotta, Nyx e Arcadia, divise da opposti destini, fra umano e post-umano, fra io autentico e plagiarianesimo massmediale; il primo mondo, ferito nel profondo da una guerra nucleare e da lotte e contrasti sterili, è indirizzato verso l’estinzione dell’umanità; il secondo, idilliaco fin dal nome, è invece una specie di Paradiso Terrestre scampato al fallout nucleare in cui la pace e la serenità vengono mantenute ipertecnologicamente e l’unico accesso informativo è controllato mediaticamente da ArcadiaTV e Arcadia.Net, istituzioni a cui si contrappogono i terroristi di Nemesis, che vogliono render noto agli ignari abitanti d’Arcadia cosa succede all’altro capo del mondo. Ci racconti brevemente come ti è venuta l’idea di questa trama?

E.M. – Cercavo un modo per descrivere metaforicamente la scomparsa progressiva del giornalismo indipendente e il potenziamento di un’infosfera mainstream sempre più escludente nell’era del neurocapitalismo. Inizialmente la mia idea era di scrivere un saggio sull’infosfera contemporanea, sulla simbiosi mediatica prodotta dall’avvento dei social network, gli effetti di questo accentramento sulle dinamiche psico-sociali, e su come i media tradizionali e le strategie della propaganda hanno sfruttato i nuovi media e la partecipazione attiva di milioni di utenti a favore del mainstream e delle corporation dell’information technology, realizzando la profezia di Marshall McLuhan dell’Information Guerrilla. Ma si trattava di un lavoro intellettuale ambizioso e impegnativo in un momento in cui personalmente dovevo tirarmi fuori da una situazione psicologica pesante e ho sentito il bisogno di comunicare le stesse cose in modo più creativo. Allora ho immaginato la dimensione del mainstream come un mondo chiuso, felice, ipertecnologico, distopico, chiamandolo Arcadia, e il resto, il mondo degli esclusi, dei senza voce, di coloro che restano nel vecchio mondo in estinzione, l’ho chiamato Nyx, inquadrando il tutto in un possibile (imminente) futuro scenario post-nucleare. Allo stesso tempo questi due mondi rappresentano la situazione geopolitica attuale per cui Arcadia è il sistema globalizzato del neurocapitalismo che sta tendendo all’egemonia attraverso la singolarità tecnologica, le macchine, i robot, l’intelligenza artificiale, e il Nyx tutto ciò che di umano, di autonomo, dal basso, cerca di resistergli.  Con questo scenario in mente, ho immaginato un gruppo di giornalisti d’inchiesta in esilio come simbolo di questa resistenza che cerca di violare il server di Arcadia per trasmettere tutto ciò che non deve essere visto e per questo motivo vengono considerati a tutti gli effetti dei terroristi, strutturando il racconto in forma di thriller geopolitico.

S.C.: La contrapposizione fra realtà e menzogna, tra verità autentica e verisimiglianza pilotata mediaticamente come forma di controllo delle coscienze, sembra alla base della trama centrale di Nemesis. Una tematica appartenente alla distopia più classica, da 1984 a Farheneit 451. Come senti di riallacciarti a questi e magari ad altri capisaldi del genere?

E.M. – Quei classici ebbero senz’altro il dono della lungimiranza e della profezia, ma sappiamo anche che hanno rappresentato il proprio contemporaneo geopolitico. La storia dei media e della propaganda ha avuto un’accelerata evoluzione tecnologica soprattutto negli ultimi dieci anni, ma le strategie e le scuole di pensiero per la formazione delle opinioni pubbliche sono rimaste più o meno sempre le stesse. Quello che oggi ha rappresentato un salto di qualità nelle forme di controllo è stata appunto la realizzazione di ciò che McLuhan ha definito Information Guerrilla, una situazione in cui il pubblico diventa partecipe e si rende strumento attivo di propaganda mentre le agende restano dettate dall’alto, insieme al radicamento tramite i dispositivi tecnologici di consumo di massa di uno stile di vita costantemente connesso con l’infosfera. Un’infosfera prodotta mediante mezzi di proprietà esclusiva di grandi gruppi élitari che, sempre richiamando McLhuan, non fanno altro che trasmettere il proprio messaggio, ideologia e codice genetico attraverso la natura stessa del loro medium. Nel caso di Nemesis, credo che il contesto distopico sia meno fantascientifico di quanto non lo fosse quello di 1984, semplicemente perché la distopia della realtà contemporanea mi sembra che abbia superato quella fantascientifica di Orwell!

S.C.: In Arcadia sono bandite tutte le attività che possano riportare i cittadini alla memoria il vecchio mondo, incluso il Giornalismo e le Arti. Bieco controllo totalitaristico in un Eden apparente? Cosa spinge Julia, la protagonista, a indagare oltre le apparenze?

E.M.: Sì, in Arcadia è assolutamente bandito il giornalismo, perché il pensiero dominante si fonda sul concetto (semplificato e distorto) che il principio del diritto all’informazione che aveva caratterizzato il vecchio mondo costituisse una delle cause del caos globale, vecchie logiche di potere di cui gli abitanti di Arcadia vogliono disfarsi per costruire un Mondo Nuovo, ma questa concezione negativa dell’informazione in realtà viene usata per tenere all’oscuro i cittadini da tutto ciò che accade fuori dai propri confini, nel Nyx. L’Eden è apparente perché è l’unica alternativa per questo piccolo gruppo di potenti per sopravvivere e mantenere il controllo in quel contesto catastrofico. Le Arti non sono del tutto bandite, vengono selezionate e non devono richiamare il Vecchio Mondo, il tutto sempre promosso insieme a una falsa idea di libertà. Le forme d’arte che vengono accettate vengono sbandierate come motivo di orgoglio dell’avanguardia e la felicità di Arcadia.

Julia è figlia di un grande giornalista investigativo che si trova confinato nel Nyx. Sebbene si sia ormai completamente conformata alla filosofia di Arcadia, ha ereditato l’indole investigativa del padre, che la porta a farsi domande e soprattutto la spinge ad indagare su due casi eclatanti di scomparse collegate in cui si trova coinvolta casualmente. Durante le sue indagini clandestine, s’imbatterà nell’Ispettore Sinclair che indaga sugli stessi casi, e viene aiutata dal suo coinquilino  Antonio, che si rivela in seguito un abile hacker in clandestinità e diventerà il protagonista principale nel Libro 3 e 4. Tuttavia lungo la narrazione dei quattro libri, Julia, Antonio e Sinclair restano i personaggi dominanti in un incastro di eventi, inchieste e situazioni che si ribaltano continuamente e che alla fine del Libro 4 porteranno a chiudere il cerchio.

S.C.: La riflessione sugli intrecci torbidi della geopolitica mondiale è sicuramente uno degli spunti maggiormente interessanti della saga. Che quadro offri della situazione globale attuale per il tramite dell’allegoria distopica emergente dal tuo lavoro scrittorio?

E.M.: Il quadro, sintetizzando molto, è quello della simulazione che viene usata continuamente per offrire una visione frammentata degli eventi e impedire un quadro chiaro delle responsabilità politiche e dello stato del contemporaneo. Fondamentalmente quello di un mondo in cui prevale un’ideologia e in cui i gruppi di potere che la promuovono si contendono il dominio del neurocapitalismo in una sorta di nuova guerra fredda soprattutto perché una parte di essi in occidente non accetta di perdere l’egemonia. Per mantenerla, oltre a pianificare nuove guerre, offrono continuamente una versione degli eventi fuorviante o persino costruita a tavolino, utilizzando varie tecniche. Ad esempio, una di queste è il controllo dei movimenti per i diritti. O la creazione ex novo di movimenti pseudo-dal basso o persino hollywoodiani che distolgano completamente il pubblico dalle effettive dinamiche politiche.

S.C.: In che modo queste tematiche si possono rintracciare nel tuo ultimo lavoro musicale, l’album intitolato Kali Yuga?

E.M.: In Kali Yuga sono partita ispirandomi all’esperienza del mediattivismo del primo decennio dei duemila, che con l’avvento di Internet aveva visto nascere una rete internazionale di informazione indipendente e antagonista fortissima, che ha prodotto il movimento no global. Di questa rete hanno fatto parte anche i movimenti per il software libero e il Creative Commons e tutta la galassia liberal di intellettuali e critici dei media. Con l’avvento dei social e la loro frammentazione infosferica, l’inasprimento delle politiche di austerity che hanno prodotto in varia misura i rigurgiti nazionalisti, altri motivi interni ai movimenti di ciascun paese ma anche a causa di politiche distruttive nei confronti del giornalismo libero in tutte le sue forme, quella rete si è completamente dissolta. In Kali Yuga ho raccontato questa storia, ma anche quella di un mondo che si avvia verso una mutazione antropologica. Quando registrai KY non vedevo ancora l’impatto della singolarità tecnologica, ma vedevo quello dell’infosfera dominante dei social e come stava cambiando la percezione e la fruizione delle notizie a livello di massa. Vedevo appunto realizzarsi l’Information Guerrilla, a cui ho dedicato un brano in particolare.

S.C.: Tu sei musicista, poetessa, scrittrice, traduttrice, analista mediatica. Dopo quest’ultima fatica scrittoria, quali sono i tuoi progetti per il prossimo futuro?

E.M.: Al momento sto preparando la pubblicazione dei Libri 5 e 6 di Nemesis (!) e cerco di pensare sempre in chiave Zen al “qui e ora”… mi piacerebbe registrare un nuovo disco, perché ho già abbastanza materiale. Ma sono cose che scattano quando hai la mente libera da altro.

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