Simone Maria Bonin, “Tratti primi”: una recensione di Flavio Cogo

Simone Maria Bonin

Di FLAVIO COGO

Tratti primi è la prima raccolta di versi del giovane poeta Simone Maria Bonin. Giovanissimo (è nato a Venezia nel 1993), Bonin ha curato la collana “Rigor Mortis” dell’editore Thauma, ha pubblicato alcune poesie in «Nazione Indiana» e «Poesia», e collabora in veste di traduttore alla rivista on-line «Inkroci».

Tratti primi presenta i classici pregi e difetti di tutte le opere prime: la resa a tratti acerba delle emozioni echeggia richiami – consci e inconsci – ai grandi poeti del passato e del presente della letteratura italiana e mondiale, la varietà degli argomenti e dei riferimenti (dovuta anche alla presenza di poesie già pubblicate inserite nella raccolta) unita ad uno stile indubbiamente originale, anche se non ancora ben definito, rende faticoso ad una prima lettura l’individuazione dei fili conduttori dell’opera, quasi che l’autore voglia giocare con i suoi lettori a nascondere l’essenza prima del suo animo.

Catalogo di emozioni, espressione di una spiritualità semplice e controversa, piana e nello stesso tempo complessa e profonda, testimonianza di sentimenti e dello spirito profondo di diversi popoli, luoghi e situazioni, Tratti primi, citando le motivazioni del “Premio nazionale editoriale di poesia «Arcipelago Itaca» permette di percepire, e vedere “quella potente e misteriosa forza” che la poesia di Bonin “ha di inchiodare chi legge al proprio nulla e al tutto”[1], forza che ben pochi poeti esordienti possono permettersi.

Tratti primi è diviso in varie sezioni, testimonianze dei molteplici stati d’animo e delle esperienze del giovane Bonin: Vicoli ciechi, PTSD (Post Traumatic Stress Desorder), Biopsie, Tratti primi: poche poesie invero a dispetto della varietà dei temi espressi. Queste poesie dalla metrica e dalla lunghezza variabile, a volte rozzi diamanti, permettono al lettore di cogliere la potenziale varietà espressiva e stilistica poetica di Bonin, il cui trait-d’union è quel gramsciano “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà” reso perfettamente dal suo – non a caso! – conterraneo e grande poeta veneziano Mario Stefani.

La poesia che apre il volume, Un ingranaggio in funzione / non partorisce sorte né percezione / della propria morte (p. 13), è la fredda constatazione dell’evolversi della vita che accoglie il lettore, tema che ritorna più volte, soprattutto in Batto da ogni lato / ma il rumore del reale / non mi pare si affatichi / col suo fiato (p. 30) e nella sezione Biopsie.

La sezione meglio riuscita, a nostro parere, è Tratti primi, che dà il titolo al libro, aperta da due versi esplicativi: In pieno sole la Luce costringe le cose / a un’eterna scissione del reale (p. 33). La sotto sezione (Timosoara – Romania) tratteggia con rara maestria la storia e il tragico passato (più ti scrivo e più le vedo quelle folle il dicembre dell’89 esplodere virali nelle piazze / mento in alto contro palle di cannone), la fisicità e il carattere di un popolo osservato ma soprattutto vissuto nella vita quotidiana, edifici e condizioni climatiche incluse. Nella sottosezione (Denmark) i toni si fanno piani, privi di quella ritmicità parzialmente ossessiva dedicata alla Romania, la descrizione dello spirito di un popolo si esaurisce in una sola poesia, per lasciar luogo a varie sensazioni provocate da un ambiente completamente nuovo, dove tutto è diverso e stimola i sensi del poeta e la riflessione sul presente e sul futuro del mondo e, a dispetto del gelo e del buio, i versi sono inondati dalla luce della speranza e della voglia di lottare anche nel buio dell’inverno nordico:

Cade il sonno in ombra nelle cose

dove il corpo si fa lieve e distratti

a tentoni cerchiamo la neve (p. 54)

In questa sezione c’è un’unica nota negativa: la mancanza delle foto (a cui accennano gli stessi giudici nella motivazione del premio) di Edward Sheriff Curtis che accompagnano le poesie dedicate ai pellerosse (Goldenrod Meadows – Piegan, 1911, Nunivak – Nunivak Island, Alaska, 1928, Lodge Interior – Piegan, 1911, Hidden Faces) pubblicate in «Nazione Indiana» del 4 novembre 2015[2]. Il mancato confronto con le fotografie del celebre fotografo dei nativi americani sminuisce nel lettore la comprensione della capacità di Bonin di rendere in pochi versi la grandezza e la fierezza di un popolo oramai sconfitto e al tramonto, la cui triste realtà è sintetizzata nella toccante Lodge Interior:

E se tanto ci tiene distanti tanto si stende

annegato di terra e polpa di tuberi e stracci

intatto ai nostri occhi

il reale si scopre senza più vesti e vedo quanto

è visto ai vostri occhi

che senza mai vesti il reale scopre

nomi e ricordi tra resti di fiori e stracci rotti (p. 42)

Pregevoli le due poesie che sintetizzano in poche righe la natura del faggio, albero che ha “il rumore del silenzio” delimitando il suo mondo “dentro una foglia che ne tocca il fondo”, poesie che anticipano la spiritualità originale e complessa di (Preghiere), concluse da un confronto crudo con gli eccidi millenari di popoli vittime dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sul territorio, causa della catastrofe ecologica (“ho visto l’orso uscire dalle foreste / scavare con le zampe pile di immondizie”, p. 59) e dell’imminente catastrofe che subirà il pianeta: “Sepolto vivo a Pine Ridge / tra i sogni di vecchi Lakota / […] ho guardato l’inchiostro dei bianchi / coprire di sozzo la terra assieme / a millenni di umanità” (p. 60).

Tratti primi è un’opera che racchiude una promessa di future messi che non deluderanno il lettore, e a Bonin auguro il sostegno sicuro di un editore che sappia coltivarne e far valere le sue potenzialità: questo giovane autore, come testimonia la sua prima raccolta, merita una grande attenzione.

Flavio Cogo, Venezia, 11 settembre 2017

____________________________

[1] Motivazione opera vincitrice Sezione B – Raccolta inedita (Opera prima). 2a edizione Premio nazionale editoriale di poesia “Arcipelago Itaca”, in S. M. Bonin, Tratti primi, Arcipelago Itaca, Osimo (AN), 2017.

[2] https://www.nazioneindiana.com/2015/11/04/fotografie-di-e-s-curtis-e-altri-inediti/

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