Sei tarocchi da “Apprendistato al gioco delle mani” di Marthia Carrozzo

 

Di MARTHIA CARROZZO *

 

DEL PALMO DELLA MANO (La Papessa)

II

 

Strappo di troppi abbracci e troppe voci

di tronchi cavi di ferite e stelle.

Di polvere di schianti tra le dita,

a trattenere ancora, oltreora il segno.

Pagina vuota il ventre, largo largo,

il pentagramma ferroacceso di violini

e il rovistare fitto fitto che è di gatto,

vibrisse ocra le pupille vive spente,

cave di tuttoancoradavenire

 

Naufraghe rovesciate, prone al suolo,

ospitano radici nelle membra,

slabbrano il mare, riempiono oltre l’orlo.

Gusto di vecchionuovo a computare il seme.

 

DELLA LIBERTÀ DEGLI ANNI (L’Eremita)

IX

 

Inciampo distratta mi sporgo,

mi fermo, riconto le punte.

 

É rantolo forte, animale

 

È verso usurato di verde.

 

Putredo dell’alghe che vomita rossi coralli,

disancora schegge cobalto tra l’unghie laccate.

 

Trabocca la brocca di frutta sgualcita, barocca.

 

S’affaccia sul bordo,

Si guarda asciugare.

 

Di tutte le PENTESILEA (La Forza)

XI

 

Di ogni spartizione, ad una ad una,

di gioco osceno e opale da venire,

di attese smesse e d’ordine perfetto,

misfatto atteso tutto ad avverare.

 

Così Pentesilea,

le braccia ad interrompere domande.

Le labbra morse, sperimenta, scolla, in arie.

Senza bufere cerca e senza anello

e prega, gracile, il sereno e i gusci ocra.

 

L’augure incide, vomita lamette,

districa tra spiraglio e regno aperto.

 

DEL VERDE RAME (L’Arcano senza nome)

XIII

 

Grigio che ricontiene mitocondrino scontro,

s’infrange tra ossicini e polpa rossa,

tra Lattea in globi intenta a setacciare

preda di scatto e gioco e acchiapparella.

 

DEL CESELLO PIÚ ABILE (La Temperanza)

XIV

 

Lento, che non aspetta,

trascorrere di risa.

Angolo di risacca tra le gambe belle.

 

Fosca di schiuma e acciaio che scintilla,

sfatta rifatta acconcia, neve ferma.

Stridule cantilene chiuse nella gola;

fondo di tasche erose ciondola tra le ciglia.

 

Trono scucito e spoglio, ricco di Pelleoro.

Mele smangiate acerbe covano tra la paglia.

Lingue centellinate, schiuse soltanto appena,

schioccano fuoco e sale sulle labbra.

 

Morsi di pance e cosce a correre veloce,

scrivono il tempoattento a putrefare.

 

DELLA NENIA E DEL PRENDERE FIATO (La Luna)

XVIII

 

Albume di  gusci senza rifrazione ,

telaio rotto deraglia in biglie giallo-azzurre.

 

Sbranati brindisi stracolmi di bufere,

di fuoco e paglia, di memorie e meraviglia.

 

E degli inizi degli inizi tutti senza prima.

 

Lattiginoso ordito che sparpaglia,

orma che placa senza segno né misura.

che si sconcerta, ride forte, s’aggroviglia.

 

Spalanca esodo e prigione nella carne,

l’agghinda in posa di ghirlande da mangiare

T’aggrada in grappoli di gradi a cui virare,

di fiato fermo e grappoli di vuoto da riempire.

Preliminare e dolce dolce d’ increato,

culla e catena di distanze senza fondo.

 

Ferro puntuto di bugie ben disegnate.

Cerchio che dice,

sotto i pori,

che ridice.

________________________

* Da Apprendistato al gioco delle mani di Marthia Carrozzo, silloge poetica del periodo 2008/2009.

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