“Rosa rossa corpo lettera di estremo amore”, un saggio di Vitaldo Conte

Di VITALDO CONTE *

Il simbolo della rosa nell’immaginario artistico e alchemico dell’amore attraversa i secoli senza mai disperdersi pur adattandosi e rinnovandosi nel tempo.

La rosa rossa appare nell’immaginario d’amore dell’amante, come in quello del poeta e dell’artista. Ma può divenire anche il segno di un passaggio che ci attraversa con la sua imprevedibile alchimia, emergendo, all’improvviso, nello scorrere della nostra esistenza. Il palpito di una stagione del desiderio può infatti morire, come la vita, ma anche rinascere in una nuova esistenza o espressione. Come la rosa rossa che s’incarna in un corpo e in una scrittura d’amore.

La rosa rossa diviene spesso il simbolo, profano e mistico, di offerte d’amore. Quando la seduzione della sua fioritura sfiorisce lascia una essenza del proprio passare oltre…  Il ricordo del profumo esprimerà l’impalpabilità del passato transito. Lo stesso suo sfiorire lascia un’assenza presente di odore che il pensiero vuole poi dargli un senso struggente. Così questo fiore diventa il corpo mutevole di un estremo amore – mio tuo nostro – che vuole trasmutare l’altro in un suo fedele.

Il profumo del desiderio vive sulla pelle dell’amante, ma anche su tutto ciò che è stato in contatto con i suoi sguardi d’amore, che continuano a inseguire, nelle visioni e nel tempo, l’innamorato e l’artista: “Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non scambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei” (D’Annunzio).

La rosa “regina dei fiori”, come la definisce Saffo, rimane nel nome, ma “noi possediamo soltanto nudi nomi” (U. Eco). L’anima della rosa antica forse non esiste più, vivendo, prevalentemente, come immagine nella dimensione recisa che “privilegia colore, grandezza, resistenza, produttività, a scapito dell’odore, fragranza antica” (G. M. Mottola). La rosa deve apparire oggi molto bella con i petali rosso-brillanti e lo stelo smisurato: l’esigenza del profumo diviene però un dettaglio di scarso valore.

La rosa, sempre più ibrida, si disperde nella moltitudine delle esistenze globalizzate. Ogni rosa, “trovata” nella nuova ibridazione, deve lasciare il posto a un’altra, sempre più diffusa e commerciale. Questa proliferazione senza identità è espressa anche dall’immagine dell’extracomunitario che cerca di vendere con insistenza la sua rosa rossa, indicazione d’amore, a una coppia seduta al tavolo di un ristorante.

Quella rosa perduta e il suo odore scomparso sono la maschera-metafora di un mondo che non si ritrova più tra le apparenze senza profondità del mondo contemporaneo. La nostalgia per questa perdita è simile a quella dell’antico tanghero a Buenos Aires, cosciente dell’ineffabilità dell’attimo fuggente. La nostalgia era infatti il sentimento che l’emigrante sentiva pulsare nel proprio interno, quando voleva rivivere nel presente un ricordo della sua terra e dell’amore lontano. Questo tentativo il più delle volte, dopo anni di distanza dalla partenza, si rivelava deludente per l’impossibilità di ritrovare ancora quel mondo di sentimenti lasciato, che veniva “immaginato” nelle atmosfere create dal tango.

Il tango antico è vissuto nei postriboli, ma questo stesso fatto “dovrebbe farci sospettare che esso sia qualcosa come l’opposto del sesso, giacché ogni creazione artistica è, quasi sempre, un atto antagonistico, un gesto di fuga e ribellione. Si crea ciò che non si ha, quello che è l’oggetto della nostra ansia, della nostra speranza, ciò che ci permette di evadere, magicamente, dalla dura realtà quotidiana. L’arte, in questo, assomiglia al sogno… Il bordello diventa allora, nel tango, il sesso come sinistra purezza” (E. Sabato). Il tango è nato, infatti, come rivolta verso la cultura ufficiale. Ha il suo moto primario nella continua proiezione del passato, compiuta con la mente e il cuore per dimenticare il presente. Non a caso ha influenzato, con la sua struggente ed erotica significazione, i linguaggi della creazione attraverso le seducenti danze delle sue rose rosse d’amore: pericolose per le morali sociali.

Nel mio intervento all’Università di Catania al convegno sull’Attualità dell’antimodernità (nel 2006) offrii invisibilmente una rosa rossa all’incontro che si svolgeva in una mattina di marzo, il mese in cui entra la primavera. Voleva essere un auspicio di rinascita per l’arte italiana dimenticata o ritenuta “pericolosa” dai sistemi economico-ideologici: tra cui quella espressa dal segreto mondo del femminile. La rosa offerta voleva emergere, perturbante e innocente, da un bianco supporto di creazione, per divenire la maschera rossa di una Danger Art d’Amore. Le sue relazioni pericolose continuano oggi a incarnarsi in corpi e lettere di seduzione, anche grazie alla DonnaArte: indicazione che divenne (nel 2007) una grande esposizione che curai nel Salento con artiste italiane e iraniane. A questa iniziativa e all’incipiente primavera offrii ancora una rosa rossa, ricordando le parole di un poeta persiano (intorno all’anno Mille): “Se hai due monete con una compra il pane, con l’altra compra rose per il tuo spirito”.

La rosa rossa può esprimere dunque la rotta per molteplici erranze interiori ed espressive, in cui realtà e visionarietà convivono. Come può divenire l’indicibile di-segno di una mistica d’amore che diviene arte in progress. Chi desidera in maniera totalizzante è naturalmente artista, elevando la propria vita e voluttà a una creazione che, nelle sue estreme vocazioni, aspira a divenire una missione d’amore. La rosa rossa ne diviene la molteplice significanza, esprimendo insieme passione e sofferenza, desiderio e l’oltre… E’ stata, e continua a esserlo per molti – mistici o avventurieri, artisti o letterati –, una maschera simbolica che vuole raccontare alchimie d’amore. Come lo è stata per me, caratterizzando il mio lavoro teorico e artistico, ma anche i miei viaggi sotterranei. La presentai, per la prima volta, a Parma (nel 1998), in un evento su il borderline rosso dell’amore: una rosa rossa, su un foglio bianco, era offerta alla luce e al fuoco di candele rosse sotto un porticato gotico. “La scrittura del desiderio – scrissi – può ricercare il limite estremo del proprio esistere come traccia: scomparire per divenire reliquia, feticcio d’amore e di contagio”.

Gli scrittori e artisti del desiderio vogliono vivere, talvolta, in diari e spazi intimi dell’esistenza. La rosa rossa, come iconografia di appartenenza a qualcosa, aspira a divenire anche una creazione d’amore per mezzo delle pulsionali emozioni che animano i suoi supporti. La sua lirica sensualità vive nelle corpo-lettere di diverse segrete autrici che si consacrano a questa espressione, segnando momenti del suo passaggio. Come le artiste che ho presentato in esposizioni sull’Eros Parola d’Arte, dedicate alla Rosa Lussuria futurista di Valentine de Saint-Point. Queste usano, nei loro lavori, una rosa rossa per esprimere stagioni e presenze d’amore, ricercando fusioni di arte e vita attraverso una mistica lussuria. Le loro corpo-grafie narrano “legami di desiderio” che firmano talvolta con un nome “altro”, al limite del rituale. Le carte sono spesso segnate dal bacio rosso delle labbra che si aprono come rose: diventano rosse lettere d’amore in colloquio con l’immagine desiderata.

La lettera d’amore può essere il ritratto dell’anima: “Essa non ha, come una fredda immagine, quella immobilità così estranea all’amore; si presta a tutte le nostre passioni; di volta in volta si anima, gioisce, si riposa” (P. Choderlos de Laclos). Questa lettera, pur realizzata con le parole, è scritta a mano per il piacere della propria esecuzione. La lettera-parola si anima con le proprie pulsioni, diventando essa stessa una pelle che vive nelle pieghe della carta per spingersi naturalmente verso il fuoripagina. Il contatto con il supporto fa assumere alla scrittura espressa un proprio senso d’amore, una fisicità che la calligrafia dilata con suggestioni sinestetiche. Essendo desiderio la lettera d’amore vuole la sua risposta, che per l’innamorato incarna una pura espressione attraverso la relazione delle immagini: “Lei è ovunque, la sua immagine è un’immagine totale (…). L’innamorato è dunque artista” (R. Barthes). Questa creazione del desiderio è destinata ad apparire in una esistenza del visibile per poi scomparire. Così come accade nell’alchimia di un amore, quando la sua stagione è segnata dallo sbocciare di una rosa rossa antica.

NOTE

Il testo attraversa eventi e testi dell’autore:

SottoMISSIONE D’AMORE (la rosa rossa come arte), Rosa Rossa /3, Il Raggio Verde ed., Lecce 2007.

La rosa rossa nel bianco come l’Art Dangereux, in AA.VV., L’attualità dell’antimodernità, Lumières Internationales, Lugano 2008.

AA.VV., Non aver paura di dire…, Heliopolis Ed., Pesaro 2015.

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 Su Dionysos N. 2, Edizioni Tabula fati, Chieti 2017

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