Bologna In Lettere 2017 – Interferenze: il festival lungo un anno quest’anno è ispirato alla Beat Generation

Nanni Balestrini in una foto di Dino Ignani

Di ENZO CAMPI

Con il Patrocinio del Comune di Bologna e con il Patrocinio – per le iniziative legate alle Scuole – dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna, in collaborazione con Marco Saya Edizioni, Cineteca Di Bologna, CostArena, EPS Factory, il Comitato Promotore è lieto di annunciare la quinta edizione del Festival Multisciplinare di Letteratura “Bologna in Lettere”. Il festival, che quest’anno reca come titolo e motto: “Interferenze”, sarà suddiviso in tre fine settimana (Ven.05/Sab.06 – Ven. 12/Sab.13 – Ven.19/Sab.20 Maggio) durante i quali verranno proposti autori e artisti tra i più rappresentativi della scena contemporanea nazionale ed europea con letture, recital, proiezioni, approfondimenti, focus, eventi performativi, ecc. Prima di passare al dettaglio, vorrei spendere due parole sulle intenzioni e sulla progettualità del festival, che oramai a detta di molti operatori culturali nazionali , anno dopo anno, conferma e amplifica il crescente livello di qualità delle proposte coinvolgendo a vario titolo gli autori più rappresentativi della scena nazionale. Non a caso, uno dei padri della poesia italiana attivo da oltre vent’anni, Biagio Cepollaro, l’ha definito come “il Festival dei nostri tempi”, questo perché, oltre alle proposte meramente artistiche e spettacolari, lavora sul versante degli approfondimenti, delle produzioni mirate, e dell’aggregazione tra le varie realtà pre-esistenti sul territorio sia locale che nazionale. Del resto è ben difficile in Italia, oggi come oggi, che un festival, ogni anno riesca ad abbinare al programma , ad esempio, la produzione di un libro, è accaduto nel 2014 con libro su Emilio Villa, nel 2015 col libro su Pier Paolo Pasolini e nel 2016 col libro su Amelia Rosselli. Si diceva dell’aggregazione. Ci sono delle basi ben precise, c’è un retroterra culturale, ci sono esperienze precedenti e determinanti che hanno portato alla strutturazione sia concettuale che estetica di quello che è il festival oggi. Bisogna partire dai tempi di Letteratura Necessaria.

Che cos’era Letteratura Necessaria? È presto detto, un progetto di aggregazione letteraria e artistica ideato e curato da Enzo Campi, con il quale sono stati realizzati più di 70 eventi su tutto l’arco del territorio nazionale. Nella fattispecie si basava essenzialmente sulla creazione di una sorta di rete, un circuito esteso a tutto l’arco del territorio nazionale, che coinvolgeva di volta in volta, per ogni città, almeno un autore o un organizzatore di eventi con il quale concordare le modalità di realizzazione dell’evento e gli autori da invitare. Veniva così a realizzarsi un progetto come dire multiforme, mai uguale, in continua mutazione, a forte impatto sociale e per l’appunto aggregativo. Lo spirito di aggregazione insito nel progetto di Letteratura Necessaria si è poi trasferito di sana pianta nell’idealizzazione del festival. Bologna in lettere nasce così. Conserva la voglia di aggregazione, di scambio, di confronto, di approfondimento e perché no, anche di vetrina che aveva caratterizzato quelle che nel progetto di Letteratura Necessaria venivano chiamate “azioni”. Per queste ragioni, e non a caso, Bologna in Lettere, ha scelto di caratterizzarsi anche attraverso un format atipico, inusuale, quello della maratona non stop di eventi, che è oramai diventata una nostra caratteristica specifica e che riproponiamo tutti gli anni, anche se con qualche variante strutturale. Perché poi c’era e c’è ancora oggi la volontà di creare una sorta di percorso, di mettere in movimento sia il pubblico che gli autori. Di creare cioè quella che noi definiamo “agitazione della cosa letteraria”. E ogni anno, Non a caso e proprio per evidenziare questa nostra caratteristica peculiare, realizziamo una mappa interattiva degli eventi e dei luoghi Come avviene l’agitazione della cosa letteraria? Attraverso diverse modalità, tra cui vorrei ricordare l’interazione. Interazione col pubblico. Come avviene l’interazione col pubblico. Intanto costringendolo a mettersi in movimento, a impegnarsi in un tragitto e quindi anche a produrre movimento. Il regime di contemporaneità temporale degli eventi ha proprio questa funzione (da non sottovalutare il fatto che l’impronta “aggregativa” del progetto acquista così un valore aggiunto, anzi un doppio valore aggiunto, perché non è solo il pubblico a produrre movimento ma anche gli stessi autori che partecipano al festival). Oltretutto l’interazione può avvenire direttamente facendo sì che le cose avvengano a immediato ridosso degli spettatori, o addirittura coinvolgendo gli spettatori in prima persona. Sono oramai 3 anni che il festival si è stabilizzato tra le 6 e le 8 giornate di programmazione, ed è una cosa decisamente significativa, se si pensa che il festival è comunque quasi interamente autoprodotto. Lo scopo delle nostre proposte è quello di raggiungere una radicalizzazione nel territorio che pesi sempre più a livello nazionale e soprattutto che venga considerato patrimonio culturale della città in quanto punto di riferimento per la cultura letteraria.

Difatti, produciamo libri, organizziamo concorsi letterari, operiamo – in un certo senso – anche a livello didattico coinvolgendo scuole e università, organizziamo dei workshop laboratoriali, creiamo delle situazioni di incontro e confronto tra gli autori, creiamo dei momenti di interazione col pubblico all’interno degli eventi, operiamo sulla fusione tra approfondimenti e spettacolarità, coinvolgiamo altre figure, associazioni e gruppi sia a livello locale che nazionale, ecc. È più o meno questo quello che realizziamo, ed è più o meno così che in-tendiamo quella fatidica parola che ci permette di essere qui: «fare» (ed è anche e soprattutto per questa ragione che gli eventi del progetto “Letteratura Necessaria” venivano denominati “azioni”). In letteratura spesso si parla di case o di dimore ove stabilire una sorta di residenza elettiva. Ci piace pensare a Bologna in Lettere come ad una sorta di dimora, una residenza laboratoriale da attraversare in tutte le sue stanze. Ed è così che ognuno degli eventi che compongono il festival viene a costituirsi come una sorta di stanza, ognuna diversa dall’altra, con le proprie pareti, magari animate, da scandagliare e gustare, da contemplare e toccare con mano. Sono oramai due anni che abbiamo coniato uno slogan che è per noi rappresentativo e in un certo senso rende giustizia alla nostra progettualità: “Bologna in Lettere un festival lungo un anno”. Perché il festival non si esaurisce nelle giornate di maggio, ma si sviluppa attraverso tutta una serie di eventi e iniziative lungo l’intero arco dell’anno solare.

Difatti, da settembre del 2016 ad oggi, abbiamo realizzato tutta una serie di eventi che si potrebbero definire intermedi, ma che in realtà sono, a tutti gli effetti, parte integrante del festival. Siamo stati ospiti, a settembre, del Festival milanese “Tu se sai dire dillo”, curato da Biagio Cepollaro, dove abbiamo tirato le somme del progetto dedicato a Amelia Rosselli con un recital e un focus critico. A Novembre abbiamo presentato i nuovi libri di Lidia Riviello e Marthia Carrozzo con un’ampia selezione critica curata da Enzo campi e Sonia Caporossi. A dicembre abbiamo realizzato un open mic ovvero una serata a microfono aperto denominata “Prendere la parola / Dare voce”, in un regime assolutamente democratico, in cui lo scopo era proprio quello di dare la parola a chi possedeva una voce, a chi aveva qualcosa da dire. A gennaio abbiamo presentato il volume “Guida liquida al poetry slam” curato da Dome Bulfaro, con uno slam dimostrativo curato dal gruppo bolognese ZooPalco. A febbraio abbiamo realizzato due serate tematizzate dedicate a Jolanda Insana e Charles Baudelaire; e a marzo abbiamo presentato il volume di prose “All’epoca che le fanciulle” di Cetta Petrollo. Ultimo appuntamento intermedio, ad aprile, 3 anteprime assolute con le ultime produzioni letterarie di Alessandro Brusa, Enzo Campi e Sonia Caporossi.

Ed eccoci quindi pronti per l’appendice finale del festival, ovvero per tutti gli eventi che caratterizzeranno i primi 3 weekend di maggio. Due anni fa parlavamo di sistemi d’attrazione. Era proprio questo il titolo, o tema, o parolachiave della terza edizione del festival. Questo perché la letteratura, come già ampiamente detto e ribadito in varie e svariate occasioni, viene disseminata in tutte le sue estensioni multidisciplinari. In poche parole, i diversi linguaggi artistici vengono calati in un contenitore, per così dire magnetico, ove ci si può spostare (produrre transito e quindi anche agitazione) cavalcando ideali (ma anche concreti) sistemi d’attrazione. In tale ottica i sistemi d’attrazione rappresentano le linee d’intercomunicazione tra le varie discipline, linee che possono (e devono) affiancarsi e/o compenetrarsi tra loro. Sulla falsariga dei sistemi d’attrazione, l’anno scorso abbiamo amplificato il concetto con le “Stratificazioni” e gli “arte-fatti” ovvero con una certa predisposizione a lavorare sia sul segno che sulla materia, sul gesto e sulla cosa, sulla concettualizzazione e sulla estensione delle idee di forze e tensioni interne all’opera, in poche parole gli arte-fatti mettono al lavoro quelle che noi definiamo “figure dell’intensità”.

John Giorno in una foto di Salvatore Laurenzana

Quest’anno abbiamo inteso lavorare sulle “Interferenze”, sui disturbi e sulle sovrapposizioni di frequenze di vario tipo, cercando di evidenziare anche dei meccanismi di rottura e di ridefinizione dei canoni espressivi. Ci è sembrato quindi giusto prendere come esempio emblematico di questo processo il fenomeno legato all’avvento della beat generation. Difatti, il Festival, approfittando del ventennale delle scomparse di Allen Ginsberg e William Burroughs, svilupperà una dedica speciale alla beat generation e a tutto quello cha a partire da quel fenomeno si è sviluppato, in termini di cambiamento, in ambito artistico e letterario. Tra le altre cose, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, nella giornata di Venerdì 19, avrà luogo un omaggio alla beat generation con la proiezione, in prima nazionale (il progetto è stato presentato in anteprima a Milano, lo scorso febbraio, nell’ambito delle manifestazione del Festival Writers), di un documentario sulla vita di Allen Ginsberg (Wait till I’m dead/ Non finché vivo) realizzato da Chiara Brambilla su commissione della casa editrice Il Saggiatore. Difatti il mediometraggio è allegato in dvd alla pubblicazione dell’ultimo volume di inediti di Allen Ginsberg, appena edito dalla suddetta casa editrice. Il programma della serata comprende, oltre all’intervento di Franco Minganti, professore di Letterature anglo-americane dell’Università di Bologna, anche la proiezione, in anteprima nazionale, di un corposo estratto dal documentario I figli dello stupore. La beat generation italiana di Francesco Tabarelli (il film, prodotto da Sirio Film, è attualmente in fase di postproduzione). Nel corso del Festival verrà realizzata anche una retrospettiva su John Giorno (ultimo rappresentante, insieme a Lawrence Ferlinghetti, ancora in vita, de lla prima ondata della beat generation americana) attraverso la proiezione di 5 cortometraggi, estratti dal progetto Nine Poems in Basilicata, sotto la regia di Antonello Faretta (prodotti da Noeltan Film Studio), una testimonianza delle produzioni della City Lights Italia, consorella della City Lights di Ferlinghetti, a cura di Nina Maroccolo, un intervento storico-critico di Plinio Perilli, e due lavori creativi di Nicolas Cunial e Marthia Carrozzo, rispettivamente su Gregory Corso e Anne Waldman.

Diverse figure internazionali caratterizzeranno, in termini di qualità, le proposte dell’ultima giornata, il 20 maggio, quali Tania Haberland (poetessa e peformer Sud Africana, che sarà presente fisicamente), Stephen Watts (poeta inglese) che parteciperà attraverso un contributo video, entrambi sotto la guida tutelare di Dome Bulfaro. Inoltre con la collaborazione di Luigi Bosco, fondatore di Poesia2punto zero avremo un contributo video dello spagnolo Pablo López Carballo, realizzato appositamente per il festival con le traduzioni in italiano di Lorenzo Mari. A chiudere le presenze straniere la poetessa peruviana Myra Jara. Il Festival quest’anno, riprendendo la sezione degli arte-fatti contemporanei che aveva caratterizzato la passata edizione, proporrà lavori di video-arte e performance-art di Francesca Lolli, Mona Lisa Tina e Mist (Alessandro Amaducci & Eleonora Manca), nonché una performance di poesia sonora di Enzo minarelli e l’installazione Per Os di Fabio Orecchini & Kate Louise Samuels Sul versante propriamente letterario, spiccano l’incontro con Nanni Balestrini, nume tutelare dell’avanguardia letteraria italiana, che verrà introdotto criticamente da Cecilia Bello e Niva Lorenzini, e la presentazione, a più riprese, dell’antologia Passione Poesia (CFR Edizioni), ove sono riuniti più di cento saggi su altrettanti autori degli ultimi venticinque anni della poesia italiana, con dei momenti dedicati a Giuliano Mesa, Valentino Zeichen, Nanni Cagnone, Roberto Roversi, Assunta Finiguerra, Dario Bellezza. Il festival, nelle giornate di sab. 13 e sab. 20 realizzerà due maratone non stop, che si articolerranno in 3 diversi luoghi della città (Al Ritrovo, Cassero, CostArena) dalle 13.00 alle 22.00. Tra pranzi letterari con autori alla carta, recital, le tture, focus, situazioni di dialogo e riflessione, proiezioni e performance si alterneranno diverse decine di autori, alcuni dei quali con comprovata esperienza internazionale quali Laura Accerboni, Caterina Davinio, Carlo Bordini, Maria Grazia Calandrone, Lidia Riviello, Dome Bulfaro, Julian Zhara, e via dicendo.

Come è oramai consuetudine, anche quest’anno, nel corso degli eventi del festival verrà dato spazio alle premiazioni dei Premi Letterari banditi dal festival. Tre le sezioni in concorso, che hanno visto la partecipazione di circa 400 opere (provenienti anche dall’estero). I vincitori sono Gilda Policastro e Nadia Agustoni (ex aequo per la Sezione A – opere edite), Maria Angela Rossi (per la Sezione B – opera inedita) e Massimo Rizza (per la Sezione C – poesie singole inedite). Alla serta che avrà luogo venerdì 12 presso i locali di “A spasso nel bio”, sono stati invitati gli autori finalisti di ogni sezione. Complessivamente sono previsti circa 100 ospiti che si esibiranno in 6 diversi spazi: Cineteca di Bologna (Piazza Pier Paolo Pasolini 2/b), EPS Factory (Via Castiglione 26), CostArena (Via Azzo Gardino 48), Cassero LGBT Center (Via Don Minzoni 18), Al ritrovo (Via Centotrecento 1), A spasso nel bio (Via Don Minzoni 4).

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