Sonia Caporossi, “Erotomaculae” (Algra Editore 2016): la recensione di Lucianna Argentino

Sonia Caporossi
Sonia Caporossi

Di LUCIANNA ARGENTINO *

Molteplici sono gli aspetti che colpiscono aprendo il libro di Sonia Caporossi “Erotomaculae” (Algra Editore, 2015), il primo è sicuramente l’impianto grafico che mi ha fatto immediatamente pensare alle opere di Emilio Isgrò. Artista che pure trasforma il linguaggio verbale in linguaggio visivo con le famose cancellature che anche Sonia Caporossi opera sui suoi testi, ma a differenza di Isgrò, per il quale si può parlare di “sottrazione della parola”, la cancellatura della Caporossi a mio avviso è più un mettere in evidenza, un dare forza alle parole eppure lasciando a queste la libertà di esprimersi, di dire e/o non dire.Dunque non una banale negazione, piuttosto l’affermazione di nuovi significati con la conseguente trasformazione di un segno negativo in segno positivo. Le lettere, i grafemi, oltre ad avere un suono legato alle convenzioni linguistiche sono anche segni tracciati sul foglio, segni di cui Sonia Caporossi sfrutta tutto il potenziale visivo facendone espressione delle sue emozioni, dei suoi desideri. Sono il respiro stesso della poetessa che ora si gonfia, ora si trattiene; sono il suo battito cardiaco che ora corre all’impazzata, ora si quieta; sono lo scorrere del sangue nelle vene. Dice bene, infatti, Giovanna Frene nell’intensa introduzione quando scrive: Queste pagine trasudano un corpo, ne portano l’impronta sindonica, e sono un corpo, e per questo la lettura non è leggera, perché sembra di attraversarlo, questo corpo, nelle sue vicissitudini fisiche, nel suo essere carne+sangue+umori+soffio vitale. Proprio in esergo, infatti, in uno dei testi in corsivo che segnalano nel libro le diverse sezioni, si afferma che “poesia è il vomito di un istante/ l’alleggerirsi scabro di succhi gastroenterici / un dito immerso nell’egolatria / della Musa di turno / nei suoi affreschi vaginali”. Dell’amore, o meglio, dell’eros, si attraversano tutte le fasi nelle varie sezioni: dalla dimensione fisica assoluta del corpo femminile (Corporalia), alla dimensione della relazione fisica di due corpi (Hypnerotomachia), dall’intimità (Dominaedomus) alla crisi dell’armonia amorosa (Paleokrisis), con il suo portato di dolore/dissidio assoluto (Thanatophidia), dalla rinascita dell’innamoramento (la sezione “orientale” di Ashram) fino al sacrificio estremo di impronta saffica (Epilogos).
Al di là dell’aspetto aggressivo, impudico, del dettato poetico “Erotomaculae” è un cantico erotico e dell’amore riporta le contraddizioni, le suppliche, le lotte, ma soprattutto la potenza, la forza in grado di trasformarci. Fossero pure scritte nel classico Times New Roman a corpo 12 non perderebbero nulla del loro potenziale elettrico, dico elettrico perché delle vere e proprie scosse provoca la lettura di questo libro, dei corto circuiti nella nostra mente anche per l’uso direi psichedelico del linguaggio che oscilla dall’italiano al greco al latino all’inglese e persino quello matematico e fisico. Ogni testo appare come la stazione di un rituale erotico, il cui immaginario è ricco di riferimenti mitologici, dove l’amata sembra quasi annullata nella potenza del desiderio che riesce a scatenare. Un libro impegnativo che richiede più che mai la collaborazione attiva del lettore, collaborazione che non si limita alla lettura, ma al sentire sulla propria pelle quanto Sonia Caporossi vuole condividere con noi in una vera e propria esperienza sensoriale.

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* Recensione pubblicata su ViaDelleBelleDonne il 04/02/2017.

 

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