Fabio Fabiano, “Foto dell’anima” (Iris 4 edizioni): recensione di Roberto Franco

Fabio Fabiano, "Foto dell'anima",  Iris 4 edizioni 2016
Fabio Fabiano, “Foto dell’anima”, Iris 4 edizioni 2016

Di ROBERTO FRANCO

Riusciva a carpire la luce profonda di ogni soggetto La sua missione era fotografare l’anima dei modelli (…)Sosteneva che l’anima può essere fotografata in due particolari momenti della vita. Attimi di epifania che durano un istante e passano inosservati dinanzi all’occhio distratto (…) Un attimo prima della morte o nei rari istanti in cui si è davvero tutt’uno con la propria essenza. Lampi di felicità improvvisa, di estatico terrore o di estatica malinconia.

Così Elio Velieri a proposito del suo maestro e datore di lavoro, il fotografo Arthur Patton, all’ispettore De Falco che sulla sua morte indaga.

Il concetto succitato relativo alla Foto dell’anima è elemento centralissimo e infine sorprendentemente concreto nella trama di un romanzo poliziesco che gioca sulle possibilità scartate più che su forzose e inverosimili intuizioni. Del resto Fabiano, Sovraintendente capo della Squadra Mobile di Agrigento, a differenza di molti noiristi improvvisati sa di quello che parla.

I misteri della vicenda sono rivelati a poco a poco, senza quell’irreale susseguirsi di colpi di scena che spesso gli autori mettono in campo. Mai in maniera totalmente risolutiva sul piano narrativo, nel senso che alcuni tronconi di narrazione non sono (intenzionalmente) sfruttati del tutto e potrebbero volendo dar vita ad altre vicende  Ed è a mio avviso giusto, naturale e, mi si lasci dire, più atmosfericamente realista che sia così.

Squadra Giudiziaria del Commissariato di Palermo: al poliziotto romano Ombra, coraggioso ma umorale, viene assegnato il servizio di scorta la scorta dell”étoile dell’Opera di Parigi, il ballerino ebreo Marcel Papandreu, minacciato da Hamas e altri gruppi terroristici palestinesi per le sue dichiarazioni a favore dello Stato d’Israele. Marcel è gay e non fa nulla per nasconderlo e Ombra è assai infastidito dal suo atteggiamento seduttivo. Come per farsi perdonare certe libertà che si è concesso, Marcel propone all’agente di farlo raggiungere nell’albergo extralusso dove risiedono dalla fiamma con la quale Ombra ha dovuto rimandare una notte di passione per via del servizio di scorta. Al tempo stesso chiede a Ombra di poter essere lasciato per un breve periodo senza scorta allo scopo di incontrare un amante.

Terminata l’incarico di scorta Ombra è quasi subito convocato dal suo capo, l’ispettore De Falco, per una strana incombenza: un celebre fotografo artistico americano di rilevanza internazionale, Arthur Patton, è stato trovato impiccato nella sua residenza di Palermo. Attorno al suo collo, tuttavia, risultano segni di strangolamento che farebbero pensare a un omicidio e poi a un suicidio simulato. Essendo Patton gay, il Procuratore capo sospetta dell’assistente Elio Velieri, tra il fotografo e il quale subodora una relazione sentimentale.

L’insolita missione di De Falco e Ombra, voluta personalmente dal Questore (i misteriosi retroscena della quale saranno rivelati solo successivamente) è di scagionare Velieri. L’operazione riuscirà, ma provocherà non pochi attriti nell’ambito della Procura e della Polizia di Stato. La vicenda Papandreu e il caso Patton si intersecheranno alla fine del romanzo in maniera assolutamente imprevedibile e stupefacente.

La narrazione procede con De Falco e la sua squadra che vengono inviati a Roma, dove Patton risiedeva la maggior parte del tempo, per indagare sul caso. Qui si apre la parentesi narrativa divertente e a tratti struggente del riemergere della biografia di Ombra, borgataro romano salvato giovanissimo da una carriera criminale (che tocca invece ad amici e fratello) da un precoce arruolamento in polizia propiziato da un lungimirante maresciallo.

Il riapparire di  fantasmi e antiche relazioni sarà  la concausa della commovente uccisione del piccolo rom Eugen da parte della criminalità romana, per aver ingenuamente tentato di non tradire l’agente. Ombra ha voluto ripagare in qualche modo il suo debito di gioventù con il maresciallo tentando di salvare Eugen da un destino di criminalità e accattonaggio. Ma quest’iniziativa costituirà, per un destino beffardo, la premessa alle vicende che condurranno alla sua morte.

I momenti comici si alternano a quelli drammatici con una certa facilità e fluidità. Occorre tener presente che si parla di uomini che hanno a che fare quasi ogni giorno con la morte. Spiriti non insensibili, ma guizzanti, menti perennemente al lavoro anche nel susseguirsi di episodi divertenti e un po’ grotteschi, come quello dell’omofobo Ombra, sin troppo orgoglioso della sua virilità eterosessuale (e da una sorta di superiorità che ne conseguirebbe), che si fa sedurre e ingannare da un gay come uno scolaretto.

In una narrazione (a volte brutalmente) realistica, pregna dell’ironia un po’ volgare che si può trovare negli ambienti della Polizia, Fabiano semina con precisione momenti di riflessione sottili, mai casuali, mai senza scopo. La sua rappresentazione gioca continuamente su caso, probabilità,  coincidenza, errore creativo.

Le indagini si arenano, ricominciano daccapo, imboccano direzioni improvvise e inaspettate. L’insolito intrecciarsi di ambienti quali quello dell’alta società letteraria e culturale, dell’arte, dello spionaggio, del torbido sottobosco della criminalità romana non fanno che aggiungere un’aura di mistero a una narrazione affascinante. E, soprattutto, concezioni artistico-filosofico sofisticate rifulgono all’improvviso nell’apparente umiltà della narrazione, compiendo l’opera a più di un livello.

Fabio Fabiano, è rinomato autore di noir dedicati all’Ispettore De Falco (tutti usciti presso CSA Editrice) co-protagonista anche di quest’ultimo lavoro. Possiede una scrittura peculiare e una sorprendente facilità a immaginare trame e intrecci non banali; il tutto però basato sulla solida conoscenza di come si svolgono le indagini di Polizia: in maniera spesso, forse, più imprevedibile che in un romanzo.

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