Monica Morini e Bernardino Bonzani
Monica Morini e Bernardino Bonzani

Di SONIA CAPOROSSI

Monica Morini e Bernardino Bonzani del Teatro dell’Orsa introducono il toccante e intenso spettacolo Nudi, vincitore del Premio 8 marzo dell’Assessorato Pari Opportunità  della Provincia di Parma, spettacolo di cui sono autori e interpreti, in scena in questi giorni fra Padova, Modena e Reggio Emilia. «Il rapimento, il ricatto sessuale e psicologico, le botte: una costellazione di efferatezze che molti uomini compiono su molte, troppe donne. La violenza non si ferma con l’atto in sé, prosegue subdolamente in un clima sociale che spinge all’omertà e alla vergogna, che fruga pettegolo nei dettagli imbarazzanti, che condanna infine la donna per “essersela cercata”». Li ho intervistati per Critica Impura nella Giornata Internazionale della Violenza Sulle Donne.

SC: “Una scena nuda per mettere a nudo la violenza sulle donne”: com’è nata l’idea di questo spettacolo di grande impatto emotivo e visivo?

MM, BB: Come teatro di memoria, ci siamo sempre occupati del presente. Dieci anni fa una docente dell’Università, Elisabetta Musi, ci ha contattato sapendo la nostra propensione alla ricerca nella drammaturgia contemporanea. Abbiamo incontrato i centri antiviolenza di Parma e Reggio Emilia, intervistato le operatrici raccolto testimonianze, letto libri e romanzi che affondavano gli occhi dentro la violenza di genere. La nostra ricerca è proseguita in questi anni perché il tema è, purtroppo, sempre attuale.

SC: La critica teatrale Valeria Ottolenghi ha scritto di NUDI: «Moltissimi gli applausi carichi anche di solidarietà, commozione, coinvolgimento emotivo […] Particolarmente toccanti alcuni momenti di smarrimento, di spavento di lei. Ma ben costruite anche alcune situazioni che sintetizzano altri pensieri e stati d’animo, a volte contraddizioni all’interno del mondo femminile: la moglie che protegge il marito, la madre che difende il figlio, ancora più profonde allora le ferite in chi, dopo la violenza, l’aggressione, avverte più vasta la solitudine, difficile pensare con serenità e fiducia al futuro». Immagino sia stato difficile far emergere le multiformi sfaccettature della donna in quanto tale. Come ci siete riusciti?

MM, BB: È scorticante, faticoso, ma necessario gettare gli occhi dentro lo stereotipo e pregiudizio di genere. 2000 anni di storia hanno collocato la donna in una posizione esposta al giudizio anche da parte delle donne stesse. lo spettacolo indaga la violenza che si consuma dentro le pareti domestiche, la violenza taciuta all’interno delle famiglie, la violenza giustificata, a volte, dalle madri di uomini violenti. La forza del nostro percorso di ricerca sta nel fatto che in scena siamo un uomo e una donna, che insieme hanno cercato di mettere parole sul non detto, sull’innominabile.

SC: Nudi. Le ombre della violenza sulle donne ha vinto il Premio 8 marzo indetto dall’Assessorato Pari Opportunità  della Provincia di Parma. La violenza sulle donne è una tematica ancora troppo viva e bruciante nella nostra società occidentale, soprattutto da quando è in circolazione nel lessico quotidiano la vecchia e tragica realtà del “femminicidio”, che sembra nuova solo in apparenza e in virtù del neologismo di cui si servono spesso e volentieri i media. A volte le parole servono a denunciare: e l’arte, in questo senso, che funzione ha?

MM, BB:  L’arte antica del teatro riunisce i vivi, spalanca un patrimonio non solo di sapere, ma di sentire, concede la visione del non visto. L’arte del teatro ha un tempo lungo, diverso da quello dell’informazione che si consuma subito e spesso non lascia traccia. Il teatro accende uno sguardo, non fa cadere i numeri, dà corpo alle statistiche ponendo domande che pungono e aprono porte di solito sigillate. L’arte del teatro ha corpi in scena che respirano, tremano, si piegano di paura, si rialzano e cercano risposte negli occhi dello spettatore. Chi esce dal teatro non può rimanere indifferente.

SC: Come è strutturato lo spettacolo? In quante e quali fasi è suddiviso?

MM, BB:  Lo spettacolo è costruito per quadri sovrapposti, dieci punti di vista diversi. Un carabiniere che riceve la denuncia, un avvocato difensore, un marito violento, uno psicologo, un giovane che assiste alla violenza e non fa nulla. Una giovane donna rassegnata alla violenza, una ragazza vittima di abusi in famiglia, la madre di un giovane violento, l’avvocata che difende una giovane violentata, un’operatrice di un centro antiviolenza. Un coro di personaggi che sulla scena aprono una serie di finestre sui tanti volti della violenza di genere. I filmati realizzati da Alessandro Scillitani dialogano con gli attori in scena.

SC: Dopo questa fatica, state già pensando alla prossima? Che cosa bolle in pentola?

MM, BB:  In questi giorni ha debuttato il Cinebus, uno spettacolo teatrale rappresentato interamente su un autobus, che accoglie gli spettatori, ed è itinerante nel centro delle città a rievocare i vecchi cinema, ormai chiusi. Uno spettacolo onirico e sorprendente dove il teatro abbraccia la storia del cinema, accende le memorie di ogni singolo spettatore e chiama a un rito finale festoso e felliniano.

Info sulla Compagnia: http://www.teatrodellorsa.com/.