Salvatore Massimo Fazio, “Regressione suicida – dell’abbandono di Emil Cioran e Manlio Sgalambo”, Bonfirraro Editore 2016
Salvatore Massimo Fazio, “Regressione suicida – dell’abbandono di Emil Cioran e Manlio Sgalambo”, Bonfirraro Editore 2016

A cura della REDAZIONE

Quando gli outsider della filosofia si impongono, non vi è nulla da fare: vinceranno col popolo, ma perdono nelle stanze dei bottoni, dove a loro non interessa entrare, ma dove i Gotha, antipaticamente accademici, li esaltano nelle riviste specializzate, ma non li citano nei dizionari di filosofia.

Con questa opera, si esaltano i punti di distanza e di vicinanza tra due filosofi out-sider. Il coupé the theatre di Manlio Sgalambro che procede dal pensiero breve e dalla sua filosofia del terrore, che come una mitragliata ti scuote, al lirismo dell’ateo occidentale ma verso il protrarsi della fideicità di Emil Cioran, con una (non) rivisitazione personalissima che sfocia nel nihilismo cognitivo, donde tutto è iscritto con semplicità permettendo al lettore di affrontare un viaggio saggistico pseudoromanzato, portando in auge la bellezza della verità. Nel terzo capitolo e nell’appendice, vi è l’abbandono doloroso dei due filosofi, donde si impone vigorosa la tesi dell’autore.

Stiamo parlando di “Regressione suicida”, titolo del nuovo libro o, per meglio dire, della nuova creatura nichilista del filosofo catanese Salvatore Massimo Fazio.

Nietzsche lo chiamò “il più inquietante fra tutti gli ospiti”. Mentre nell’arte contemporanea, artisti del calibro di Maurizio Cattelan e Damien Hirst, esplicitano, con le loro opere, la rassegnazione dell’uomo contemporaneo occidentale di fronte alla intrascendibilità della morte.

Adesso il nichilismo – la negazione di ogni valore, il nonsense primitivo e ineluttabile – ritorna prepotente anche al centro del dibattito culturale per essere de-costruito e per de-costituire due dei suoi principali padri. Avviene con “Regressione suicida – dell’abbandono di Emil Cioran e Manlio Sgalambo” (Bonfirraro Editore), l’ultima opera dello scrittore – filosofo Salvatore Massimo Fazio.

Dopo Insonnie – l’ultima opera del 2011 – Fazio si riaffaccia nuovamente sulla scena editoriale con un confronto acceso tra due mostri sacri della filosofia contemporanea, ma rigorosamente “outsider”: una serrata discussione tra le istanze cognitive del primo, di origini romene, e il siciliano Manlio Sgalambro, quel filosofo pessimista, nichilista – o «tuttista» come preferiva lui – che dal grande pubblico è conosciuto come chansonnier ironico vecchio stile che swinga e induce al sorriso, autore delle liriche più belle, passate alla storia della musica italiana attraverso la voce di Franco Battiato.

Amante del jazz e personaggio poliedrico, caratterizzato da una forte propensione all’anti – accademismo, capostipite insieme a Davide Bianchetti della corrente del nichilismo cognitivo, Fazio decide così di percorrere per questa sua quarta prova d’autore l’itinerario intellettuale che va da Cioran a Sgalambro per raccontare se stesso.

E, in effetti, quello che lo lega ai due “sommi” è un rapporto atavico che gli ha inevitabilmente influenzato la vita: si racconta, infatti, che il confronto tra Cioran e Sgalambro, tema base della tesi di laurea di Fazio, gli valse la mancata lode in sede di seduta di laurea, a causa dell’aperta polemica con il correlatore di commissione:  Regressione suicida diventa così il “riscatto” del filosofo, che tiene a ribadire le sue origini “ de- costruenti” con l’intento di distruggere una filosofia sistematica, e di scuotere il lettore su una riflessione che ricerchi un senso, un tentativo, seppur estremamente vano e difficile da raggiungere secondo l’autore, di quelle che costituiscono da sempre le domande etico-ontologiche dell’uomo.

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Salvatore Fazio detto Massimo è nato a Catania nel 1974. Scrittore, filosofo, pittore e psicopedagogista e pedagogista clinico. Si laurea con una tesi di estetica presso l’Università degli Studi di Catania dal titolo “Cioran e Sgalambro: un confronto”. Dello stesso Sgalambro, conosciuto casualmente ad una cena anni dopo il conseguimento del titolo accademico, viene  definito il discepolo. Esordisce nel 2005 con I dialoghi di Liotrela. L’albero di Farafi o della sofferenza (C.U.E.C.M. edizioni), mentre nel 2009 esce il racconto Villa Regnante (enricofolcieditore) che vince il primo premio del concorso nazionale ‘Segni d’amore’.

Insonnie. Filosofiche, poetiche, aforistiche, (C.U.E.C.M. 2011), è il suo penultimo libro, strutturato in tre parti nella forma della prosa, della poesia e dell’aforisma, nel quale coinvolge il lettore sulle grandi tematiche etiche ed ontologiche dell’uomo. Nel marzo del 2013 viene insignito a titolo di Fondatore del nichilismo cognitivo, assieme al co – fondatore Davide Bianchetti.

Non ha mai abbandonato la professione in area psichiatrica coordinando Comunità Alloggio per disabili psichici.