Dario Fo e (soprattutto) Bob Dylan: la reale questione del nesso estetico tra musica e poesia, ovvero del Nobel abusato

4 pensieri su “Dario Fo e (soprattutto) Bob Dylan: la reale questione del nesso estetico tra musica e poesia, ovvero del Nobel abusato”

  1. A me sembra che il nobel a Dylan sia una resa alla società di massa capace di riempire gli stadi, non un premio alla letteratura

  2. Ritenendo valide tutte le premesse non mi ritrovo d’accordo sulle conclusioni per alcune ragioni che proverò a chiarire. Nella nostra epoca la percezione musicale è strettamente legata alla registrazione e alla riproduzione, ma Bob Dylan durante i suoi concerti stravolge totalmente le sue canzoni (rendendole praticamente irriconoscibili): questo dimostra che i suoi testi sono spesso prevalenti sulla musica (difficile ammetterlo, perché parliamo di grande musica) e le parole unico mezzo che riportano alla fruizione di un contenuto già sentito e diffuso. Ricordo un concerto a Roma: ascoltai una versione di Blowin’ in the wind impossibile da riconoscere se non per il testo. La denominazione di menestrello non è un caso, del resto. Bob Dylan non ama ripetersi, anzi nella performance dei suoi brani metteo spesso a dura prova il rapporto che si instaura tra pubblico e autore. Ciò che resta fisso nella sua musica sono proprio i testi. Proviamo a immaginare Dylan senza registrazione: priviamoci del mezzo di diffusione che ha contribuito alla diffusione della sua arte. Forse potremmo capire meglio il rapporto tra musica e parole e capire, riprendendo le tue stesse premesse (veramente ben fatte) che, per l’appunto, musica e poesia non sono tanto distanti.
    Anche per quanto riguarda De Andrè, il discorso qui fatto è valido fino all’avvento di Creuza De Ma, definito dallo stesso David Byrne uno dei migliori dischi world music prodotti fino ad all’ora. In Creuza de Ma e nei successivi dischi di De Andrè, fino ad Anime Salve, il tessuto musicale acquisisce uno spessore maggiore (sebbene tutto si possa dire tranne che dischi come La buona novella o Non al denaro, non all’amore né al cielo siano privi di spessore musicale). Il testo non perde mai valore, ma c’è una ricerca musicale diversa che vira verso la riscoperta e la riattualizzazione di forme tradizionali. De Andrè, che aveva cominciato con l’amore per la Chanson francese, del resto non ha mai abbandonato né la tradizione e nemmeno gli ultimi, quei “personaggi del sottosuolo” sempre presenti nei suoi testi. Ne ha parlato sempre in modo diverso, rimodulando con grande abilità il discorso musicale passando anche per il rock e i songwriters d’oltre oceano tra cui, proprio Dylan e Leonard Cohen dei quali tradusse le canzoni certamente perché avevano anche un significato poetico molto alto.

    1. Intervengo solo per quanto riguarda il discorso su De Andrè. Attenzione che in “Creuza de Ma” la musica è di Mauro Pagani. “Anime Salve”è un lavoro a quattro mani con Ivano Fossati e con gli arrangiamenti di Piero Milesi, e comunque anche in questo sembra vi mise lo zampino Mauro Pagani. De André stesso come musicista credo si ritenesse un poco preparato, per questo, a parte un primo periodo, ha sempre collaborato nella realizzazione della parte musicale dei suoi con musicisti più preparati: Gian Piero Reverberi , Piovani, De Gregori, Bubbola e appunto Mauro Pagani (fondamentale per la sua svolta musicale) e Ivano Fossati.

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