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Di ELENA CATTANEO * e SONIA CAPOROSSI

[…] Le staminali sono di due tipi.

Uno di essi riguarda le staminali adulte, che sono presenti nei tessuti differenziati a partire dall’età fetale. Ci sono cellule staminali adulte, quindi, nel feto, e ci sono cellule staminali adulte nei nostri tessuti, nella nostra pelle, nel sangue. Queste cellule staminali adulte nel sangue sono quelle che garantiscono la sostituzione degli elementi cellulari, che nel sangue si rifanno ogni trenta giorni, sessanta giorni; è come un serbatoio che ci portiamo dietro. Alcuni nostri tessuti hanno tante di queste staminali; altri tessuti, come il cervello, ne hanno poche, tant’è che in presenza di malattie neurodegenerative non abbiamo la nostra riserva di staminali, per rifare i neuroni che sono  morti. Anche perché sarebbe difficilissimo, in quanto non è sufficiente che i neuroni si rifacciano e poi vadano liberi nel cervello, si devono riconnettere l’uno con l’altro; il cervello è complicatissimo. Questo è il panorama delle cellule staminali adulte e alcune di queste sono già oggi efficaci contro certe malattie. Alcune malattie del sangue, come le leucemie, sono curate con le staminali adulte, quindi non possiamo prescindere dalla ricerca sulle staminali adulte.

Le staminali embrionali, il secondo tipo, invece vengono prima, cioè stanno dov’è l’ovocita fecondato che arriva allo stadio di blastocisti, è una piccolissima massa di cellule, che per alcuni è già persona umana e secondo altri no: qui nasce la controversia, perché queste cellule staminali embrionali, che ci interessano così tanto, stanno proprio qui, nella blastocisti. E’ una popolazione di cellule transiente, che sta lì solo in quel momento; per ricavare le cellule embrionali che ci interessano così tanto bisogna distruggere la blastocisti. Chi considera la blastocisti persona umana, ovviamente vede questo come un omicidio.

Ma perché ci interessano queste cellule staminali embrionali?

Perché sono le staminali vere e proprie, la madre di tutte le staminali: queste cellule hanno tutti i segreti che portano una cellula immatura a diventare neurone, cuore, muscolo, pelle. Quindi, a prescindere se curino o meno, un ricercatore di base, come sono anch’io, vuole capire come fa una cellula, che si divide per tanto tempo, e poi improvvisamente smette di proliferare e va di qui, va di là o va di là. Se poi questo andar di qui o di là, il ricercatore riesce ad orientarlo in un modo da essere anche terapeuticamente efficace, che è uno degli obiettivi, ben venga. Possiamo dire a priori che questa ricerca non ci interessa? che non serve? Durante la campagna referendaria sulla legge circa la procreazione assistita abbiamo sentito purtroppo anche ricercatori dire: “non serve fare ricerca sugli embrionali, è sufficiente sugli adulti”. Ma si tratta di cose diverse: per alcune cellule, per alcune malattie, per alcuni studi, possono andar bene le adulte; per altre vogliamo studiare le embrionali. Sono due popolazioni, ma sono ricerche che non vanno per strade separate. In diversi network di ricerca siamo dentro insieme: chi lavora sulle adulte e chi lavora sulle embrionali. il mio laboratorio lavora su entrambe, per quel che riguarda il cervello. Sinceramente, sia io che altri colleghi, se dovessimo essere messi di fronte all’impossibilità di lavorarci, andremmo all’estero.

Ma è inaccettabile il concetto di definire delle regole etiche e fare delle leggi su argomenti su cui la società comunque è divisa, cercando poi di puntellare questa discussione etica, estirpando alla scienza ciò che ci piace: si attinge dalla scienza per costruire un dibattito etico che porti in una certa direzione. Questo è quello che non accetto. […]

Voglio solo ricordare quali erano gli argomenti a livello europeo per bloccare la ricerca sulle embrionali umane, perché sono al di fuori del mondo. Qui non è una battaglia per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, è una battaglia per la ricerca. Gli argomenti sono da incubo per un ricercatore: la ricerca sulle cellule staminali embrionali non deve essere finanziata perché questo tipo di ricerca è ancora nella sua infanzia e non ha ancora prodotto risultati di utilità, clinica. Ma allora fermiamo tutto, perché tutta la ricerca di avanguardia parte da una situazione simile. Il secondo argomento: è improbabile che questo tipo di ricerca possa generare risultati all’interno del time frame del sesto programma quadro. Ma nessuno ha scritto mai da nessuna parte che si finanziano ricerche che danno risultati entro i quattro anni, anche perché nessuno può garantire i risultati della ricerca, è proprio il concetto di ricerca. Quello che mi preoccupa di tutto questo è non tanto, non solo, direi, la ricerca sugli embrionali, ma è l’idea proprio sbagliata, ignorante della scienza.

Elena Cattaneo

Nel frattempo, dall’anno di redazione di questa relazione scientifica, le normative internazionali in molti altri paesi sono andate incontro alle esigenze della scienza mentre in Italia la legge 40/2004 sulla fecondazione assistita ha posto notori limiti alla libertà di ricerca sulle staminali embrionali, col divieto assoluto all’utilizzo a fini di ricerca degli embrioni non utilizzati nella fecondazione assistita: ciò vuol dire, come si sa, farli estinguere piuttosto che proporre alle coppie di donarli a fini scientifici. La legge suddetta predispone punizioni da due a sei anni di reclusione e multe da 50000 a 150000 euro, in aggiunta alla sospensione da uno a tre anni dalla pratica professionale, per quegli scienziati che pratichino, fra le altre cose, “qualsiasi sperimentazione su qualsiasi embrione umano”: attualmente, i laboratori italiani sono costretti a importare le cellule embrionali dall’estero.

Così, mentre la ricerca sulle staminali adulte prosegue a gonfie vele ed è notizia proprio di ieri che, per esempio, alcuni ricercatori italiani abbiano utilizzato le staminali per curare con successo il morbo di Chron (leggi qui la notizia), alcuni scienziati accademici, diverse ONLUS e varie Associazioni impegnate attivamente sull’argomento, in seguito al non aver raggiunto il quorum al referendum del 2005, hanno proposto di nuovo nel 2015 e 2016 una petizione al Parlamento Italiano, nell’ambito del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica, per permettere ai laboratori di ricerca italiani di sperimentare sulle staminali embrionali. L’esito, a tutt’oggi, è che mentre negli Stati Uniti i biologi possono fare finalmente ricerca su svariate malattie utilizzando le cellule embrionali, in Italia i ricercatori non possono farlo liberamente. Il dibattito, a questo punto, dovrebbe a mio avviso spostarsi dalla presunta eticità della libertà di ricerca, pur riconosciuta dall’articolo 33 della nostra Costituzione, ad una questione squisitamente politica: l’ingerenza annosa e opprimente della Chiesa Cattolica nelle questioni di Stato.

Sonia Caporossi

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* Estratto dalla relazione Cellule staminali: scienza e dintorni di Elena Cattaneo, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università degli Studi di Milano, da Scienza, Ricerca, Libertà individuale e Laicità: materiali per un dibattito, Edizioni Conoscenza, Roma 2008.