Di SILVIA CASTELLANI

Sono passata davanti a un computer che faceva un gran baccano. Macinava, macinava e macinava. Su quel computer faceva capolino, in un angolo, un pinguino. Chi è? – ho chiesto. E’ linux – mi hanno risposto. Mi è venuto in mente Renato Pozzetto in un suo vecchio film, quello del ragazzo di campagna. Ora, non me lo ricordo bene, ma ricordo per certo che c’era la Mariarosa, una tipa che se la caricavi sul trattore andava in brodo di giuggiole. Di quel vecchio film mi ricordo, soprattutto, che Renato Pozzetto, trovando un pinguino nell’armadio, diceva qualcosa del tipo: “prima o poi te ne devi andare da qua perché ho deciso di metterci una stufetta”. Così, appena ho visto il pinguino di linux, l’ho guardato storto e l’ho minacciato con la stufetta. Ho sentito ridere. Anche il tecnico del computer l’aveva visto, quel film di Pozzetto, e allora abbiamo ripercorso insieme un po’ di trama, compresa la scena della Mariarosa che gode come una iena nel salire sul trattore. Dopo è finito tutto. E’ sparito anche il pinguino linux. Ho deciso che era arrivato il momento di mangiare dei pop-corn anche se era notte e non c’era la tv con un film interessante a giustificarli. Che poi non ci vuole la linea fra pop e corn, ma a me quella lineetta piace. Mi dà l’idea dello sgranocchio. Tutti quei pop-corn, si diceva. In rigoroso silenzio. In rigoroso silenzio, dopo il primo pacco di pop-corn, ho acceso una radio vecchissima che prende anche le frequenze giapponesi quando è buio, ma il programma giapponese quello figo non c’era perché non era ancora buio pesto e allora mi sono dovuta accontentare di Sinatra. In fondo, diciamocelo, ci ho guadagnato. Nel mio silenzio fatto di pop-corn sgranocchiati sulle note di Sinatra, senza più nemmeno un pinguino a far capolino da uno schermo macinatore, mi sono sentita dire: “Certo che tu sei orgogliosa”. Questo perché un paio di ore prima, mentre piangevo a dirotto, avevo sostenuto con una  caparbietà di cui pochi sono capaci, che ero felice da morire. Sulla parola “orgogliosa”, mi sono riattivata di nuovo: “non sono orgogliosa” – ho detto – “sono orgogliona, orgogliosa e cogliona insieme”. Ho sentito ridere di nuovo. Poi ho preso una scatola di cacciaviti e li ho guardati uno ad uno. Ho concluso che non mi servivano a un cazzo, mica sono un meccanico! Allora mi sono convinta a prendere in mano una penna, proprio nel momento esatto in cui è iniziata Libertango. E, senza scrivere, mi sono messa a riflettere sul fatto che, di notte, molte persone si svegliano per pensare a come fare soldi, io mi sveglio per pensare a come fare sogni. E a forza di ragionare, con quella penna in mano, senza scrivere, pensavo a quelli che pensavano a come fare soldi e io che pensavo a come pensare di fare sogni e magari convincere col mio pensiero anche quelli dei soldi a fare i sogni. Un incubo. E quando gli incubi sono troppo grandi da poterli tollerare, mi sveglio, di notte, e mangio i pop-corn.