Una poesia inedita del poeta ignoto che si cela dietro lo pseudonimo di Anco Verbano

El Greco, "Laocoon" (1610-1614)
El Greco, “Laocoonte” (1610-1614)

Di ANCO VERBANO

***

Unico amore insostituibile,

irrifiutabile è quello che si muove tra

le particelle, che entra in noi

senza visioni. Questo amore ci dà

brevi e intense gioie che non sappiamo

da dove arrivino – come una brezza

che ci ristori quando il giorno

non può più stampare un’ombra

e piange, la conifera cresciuta sola,

resine e insetti verdi; piange –

perché si libera della sua vita,

perché cede, nei fluidi, se stessa

alla terra. La morte sta ancora nell’acqua.

Morte mia te ne prego, vieni da me,

non lasciarmi qui ad aspettare.

Anche tu non mi ascolti? Nel tuo

amore riponevo fiducia previdente;

coprimi di caldi baci freddi, accendi

il buio, brucia, dissolvi, dilava.

Dove sei? Ogni ulteriore mio respiro è

un furto, la saliva che deglutisco,

una rapina. Ora che amo te, ora

che ti imploro del tuo amore,

anche tu ti allontani da me? Fai

delle ossa il letto dei cani selvatici

nidi dei capelli per i colombacci.

Morte, fingi amore per me, fingi e fingi;

ora che io compio trent’anni perché

non mi raggiungi? Ogni atomo

dell’universo io amo ed echeggia

del mio amore. Ma, solo adesso,

io capisco, è nello stato pulviscolare

che amore puro incorrotto incondizionato

trafila dal coperchio e raggiunge. Solo

quando non sarà più oggetto, solo

quando non sarà più soggetto ma

minuzie, questo corpo, in infinite parti,

parti fatte fini, impalpabili e volatili io potrò

essere di ognuno dei miei amori inerti.

Così, morte mia,  io con te

sono sincero come un innamorato. Amo te

per amore, non per amore in te, – morte,

ti amo per gli amori sconsiderati. Morte,

di un pezzo solo fanne tanti, uno solo

non basta, non so più che cosa farmene.

Aiutami se il cosmo mi reclama,

volgimi a lui e, infine, restituiscimi,

così, fa’ anche di me dei tuoi doni l’invisibile.

Il possesso è violenza e non c’è

amore alcuno nella violenza.

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Un pensiero riguardo “Una poesia inedita del poeta ignoto che si cela dietro lo pseudonimo di Anco Verbano

  1. lo pseudonimo de plume mi ricorda alcuni versi del Muratori per la morte del Maggi Carlo Maria, riportati (autoeccitati) nel libro secondo del ‘Della perfetta poesia italiana’: Tale anch’ io da crudo strale/Già trafitto,/Fuggo il volgo e cangio cielo./Ma perchè vien meco il telo/Ch’altamente in cor sta fitto,/Anco in mezzo all’Isoletta,/Bella pompa del Verbano,/Il mio duol non cangia tempre./Onde sempre/Penso, piango, e co’ sospiri/Turbo all’aure i lor respiri//. Quanto alla (inter)testualità, mi sembra abbastanza di retroguardia. Perfino gli atomi e le particelle mi appaiono privi di alcun particolare clinamen sia verso un futuro semplice che anteriore.

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