Federico Fellini
Federico Fellini

DI ALESSANDRO SICILIANO

L’opera di Federico Fellini illumina retroattivamente il percorso teorico che fin qui abbiamo tracciato. Abbiamo visto come egli si esprima proprio con termini impersonali, in riferimento a qualcosa che lo vive da dentro e che spinge perché l’opera si realizzi. In definitiva, potremmo dire che in ciò consiste l’erotizzazione delle cose della vita – il sapere, l’arte, un lavoro, un partner ecc. –, in questo movimento con cui si “eleva l’oggetto alla dignità della Cosa”, come recita la classica definizione lacaniana di “sublimazione”, e lo si rende sacro, prezioso, dotato di un’aura dionisiaca. Se l’oggetto del desiderio è sempre un miraggio immaginario, sempre a due passi più in là dal soggetto, mai raggiunto, mai afferrato, è d’altro canto vero che la causa del desiderio, ciò che rispetto al soggetto sta dietro, alle spalle della sua storia, è il luogo di un’assenza ritenuta sacra, mitica. Rivolgere alla vita lo sguardo pulsionale che origina da tale causa è precisamente l’operazione di Fellini, ben consapevole che il suo è un lavoro di ricerca e che tale ricerca non ha fine: «In fondo io credo – dice con grande esitazione il regista – che il senso della vita sia questo …  questo cercare, questo cercare…».[1]

Come dico anche all’inizio, ho indagato nello spazio di questo lavoro il solo versante estetico della sublimazione. Resterebbe da trattare l’importante aspetto della “creazione dei valori sociali” che la sublimazione porta con sé. Come mi ricorda Federico Zappino in una conversazione personale, il giudizio estetico è una delle principali forme di giudizio politico, ancorché ciò resti occulto dal suo carattere apparentemente istintuale, naturale, o, per altro versante, inconscio. La divisione del mondo in “bello” e “brutto” è il primo approccio ad una categorizzazione delle esistenze da parte di un soggetto ignaro di essere il luogo in cui si sta formulando una ripartizione dialetticamente collegata alla cultura in cui è immerso. Il senso comune per cui il bello è soggettivo e i gusti non si discutono è l’ambito di ricerca prediletto per il filosofo politico impegnato in una critica del giudizio estetico-politico. E’ in fondo questa la scansione foucaultiana del desiderio, per cui il nostro fantasma e il nostro desiderio non sono qualcosa di naturale, di connaturato al nostro essere, ma piuttosto i luoghi in cui si riassume un potere che informa la società tutta e che si riedita in seno all’individuo. Tenere in considerazione questa dimensione storica, politica e sociologica credo sia una scelta salutare per la psicoanalisi, al fine di evitare di dar vita ad una ontologia del bello che sacrifica sul proprio altare un’altra metà del mondo in quanto “brutto”. Non mi convince pertanto la separazione tra ideologia e estetica che Recalcati delinea nel terzo capitolo del suo Il miracolo della forma, in cui definisce «la linea dell’informe» e «la linea analitico-concettuale» dell’arte contemporanea come psicotiche e perverse. Se da un lato restano ineccepibili le sue indagini sulla sublimazione artistica e sulla sovversione di questa nell’arte contemporanea, dall’altro parlare di tale sovversione come un’operazione meramente ideologica, che nulla avrebbe a che fare con un’estetica, mi sembra un’operazione pericolosa, che fa perdere di vista il fondamento tutt’altro che naturale e universale dell’estetica di un popolo.[2]

Sarebbe questa indagine, dei punti di articolazione profondi tra giudizio estetico e giudizio politico, il prosieguo ideale di questo lavoro.

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[1] F. Fellini, in L’ultima sequenza, di Mario Sesti, 2003.
[2] M. Recalcati, op. cit., pp. 68-111.

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PER RILEGGERE IL SAGGIO DALL’INIZIO:

“Il vuoto al centro del reale. Sulla fedeltà alla cosa” un saggio di Alessandro Siciliano, Introduzione 1/3

“Il vuoto al centro del reale. Sulla fedeltà alla cosa”, un saggio di Alessandro Siciliano: “In principio si era” 2/3

“Il vuoto al centro del reale. Sulla fedeltà alla cosa”, un saggio di Alessandro Siciliano: “In principio si era” 3/3

“La funzione del bello. Il soggetto a un passo dall’eclissi”, cap. II da “Il vuoto al centro del reale” di Alessandro Siciliano 1/2

“La funzione del bello. Il soggetto a un passo dall’eclissi”, cap. II da “Il vuoto al centro del reale” di Alessandro Siciliano 2/2

Il girotondo della memoria. Su 8½ di Federico Fellini 1/2

Il girotondo della memoria. Su 8½ di Federico Fellini 2/2