Antonio Bux
Antonio Bux

Di ANTONIO BUX

*

Ero piccolo e vedevo gli alberi
parlare alle persone
nessuno rispondeva ma c’era
un bambino, si illuminava
in mezzo ai cespugli
credo fosse armato di cielo
era molto distante
a un certo punto smise di far luce
nel buio calpestato ricordo
gli alberi

cominciarono a dirmi

*

Ho disegnato una giraffa
dal collo molto piccolo
la sua altezza era ridicola
così ridicola che non riusciva a mangiare
mentre la definivo
la giraffa piangeva, dicendomi
non farmi così bassa altrimenti
soffocherò di uomini
e io non ascoltavo, io ero l’uomo,
e dalla mia altezza vedevo il potere
di uccidere quei sogni,
ma tornarono presto le giraffe
più grandi
e anche i sogni
più umani si arresero
ci ridisegnarono tutti più piccoli
molto dimagriti come appesi
al volto umano più lontano
dell’altezza.

*

Gli uccelli a una certa ora
della sera rientrano

a fare tardi
non sono più liberi
da tempo hanno messo pagliuzze
al posto delle ali e volano
se li smetti di guardare fanno la luna
un po’ più sottile spiccando…
Sono esseri così veri alla morte
quando rimpiccioliscono
che tu fuori di ogni finestra zitto
vedi soffiare in loro
il gelo del tuo cuore e credi arrivi
volando anche per te la morte
con una mano spianata sulla fronte
ma non mostra niente
nessun uccello cade al passaggio
mentre qualcuno ti sostituisce le ali
quelle che hai usato anni fa soltanto
sei tu l’uccello sbagliato
ora nella polvere dei millenni

*

Quando il sole canta e vengono giù
pianeti inesistenti
ecco io ti prendo la mano sorridente
ti vengo dentro e muoiono i fiumi
ma io viaggio ancora da solo
e vedo nel tuo volto una burrasca
di solitudini e pure un’isola
perché il tuo corpo galleggia tra i vivi
dove nessuno vive
e ci vuole molto coraggio ad amare
sempre le stesse diversità ci vuole
l’amore forzuto che si riempie
dell’oceano perso dei mari antichi se poi
il tuo destino si fa isola e rispondi
quando il sole canta e vengono giù
pianeti inesistenti
le mie mani ti sorridono dentro
perché viaggi da sola come me
tra le abitudini

*

Ti ho voluto nel mio cuore per dirti
che non sono vero
e che tutte le radio sono inventate
per suonare marce
ti ho voluto qui nel mio piccolo
cuore per svelarti il segreto
tu devi sapere ogni verità
le farfalle non sono libere
e gli operai muoiono a giorno
vengono rimpiazzati
nelle loro case torna sempre un gigante
si spegne appena sull’uscio
devi sapere che questa è la verità
le madri gridano per fulminarti
e i padri firmano la schiavitù
ti danno una carcassa ti prestano
respiri sulle tavole
vorresti somigliargli vorresti sprofondare
ma non c’è niente di vero le famiglie
sono organizzazioni aliene
gli esseri animati della terra ti spiano
basta uscire ancora e tra gli alberi
riconosci l’istinto puoi sentire
la pace lontana pianeti
questo è tutto il falso, l’energia che emani
in vita non ti appartiene
ora che lo sai puoi tornartene là fuori
ora che lo sai anche tu non esisti

*

Tra poco i dottori e gli esperti parleranno
diranno che le ombre rituali non sono vere
che è tutto falso da qui al cuore

e che non sei bravo
a far pensieri di terremoto

che sei troppo buono
e le tue luci marciranno se non le ripari presto
le tue poesie sono dure dovresti

prendere misure
e smettere i cerchi, distrarre

come fanno gli altri
coi racconti senza vita la letteratura sbagliata
spesso dà una via d’esecuzione

ma non taglia
le gambe e le mani servono solo

se staccate
il pensiero le ritrova più avanti

già perso nel futuro
allora scrivessero solo i medici

le camicie importanti
tu con gli altri amici scuri resta

fuori dai circuiti
vedi importa dirsi sani

altrimenti ti perseguitano
la sanità con la scrittura corrompe

occhi irrefrenabili

*

Tutti i modi di dire cercheranno di farci svanire
le frasi corrotte i gesti difficili come ricucendo
tutte le strade si romperanno per condurci
fuori una volta distratti saremo molto diretti
saremo navi tranquille con rotte di nebbia
in ogni abisso lasceremo una madre e l’uomo
scoperta la sabbia più sotto muoverà gli occhi
e i bambini alla deriva vedranno crescere
l’immondizia umana coprire tutto il paradiso
e la terra strano ascensore aprirà certi fuochi
gli inferni più bassi diranno la marea protetta
allora saremo fuori dal cielo fuori dalla terra
tutti ammansiti i nostri leoni di cristallo
piangeranno la luce del giorno

*

Saper riconoscere è amore
anche se l’altro sconosciuto
per questo ama o resta da amare

 

tra una mano e l’altra come lava
via la grazia mai il peccato
se amando solo comporta

 

soffrire ben venga l’amare
a metà riempie il dopo poi vuoto
dall’altra metà conosce te stesso

 

e muore ogni giorno in quella parte
muore per amare e così sia
muore e poi rimane dentro a vita

 

lo sai come si diventa
senza forza più puri da morti
e nel ricordo l’amore del corpo

 

come nessuno mai amato sarà
qualcuno che bacia al di là
un bacio conosciuto il primo segno

*

Tutte le morti meno una sorridono
se dentro di ognuno la vera morte
arriva al sorriso più puro dell’anima
terrena che si lascia; ed è vero ciò
che lascia ed è falso, per questo sorride
con la smania lontana di chi se ne va
sorridente alla morte in un principio

 

sarebbe troppo grande, così ferirsi e poi
con l’orgoglio chiuso all’altro effettuare
un sorriso speciale ad ogni morto che passa
e salutare la sua fine, venuta a noi onestamente

come un cielo piovuto dormendo come un volo
nella rondine dell’occhio la sua
oscura alleanza

*

Troppi sorrisi lasciati a inventare
i sorrisi alludono a Satana
Dio e il mare non sorridono e una donna
se sorride è perché persa
nella bara perfetta della carne
ma la carne sceglie di vendicarsi

ci sono demoni a tutte le latitudini angosce
che vibrano tra i desideri
il tutt’uno che non vediamo eppure muove
nei cunicoli ed è morte
senza dominio il bacio
è morte che sa indovinare

allora domandare baciando il cielo
il cielo mitico, pre-atlantico, il potente
demone socio del creato
che sorride coi demoni impiccati
domandare se lassù
tra gli spazi a noi arresi
e che mostra noi infiniti
non è che una spalla il suo universo
girata dappertutto

*

Ci vuole tanta calma per scrivere morendo
e il lungo riflesso, ciò che manca
tu l’hai visto sempre di spalle l’hai tremendamente
mancato; ora che te ne trascorri
ci vuole pazienza di bestia, oppure
la morte tralasciata senza immagine attenta
mortalmente per andare avanti
con occhi spariti

*

Sindrome del vero è dire

il sonno addomesticato: porta

numeri ciechi e non sa

giocare a mani spente. Allora

un serpente nasconde l’acqua

al matrimonio dei soliti amici.

Io l’ho presa bene, la pillola felicità

l’ho comperata a strane dosi

perdendo nei singhiozzi

più volti. Oggi basta

stare male, masticare

i propri denti; non c’è

aria mentale o un fetore

di più. Il dado mescolato

al tiro dei perdenti, questo

il risultato, fissando soli bui