Sonia Caporossi – I gruppi poetici e gli insiemi di Cantor: il video di Bologna In Lettere

Di SONIA CAPOROSSI

All’interno del seguente videointervento,  proiettato in sala durante l’evento bolognese del 13 dicembre 2014 “Cerchi concentrici e punti di fuga: la poesia contemporanea” nell’ambito della fase preludica del festival Bologna In Lettere 2015, ho riproposto alcuni temi e problemi di sociologia della letteratura connessi alla questione della classificazione e della categorizzazione dei gruppi poetici e letterari odierni che avevo già trattato nell’articolo omonimo, proponendo alcune soluzioni critiche.

Potete (ri)leggere l’articolo qui:

https://criticaimpura.wordpress.com/2013/03/18/i-gruppi-poetici-e-gli-insiemi-di-cantor-una-riflessione-sullindeterminatezza-poetica-doggi/

Di seguito il link dell’evento con i particolari e i partecipanti dal sito di Bologna In Lettere.

https://boinlettere.wordpress.com/2014/12/07/cerchi-concentrici-e-punti-di-fuga-la-poesia-contemporanea/

Buona visione.

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Un pensiero riguardo “Sonia Caporossi – I gruppi poetici e gli insiemi di Cantor: il video di Bologna In Lettere

  1. Cara Sonia, giusto aver ripreso con un video-riepilogo l’articolo che scrivesti ormai il 18 marzo 2013. Giusto perché le cose non sono cambiate poi molto (o forse un po’, ma più nel senso dell’affermazione di una strategia che tende all’autostoricizzazione, piuttosto che nell’apertura verso forme di “divergenza”, a patto che ce ne siano) e dunque risulta ancora molto attuale.
    Il fulcro di tutto il tuo ragionamento per me sta nella “scrittura differenziale”, -che certamente è legato alla realtà dei “gruppi”, ma direi di più delle “manifestazioni pubbliche” (siano esse festivals, eventi o letture)- e in come questo tipo di scrittura sia ostracizzata semplicemente non facendola apparire/esistere. La “divergenza” (mi permetto di utilizzare i due termini in quasi-sinonimia) è una condizione che mette a repentaglio lo stato delle cose, non solo perché non segue una corrente o un clima, che in quanto tali poi risulteranno uguali a se stessi, ma perché trova punti di mutamento anche al suo interno, pur mantenendo una riconoscibilità (e qui vengo al tuo discorso sullo “stile”). Per me la divergenza è spesso portatrice sana di un altro valore che è quello della “complessità”, ovviamente neanche questo da prendere come paradigma assoluto, ma come valore appunto che la letteratura si auspica possegga. Nel migliore dei casi e per superficialità la complessità viene scambiata oggi per koiné sperimentale, nel peggiore dei casi si fa finta di non vederla perché rappresentante di un’unicità e non di una moltitudine e perciò non è proficuo e forse è anche politicamente svantaggioso mostrarla, parlarne.
    Tolgo subito ogni dubbio affermando che la complessità può configurarsi anche con il massimo della rarefazione, basta non rimanere con un pugno di mosche in mano.

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