Idolo Hoxhvogli, "Introduzione al mondo", OXP, Napoli 2015
Idolo Hoxhvogli, “Introduzione al mondo”, OXP, Napoli 2015

Di SONIA CAPOROSSI *

L’ineluttabile logica cancerosa vuole il trionfo barocco della metastasi.

Idolo Hoxhvogli

Introduzione al mondo di Idolo Hoxhvogli è una grande fiaba di argomento morale, un mosaico di parabole affastellate secondo l’adagio dantesco dell’anagogia. Questo libro agile ma carico di significati nascosti, giunto ormai alla seconda auspicata edizione, dotato dell’arguzia di una triplice scansione simbolica in sezioni intitolate La città dell’allegria, Civiltà della conversazione, Fiaba per adulti, possiede la fascinazione compiutamente metaletteraria della riscrittura allegorica. L’opera comprende le riscritture evocative ed enigmatiche di tre testi d’autore: La legge in città, Rovesciando, L’impianto del porco, prose sviluppate a partire da Franz Kafka, Paul Eluard e Walter Benjamin.

Approcciare le suddette partizioni getta il lettore – e il critico – nella più straniante delle fruizioni. La città dell’allegria consiste in una disamina grottesca e neobarocca della civiltà post-massmediale, un’analisi carica di riferimenti a personaggi mediatici e politici, una sequenza di richiami evocativi e metaforici. Gli altoparlanti amplificano, nell’enorme conurbazione megapolitica di un mondo reso piccolo dalla globalizzazione, il grido fin troppo televisivo e di bongiorniana memoria «allegria!»: panem et circenses per una città che deve solo fingere che tutto vada bene alla corte stralunata del Sindaco Bunga. Questa corte è contemporaneamente, in questo Nuovo Medioevo in cui siamo immersi e obnubilati, anche piazza del Mercato e icona della nuova divinità solare del Denaro. Introduzione al mondo delinea una società tanto più intrinsecamente coercitiva quanto più estrinsecamente liberal-chic, soggetta agli usi e agli abusi del Potere.

Il libro è pregno di suggestioni della migliore filosofia di indagine sociale, specialmente Adorno, Foucault e Baudrillard. È ricolmo di riferimenti alla critica più cruda, ma è dotato allo stesso tempo di una rabbia pacata, di una ferocia ironica e beffarda, di una ragionata sintesi dialettica tra l’istanza filosofica e quella letteraria.

Il conte philosophique di impianto metaforico e di contenuto morale esce dagli stilemi del Settecento illuminista e appare aggiornato attraverso un trattamento estetico della prosa, che assume un valore artistico autonomo.

Un vivo nesso tematico e stilistico vige tra le metafore del consumismo post-neocapitalistico occidentale e quelle che raccontano del quotidiano lavaggio del cervello operato dai media: allegorie esemplificate attraverso il ricorso alla modalità comunicativa e narrativa della parabola, a volte finemente allegorica, a volte abbordabile e leggibile, degradata nella scala jakobsoniana a fiaba, storiella, scorcio, squarcio, appunto, impressione e domanda retorica con risposta scontata. L’intenzione filosofico-pedagogica tipica del genere è evidente, si palesa all’interno della costruzione apparentemente frammentaria, in realtà sistemica e preordinata, di un criticismo serrato e cogente, ma che preferisce spesso la via della facile fruibilità dei propri contenuti essoterici.

Dietro l’apparente sibillinità di taluni riferimenti e di talune immagini si mostra la più patente delle denunce, quella dei mali della società attuale.

L’accusa affonda le radici in una teoresi ferrata.Introduzione al mondo, sia nella forma che nel contenuto, può sembrare al lettore più avvezzo e accorto una sorta di omaggio ai Minima Moralia di Theodor W. Adorno, ma anche una specie di rimando alle teorie di Freud sull’autoidentificazione proiettiva delle masse in un Capo, oppure alle analisi di Ortega Y Gasset sulla massificazione e sul suo nesso con la produzione e la téchne, le quali evolvono inevitabilmente in direzione di una normalizzazione e omologazione coatta della folla. Alle spalle di Idolo Hoxhvogli c’è una vasta cultura filosofica che affonda le radici nella Scuola di Francoforte e nella filosofia marxista pre e post Sessantotto, Lukàcs, Sartre e Benjamin. Aleggia anche Marcuse, depurato dalle impostazioni ideologiche meno attualizzanti e più visionarie, utilizzato in funzione grottesca, con la sua esaltazione del potere liberatorio ed emancipatorio del sesso, reso vittima della mercificazione massmediale e sociale.

L’autore non si accontenta di un citazionismo blando e pedissequo. Attraverso la forma intimamente massimalista della riscrittura e l’uso di uno stile diffusamente barocco e sgargiante, rielabora un’attualizzazione sistematica e puntuale della critica sociale dei pensatori succitati, attuando così una disamina, tanto più interessante quanto più perseguita nelle modalità scrittorie più sperimentali e coraggiose, dei punti di frattura e di necessaria sutura del nostro quieto e mostruoso vivere civile.

Seguendo le orme di Julia Kristeva, Hoxhvogli, albanese, italiano e italo-albanese che ha adottato l’Italia a suo regime di vita quotidiano, descrive la condizione alienata, straniante perché aliena, aliena perché straniata, dello Straniero di camusiana memoria. L’autore, attraverso una commistione geniale dei generi, dalla parabola religiosa alla narrativa infantile, dal trattato scientifico al manuale d’istruzioni, dà luogo a un quadro descrittivo dello straniero drammaticamente contorto in un intreccio di significazione a rimando circolare: lo straniero è l’autore stesso, che non è straniero a se stesso, ma all’idea traviata che l’altro straniero da sé, identico a sé, ha di sé. Queste pagine dense e pregne sulla condizione dello straniero arrivano nella letteratura italiana proprio nel momento storico in cui, in Italia e in Europa, a causa di recenti fatti di cronaca e della tragedia dell’immigrazione clandestina, il problema dell’accoglienza e della dinamica tra io e tu è maggiormente vivo e bruciante. Ma questi sono solo alcuni dei temi contenuti nel libro: un libro che va letto, riletto e meditato molte volte per cogliere la molteplicità di piani semiotici di cui è dotato.

Analizzato l’Io, analizzato l’Altro, l’autore indaga il Noi e l’Altro della comunicazione, il difficile nesso sintattico tra la persona in quanto maschera sociale e la parola in quanto messaggio da recepire.

«Mentre la calca turba, il singolo trebbia l’alfabeto di una lingua non opacizzata […] Il nuovo calcografo marca lo spazio e, segnando, lo interpreta senza ferirlo con incisioni definitive. La nuova calcografia svelle il disegno dallo spazio senza travisarlo, propone allo spazio figurazioni che ne rispettano le curvature». Qui Hoxhvogli esprime compiutamente un manifesto della propria scrittura e delle interne motivazioni per cui questo stesso libro è stato scritto. Il calcografo è una figura simbolica: da un lato è lo scrittore stesso; da un altro lato rappresenta ogni singolarità umana che si trovi a calcare la terra. Il calcografo si muove tra i mille piani deleuziani della figurazione e del senso, e da quei piani scruta, delinea e reinterpreta i rapporti di potere nella cui ragnatela restiamo invischiati.

Introduzione al mondo è un libro che fa male e bene contemporaneamente: fa male perché permette l’emersione, senza possibilità di scampo, delle atrocità di cui siamo contemporaneamente vittime e complici, e ci fa sentire sporchi e impuri senza redenzione; fa bene perché permette l’assunzione di un’estrema forma di consapevolezza dei nostri compromessi quotidiani. Introduzione al mondo si può candidare a Bildungsroman definitivo dei tempi ultramoderni. Il rischio è quello di rimanere talmente colpiti sul vivo dalla lettura da non comprenderne la portata fortemente eversiva e accusatoria, gentilmente chirurgica e cordialmente spietata, oppure, se la si comprende, subentra il rischio di ignorarla volutamente in funzione autodifensiva, volendosene vendicare. C’è il pericolo di scambiare questo testo per un pretenzioso e smargiasso delirio di onnipotenza dell’autore nei confronti della parola letteraria e del narrabile. Non è così. Basta gettare la maschera e dismettere il proprio ego per comprendere la forza evocativa di questa beffarda e impietosa atrocity exhibition, di questa deformazione teratologica della materia immateriale del dicibile e del pensabile.

Introduzione al mondo coglie quanto di marcescibile esiste e opera negli antiestetici inferni del brulicante formicaio mondiale in cui viviamo. Ogni giorno, come programmatici insetti, scontriamo le nostre antenne incapaci di comunicare, in attesa di una vita che sia meno analogicamente e anagogicamente morta di questa.

_______________________________

* Pubblichiamo su licenza dell’autore e dell’editore la prefazione di Sonia Caporossi alla seconda edizione di Idolo Hoxhvogli, Introduzione al mondo, OXP, Napoli 2015, pp. 9-13.