L’ipocrisia dei flagellanti: perché è inutile e controproducente gridare “Europa, vergognati!”

4 pensieri su “L’ipocrisia dei flagellanti: perché è inutile e controproducente gridare “Europa, vergognati!””

  1. Si,ok… l’esclamazione “Europa vergognati!” non sta certo a significare che tutti i problemi del medioriente li abbiamo generati noi europei. Non è che il virus del fanatismo religioso lo abbiamo inoculato noi alle popolazioni dell’Islam e, in particolar modo, ai vari gruppi terroristici che si son venuti formando negli ultimi decenni. E ci mancherebbe… e spero che non ci siano troppe persone convinte di questo.
    Ma molto probabilmente alcuni esclamano “Europa vergognati!” semplicemente perchè l’Europa, ma sempre e solo dopo gli USA, deve in effetti vergognarsi. Abbiamo infatti destabilizzato la Libia, che, pur non avendo uno stinco di santo alla sua guida, ha conosciuto momenti MOLTO migliori di questo. E questa situazione è in larga parte nostra responsabilità, Francia in primis.
    Adesso non voglio fare l’elenco delle cazzate che abbiamo fatto da quelle parti, ma è una realtà innegabile. Quindi potremmo come minimo non soffiare sul fuoco, e aiutare attivamente… cosa che non stiamo facendo, e forse che non lo si fa per interesse?
    Certo, indietro nel tempo ormai non si torna più, ma, se fosse possibile, noi dovremmo fare esattamente il contrario di ciò che abbiamo fatto in passato.
    Inoltre ricordo che qualche anno fa gli USA, per bocca di alcuni suoi generali e politici, hanno espressamente dichiarato di voler destabilizzare alcuni paesi in medioriente e nord africa, e questa cosa oggi sta avvenendo, non per mano loro direttamente, ma per mano dell’ISIS… e allora mi chiedo: c’è una REALE VOLONTA’ da parte del mondo occidentale di fermare questi tagliagole? O al contrario…
    E a proposito dei tagliagole in questione: chi continua ad armarli? Ma noi naturalmente, lo ha citato anche lei nel suo articolo. E i sauditi, il defunto re dei quali, un vero campione di democrazia, era molto vicino ad Obama…
    Il fanatismo religioso c’è, è innegabile, e genera distruzione. Ma a me sinceramente interessa poco se il fanatismo sia un mezzo oppure un fine. Probabilmente è un fine per il 99% dei terroristi, ma a me preoccupa più il restante 1% (un pò come qui in Europa mi preoccupa quell’1% che ha più influenza del restante 99).
    Resta il fatto che il sangue scorre, e noi occidentali ne abbiamo sparso a galloni negli ultimi anni, e non possiamo certo andarne fieri. Poi certo, la religione in quelle aree è qualcosa di catastrofico, e oggi l’ISIS è un vero problema. Peccato però che non si parli mai di una qualche strategia volta a contrastarli e a spazzarli via. Eppure quando c’era da far fuori i talebani non ci abbiamo pensato due volte. Quando c’era da far fuori Gheddafi lo abbiamo fatto in quattro e quattr’otto. Quando c’era da rompere i c******i ad Assad lo abbiamo fatto. Quando c’era da sbarazzarsi di Saddam Hussein ci siamo messi lì e siamo stati efficientissimi. Ma di fronte a questi balordi dell’ISIS……..?
    Ma lei crede che tutti questi avvenimenti messi in fila non abbiano contribuito a generare i mostri di oggi? Mah…

    1. Salve,
      sono ovviamente d’accordo con la maggior parte delle questioni da lei esposte, e che anch’io del resto riporto all’interno dell’articolo. Tuttavia si tratta di un problema di prospettiva antropologica: se è vero per noi che in geopolitica il fattore religioso/culturale non e’ mai quello primigenio, lo stesso non è vero per il mondo arabo, in cui vigono ancora sistemi teocratici, e in cui politica e religione non sono scindibili.

  2. Rispondo alle parti “pulite” dell’intervento di un commentatore anonimo e non assertivo, il quale non vedrà il suo post pubblicato per questioni di netiquette del blog (https://criticaimpura.wordpress.com/come-commentare-e-perche/), che i miei rimandi all’antagonismo fra sciiti e sunniti comprendono anche riferimenti che ritenevo ovvi e sottintesi alla parte integralista del wahhabismo che sorge sempre in area sunnita: Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb al-Tamīmī al-Najdī accusava gli sciiti di eresia! Inoltre, se si fa risalire la motivazione del fatto che la Turchia è a favore dei sunniti nel conflitto contro Assad a “duemila ragioni, in primis la causa curda (e l’instabilità di confine) e l’allineamento alla politica estera di alcuni partner europei, in più una collaborazione politica, economica e storico culturale fra Iran e Siria risale dai tempi di Mossadeq se non prima e c’era di mezzo l’URSS ed il panarabismo del post colonialismo”, come è perfettamente vero, ciò non esclude che io abbia già citato l’ingerenza esterna occidentale come uno dei fattori in tutto l’articolo nonché abbia citato a fianco del fattore religioso il panarabismo, che del resto ne è espressione, fatto sul quale il commentatore pare sorvolare; ideologia che però è rimasta utopistica proprio in quanto, a causa delle differenti interpretazioni del Corano e della parola di Maometto, sono sorti conflitti di natura religiosa, e di conseguenza politici, fra i vari stati arabi. Se per tutto l’articolo ribadisco che le motivazioni sono vaste e complesse sto dicendo proprio il contrario dell’accusa di riduzionismo che mi si rivolge, salvo restando che, come ripeto, se non ci caliamo nella cultura altra da noi di cui stiamo parlando perdiamo solo il nostro tempo e influenziamo heisenberghianamente, con la nostra osservazione, proprio il fenomeno che stiamo osservando, applicandovi parametri di giudizio tipicamente occidentali: la teocrazia, infatti, è un’esperienza tipica del mondo arabo in cui l’elemento sociale, quello religioso, quello culturale e quello politico risultano inscindibili a tal punto da determinare una profonda differenza ermeneutica con la nostra esperienza occidentale salvo che, storicamente, nel nostro Medioevo. E questo mi pare sia innegabile. Per questo, i miei riferimenti continui al fattore religioso vanno interpretati come un monito a non escludere i fattori locali, anzi a considerarli centrali e quindi a non cadere nel riduzionismo opposto, ovvero quello di ritenere il fattore dell’ingerenza occidentale come unico e autodeterminante nella crisi mediorientale.
    La prossima volta si firmi, inserisca una mail valida e sbraiti di meno.
    Sonia Caporossi

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