I Black Bloc e il Mirk: l’analisi di Francesco Terzago

Black Bloc versione consumistica
Black Bloc versione consumistica

Di FRANCESCO TERZAGO

L’atteggiamento dei black bloc non mi sorprende, i motivi che conducono queste persone a sfasciare una città sono semplici da leggere e hanno poco a che spartire con la politica, credo abbiano più a che fare con la sfera spirituale, perché nelle azioni di quelle persone è visibile il marchio della religione del denaro. Le loro azioni non sono l’espressione di una qualche progettualità, non è il tentativo di dare vita a ‘un altro mondo possibile’. Sono anch’essi il frutto dei mutamenti sociali avvenuti a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso. Viviamo in un mondo dove le altre persone ci paiono sempre più distanti ed estranee, dove percepiamo istituzioni e comunità in modo opaco, come se fossero scisse da noi stessi e l’esistenza si traducesse in un avvitamento infinito, una inevitabile iterazione dei riti del denaro. Questo mondo sospende la capacità umana per eccellenza, che è la capacità di immedesimazione. Questa capacità è messa da parte e la stessa cosa vale per l’empatia e la resilienza psicologica, a questo modo l’uomo è ridotto alle sue funzioni economicamente più rilevanti. Tra gli altri e noi è sceso un panno, il panno della misura. Questo panno offusca la realtà, la distorce; ridefinisce le nostre priorità. Ci sentiamo spaventati, distaccati, inadatti e insicuri, ci sentiamo irrimediabilmente colpevoli. Questo processo coinvolge la famiglia, qualsiasi genere di famiglia, e ogni genere di rapporto umano della contemporaneità; gli scontri di Milano sono il frutto di un deterioramento che ci ha condotti dall’essere homo sapiens a diventare homo oeconomicus, nel secondo è esalta la propensione umana alla razionalità, il secondo aderisce a una causa solo se ritiene che questa possa essere la fonte della sua realizzazione individuale.
L’homo oeconomicus non conosce alcuna forma di altruismo, se non quando l’altruismo, in un modo o nell’altro, non gli sia utile a perseguire il suo fine. L’homo oeconomicus si distingue dai prodotti che lo circondano per il ricorso che egli fa, catartico, alla violenza – le tute dei black bloc vengono ‘dismesse’ terminati gli scontri, l’Agon identitario si è concluso e si fa ritorno alla normalità – come nel romanzo di Jack Vance, Marune Alastor 933, dove, durante il Mirk, ovvero la notte che soffoca in rare occasioni il pianeta di Marune, perché Marune è circondato da più soli, la popolazione altrimenti pacifica veste di nero, indossa maschere mostruose e si dedica a stupro e omicidio – ciò che accade durante il Mirk resterà impunito, il Mirk è necessario a preservare l’ordine, è necessario alla riproduzione, ogni atto sessuale che non si compia in questa porzione di tempo è considerato sconveniente, un delitto, un’offesa alla pubblica decenza.
Solo il ricorrere, in modo temporaneo, all’irrazionalità è ancora capace di far sperimentare all’homo oeconomicus la distanza che intercorre tra lui stesso e una lampadina, uno smartphone o un computer. Egli, così facendo, è in grado di ristabilire il dominio sulle cose che, normalmente, lo dominano. Ma quella di cui sto parlando è una violenza, per l’appunto, simulata, farsesca, una violenza della ragione che non porta ad alcun risultato concreto di natura politica, è una valvola di sfogo.
Questa violenza non ‘sovverte’ alcun ordine ma, anzi, corrobora lo status quo, perché è una violenza generata dalla medesima ‘sostanza’. In questa dualità, vita quotidiana/misura e ragione → vita perturbata/dismisura e passionalità ogni vicenda avvince in modo esclusivo l’individuo e la sua aspirazione alla stra-ordinarietà, alla celebrità, all’esistenza come spettacolo sintetico.
Non è rintracciabile alcun genuino sentimento di fratellanza né amore, entrambe cose, per inciso, che non interessano in modo particolare ai media.

Le forme di intrattenimento del mondo globalizzato celebrano la violenza, esaltano l’aggressività. Nel cinema ogni controversia è risolta in modo brutale, con scontri diretti, omicidi, sparatorie, duelli – ma si tratta, come nella realtà dei fumetti, di morti simulate; non c’è nulla di definitivo e irreversibile. Quell’attore, decapitato da una spada, tornerà, domani, in un’altra pellicola. La società blasé ha dimenticato l’universalità di alcuni valori, tutto è stato appiattito nel confortevole ricorso alla misura, questa misura è il denaro. Il tabù, oggi, è porre in discussione il potere d’omologazione della moneta e dunque il danneggiamento, gli atti vandalici che abbiano per soggetto l’altrui proprietà è considerato, da ognuno di noi, un villipendio. Proprio per questo motivo, ciò che è accaduto ieri a Milano, scuote le nostre menti e trova spazio su ogni blog, giornale e su ogni canale televisivo; è una violenza spettacolarizzata alla quale siamo già stati educati, è il colosseo, sono i leoni e i gladiatori. Oltre a ciò sono stati, per alcune ore, sospesi i valori fondanti della società della globalizzazione e questa assenza, circoscritta geograficamente e temporalmente, ci dà la possibilità, generando un contrasto ‘noi’ (persone civili) ‘loro’ (black bloc), ‘ordinario’ ‘stra-ordinario’ di rinfocolare il nostro senso di identità. I black bloc agiscono senza tenere conto delle responsabilità economiche che i loro atti comportano è questa loro ingiuria, questa loro bestemmia, è per tutti l’occasione di rinsaldare il legame che abbiamo nei confronti del culto della proprietà e del denaro.

 

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