Dicotomia, olio su tela, 60x80
Dicotomia, olio su tela, 60×80

Di ARNALDO ROMANI BRIZZI *

Un mistero umorale si annida nei volti dei protagonisti dei dipinti di Salvatore Alessi. Le loro espressioni sono punti interrogativi consapevoli di rimanere tali – di volto in volto, di personaggio in personaggio, si sviluppa un mondo che chiedendo risposte già sa di non poterne ottenere. Nel dipinto intitolato Arrivo arrivo una passeggiata in bicicletta si trasforma in una gara tra amici-concorrenti, sorta di metafora dell’andamento delle attuali esistenze in perenne ostilità, anche quando non del tutto intenzionale. Il volto in primo piano, colto da una luce di natura cinematografica (un esaltato effetto neon), sembra guardare a noi come a un approdo di speranza, un possibile traguardo di cui egli, però, non si fida completamente, preda del sentimento del sospetto.

From the immaterial,olio su tela, 120x100
From the immaterial,olio su tela, 120×100

Potrei definire il racconto pittorico di Salvatore Alessi un reportage sulle pessimistiche incertezze del tempo presente – un tempo coniugato in errore perenne, territorio degli strafalcioni, dunque non più capace di stabilire l’equilibrio delle coscienze. Non che nella storia umana siano mancati tutti gli inciampi delle insicurezze: guerre, epidemie, persecuzioni, e quant’altro e anche quanto di peggio. Pure, forti capisaldi rimanevano ad attenuare il disorientamento – l’attualità invasiva, al contrario, unica cultura imperante, del disorientamento fa il suo punto di forza.

In tal senso, può apparire una contraddizione il titolo Risveglio quantico dato a un dipinto dalle cadenze misteriose e inquietanti: in una sala con numerose, grandi finestre panoramiche, che sembra un po’ ispirata alle sale horror dell’albergo montano di Shining, il film di Stanley Kubrick, si muovono staticamente quattro persone, due uomini e due donne. Le donne, però, sono la stessa donna, raffigurata due volte (e, come vedremo, il tema del doppio è spesso affrontato da Alessi: nella sua opera in generale, e in questa sua mostra in particolare): una volta appare vigile e con sguardo diretto, un’altra appare trasognata e con lo sguardo perso nel vuoto. Stesso effetto differenziato per i due uomini, che però sono diversi: il ragazzo in primo piano è vigilissimo, con un sospetto di spavento negli occhi; l’altro uomo, dietro di lui, ha uno sguardo prossimo a spegnersi, come per un corto circuito emotivo. Nell’ambiguità di una possibile interpretazione, non si comprende sino in fondo se le persone lì convenute stiano davvero risvegliandosi e non spegnendosi. Del resto, e però, nel linguaggio delle avventure care all’attuale gioventù il risveglio quantico viene riferito a un cambio della dimensione delle cose e degli esseri umani. In ogni caso un evento evolutivo – e in un periodo colmo di contraddizioni, dove ogni cosa può essere confusa con il suo contrario, le definizioni sono impervie, se non impossibili.

Nothing is as it seems, olio su tela ,120 x 170
Nothing is as it seems, olio su tela ,120 x 170

L’approccio all’immagine di Salvatore Alessi è colmo di riferimenti alla sua passione per il mestiere del cinema – più volte ho già rilevato, in altri testi e in altre conversazioni, la stretta parentela dei suoi dipinti con il cinema degli autori italiani più recenti e di maggior spicco: Garrone, Sorrentino tra tutti; ma anche Virzì. 111, titolo che appare un numero composto da tre indicazioni di unità – non centoundici, ma uno, uno, uno –, presenta appunto tre unità umane, solo apparentemente comunicanti tra di esse perché capitate, quasi all’insaputa l’una dell’altra, nella stessa inquadratura. Le loro azioni, infatti, sono scollegate – ed esse stesse appaiono scollegate dalle loro azioni: un uomo in giacca e cravatta per occasione professionistica dà bella prova di sé agli anelli da gara ginnica; ed è una raffigurazione attualizzata della crocefissione, altra indicazione metaforica della sorte umana. La donna che fuma e l’altro uomo con la giacca gettata sulle spalle con finta nonchalance, ai piedi dell’uomo «crocefisso», compongono una rappresentazione che rinvia alla tradizione pittorica del tema – ma lo fanno con l’indifferenza che è il connotato dei rapporti contemporanei, senza una vera adesione e partecipazione emotiva. Sono personaggi non più ossessionati dalla ricerca d’autore, poiché suppongono di essere autori di se stessi – attivi in ambiti connotati da una temperie di rivalità che li separa contrapponendoli, e vivi nell’illusione e nella presunzione di avere tutta la vita davanti, proprio come da titolo di Virzì. E così assume un aspetto sinistro la spaccatura del terreno – quasi una cicatrice – raccontando molto di più di quanto ci riferiscano i volti dei tre. Su questi terreni si muovono, ormai, le sorti umane – possiamo e dobbiamo solo prenderne atto. E difatti, in un quadro sequel dell’appena descritto 111, intitolato L’uomo del banco dei pegni (come il malinconico film del 1965 di Sidney Lumet, con un intenso Rod Steiger protagonista), lo stesso personaggio che trovavamo agli anelli, e direi nello stesso abito, ora «quantifica» le proprie evoluzioni di vita: seduto a una squallida scrivania d’ufficio, con postura e gesto arrogante, ai limiti della minaccia che il suo cipiglio perfeziona, non è certo un medium evocatore di anime morte – evoca, al contrario, la ricattatoria richiesta pecuniaria di chi pretende il proprio tornaconto, usuraio o uomo del pizzo che possa essere. E lì, sotto i suoi piedi, sul pavimento, la stessa frattura, la stessa cicatrice della terra analizzata in 111, è presente e si estende.

Persistent Traces olio su tela 130x150cm
Persistent Traces olio su tela 130x150cm

Dicevo che dobbiamo prendere atto dello stato delle cose. Salvatore Alessi ne prende atto, sviluppando, opera dopo opera, una vera consapevolezza di tutti i rischi in corso – il suo è un percorso conoscitivo che fornisce a noi osservatori specchi possibili per evitare di continuare a crearci illusioni che, a questo punto, sarebbero solo illusioni perdute. Il suo racconto è, dunque, consegnato a quella vena pessimistica che, tra fine Ottocento e primi Novecento, ha reso grande molta letteratura – la letteratura siciliana prima di tutto. Che Salvatore Alessi sia siciliano, di San Cataldo, ce lo dicono, naturalmente, le sue note biografiche – ma non sono necessarie per comprenderlo. Ognuno dei suoi personaggi, protagonisti o comprimari, ci suggeriscono il Pirandello dell’Uno, nessuno e centomila – quell’inganno in merito alla propria identità, cui in realtà tutti cadiamo, che se ben visualizzato diviene, appunto, storia di una consapevolezza in via di formazione. La storia di Vitangelo Moscarda nasceva davanti a uno specchio – i dipinti di Salvatore Alessi, oltre a proporci sovente dichiarate visioni speculari (ce ne sono qui due prove), giocano allo specchio con noi che li stiamo guardando. In fondo, il disagio e il disorientamento di questi «attori» può essere il nostro disagio, il nostro disorientamento – in tal modo rileviamo l’azione concettuale del fare pittorico di Alessi.

I due dipinti con specchio, cui prima accennavo, Dietro di te e L’istante successivo, entrambi del 2009, sono momenti bloccati dentro un ascensore di palazzo condominiale. Ne L’istante successivo la donna si sdoppia nella propria immagine riflessa e, attraverso di essa, ci fissa con sfida, giustificando il gesto di possesso «amoroso» della mano appoggiata con risolutezza sulla spalla del compagno, mentre lui esibisce una perplessità più generale e più vasta. In Dietro di te, la riflessione è maggiormente complessa precipitando la visione verso la figura in fondo – figura che noi vediamo solo attraverso lo specchio e che è sulla soglia del proprio appartamento, in attesa di accogliere o di accomiatare i due amici-ospiti. Ma tutti e tre, chi stanno guardando? Quanto complesse sono le vie dello sguardo, quanto incerti i luoghi d’approdo del nostro guardare? Qui risiede l’indicazione di tutte le incertezze, compresa quella dell’atto visivo.

The walk,olio su due tele 80x100,dittico
The walk,olio su due tele 80×100,dittico

Il procedimento pittorico di Salvatore Alessi appare imparentato con vicende fotografiche che potrebbero far catalogare la sua opera in un ambito iperrealistico – per tale motivo, egli mette in campo alcune strategie narrative tese a smentire una simile impressione. Nelle opere degli esordi, persino, lasciava visibile il tracciato della quadrettatura a matita che gli era necessaria per lo sviluppo del disegno di base, come nell’antica tradizione. Perfezionando l’andamento materico del suo fare, nella ricerca di una qualità della stesura pittorica che non si consegni solo a una furba resa parafotografica, egli ci segnala il territorio della finzione pittorica per il mezzo del gioco del doppio come espediente narrativo. In questa esposizione, Alessi ci sottopone due dipinti interpretati dallo stesso soggetto – i dipinti sono Mente locale e Quanti, entrambi del 2010. Un uomo calvo, anche lui vestito con giacca per occasione professionale, camicia dal colletto vistoso, cravatta a nodo grosso, occhiali e valigetta che fanno pensare a un avvocato o a un rappresentante di commercio, si trastulla con un cellulare nel secondo (Quanti); e si occhieggia leggere nel primo (Mente locale) – una lettura, si direbbe nervosa, di quotidiano stropicciato, La Stampa. Tutte le intrusioni del mondo esterno, ormai riscontrabili nella vita contemporanea attraverso l’onnipresente telefono cellulare, tra conversazioni e sms, parrebbero la causa dello sdoppiamento. Con la testa si sta dentro il telefonino e con il corpo ci si volta le spalle – scissi, sdoppiati, dimentichi della nostra unità. Fare Mente locale, come da titolo, è ancora possibile? Anche in questo quadro, sotto i piedi dell’uomo che legge il giornale, si apre una fessurazione del pavimento – continuiamo a essere nell’incertezza, e l’acquisizione di notizie, la cronaca o la storia che ormai si svolgono davanti ai nostri occhi, acuisce la sensazione di un terreno pronto ad aprirsi sotto i nostri piedi.

L’auspicio di una Metamorfosi si rende a questo punto necessaria – in un racconto all’apparenza oggettivo Salvatore Alessi cela, e nemmeno troppo, il proprio pensiero critico. La differenza del suo fare, rispetto alla pittura dei suoi coetanei attualmente in corso, è che egli propone un racconto solo all’apparenza svolto «orizzontalmente», che rivela al contrario l’analisi «verticale» del disagio, del disorientamento e di tutte le peripezie necessarie per esprimere sentimenti impegnativi e ingombranti con l’asciuttezza che si addice all’oggi.

 * Dall’introduzione critica al catalogo di Salvatore Alessi, Edizioni Il Polittico, Roma, 2011

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Biografia

Salvatore Alessi nasce a San Cataldo in Sicilia nel 1974. Dopo aver frequentato l’Istituto d’Arte, si iscrive all’accademia delle belle arti di Palermo specializzandosi in Scenografia. Successivamente comincia a lavorare come scenografo: lavora nel set teatrale per il teatro Politeama di Palermo, ed il teatro Massimo di Catania. Nello stesso tempo continua a perseguire la sua passione per la pittura e per il cinema e inizia a lavorare come assistente dei progetti di alcuni film. Nel 2006 si dedica alla pittura professionale, con esposizioni permanenti alla galleria “Il Polittico”di Roma e la galleria d’arte contemporanea “Libra” di Catania. Agli inizi del 2009 è finalista nel “Premio Arte “, nel 2010 e nel 2011 è tra i finalisti del “Premio Lissone”. Nel 2011, la sua prima mostra personale dal titolo “Risveglio quantico” presso “Il Polittico” di Roma. Nello stesso anno gira, come regista, il suo primo film, dal titolo “Un uomo nuovo”, co-prodotto da Soluzioni e Zerocento con la collaborazione della Regione Siciliana – Servizio 7/TUR e Film Commission Regione Siciliana del Dipartimento Beni Culturali, Ambientali ed Educazione Permanente. Ha mostrato le sue opere in numerose nazionali e internazionali esposizioni come: “Il mito del vero” al Palazzo Durini a Milano, “la leggerezza nello sport e nell’arte” , all’ “HomeItaly”, “i quattro elementi” a Catania e “Venti anni” a Roma. Ha partecipato alla 54° edizione della Biennale di Venezia. Per la Galleria ” Il Polittico” di Roma partecipa alle mostre calendario 2012/2013. Nel 2013 partecipa alla mostra dedicata a San Francesco d’Assisi, dal titolo ” San Francesco e i luoghi del suo cammino”, avvenuta ad Assisi presso la Galleria “Le Logge”, la stessa esposizione è stata allestita ad Orvieto e a Napoli. Nel 2013 presenta una mostra personale al Museo diocesano di Piazza Armerina e partecipa al festival d’arte contemporanea ” Locus Animae” che ogni anno si svolge nella città di Jesolo. Nel 2014 presso il prestigioso Palazzo Incontro di Roma e presso la Galleria Studio MOCA di Roma, partecipa alla mostra dal titolo ” Dark Green-Bright Green” incentrata sul tema ambientale e soprattutto sulla bellezza di un rapporto equilibrato tra uomo, ambiente e natura. Con la Galleria Forni di Bologna partecipa ad “Art Factory”, consolidata fiera d’arte contemporanea nel panorama nazionale ed internazionale che ogni anno ha luogo presso il centro fieristico “Le Ciminiere” di Catania. Successivamente prende parte alla mostra dal titolo ” Dal Salso all’Aretusa: fertilità visive” che si terrà presso il Palazzo Moncada di Caltanissetta. Partecipa alla manifestazione d’arte figurativa “1946- 2016 100 anni di Pugilato Italiano” organizzata dal Coni e dalla Federazione Pugilistica italiana presso Palagio di Parte Guelfa a Firenze con previste tappe nelle più importanti città italiane, per approdare infine alle Olimpiadi di Rio De Janeiro nel 2016. Nel settembre 2014 realizza una mostra personale presso lo Spazio Espositivo di Francesco Siracusa ad Agrigento. Con la Galleria internazionale “NeoArtGallery”, che ha sede a Roma e Istanbul, partecipa alla storica mostra “Immagina, Arte in Fiera” di Reggio Emilia, dedicata all’arte contemporanea e moderna. Con la Galleria Forni espone presso la Fiera dell’arte contemporanea a Strasburgo, a Novembre 2014.